Perché sono una cattolica “bambina” – di Carla D’Agostino Ungaretti

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In verità vi dico: chi non accoglie il Regno di Dio come un bambino non entrerà in esso”. (Mc 10, 15).  … si fa di tutto per cancellare l’idea di Dio dal cuore e dalla mente degli uomini. Mai come in questa nostra epoca Lucifero è riuscito a contagiare gli uomini con il suo peccato: la superbia, sussurrando loro  costantemente, come fece il serpente con Eva, “Diventerete come Dio, conoscerete il bene e il male!”

di Carla D’Agostino Ungaretti

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adamo_ed_eva_tentazione_masolinoA costo di sembrare noiosa agli amici di RISCOSSA CRISTIANA che, ormai da quasi tre anni, mi leggono e commentano con tanta amicizia le mie chiacchierate, devo gridare al mondo per l’ennesima volta che sono una cattolica “bambina”  che si sforza, cioè di essere, di vivere e di comportarsi come ha raccomandato Cristo, conditio sine qua non  per entrare nel Regno dei Cieli.

         Perché “bambina”? Anzitutto perché mi sforzo di bere ogni Parola di Dio da quell’inesauribile fonte che è la Bibbia, incarnata nella Chiesa Cattolica, fidandomi totalmente del Padre come fa il bambino che beve ogni parola del suo papà. Qualche volta, è vero, non ci riesco, proprio come il bambino che vorrebbe, sì, obbedire sempre ai genitori ma ogni tanto, proprio per il suo essere “bambino”, non ci riesce e combina qualche marachella. E allora tocco con mano una grande e amara verità: c’è poco da darsi arie, dal ritenersi grandi intellettuali, grandi scienziati, grandi maitres à penser! Davanti a Dio noi, poveri uomini e donne, siamo tutti bambini e quando arriverà il momento supremo della nostra vita, che tanti vorrebbero esorcizzare o addirittura negare, non potremo pretendere di entrare nel Suo regno con il solo passaporto delle nostre debolissime forze, e cioè con le nostre sole opere di ingegno o di intelligenza, anche se sublimi ed eccelse agli occhi del mondo, come pretenderebbero certe moderne correnti pensiero che vorrebbero adattare la Parola di Dio ai loro comodi, reiterando invece le forme del più falso pelagianesimo. Ad aprirci le porte del Regno saranno solo l’immenso amore di Dio, sempre pronto a mandarci la luce dello Spirito appena gliela chiediamo con cuore sincero, e gli immensi meriti di Cristo che ha saldato, per nostro conto, un debito che noi non avremmo mai potuto estinguere. Perciò io penso che sia da veri sciocchi rifiutare quell’offerta di Amore infinito o accettarla con riserve, come avviene oggi in questo stupido mondo che crede di uguagliare Dio col potere della scienza e della tecnica.

       Ecco perché sono una cattolica “bambina“!  Mi sembra incredibile che ci siano alcuni, anzi molti, che rifiutano a priori la possibilità che ci sia Qualcuno, molto al di sopra di noi, con il quale prima o poi dovremo confrontarci, aprendogli davanti tutta la nostra vita, i nostri pensieri più intimi e nascosti, i nostri progetti realizzati o no, le speranze che abbiamo alimentato, le azioni che abbiamo compiuto. Allora, “quidquid latet apparebit, nihil inultum remanebit“, come piange il Dies Irae”. La fede in un’Entità superiore è sempre esistita presso ogni popolo e ogni civiltà in ogni angolo della terra, ma negli ultimi secoli (un batter di ciglia rispetto alla storia del mondo) si fa di tutto per cancellare l’idea di Dio dal cuore e dalla mente degli uomini. Mai come in questa nostra epoca Lucifero è riuscito a contagiare gli uomini con il suo peccato: la superbia, sussurrando loro  costantemente, come fece il serpente con Eva, “Diventerete come Dio, conoscerete il bene e il male!” E gli uomini, nei quali quel suggerimento ha instillato una presunzione senza limiti, cercano allora di fare anche un passo ulteriore, non accontentandosi di diventare simili a Lui, ma cancellando addirittura Dio dal loro orizzonte esistenziale, per non avere accanto un Concorrente che possa usurpare il loro potere. Ma allora, io mi domando da vera cattolica “bambina”: non incombe sui negatori di Dio l’onere di provare la loro fede di segno negativo, ammesso che una simile “prova” possa essere prodotta? I credenti, infatti, sono forti di una fede antica quanto il mondo, mentre l’ateismo si è consolidata nelle forme attuali solo nel XIX secolo. Invece l’arroganza e la supponenza ateistiche arrivano a dileggiare e irridere l’umile fede dei semplici.

         Ma c’è anche un altro motivo per cui mi ritengo una cattolica “bambina”. Amo immensamente tutte le occasioni in cui si manifesta esteriormente la Chiesa Cattolica, non solo perché sono obiettivamente belle, ma perché le ritengo un’immensa professione pubblica di fede. Per esempio, la mia città, Roma, è piena di splendide chiese che io amo molto – testimonianze di una fede che si è perpetuata nei secoli – da quelle paleocristiane e romaniche, severe e interiorizzanti, a quelle barocche, esplosione di lode e di gloria a Dio. Il  Lazio, poi, ha due stupende abbazie cistercensi, Fossanova e Casamari, nonché la Certosa di Trisulti, la cui severità architettonica emana un fascino spirituale indescrivibile. Quando entro in una di esse – come nelle chiese romane di S. Sabina all’Aventino o S. Clemente Papa, con i suoi straordinari sotterranei che invito tutti a visitare – sento il bisogno di chiudere gli occhi, di raccogliermi in me stessa e di invocare lo Spirito. Nelle chiese barocche invece – come nelle grandi chiese della Compagnia di Gesù, per l’appunto il Gesù o S. Ignazio, o quando entro nella Madonna dei Monti, la sontuosità del barocco, degli ori, degli stucchi, delle statue dei Santi avvolte in vesti dai panneggi che sembrano muoversi al vento invece di essere immobilizzati nel marmo, mi inducono a gridare la mia gioia di essere cattolica e di cantare a gran voce le lodi di Dio unendomi spiritualmente al coro di quegli stessi Santi e degli angeli raffigurati nei grandi affreschi delle cupole e nelle solenni pale d’altare.

          Questo atteggiamento spirituale ci viene rimproverato dai protestanti, e dai luterani in particolare, le cui chiese sono del tutto disadorne e invece – come più volte ha spiegato Vittorio Messori – questo è segno che il Cattolicesimo abbraccia tutte le sfaccettature  dello spirito umano, esprimendosi nell’ et- et, vale a dire sia nell’interiorità mistica che nella più sontuosa e gioiosa esteriorità, sia nella Liturgia che nella Tradizione. Invece molte chiese protestanti hanno perfino eliminato dalle croci l’immagine del Cristo crocifisso per esporre soltanto la nuda Croce di legno.

         Ecco quindi le grandi processioni della Settimana Santa, i solenni Pontificali, i tesori delle Cattedrali, che non sono affatto simbolo della presunta ricchezza della Chiesa accumulata per fini egoistici – come dicono i laicisti più incalliti che vorrebbero la Chiesa “povera”, equivocando sul significato attribuito da Cristo alla “povertà” – ma desiderio del popolo di Dio di renderGli onore con quanto di più bello e più prezioso possa offrirgli. Quando si ama qualcuno, non si vorrebbe regalargli quanto di più bello e buono abbiamo?

         A Siviglia, in Spagna, è particolarmente venerata la Nostra Signora della Esperanza Macarena la cui statua viene trasportata il Venerdì Santo nella solenne processione del Cristo morto. Il volto della Madonna, particolarmente espressivo nel suo dolore, è rigato di lacrime perché si sta trasportando al sepolcro il suo Figliolo morto sulla Croce ma la pietà popolare, sempre  più genuina e spontanea di tante presuntuose culture, ha adornato la Madre di Dio di pizzi, merletti, gioielli, una grande corona e un abito sontuoso per testimoniarle il suo amore e la sua venerazione. L’amore e la venerazione del popolo per la sua Signora non ha badato a spese. Fece la stessa cosa la sconosciuta donna di Betania che, entrata in casa di Simone il lebbroso dove Gesù stava cenando il giorno prima della Passione, gli versò sul capo l’intero contenuto di “un vasetto di alabastro pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore” (Mc 14, 3 ss). I moralisti benpensanti presenti alla scena protestarono contro quello spreco di denaro che avrebbe potuto servire a sfamare i poveri, invece la poveretta non aveva badato a spese per onorare il Figlio di Dio e Gesù le ha promesso che il suo gesto sarebbe stato ricordato in tutti i secoli futuri, dando anche a noi una lezione contro l’ipocrisia di chi vorrebbe svuotare le chiese dei loro tesori che, invece, non avrebbero neppure un mercato, dato il loro incommensurabile valore. Ora stiamo dimenticando tutto questo in omaggio a un malinteso senso di moralismo alla rovescia.

        Ma oltre che “bambina”, io sono anche “parruccona“. Questo attributo mi è stato conferito qualche mese fa su un social network  sul quale avevo espresso le mie idee sulla chiesa di oggi e sui cattolici in genere. Era parecchio tempo che non lo sentivo pronunciare e mi ha divertito molto perché mi ha fatto pensare che colui (o colei) che mi ha rivolto questa espressione mi immagini vestita e imparruccata come usava nel XVIII secolo. A prescindere dal mio normalissimo stile di abbigliamento, se quell’attributo si riferisce alla mia fede e al mio modo di professarla, esso è indovinatissimo ed io lo accetto in pieno. Se per “parruccona” si intende essere legata a filo doppio alla bimillenaria tradizione della Chiesa che adesso si fa di tutto per smantellare, ebbene SI’: io sono una parruccona”.

        Un’ottima occasione per sentirmi una “parruccona” , infatti, l’ho avuta qualche giorno fa vedendo sul CORRIERE DELLA SERA la foto di una suora intenta a fotografare anche lei, col suo cellulare, il grafito di Papa Francesco riprodotto in atteggiamento e con il gesto di Superman su un muro di un vecchio palazzo del Rione Borgo a Roma. Così è concepito oggi il Pontefice regnante! Io non ho visto questo capolavoro di arte figurativa, ma se mi fossi trovata a passare di là avrei immediatamente telefonato all’Autorità locale per invitarla (cosa che poi qualcun altro ha avuto la saggezza di fare) a cancellare quell’immagine che, se non poteva dirsi blasfema, a mio giudizio però offendeva gravemente il simbolo rappresentato dal Vicario di Cristo, aggravato anche dal fatto che addirittura una suora si fosse affrettata a fotografarlo. Così va il mondo oggi!  Mi ha rattristato vedere come anche una persona consacrata si sia divertita come un “bambino ” (non di fede, ma di età) a vedere la figura del Vicario di Cristo trasformata in caricatura. Ma mentre il bambino ha la scusante dell’inesperienza di fede e di vita, non altrettanto riesco a dire di una persona adulta e per di più consacrata.

        Già, così va il mondo oggi. Tutto può essere comprato e venduto; tutto, anche i simboli cristiani più vicini al cuore dei credenti,  può essere ridicolizzato attraverso la satira, quando non addirittura rimosso dalla coscienza collettiva per “non offendere” chi professa una fede diversa. Perfino i sacerdoti e le suore cercano di adeguarsi e dicono di farlo per attirare anime a Cristo. Ma io ho sempre in mente le parole di S. Paolo che in questo momento storico della Chiesa andrebbero rammentate a Cardinali, vescovi e Parroci: “Mi raccomando poi, fratelli, di ben guardarvi da coloro che provocano divisioni e ostacoli contro la dottrina che avete appreso: tenetevi lontano da loro. Costoro, infatti, non servono Cristo nostro Signore, ma il proprio ventre e con un parlare solenne e lusinghiero ingannano il cuore dei semplici” (Rm 17, 18).

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6 commenti su “Perché sono una cattolica “bambina” – di Carla D’Agostino Ungaretti”

  1. Cara Sig.ra Carla ,
    io sono solo un po’ piu’ giovane di lei ( mi perdoni per questa poco ” cavalleresca ” precisazione … ) ,
    ma mi sento un ” parruccone ” e ” bambino ” anch’ io !
    Grazie per questo splendido articolo che mi risolleva un po’ dalla mia grande delusione per lo stato attuale
    della Chiesa Cattolica !
    Delusione aggravata maggiormente nel vedere tanti uomini di chiesa che , per stare al passo con i tempi ,
    si sono messi a rincorrere il ” mondo ” , nella sciagurata illusione di rendere un ottimo servizio alla causa di Dio !
    Il risultato ? Chiese sempre piu’ vuote , dottrina saccheggiata ,protestantizzazione della teologia , sacerdoti ridotti
    ad operatori di una qualsiasi ong . , suicidio spirituale e demografico dell’ Europa , et similia !
    Distinti saluti
    Angelo

    1. Lei dice “nella sciagurata illusione di rendere un ottimo servizio alla causa di Dio”, è proprio sicuro che ancora si preoccupino di Dio o che anche solo credano in Dio? Io vedendo e sentendo il card. Kasper, un cosiddetto principe della Chiesa” oso affermare che vedo un miscredente affetto da una grave e coccolata forma di egolatria! Chi sono io per giudicare? Nessuno, sono un peccatore. Ma almeno mi sforzo di avere occhi e orecchie ben aperti per vedere e sentire! E soprattutto mi sforzo di chiedere ogni giorno al Signore il coraggio e la forza per vivere e testimoniare, pur tra alti e bassi, la Verità che porterà pure scompiglio, che attirerà maldicenza ma che alla fine SALVA E RENDE LIBERI!

  2. Si immagini, Signora Carla, che io invece mi considero un cristiano da “pasticceria”. Ebbene sì. Nel mio piccolo credo che ci sia una giusta teologia anche in questo: proprio nella “pasticceria”. Cosa è la pasticceria, se non un desiderio di cose buone, e belle (anche da vedersi), e anche ben fatte?! In una prospettiva di fede, anche una cosa buona come un cannuolo o un babà, può invitare a meditare su un Buono ed un Bene si ordine superiore, su un dono (ed un anelito) di bellezza e perfezione che si nasconde poi in ogni cosa ben fatta, di cui la pasticceria è solo una delle tante (forse la più tangibile) manifestazioni. Gesù stesso sembra essere un amante della tavola, della convivialità, e perchè no, anche delle cose buone a tavola, del buon vino (Cana insegna). Forse a casa di una persona ricca come Zaccheo avranno offerto a Gesù pane secco? Non credo! Gesù avrà forse detto: “no grazie, per me solo pane secco”? Non credo! E cosa rappresenta la “borghese” visita domenicale alla pasticceria se non una occasione per riscoprirsi famiglia, per condividere assieme in gioia il Dono del Signore della Domenica, del riposo e dello stare in pace, insieme a tavola? E’ o no anche questo un anelito alla condizione paradisiaca dell’uomo, alla quale tutti siamo chiamati!? E non è tutto: anche il “borghese” vestirsi bene la Domenica ha una sua teologia: la Domenica è il giorno del Signore, dunque in quale giorno posso (dovrei) essere più “bello” di tutti gli altri giorni se non nel giorno in cui incontro il Signore?! Intendiamoci: neanche io che scrivo ne sono capace (anzi, forse la Domenica sono meno “bello” degli altri giorni, perchè più “casual”..), ma c’è un senso profondo, una teologia, che intravedo, e che certo pauperismo (sbagliato) vuole offuscare.

  3. Cara signora, lei non è sola: anch’io sono una cattolica “bambina” e “parruccona”. E se queste parole vogliono significare ciò che lei ha scritto, mica ci offendiamo, anzi ce le teniamo anche care.

  4. Gualtiero Comini

    Gentile signora Carla
    sulle motivazioni che la fanno sentire cattolica bambina e parruccona nulla da eccepire. Quelle motivazioni sono assolutamente condivisibili e nessuno deve sentirsi offeso se gli viene dato del bambino e del parruccone a causa di quelle motivazioni. Ebbi una volta, in una interlocuzione con un suo scritto, a dire che mi sentivo anche un cattolico adulto. E mi rifacevo a questa definizione, che non è a mio avviso in contraddizione con quella di cattolico bambino, quando, nei dieci anni in cui sono stato catechista nella mia parrocchia per gli adolescenti che si preparavano alla Cresima ai cresimandi dicevamo che con quel sacramento essi divenivano cristiani adulti nella Fede. Tutto qui. Quanto poi allo stato odierno della Chiesa sono un ottimista e profondamente convinto che, anche grazie al Papa che ci è stato donato dallo Spirito Santo, essa sta vivendo un felice momento di rinnovamento e di riscoperta degli autentici valori fondanti della Fede cattolica. Questo ovviamente non contraddice il fatto che nella nostra Chiesa ci possa essere, accanto alle molti luci, anche qualche ombra.
    Buon giorno e sia lodato Gesù Cristo.

    1. Carla D'Agostino Ungaretti

      Gentile Sig. Comini, grazie delle sue cortesi parole. Quando io parlo dei cattolici “adulti” io alludo a quella categoria di cattolici (lungi da me l’idea di volerli giudicare) che si credono in diritto di aggiustare i principi della nostra fede come piace a loro. La definizione, se ben ricordo, risale a Romano Prodi a proposito di alcuni progetti di legge che constrastavano palesemente con l’insegnamento della Chiesa e, ciononostante, erano appoggiati da lui perché si reputava un cattolico “adulto”. E ne vedo tanti intorno a me di questi cattolici “adulti”, a cominciare da quelli che, pur andando a Messa tutte le domeniche, approvano l’aborto “in certi casi …” e l’eutanasia “quando si soffre tanto …” oppure si accostano tutte le domeniche alla S. Comunione pur lasciando perennemente vuoti i confessionali. Come la mettiamo allora? Io non voglio giudicare nessuno, ma non posso fare a meno di notare certi comportamenti che non mi edificano e il silenzio dei nostri sacerdoti il cui compito dovrebbe anche essere quello di sgridare le pecorelle disubbidienti.
      Neppure il modo di proporsi di Papa Francesco mi edifica, lo confesso apertamente a Dio Onnipotente, alla Madonna, ai Santi e a tutti i fratelli, ma nonostante ciò io mi professo con forza cattolica, apostolica, romana. Romana perché cattolica e cattolica perché romana. Buona sera (come dice Papa Francesco) ma io, rispondendo a lei, aggiungo SEMPRE SIA LODATO!

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