PIETÀ PER I GIUSTI – recensione di Piero Nicola

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di Piero Nicola

 

Al tempo del maccartismo, dell’intransigenza verso il comunismo negli USA e di una certa cura del buoncostume e della salute pubblica, la cinematografia americana, potentissimo strumento di persuasione, sfornava a cadenza studiata pellicole ammonitrici, di per sé sagge, intese a mostrare l’ingiustizia e l’immancabile caduta delle personalità tutte d’un pezzo, ossia di quei tali che pretendevano dagli altri una rettitudine inumana, corrispondente alla propria inumana, e talvolta nevrotica, rigidità. Questa, per lo più, derivante da traumi familiari e da esperienze disgraziate. Ovviamente, le storie dei soggetti considerati finivano con un naufragio, in qualche caso, col ravvedimento, trattandosi del protagonista.

Fu un’opera ammaestratrice di facile presa sul grosso pubblico, e, intessuta ad arte in lavori di pregio, procedette indefinitamente andando a senso unico. Senza l’opportuno bilanciamento, contribuì fortemente al deplorevole risultato di rilassatezza che oggi abbiamo sotto i nostri occhi. Si oscurò il rovescio della medaglia, la rappresentazione realistica di personaggi di larghe vedute, la cui longanimità ottimista, la cui indulgenza, produce effetti nefasti. Oppure si trascuravano i frutti positivi del rigore anche eccessivo.

Infatti, è inteso che la virtù sta nel mezzo, ma questo mezzo significa una perfezione umanamente inarrivabile. E, come i maestri di vita hollywoodiani insegnavano che la impietosa tendenza a correggere noceva, era stolto ignorare che vi fosse una propensione di segno contrario altrettanto deleteria.

pp giusPietà per i giusti (Detective story 1951), era stato preceduto da Sola col suo rimorso (Harriet Craig 1950) e vi avrebbe fatto seguito, per esempio, Nessuno resta solo (Not as stranger 1955). Sullo stesso tema, situazioni differenti di film considerevoli, recitati da ottimi attori e ben strutturati.

Il primo, di cui intendo parlare, è imperniato su Jim Mcleod (attore Kirk Douglas), un poliziotto che ha dichiarato guerra alla malavita e, segnatamente, a un medico dedito alla pratica dell’aborto clandestino, in un’epoca un cui l’aborto era ancora del tutto illegale. La scena predominante è quella di un distretto di polizia a New York, dove compaiono delinquenti incalliti e sprovveduti ladri occasionali. Degli ultimi, egli considera il lato critico e, in vero non trascurabile, cioè l’inizio di una discesa nel delitto, di una ripetizione del loro fallo, quando non vengano subito colpiti e dissuasi dalle sanzioni della legge. Il bravo Jim sente la grave responsabilità del dare fiducia a chi ha sbagliato, e che potrebbe commettere altri reati. Egli considera la giustizia in vigore troppo permissiva: troppi malfattori in libertà.

Nel commissariato non si respira un’aria di condiscendenza, né di costrizioni legali che siano palla al piede dei tutori dell’ordine. Costoro adoprano metodi piuttosto rudi, com’era solito in tali ambienti, e alla presenza di un giornalista della cronaca nera, uso ad attendere notizie di qualche importanza. Tuttavia ci sono agenti umani, inclini a concedere credito a un giovane impiegato che ha derubato il principale per amore dalla sua bella, per stare al passo con il di lei treno di vita. Invece, il nostro Jim, titolare della pratica, non è disposto a transigere.

Contemporaneamente, egli ha l’incarico di mettere sotto accusa il medico infame, che dev’essere prosciolto perché la testimone, procurata con lunghe e faticose indagini, è stata corrotta e rifiuta di riconoscere il colpevole. Egli tenta un’ultima carta: portare il dottore nell’ospedale dove è ricoverata una sua paziente, a causa sua in fin di vita, e ottenerne la testimonianza decisiva. Durante il tragitto in cellulare, giunge la notizia che la donna è morta. Jim, esasperato, si lascia andare a colpire il medico.

Questi, tramite il suo procuratore, ha già insinuato che la persecuzione subita si deve a un fatto personale dell’agente, in realtà, da questi ignorato. Il capo della squadra esonera Jim dalla faccenda, e vuol vederci chiaro. Risulterà che la bella e brava moglie del poliziotto (impersonata da Eleanor Parker) ha avuto un trascorso di gioventù, allorché, innamoratasi di un poco di buono e trovandosi incinta, ricorse all’intervento di quello stesso dottore. Ormai è inevitabile che il marito venga a conoscenza del fatto. Il dramma scoppia negli incontri dei due. Quantunque, poi, egli voglia perdonare la donna amata che gli ha nascosto il suo segreto e continuare la vita con lei, la dimostrata incapacità del protagonista di superare la delusione determina la rottura. Ella lo lascia. Jim ha perduto la sua sicurezza, si scopre ingiusto, si accusa davanti al collega ragionevole, che lo incita a raggiungere sua moglie.

Però gli eventi precipitano, il piccolo criminale arrestato, di cui sono state raccolte le prove delle rapine, estrae la pistola dalla fondina d’un agente incauto, e se ne servirebbe per fuggire. Jim gli va incontro intimandogli di desistere; quello gli spara.

Jim fa in tempo a chiedere all’amico di strappare la denuncia del giovanotto che, per non perdere la sua ragazza, ha sottratto il denaro dalla cassa dell’ufficio; fa in tempo a cominciare la recita dell’Atto di dolore, che il collega irlandese porta a termine, mentre il commissario capo telefona al prete per l’estrema unzione.

Bisogna riconoscere che la scena è resa con tutta onestà; sebbene, non a caso, Jim sia cattolico di origine irlandese, come il medico assassino ha un nome tedesco. Ma questa intenzione sarebbe passata inosservata a uno spettatore poco attento, del vasto mondo.

A distanza di tanti anni, l’aspetto prevalente del film è contrario agli intenti dei suoi autori: esso ci tramanda un mondo lontano, estraneo non per le innovazioni tecnologiche, per il computer e il telefonino: esso ci mostra un ordine di cose andato in disfacimento. A chi volesse sincerarsene consiglierei di rivedere, confrontandolo, America oggi di Robert Altman (1993), forse troppo amaro, ma inconcepibile, sia per accostamento al reale, sia per lo scandalo, nel biasimato periodo del maccartismo ed oltre.

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