Perché Notre-Dame ricorda le Torri Gemelle (seconda parte) – di Mario Di Giovanni

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Come abbiamo detto, nella prima parte di questo articolo, per far luce su cosa ci sia dietro l’incendio di Notre-Dame è utile tornare al crollo delle Torri Gemelle. Secondo il Rapporto ufficiale, il crollo è stato determinato dalla deformazione delle colonne portanti, a causa del calore dell’incendio seguito all’impatto con i Boeing.

Il carburante per aerei (kerosene) produce, incendiato, una temperatura che non supera gli 800°. Il cosiddetto “carico d’incendio”, nelle Torri Gemelle, non altera di molto questo quadro. Il carico di incendio è rappresentato dal tipo di materiale che lo alimenta, che può anche innalzare la temperatura iniziale. Un incendio di kerosene in un deposito di caucciù o di oli combustibili, determinerebbe temperature notevolmente più elevate di 800°.Questo però non valeva per le Torri, quindi la camera di combustione venutasi a creare all’interno, non può aver superato quel limite. Va inoltre considerato che il kerosene non ha alimentato ininterrottamente l’incendio, fluendo dai serbatoi sventrati dei Boeing, perché gran parte del carburante era già deflagrata al momento dell’impatto (è la nuvola di fuoco mostrata dalle fotografie della tragedia). L’acciaio fondea 1538 gradi: a nessuna condizione avrebbe potuto formarsi una simile temperatura nella camera di combustionedelle Torri Gemelle. Il Rapporto ufficiale non parla infatti di “fusione” dei pilastri d’acciaio, ma di un “ammorbidimento” che ha causato la loro deformazione e conseguente collasso.

Il punto è che le Torri sono collassate condinamiche sconosciute ai crolli di edifici sorretti da strutture metalliche: le Torri non sono crollate: sono implose, polverizzandosi. Questo non è concepibile. L’ammorbidimento delle strutture portanti d’acciaio, dovuto a calore, altera l’asse di una costruzione, può anche portarla  al crollo, ma secondo le leggi della fisica, se non è chiedere troppo, dunque  con un crollo asimmetrico, parziale, con  parte della struttura  metallica e muraria che resta in piedi, con la massa di detriti che, ammassandosi, fa barriera, rallentando o addirittura fermando il crollo dei piani superiori,  come è accaduto  in tutti i casi, prima delle  Torri Gemelle, di strutture di cemento e acciaio investite da incendi.

Non è neppure pensabile un collasso totale, subitaneo e simmetrico degli edifici, come se una gigantesca pressa avesse schiacciato le torri polverizzandole in pochi secondi: le macerie residue delle Torri Gemelle, alte 411 metri, non superavano i due piani.

La struttura portante metallica delle Torri era costituita da due sistemi di pilastri verticali collegati fra di loro. (37)e, al centro, una struttura di cemento che conteneva 47 pilastri d’acciaio. La struttura portante perimetrale esterna era formata da 240 colonned’acciaio, distanti un metro l’una dall’altra. Travi orizzontali ugualmente d’acciaio supportavano le lastre di cemento di ogni piano, e collegavano i due sistemi di piloni.Ciascuna delle Torri conteneva complessivamente 150.000 tonnellate di acciaio.

La durata degli incendi è stata brevissima.  La Torre Nord è stata colpita alle 8.46 ed è crollata alle 10.28, 1 ora 44 minuti dopo l’impatto. La Torre Sud è stata colpita alle 9.03 ed è crollata alle 9.59, 56 minuti dopo l’impatto. Dovremmo quindi credere che, in un tempo inferiore ad un pausa pranzo, un incendio di kerosene alimentato da moquette e arredi d’ufficio, abbia deformato, fino a piegarle, le migliaia di tonnellate di acciaio presenti nelle aeree investite dagli incendi, determinando così il crollo dei pavimenti (detti “solai”) che, non si capisce come, nella loro caduta hanno dissolto l’intera struttura metallica sottostante (nessun pilone è rimasto integro) che gli incendi non avevano neppure sfiorato.

Si consideri infine che entrambe le torri sono crollate in 10 secondi circa, velocità di caduta assai prossima a quella della caduta libera. In altre parole: come se i piani i delle due Torri, crollando, avessero avuto sotto di sé solo aria, e non l’immane quantità di materiale dei piani sottostanti.

Paul Craig Roberts (Sottosegretario al Tesoro sotto Ronald Reagan, ex redattore associato del “Wall Streey Journal”): “Sappiamo che è assolutamente impossibile che un edificio, men che meno provvisto di colonne d’acciaio, crolli con un ‘effetto domino’ ad una velocità di caduta libera. Pertanto, è un fatto indiscutibile che la spiegazione ufficiale del crollo degli edifici del WTC è falsa”(Cfr. Giulietto Chiesa, a cura di, “ZERO° – Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull’11/9 è un falso” PIEMME, p. 427).

Una caduta così incredibilmente rapida, la sua verticalità, la sua “perfezione” si spiega soltanto, piaccia o non piaccia, con la detonazione in successione di un sistema di cariche esplosive.

 

QUELLA MATTINA SONO CROLLATE TRE TORRI, NON DUE. LO SAPEVATE? Il Rapporto è falso per il solo fatto che gli eventi sono frutto di cospirazione e di una pianificazione che soltanto tecnici di livello governativo potevano mettere in atto. Il terzo crollo della giornata, quello del WTC7, è eloquente, a riguardo.

Le Torri Gemelle erano la “Nord” e la “Sud” del World Trade Center, catalogate nei rapporti con la sigla WTC1 e WTC2. Stiamo parlando di un terzo edificiodel comprensorio WTC, distante un centinaio di metri dalle due torri, alto quasi 228 metri, di 47 piani, con una struttura portante costituita da 24 colonne interne d’acciaio e 57 perimetrali. Alle 17.20 dell’11 settembre, questa terza “torre” è crollata senza essere stata colpita da nessun aereo. Per ordine delle autorità, era stato sgomberato sin dal mattino. Ne sapevate qualcosa? Sicuramente no.

Il “Corriere” ha liquidato l’evento in tre righe e mezzo, il giorno successivo all’attentato, alla fine di un articolo. Questo non riguarda però solo l’informazione italiana: l’agenzia americana Zogby riferisce di un sondaggio del 2006 dal quale emerge che il 43% degli americani non aveva mai sentito parlare di un terzo crollo.

Par di capire che i registi degli eventi abbiano preferito tener lontano dal giudizio della pubblica opinione una notizia che avrebbe provato una cospirazione, visto che questo grattacielo non era stato investito da nessun aereo ma solo dai detriti della Torre Nord.

L’affrettata versione ufficiale di questo crollo, soltanto “sussurrata”, supera infatti, per irrealismo, quella del crollo delle due Torri. Si vuole che l’incendio provocato dai detriti delle due torri scagliati intorno abbia ammorbidito la struttura d’acciaio del WTC7 provocandone il cedimento e quindi il crollo, naturalmente con le stesse successioni delle due Torri: un crollo immediato, con “effetto domino” e con velocità quasi di caduta libera. Il terzo record della mattina, nella storia della moderna scienza delle costruzioni.

Il crollo del WTC7 doveva rappresentare il colpo di grazia alla fine di una giornata di strage? Un attentato mal riuscito per un incidente tecnico, un errore di tempistica da parte degli attentatori? O che altro? Non conosceremo mai la verità. Di certo, sappiamo solo che la verità non è quella propinata dai rapporti ufficiali.

Il fisico Steven E.Jones, scienziato, ha preso atto del tempo di caduta della terza torre, il  WTC7: 6.5 secondi. Le Twin Towers sono cadute in 10 secondi circa. Le osservazioni di merito di Jones sul crollo della terza torre valgono ovviamente anche per le Twin Towers e chiudono la questione. In tutti e tre i casi, si è trattato di una demolizione controllata a mezzo di cariche esplosive. Scrive Jones: “6,5 secondi è un tempo di caduta ragionevole? Per fare un confronto, prendiamo la velocità di caduta di una palla dall’angolo del tetto. Quanto impiegherebbe a toccare terra? La risposta è 6,0 secondi. Il tetto è caduto quasi alla stessa velocità!(…) Come è possibile? Fra il tetto e il suolo è presente un’enorme quantità di acciaio e cemento” (…) Il materiale sottostante il tetto – fra cui delle colonne d’acciaio intatte – dovrebbe rallentarne in maniera significativa lo spostamento. E che cosa succede? È come se qualcosa stesse togliendo di mezzo il materiale sotto, qualcosa di simile agli esplosivi, per esempio” (Cfr. Giulietto Chiesa, p. 222).

STRAGE DI STATO Guy S. Razer (tenente colonnello dell’Air Force in congedo, ex pilota da caccia, ex istruttore della Fighter Weapons School dell’Air Force americana):“Dopo quattro anni di ricerche  a partire dal mio congedo nel 2002, sono convinto al cento per cento che gli attentati dell’11 settembre  siano stati pianificati, organizzati e commessi da elementi sovversivi infiltrati ai vertici del nostro governo. È giunto il momento di riprenderci il nostro paese. Il ‘crollo’ dell’edificio 7 del Word Trade center mostra oltre ogni ragionevole dubbio che le demolizioni erano pre-pianificate” (Cfr. Giulietto Chiesa p. 435).

“La demolizione controllata prevede una successione di impulsi che, partendo dal basso, percorrono tutta la struttura con una calibratura di poche frazioni di secondo tra due esplosioni contigue. Infatti, quando il WCT-7 comincia a crollare in caduta libera, si vedono sul lato destro, per chi osserva il filmato, decine di sbuffi neri corrispondenti alle finestre di decine di piani”(Cfr. Giulietto Chiesa, p. 25).

Barbara Honnegeranalista politica della Casa Bianca e collaboratore speciale dell’assistente del presidente Ronald Reagan dal 1981 al 1983: “È stato l’esercito americano, e non Al Qaeda, ad avere supporto all’accesso a tutte le sovrastrutture del WTC1, del WTC2 e del WTC7 per parecchie settimane prima dell’11 settembre, anche per piazzare cariche di demolizione controllata che hanno fatto crollare tutti e tre gli edifici”(Cfr. Giulietto Chiesa, p. 439).

“Corriere della Sera”: “Una sequenza di contraddizioni, lacune, omissioni, di impressionante gravità. A conferma che la versione ufficiale fa sempre più acqua da tutte le parti” (Cfr. Giulietto Chiesa, cirazione in quarta di copertina).

Non è questa la sede per soffermarsi sulle ragioni che hanno consigliato a qualcuno di pianificare l’olocausto delle Torri Gemelle: sono scenari ormai passati. Valga una riflessione di fondo. Questo shock collettivo era “utile”, a certi poteri nascosti, per gettare il mondo nell’anarchia, utilizzando l’islam come incendio e facendo figurare l’America, che al tempo era al guinzaglio di tali poteri, come pompiere. Purtroppo, questa partita non è ancora finita. E pare che si giochi anche sulle ceneri dei monumenti della civiltà Cristiana.

 

(2 – fine)

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14 commenti su “Perché Notre-Dame ricorda le Torri Gemelle (seconda parte) – di Mario Di Giovanni”

  1. Ma Giulietto Chiesa si è occupato di tutto nella sua carriera, comprese le scie chimiche. La sua credibilità è proporzionale all’indice di creduloneria di chi recepisce le sue tesi compottiste.

  2. Secondo me siamo al delirio. Questa filippica sulle torri gemelle vorrei capire che nesso pratico ha con Notre Dame. Ribadisco che l’incendio del tetto è verosimilmente accidentale. Anche se non si stava lavorando, ció non esclude che gli impianti fossero in tensione. Ci sarà stata sicuramente una linea elettrica che portava corrente al cantiere, ci sarà stato l’allarme del ponteggio e se c’è stato un computer che ha segnalato un principio di incendio, vuol dire che c’erano anche sensori ovunque, i quali funzionano con corrente elettrica e non certo ad aria fritta. In un sottotetto poi c’è sicuramente pieno di polvere, soprattutt polvere di legno mangiato dai tarli. L’effetto di tale polvere è quasi esplosivo da tanto é infiammabile.

    1. Ancora!!
      E informati, prima di s-parlare, no?! Clicca su:

      https://youtu.be/Fb9vp3qa1pg

      Inoltre, guardando le foto della Cattedrale che brucia, si può notare la forte presenza di fumo giallo. Il legno (anche la polvere di legno “mangiato dai tarli” :D), bruciando, non produce fumo giallo: la termite sì.
      La termite è una mescola di metalli ed ossidanti che, bruciando, arriva ad una temperatura istantanea di 2000° producendo fumo giallo. Appunto.

      Tanto per evidenziare il nesso con le Torri Gemelle (ed il WTC7), la termite è il possibile innesco atto a fondere i pilastri di acciaio.
      Cuntent?

  3. antonio corso

    dimostrazione persuasiva. La politica statunitense non e’ nuova a questi trucchi. Anche l’attacco giapponese di Pearl Harbour era arrivato dopo anni di provocazioni continue da parte americana, una volta persa la pazienza da parte nipponica, ovviamente hanno ridotto il Giappone a un protettorato americano. Anche la guerra dei Vietnam era cominciata con un attacco inventato da parte vietnamita, a cui ovviamente l’America ‘doveva’ rispondere. Le torri gemelle servivano come scusa per eliminare l’Iraq per fare un favore a Israele, con la scusa delle parimenti inventate armi di distruzioni di massa. C’e’ pero’ un’anomalia nell’impero americano rispetto a quelli che lo precedettero. Infatti gli altri imperi, per esempio quello romano, facevano guerre, anche allora inventando scuse, per aumentare il loro potere. Invece quello americano fa guerre per aumentare il potere di Israele, che e’ il loro vero padrone. Non si tratta pertanto di una vera superpotenza.

  4. Cesaremaria Glori

    A questo punto bisogna riconoscere che Maurizio Blondet fu il primo a sostenere che il collasso delle torri celava la mano di un misterioso attentatore che poteva essere lo stesso gruppo dirigente USA. Ancora oggi, tuttavia, Blondet è ritenuto un mitomane. Giustizia e lealtà vorrebbero che si riconoscesse a Blondet questa sua preveggenza e il coraggio di averlo detto contro la critica generalizzata, salvo qualche eccezione.

  5. Il nesso tra torri gemelle e Notre Dame è la presumile comunanza dei fini. Quanto al resto, consiglio a chi pensa che sia un delirio, di provare ad accendere nel caminetto, una grossa trave di quercia con qualche goccia di trame fuso

  6. Da un settimanale diocesano: il Papa: davanti a tante sofferenze (Massacro in Sri Lanka), farsi costruttori di ponti, non di muri. Il Vescovo locale dal 23 al 29 è in “pellegrinaggio di dialogo” in Marocco, con una quarantina di persone, cristiani (?) e musulmani. Siamo al delirio, alla mistica del dialogo sterile, senza portare Cristo. Altro che mistica fascista del ventennio!
    La risposta di un altro blogger: “La “mistica fascista” (credere, obbedire, combattere) inflazionata agli italiani nella fase declinante del fascismo (seconda metà anni trenta) in forme da pseudo cultura di massa e giustamente satireggiata, era comunque molto più seria della “mistica del dialogo” della gerarchia cattolica attuale.

  7. “È giunto il momento di riprenderci il nostro paese”.
    Bellissima frase che estrapolo da uno degli intervistati del libro di G. Chiesa. Vorrei davvero che fosse così. Per gli americani, per noi italiani, per gli altri popoli europei, per quelli africani. Ecco il senso vero del tanto deprecato sovranismo: riprenderci i nostri Paesi, uscire dall’immenso tunnel di mezze verità e menzogne intere che ha distrutto il mondo negli ultimi cento anni, riducendoci a bestie stupide intente a consumare e basta. Ognuno a casa, rimboccarsi le maniche, imbracciare il forcone se serve, e riprendiamoci con l’aiuto del Signore il nostro paese.

    1. jb Mirabile-caruso

      Alessandro2: “…riducendoci a bestie stupide
      …………………intente a consumare e basta”.

      …………………”…rimboccarsi le maniche,
      ………………….imbracciare il forcone se serve,
      ………………….e riprendiamoci con l’aiuto del
      ………………….Signore il nostro paese”.

      L’Umanità, signor Alessandro2, che Lei descrive nella Sua prima quotazione NON è più capace di fare ciò che Lei descrive nella seconda: la prima Umanità è “virtuale”, la parodia della seconda che era quella “naturale” che NON c’è più.

      Come crede Lei che sia avvenuto che, al Conclave del 1958, una vasta maggioranza di cardinali se la sia fatta sotto di fronte alla prepotenza di stile mafioso di una sparuta minoranza? Perché, appunto, la maggioranza si era ridotta a mera “virtualità” mentre la minoranza aveva conservato la sua, seppure diabolica, “naturalità”.

      Nella nostra presente perversione, il Signore può solo aiutarci in forza della Sua PIETÀ: non certamente in forza delle nostre preghiere virtualmente VUOTE ed assolutamente incapaci di produrre…

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