“Piano Scuola 4.0″… Vogliamo proprio questo per i nostri figli?

Il “Piano Scuola 4.0” è la tabella di marcia che segna le progressive tappe da spuntare, da qui al 2025, nel processo di digitalizzazione della didattica e della organizzazione scolastica italiana – dagli asili nido alle università – secondo le linee di investimento previste da PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Si suddivide in quattro sezioni, denominate rispettivamente: la prima “Background”; la seconda e la terza “Framework”; la quarta “Roadmap”. Uno poco avvezzo alle produzioni letterarie dei nostri apparati burocratici si potrebbe chiedere se davvero si parli di scuola italiana: ebbene sì, siamo in Italia, e lo scempio linguistico rientra nell’ordinario sfoggio di compiuta colonizzazione “culturale” di cui troppi vanno fieri come fosse una medaglia al valore.

Il documento offre la puntuale descrizione della palingenesi tecnologica che deve investire in modo assorbente le nuove generazioni attraverso la formazione scolastica; e che implica, com’è ovvio, il previo addestramento dei docenti chiamati ad assisterle in questa incalzante fase di transizione – in attesa della sostituzione del personale umano con una adeguata dotazione di più efficienti e resistenti robot.

In base alle proprie “competenze digitali”, i docenti sono suddivisi in sei livelli: A1 Novizio, A2 Esploratore, B1 Sperimentatore, B2 Esperto, C1 Leader, C2 Pioniere. Proprio così. Una classifica da far invidia alle Giovani Marmotte e che, insieme a tutto il degradante malloppo nel quale si trova inscritta, dovrebbe quantomeno accendere nella categoria interessata una scintilla di orgoglio e suscitare un moto di ribellione. In chi poi abbia presente l’epilogo della operazione – che poggia sul presupposto della fungibilità della manovalanza umana – dovrebbe muovere pure il più elementare istinto di sopravvivenza. Ma chissà.

In prima battuta, la lettura del prontuario può produrre nel lettore ignaro un effetto esilarante, perché la veste formale e lessicale del testo – l’italiano, questo sconosciuto – si spinge oltre la parodia, arriva dritta all’insulto del senso estetico e del senso comune, ammesso che, in barlume, esistano ancora. Ma si tratta di una reazione effimera, che non può non tramutarsi ben presto in sdegno, incredulità, preoccupazione. Vero è, infatti, che tutto quanto vi si legge si trovava già scritto in agenda, da tempo. Tuttavia, dentro queste trentanove cartelle si tocca con mano lo iato che passa tra l’esposizione di un generico programma politico-ideologico e la sua reale applicazione forzata secondo una scansione temporale precisa quanto stringente. Il ricatto economico – il cappio brandito da Bruxelles – funge da garanzia dell’adempimento, del quale si percepisce tutta l’incombente prossimità. Ed è una sensazione raccapricciante.

A partire dalle pagine introduttive, è spiegato come il primo fondamentale passaggio sulla strada della innovazione integrale della scuola riguardi l’ambiente dell’apprendimento. Si legge che, mentre «fin dalla nascita della scuola, lo spazio di apprendimento tradizionale è stato configurato secondo il rigido modello di un’aula di forma quadrata o rettangolare, con le file di banchi disposti di fronte alla cattedra del docente», oggi questo modello va urgentemente smantellato. Infatti, «la ricerca nazionale e internazionale» (!!!) avrebbe mostrato come esso, tuttora prevalente, «non sia più in linea con le esigenze didattiche e formative delle studentesse e degli studenti rispetto alle sfide poste dai cambiamenti culturali, sociali, economici, scientifici e tecnologici del mondo contemporaneo». Ecco quindi che – secondo le menti del Piano – è necessario ridisegnare gli «ecosistemi di apprendimento» con «arredi e tecnologie a un livello più avanzato rispetto a quelli oggi in uso, al fine di rendere sostenibile il processo di transizione digitale».

Vale qui la pena di riportare testualmente qualche altro pezzo del Piano, per farsi un’idea di dove andremo a parare. Tipo: «Gli ambienti fisici di apprendimento non possono essere oggi progettati senza tener conto anche degli ambienti digitali (ambiention line tramite piattaforme cloud di e-learning e ambienti immersivi in realtà virtuale) per configurare nuove dimensioni di apprendimento ibrido. L’utilizzo del metaverso in ambito educativo costituisce un recente campo di esplorazione, l’eduverso, che offre la possibilità di ottenere nuovi “spazi” di comunicazione sociale, maggiore libertà di creare e condividere, offerta di nuove esperienze didattiche immersive attraverso la virtualizzazione, creando un continuum educativo e scolastico fra lo spazio fisico e lo spazio virtuale per l’apprendimento, ovvero un ambiente di apprendimento onlife» (i grassetti sono originali). Sottolineiamo l’orwelliana novità del lemma onlife, evidente calco di online, assurto quest’ultimo a entità primaria da cui derivare il resto della esperienza umana.

La cosa bella è che, subito dopo l’esibizione di tanto estremismo cibernetico, funzionale allo straniamento e alla alienazione assoluti, si precisa come, beninteso, debbano essere garantiti «i requisiti comuni di sicurezza, di benessere, di privacy…anche con la previsione di specifiche azioni didattiche circa i rischi connessi all’utilizzo improprio delle tecnologie». Al che, davvero, non si sa se ridere o se piangere: a questi scolari mettono in testa un casco che li estrania dalla realtà, li “immergono” e annegano nel nulla, nel frattempo fanno finta di munirli di un boccaglio di gomma per prendere un refolo d’aria che non c’è. Nella bisca delle parole truccate, vale tutto.

In concreto, l’obiettivo dell’azione “Next Generation Classrooms”è quello di trasformare, grazie ai finanziamenti del PNRR, almeno 100.000 aule delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. Deve avvenire insomma una totale metamorfosi delle aule: fondamentale, come abbiamo visto sopra, che esse non siano più uno spazio quadrato o rettangolare (quindi? rotondo? ovale? ottagonale?) e non abbiano più sedie, banchi e cattedra, tutti attrezzi pedagogicamente obsoleti (il pavimento può starci? e il soffitto?). Sicché, «sulla base di un format comune reso disponibile dall’Unità di missione del PNRR», ciascuna istituzione scolastica dovrà adottare un documento chiamato “Strategia Scuola 4.0” dove vengano declinati «il programma e i processi che la scuola seguirà per tutto il periodo di attuazione del PNRR con la trasformazione degli spazi fisici e virtuali di apprendimento, le dotazioni digitali, la innovazioni della didattica, i traguardi di competenza in coerenza con il quadro di riferimento DigComp 2.2, l’aggiornamento del curricolo e del piano dell’offerta formativa, gli obiettivi e le azioni di educazione civica digitale, la definizione dei ruoli guida interni alla scuola per la gestione della transizione digitale, le misure di accompagnamento dei docenti e la formazione del personale».

Dovrà farlo ciascuna istituzione scolastica. Affinché l’imperativo categorico sia chiaro, si ribadisce: «È necessario che la progettazione didattica, disciplinare e interdisciplinare, adotti il cambiamento progressivo del processo di insegnamento e declini la pluralità delle pedagogie innovative (ad esempio, apprendimento ibrido, pensiero computazionale, apprendimento esperienziale, insegnamento delle multiliteracies e debate, gamification, etc.)». E ancora. «Le nuove classi, oltre ad avere uno schermo digitale, dispositivi per la fruizione delle lezioni anche in videoconferenza e dispositivi digitali individuali o di gruppo (notebook, tablet, etc.), dovranno avere a disposizione, anche in rete tra più aule, dispositivi per la comunicazione digitale, per la promozione della scrittura e della lettura con le tecnologie digitali, per lo studio delle STEM, per la creatività digitale, per l’apprendimento del pensiero computazionale, dell’intelligenza artificiale e della robotica, per la fruizione dei contenuti attraverso la realtà virtuale e aumentata». Eccetera eccetera.

Benvenuti dunque nel mondo che non c’è, ma in cui i nostri figli dovranno evaporare, fluttuare, intripparsi e rimbambirsi, per volere delle istituzioni. Sarà tutto bellissimo perché modernissimo e bisogna scrollarsi di dosso qualsiasi residua remora gretta e senile. A beneficio dell’”utenza”, chiamata a salutare festante l’avvento della propria schiavitù, della propria sostituzione e del proprio annientamento programmato, gli apparati di cui sopra hanno pure la delicatezza di fornire una pezza giustificativa alla operazione – così, per tacitare qualche resto di coscienza – e mettono lì un elenco di parole a caso, usate all’incontrario (tanto, si sa, basta il suono).

Gioite dunque, o genti, delle magnifiche sorti vostre e dei vostri figli, poiché: «Le Next Gen Classrooms favoriscono l’apprendimento attivo di studentesse e studenti con una pluralità di percorsi e di approcci, l’apprendimento collaborativo, l’interazione sociale fra studenti e docenti, la motivazione ad apprendere e il benessere emotivo, il peer learning, il problem solving, la co-progettazione, l’inclusione e la personalizzazione della didattica, il prendersi cura dello spazio della propria classe. Contribuiscono a consolidare le abilità cognitive e metacognitive (pensiero critico, pensiero creativo, imparare a imparare e autoregolazione), le abilità sociali ed emotive (empatia, autoefficacia, responsabilità e collaborazione), le abilità pratiche e fisiche (uso di nuove informazioni e dispositivi di comunicazione digitale)».

Straordinario. Straordinario tutto, ma in particolare laddove si dice che il vuoto pneumatico, lo spazio ormai totalmente sterilizzato, smaterializzato e devitalizzato, favorirebbe «l’interazione sociale tra studenti e docenti». Capolavoro di bipensiero.

Quanto ai Next Generation Labs, da istituire con urgenza presso gli istituti superiori, essi mirano «allo svolgimento di attività autentiche e di effettiva simulazione dei contesti, degli strumenti e dei processi legati alle professioni digitali, di esperienze di job shadowing,… di azioni secondo l’approccio work based learning, e possono consistere in un unico grande spazio aperto, articolato in zone e strutturato per fasi di lavoro, oppure in spazi comunicanti e integrati, che valorizzano il lavoro di gruppo all’interno del ciclo di vita del progetto (project based learning)… Essi si caratterizzano per essere coperti da una connettività diffusa in banda ultra larga, e sono aperti alla sperimentazione della tecnologia 5G».

Praticamente, occorre allestire delle basi spaziali. E non pensi, qualche preside antiquato di qualche scuola antiquata, di poterla fare franca, perché «la Roadmap del Piano Scuola 4.0 prevede una procedura di assegnazione delle risorse sulla base di un piano di riparto nazionale dei fondi a tutte le istituzioni scolastiche italiane e di un sistema informativo di monitoraggio e di rendicontazione online. Le scuole gestiranno le azioni di progettazione, allestimento e utilizzo dei nuovi ambienti e dei laboratori secondo un cronoprogramma nazionale». Ripetiamo: un cronoprogramma nazionale. Da lustri ci martellano in testa la cosiddetta autonomia scolastica, strumento effettivamente servito per polverizzare e deprimere il sistema italiano di istruzione; ma, quando si tratta di applicare l’agenda, l’autonomia puf, si azzera, per cedere il passo al controllo più penetrante e più invasivo che c’è.

A margine, sorge spontanea una constatazione: in questo fantasmagorico panorama, è evidente che il liceo classico è un morto che cammina, una dead school walking. Si blatera solo di STEM (acronimo per: Science, Technology, Engineering and Mathematics). Per lorsignori, la formazione umanistica è una spina nel fianco, una la piccola brace ancora viva da soffocare definitivamente, inghiottendola nel silenzio senza nemmeno nominarla, perché capace di emettere qua e là qualche segnale di fumo. Fine della constatazione.

Ora, i virgolettati qui sopra sono solo dei piccoli stralci, presi a campione, per capire qual è la musica. Lo spartito è lungo 39 cartelle e verrà suonato nelle scuole italiane a partire da oggi. Anzi, da ieri. Perché nel documento si dice espressamente che questi lavori di demolizione di tutto ciò che di reale, umano, materiale e insieme spirituale (ché le due cose viaggiano inseparate) resiste nella scuola – quel che insomma ne costituisce l’essenza, e il perché – hanno subito un significativo impulso grazie alla pandemia.

«La pandemia – ci informa infatti il nostro documento – ha avuto un rilevante impatto nell’accelerazione dell’utilizzo di tecnologie basate sulla intelligenza artificiale, la robotica, l’automazione, e-commerce e blockchain, la realtà virtuale e aumentata, la stampa 3D/4D, cloud computing, internet delle cose, etc.». Acquisire competenze digitali specialistiche – secondo gli innovatori – è il prerequisito inderogabile per «ottenere posti di lavoro di qualità e intraprendere percorsi professionali gratificanti». Lo hanno deciso loro. Studiosi, contemplativi, poeti, artisti, artigiani, contadini, manovali, si attacchino: sono per definizione una manica di falliti.

Del resto, a chi non si fosse ancora convinto della strumentalità della “emergenza” ai fini di un cambio epocale di paradigma, andrebbe una volta di più ricordato che si era ancora agli albori dell’era pandemica – primavera del 2020 – quando l’UNESCO annunciava in gran pompa l’avvio dell’«esperimento di più vasta scala nella storia dell’istruzione»; ovvero, un esperimento nell’esperimento, pensato ad hoc per il luogo privilegiato in cui si forgiano le generazioni future.

Ed eccoci qui. Esperimento riuscitissimo. Dopo aver disintegrato i più giovani, nel fisico e nella psiche; dopo averli portati a forza al condizionamento interiorizzato; dopo aver depresso il grado di istruzione fino all’analfabetismo manifesto; dopo avere inibito sul nascere ogni potenzialità logica e creativa; insomma, dopo questo trattamento d’urto inflitto a coronamento di un lungo logorio pregresso, era maturo il tempo di organizzare finalmente la transumanza nel metaverso: vale a dire l’immersione in apnea in un universo onirico funzionale al controllo totale sui corpi e sulle menti.

La Scuola 4.0 è la metascuola. Il 4 non si sa bene da dove venga, ma evoca la cifra ricorrente della rivoluzione progettata da noti consessi filantropici, tipo per esempio quello del signor Schwab e dei suoi compagni di merende, coronati e no. L’edizione italiana del manuale di istruzioni scritto da Schwab per il bene dell’umanità è casualmente prefatto da John Elkann. Sempre casualmente, la Fondazione Agnelli, col suo osservatorio Eduscopio e tutti i satelliti intorno, da decenni ospita la cabina di regia del sistema scolastico italiano. Come si legge nel suo sito, la fondazione «ha concentrato attività e risorse sull’education (scuola, università, apprendimento permanente) come fattore decisivo per il progresso economico e l’innovazione…» eccetera eccetera. Il titolo del nuovo manifesto rivoluzionario sulla nostra scuola parrebbe quindi, ma potremmo sbagliarci, un omaggio allo Schwab e al suo illuminato programma di Quarta Rivoluzione Industriale. Un salto quantico verso la coltivazione differenziata della popolazione: da una parte i piani alti, che si istruiscono alla maniera di sempre (probabilmente persino in aule quadrate o rettangolari); dall’altra le masse subalterne, piazzate davanti agli schermi a galleggiare nella fiction, a premere tastini ed emettere suoni disarticolati, come tante scimmie ammaestrate, preda di automatismi indotti da stimoli diramati dalla centrale, sottratte all’esperienza, al contatto con le cose, alla vista, all’udito, al gusto, al tatto e all’olfatto. Destinate alla atrofia cerebrale.

Sguardi, suoni, movimento, tutta quella fisicità e sensorialità che è parte integrante del processo di apprendimento, e che lo nutre, lo sostanzia e lo vivifica, nel disegno dei manovratori devono sparire. Deve sparire il “corpo a corpo” della lezione, deve sparire la palestra di vita che ogni classe rappresenta, e ha rappresentato per ognuno di noi. Deve sparire la penna, così come la carta, il libro e tutte le operazioni, a partire dalla calligrafia che, si sa, non si esauriscono nell’esercizio della manualità fine, che è già parecchio, ma sono collegate allo sviluppo di una serie infinita di attitudini superiori. Soprattutto, deve sparire l’umanità, fatta di carne e spirito, di pensiero e di creatività.

Gli adulti sedotti dall’avanguardia digitale non ne comprendono appieno il grado di distruttività, perché nella loro esistenza hanno beneficiato del confronto con la realtà vera, nel suo bene e nel suo male, anche se ne sono dimentichi. In qualche modo, nella loro inconsapevole memoria immunitaria, possiedono ancora gli ultimi strumenti per padroneggiare i meccanismi della macchina. Non sarà così per quei figli che si vorrebbero far crescere nella landa gelida e desolata del nulla.

A chiunque senta il rumore dell’onda di piena che sta travolgendo tutto quel patrimonio di bellezza e di senso che ci fa ancora da sfondo lontano, spetta il compito non procrastinabile di mettere in salvo il seme.

37 commenti su ““Piano Scuola 4.0″… Vogliamo proprio questo per i nostri figli?”

  1. Ormai tutto ci travolge e poco possiamo fare noi come insegnanti per opporci a questa onda tecnologica che ci allontana dall’umanesimo. Servono a poco collegi docenti o altri incontri quando tutto è già programmato. Teniamoci stretto il seme di umanità creativa generativa artistica indipendente e autonoma. E passiamolo alle future generazioni. Come in “never ending story” Fantásia esisterà finché sarà nei nostri cuori e nelle nostre menti.

    1. Pietro Attinasi Dirigente scolastico in pensione

      Per moltissimo meno gli studenti delle superiori e dell’università, ispirati dai docenti e dalle avanguardie giovanili avrebbero occupato le scuole a vita!

    2. Tutto ci travolge, se ci lasciamo passivamente travolgere. Noi insegnanti (e dirigenti scolastici) possiamo fare molto: possiamo strenuamente opporci. Disobbedire, rifiutarci materialmente di eseguire “ordini” diabolicamente folli, a costo di occupare le scuole a tempo indeterminato, farci saltare lo stipendio e il posto di lavoro. Perché in gioco c’è la sopravvivenza dell’ Umano, ossia tutto.
      La realtà è che siamo chiamati all’ azione dalle nostre Coscienze, chiamati a schierarci fattivamente e non giustappunto virtualmente, con l’ Umanità o contro di essa. Zero zone comfort mimetiche a disposizione: bisogna operare una scelta netta, bianco o nero, ombra o luce, grano o pula. Dante avrebbe collocato la classe insegnante nel girone degli ignavi, perché ha supinamente applicato ” ordini superiori” sempre più deleteri e distruttivi, per decenni, pur di abitare quella zona di comfort che ora scompare loro da sotto i piedi. E se anche il nostro fattivo opporci, la nostra pervicace resistenza dovessero venire annientati, avremmo comunque compiuto un capolavoro educativo: avremmo gettato semi di Coscienza, semi che in qualche scampolo residuo di giovane terreno fertile, germoglierebbero, passando un testimone che prima o poi avrà ragione di chi vuole cancellare l’ Umanità.

  2. Bellissimo articolo condivisibile in tutto e scritto benissimo. Purtroppo oggi la parola digitale viene da molti vista come sinonimo di progresso o miglioramento..ma forse bisognerebbe fermarsi un attimo ed ognuno riflettere veramente se La direzione verso cui il mondo sta andando e l ‘ istruzione in primis e’ progresso o tutt’ altro.

  3. Cara Elisabetta, c’è da rimpiangere un personaggio non del tutto ortodosso, dalle idee e atteggiamenti spesso non condivisibili, ma che su queste cose aveva le idee chiare.
    Parlo dell’attore Carmelo Bene. Intervistato sull’utilità dell’insegnamento del latino nelle scuole, esclamava con l’abituale veemenza:”Dovete capire che nell’insegnamento DEVONO essere presenti le materie “inutili”! Altrimenti i giovani non impareranno MAI a ragionare con la propria testa!” Adesso tutto è “utile”, funzionale. Ma a chi? E verso quali mete?
    Bruno PD

    1. Maria Antonietta Simeoli

      Peccato che tutto questo sia lontano dalla scuola milioni di anni. La scuola reale è spesso fatiscente a cominciare dagli edifici , piena di problemi reali con bambini e studenti bisognosi di adulti veri e autorevoli. Il testo sarebbe , in parte, pure condivisibile se le scuole fossero sicure e attrezzate, se non si vivesse con l’incubo della sicurezza , che non c’è, e dei bambini che hanno bisogni di tutti i tipi . La pandemia ha dimostrato che l’insegnamento a distanza non funziona! I bambini hanno perso la socializzazione, essenza dell’apprendimento, ma soprattutto competenze. Mai come adesso siamo sicuri che la scuola e gli insegnanti, pure a brandelli, sono l’unica via dell’insegnamento/ apprendimento. Lo posso dire con la sicurezza di chi ha creduto molto nell’innovazione, l’ha fatta e sperimentata ma che oggi è sempre più convinta che solo la relazione fra pari e con adulti preparati può aiutare i nostri ragazzi. Se il ministro avesse pensato ad un vero piano di formazione per i docenti , non solo sulle STEM, ma soprattutto sulle competenze relazionali, psicopedagogiche e metodologiche questa si che sarebbe rivoluzione!

  4. Lo dissi una volta alla mia Dirigente Scolastica, la scuola odierna premia gli insegnanti che sanno scrivere bene col PC ciò che dicono di aver insegnato. Anche questo passaggio è stato superato, da ora in poi premierà chi vive nell’etere.

    1. Giovanna Salemi

      ma è tutto una pazzia…dove andremmo a finire?
      Sarò vecchia e antiquata ma i nostri fondamenti storici latini,ilnostro modo di pensare piu’ con il cuore che con la mente dove andrebbe a finire?
      FUORI dalla EU!!!

    2. L’alternativa esiste,tornare a noi ,eco villaggii, scuola parentale, ogni singola persona,col proprio bagaglio di competenze,al servizio del prossimo.Niente di nuovo, le comunità erano così, esistevano le maesrie, appunto della scuola,del panno,del muro, è così via,i medici curavano la persona,non la malattia, rallentiamo,serve correre?x sfuggire da noi?

      1. Senza polemica, ma queste sono risposte perdenti. Va sviluppato un modello alternativo a quello che ci sta venendo imposto; un modello capace di camminare sulle proprie gambe. C’è un lavoro intellettuale da fare a monte, l’idea di opporsi alla spicciolata facendo quello che si è sempre fatto è sterile. Buona l’idea di difendere il presunto inutile, come chi citava Carmelo Bene suggeriva poco sopra, ma non per cocciutaggine; perché l’inutile ha un senso pur non avendo uno scopo immediato. Veicolare questo senso in un tutto organico è la sfida che deve superare chi vuole resistere. Altrimenti si cerca di fermare il vento colle mani.

      2. jb Mirabile-caruso

        Mario: “L’alternativa esiste, tornare a noi, eco villaggi, scuola parentale, ogni singola persona col proprio bagaglio di competenze, al servizio del prossimo. Niente di nuovo…”

        E lei, egregio Mario, davvero crede che le forze sataniche con cui abbiamo a che fare ci lasceranno fare tutto ciò che lei suggerisce di fare? Penso che ci voglia ben altro programma… il programma di cui noi NON siamo più capaci – non dico di intraprendere e portare avanti – ma nemmeno di pensare!!! Il potere delle forze del male è inversamente proporzionale alle nostre debolezze!!!

  5. chi paga tutte queste belle innovazioni, chi paga gli strumenti, i PC o tutto quello che servirà per realizzare questa scuola che scuola non sarà più? i comuni? gli istituti stessi, che non hanno soldi neanche per i progetti normali????

  6. grazie. Questo testo ha delineato quello che già pensavo io da molto tempo, e ancor più da quando i miei figli furono costretti alla abominevole dad.
    si crede che i figli avranno maggiori capacità nell’utilizzo dei dispositivi tecnologici. niente di più stupido, perché a sfogliare un libro abbiamo imparato tutto da soli, così come i nostri bimbi con uno smartphone in mano ne apprendono immediatamente l’uso; ma leggere i libri in maniera critica, così come l’uso critico e consapevole della moderna tecnologia digitale è altra cosa e per poterlo fare è necessaria una coscienza socratica.

  7. un articolo ben documentato, che rispecchia il triste passaggio, e con esso il declino, da un’antropologia esistenziale fondata sulla dimensione valoriale della Persona, ad una concezione meccanicistica e devitalizzata dell’uomo-macchina. È una metamorfosi già anticipata nel film “NP.Il segreto” (1971), del poeta, regista e scrittore Silvano Agosti

  8. Sono reduce da un collegio docenti in cui è stato decantato il pnnr e tutta l’innovazione di cui sopra.
    Sono frastornata. Come posso salvare il seme rispetto a questa piena?

    1. Andando controcorrente. È durissima, lacera e sfinisce, ma non abbiamo altra arma se non il boicottaggio. Proviamo a rendere evidenti le contraddizioni e le aberrazioni di questo sistema. Proviamo a manifestare il nostro dissenso rispetto alla necessità e alla realizzazione di questo progetto. Non sarà facile, certo, avremo attorno persone che pecore, seguiranno il gregge, inermi e incapaci di fare diversamente. Qualcuno invece aprirà gli occhi e sarà una gioia averlo accanto a noi nella battaglia!

    2. Bisognerebbe che ognuno responsabilmente dica no a costo di dimettersi, così come hanno fatto quegli insegnanti che non si sono piegati al vile ricatto. Bisogna capire che se non si e’ disposti a portare la Croce ognuno per la sua parte il male dilaghera’ sempre piu’. E’ difficile certo ma Cristo ci ha indicato la strada ed e’ l’unica.
      Gli insegnanti ad es. potrebbero organizzarsi per scuole autogestite. E i genitori dovrebbero tenere i figli a casa ossia prendersi la responsabilità finalmente dell’educazione dei propri figli.

      1. Carla, hai ragione. Questo è ciò che noi possiamo fare. Io ho ritirato i figli dalla scuola pubblica e li seguo personalmente. Mio marito, docente di matematica delle superiori, ha lasciato il suo posto di ruolo faticosamente conquistato dopo anni di precariato itinerante ed ora pensa ad una scuola sua…. Sognatori? Cosa ci resta da fare se non cercare di realizzare il sogno di contribuire a contrastare questa volontà di distruzione della nostra umanità? C’ è qualcosa di più importante per cui spendere ogni nostra energia ed ogni nostro risparmio?

  9. Non ci sarebbe bisogno di una rivoluzione contro tutto questo se solo “gli uomini di buona volontà”si manifestassero mettendosi a disposizione di chi magari non ha ancora la forza di opporsi ma sente la mostruosità di questo piano antiumano

  10. Un articolo molto interessante, lucido, conciso, informativo. Grazie e complimenti, anche per un italiano impeccabile, una rarità di questi tempi! Nel contempo, anche spaventoso ciò che ci viene raccontato. Ho insegnato lingue per anni (italiano e inglese), con passione, ma non vorrei mai sottomettermi ai nuovi sistemi proposti! Andrei piuttosto a spalare letame!!!

    1. Giovanna Salemi

      ma è tutto una pazzia…dove andremmo a finire?
      Sarò vecchia e antiquata ma i nostri fondamenti storici latini,ilnostro modo di pensare piu’ con il cuore che con la mente dove andrebbe a finire?
      FUORI dalla EU!!!

  11. Grazie per aver scritto questo articolo. Purtroppo la realtà è ancora più inquietante. Ve lo dice un informatico con 30 anni di esperienza, che parti’ dall’uso “alternativo della scienza” (1968) fino a realizzare (cercare di realizzare …) e/o progettare sistemi che servissero ad AIUTARE le persone nel loro lavoro, nel loro studio, e quindi ad AUMENTARE, se così si può dire, la loro UMANITÀ.
    Altro che METAVERSO o METAMINCHIATE!
    Ora mi occupo di machine learning (= la tanto sbandierata a. i., ovverosia… non si sa bene cosa sia, a detta di chi la progetta…) e mi rendo conto della follia pressoché globalmente diffusa, anche ad arte, che i problemi della vita, della umanità, siano risolvibili tramite essa.
    Se ne fa uso disinvolto naturalmente anche nelle ricerche mediche : il risultato lo vediamo nella gestione della “metapandemia”.
    Per quanto riguarda la educazione e l’istruzione poi…. è diventata un copia e incolla da wikipedia, con corsi di laurea svuotati…e riempiti da poche aree tematiche tipo il cambiamento climatico o giù di lì..
    Grazie ancora per quello che fate, forza, diffondere la verità è veramente, di questi tempi, la salvezza (forse…)
    p. s.
    Bei tempi quelli di Peano e del suo “LATINO SINE FLEXIONE”

    1. Condivido e sottoscrivo, da collega. Ho cominciato più tardi (1982) ma tuttora porto avanti l’idea di un’Informatica e di un’innovazione che aiutino a pensare di più, non di meno. Credo che sia importante unire le (sparute) forze, soprattutto tra coloro che hanno ruolo attivo nelle trasformazioni in corso. Mi farebbe piacere incontrare Lei ed altri ‘informatici umani’.
      Francesco Loffredo – Roma

  12. Paola E. Silano

    Per la dott.ssa Frezza
    Certo che non vogliamo questo per i nostri figli, ma aggiungo questo. Purtroppo lo sfacelo vale anche per la scuola rivolta agli adulti. Io vi ho insegnato per vent’anni (territorio e carcere) e ne so tante di cose a riguardo. Se lei pensa che io possa essere utile, mi contatti.
    Paola E. Silano

  13. Cara Elisabetta, sono reduce da una discussione con un amico infatuato dal progresso a prescindere: “metaverso? quello sarà il futuro!” Come lui moltissimi altri, poi mi pare ci sia una piccola percentuale di persone che opportunamente sollecitata (ti ringraziamo), s’avvede del pericolo e poi c’è la grande massa (forse equivalente a quella progressista a prescindere) dei dubbiosi, indifferenti ed accidiosi! In quest’epoca anche noi siamo “costretti” a non considerare il clero…, troppe volte e da troppo tempo ed in netta maggioranza di loro…, dall’altra parte, quella dell’uomo che col progressismo si fa dio. Come si può salvare il seme? Come si fa a salvare un figlio? Per loro tutto è così potentemente ammaliante e gradevole da rendere quasi impossibile lo sviluppo di uno sguardo critico ed ancor più, una carriera lavorativa scevra da questi mezzi. E’ un dramma di cui solo alcuni si renderanno conto a catastrofe conclamata. Forse educare i giovani e trasmettere loro la possibilità di un eremitaggio severo? Quale approccio ragionevole può mettere in campo un “cattolico” di oggi?

  14. giuliano marchi

    Buona sera a tutti i pensanti e grazie dell’articolo, le persone che pensano questo tipo di rivoluzioni, come i grandi che hanno trascinato i loro popoli in guerre perché si credevano migliori, sono tutte persone che hanno perso il controllo dei capricci della loro piccola mente, sono dei malati di egocentrismo. Sono un pericolo.

    1. jb Mirabile-caruso

      Giuliano Marchi: “…sono tutte persone che hanno perso il controllo […] della loro piccola mente”.

      Sono tutte persone, egregio Marchi, le cui menti sono scisse dalla Realtà.Sono persone destinate alla loro stessa auto-distruzione, di ciò abbiamo piena certezza! Il nostro problema rimane come sfuggire al male immenso che ci procureranno fino a quando la loro costruzione di carte si affloscerà al suolo. La rivolta di un popolo coeso li farebbe scappare, ma coeso il popolo è, purtroppo, a loro supporto come lo è stato di già con le vaccinazioni. Noi che siamo minoranza, forse dobbiamo darci alla montagna!

  15. Tommaso Chierico

    Solo il Buon Dio, cui nulla è impossibile, può salvare i nostri figli da questa catastrofe satanica.
    Preghiamo!!!!!

  16. Paolina Dal Bon

    Grazie di queste riflessioni condivise a partire dall’articolo. Io ritengo che si possa partire dal nostro piccolo per essere barriera umana a questa subdola quanto pervasiva visione della vita che riduce tutto alla fredda gestione del vivere , dalla scuola alla medicina ( la telemedicina avanza in parallelo ai tagli alla sanità ) facendo fuori l’umano. Come sentinelle nei luoghi dove siamo: essere sempre più vigili e attenti all’umano , Solo così chi ci sta intorno può essere sorpreso, stupito e cominciare a farsi delle domande.

    1. il digitale rende i ragazzi meno intelligenti e più fragili .. in attesa del reddito universale….. che equivale a schiavitù, alveare

  17. Mi rammento le 3 memorie e già queste dovrebbero svegliare almeno i dubbiosi. Rammentare, ricordare, rimembrare: sono le funzioni dela nostra unità psicosomatica. Saremmo solo gusci vuoti senza i loro contenuti.
    Come rimembri l’andare in bicicletta se lo hai fatto solo virtualmente? Come ricordi l’emozione di una farfalla posata sulla tua pelle? Come rammenti se la tua mente ha subito impressioni visive e non mai ragionato, dedotto, concluso un pensiero autonomo?

  18. Leonardo Gualandi

    Credo che valga la pena di aggiungere una categoria all’elenco di quelle dette, per definizione, “una manica di falliti”: i Professionisti Liberi.
    Mi permetto di segnalarlo perché da decenni assisto all’inesorabile trasformazione delle Libere Professioni in Professioni Asservite: soggetti allenati a seguire norme, perfino autocertificandone il rispetto, così da costituire veri e propri funzionari aggiunti a quelli pubblici. Il tutto in linea con l’andazzo ottimamente illustrato nell’articolo. La cosa non mi sembra affatto trascurabile perché a prima vista e forse anche nell’immaginario collettivo i Liberi Professionisti sembrerebbero dediti alla difesa del singolo, debole, da progetti di dominio delle élite; ma essendo asserviti allo Stato e questo alle élite, diventano funzionali a quei progetti.
    Riconosco che per il momento conservano la possibilità teorica di pensare e agire liberamente; ma già ora solo pochi sono propensi allo sforzo. Figuriamoci quando usciranno dalle scuole che ci stanno preparando!

  19. Siamo infinitesima minoranza, ma leggere dopo l’articolo i commenti di voi miei simili mi fa sentire meno solo. Le possibilità di salvezza non sono dalla nostra parte. Ma dal passato mi ispirano con le proprie scelte le figure degli uomini che sapevano da prima delle battaglie che sarebbero stati sconfitti. Ma che comunque combatterono perché era l’azione giusta da fare. Saranno queste nostre azioni che insegneranno ai nostri figli il valore della libertà, dello spirito critico e del libero arbitrio. E insegnerà ancora di più e meglio il nostro comportamento fermo quando riceveremo sanzioni, ingiustizie e castighi senza abiurare ed arrenderci. Ad maiora a tutti voi

  20. jb Mirabile-caruso

    MARCO: “Ma dal passato mi ispirano […] le figure degli uomini che sapevano da prima delle battaglie che sarebbero stati sconfitti. Ma che comunque combatterono perché era la cosa giusta da fare”.

    Quegli uomini, egregio Marco, appartennero a generazioni lontane da noi, uomini che – lontani dalla corruzione insita ad un superfluo benessere – preservavano pressoché intatto il carattere dell’uomo “capofamiglia”, l’uomo profondamente consapevole del suo dovere di difendere la propria moglie e i propri figli, anche al costo della vita! Altro che divorziare!!! Noi siamo, oggi, diventati – nella migliore delle ipotesi – mezzi uomini, e le nostre donne sono anch’esse mezze femmine, eccezion fatta di casi rari. Sono più che mai convinto del fatto che il benessere oltre lo strettamente necessario è causa di degenerazione e, a causa di questa, inesorabile allontanamento da Dio.

    Così è, ci piaccia o non ci piaccia! Dobbiamo tornare indietro, a tanto lavoro e a NON superflua ricchezza, ad una casetta a piano terra in mezzo ad alberi da frutta, perché questo è il nostro habitat voluto da Dio Creatore, e solo in questo habitat noi possiamo ritrovarci, senza sforzo alcuno, vicino a Lui come lo furono i nostri progenitori Adamo ed Eva!

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