Più rubli per tutti! – una lettera di Leon Bertoletti

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Questa lettera dell’amico Leon Bertoletti ci spinge a uscire allo scoperto. Ebbene, sì, siamo al soldo di Mosca, che però di soldi ce ne dà pochi, a noi come agli altri collaboratori. Forse ci conviene passare tutti agli americani? Dà più affidamento il dollaro o il rublo? Vi terremo informati…

PD

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Caro Direttore, tovarish Deotto,

con rammarico, mi creda, Le invio queste poche righe di ossequente e tuttavia vibrante reclamo. Ma come! Proprio oggi ho ricevuto, con le consuete modalità segretissime e riservatissime – da una biondissima, curvacea, avvenente emissaria moscovita – la solita, usuale busta rossa. Quella intestata “Gosudarstvenny Komitet po Furazhirovka” (o meglio, Государственный комитет по фуражировка, cioè Commissione statale per il Foraggiamento). Quella che anche Lei – è fatto notorio, ne parlano giornali e blog – ben conosce. Il problema è questo: l’ammontare di rubli russi contenuti – convenzionalmente in banconote di piccolo taglio e specificamente da 50 e 100, come Lei del resto ben sa e quindi mi perdoni la pignoleria – è davvero al di sotto delle mie aspettative e necessità anche minime; abbondantemente al di sotto.

“Per fare la frittata bisogna rompere le uova” diceva saggiamente il nostro Vladimir Il’ič Ul’janov, in arte Lenin. Sono dunque a lamentarmi e a chiederLe, anzi a pregare, a implorare in ginocchio: inoltri la protesta a chi di dovere, faccia la voce grossa, batta i pugni sul tavolo dell’ufficio competente, al Cremlino o altrove. In caso contrario, se l’invio di poco grano dovesse ripetersi, se la carestia dovesse continuare e perdurare, sarò veramente costretto, per quanto a malincuore, a mollare la missione e a passare armi e bagagli al nemico. In fondo, lo scrivo e lo ammetto confidando nella sua riservatezza, quando stavo con gli Americani mi pagavano meglio.

Mi scuso se questa mia l’ha distolta, anche di poco, dalle trattative quotidiane in cirillico, dai frenetici contatti d’affari con esponenti della controrivoluzione russa.

In attesa di un riscontro, porgo distinti saluti.

Dasvidania.

Leon Bertoletti

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9 commenti su “Più rubli per tutti! – una lettera di Leon Bertoletti”

  1. Stefano Mulliri

    Mi riccordo il caro don Camillo, che prendeva sempre in giro Peppone quando gli diceva di aspettare la macchina da Mosca, beh ora sarebbe Peppone a prendere in giro l’amerikano reverendo, e a dirgli di aspettare la macchina da Washington, che ironia . chissà come sarebbe il continuo di quelle storie. Comunque viva Putin e viva anche Trump! speriamo che stanotte dia una lezione a quella la.

  2. Diamine! Apprendo or ora che ad alcuni dei suoi “amici” bene o male il conquibus arriva! E noi altri, popolo di fedeli sostenitori? Va bene che i rubli son pochi ma Lei, signor direttore, non si spreca neppure a dare qualche misera “mancetta” ai suoi fedeli sostenitori, di cui io faccio parte, e nulla, dico NULLA, ho visto finora. Almeno gli spiccioli!…. Il nostro Presidente del Consiglio lo fa sempre: ne ha pochi anche lui, poveretto, per via di quell’orribile Merkel, eppur elargisce! Ma impari da lui, una buona volta, ad essere almeno un po’ generoso!

      1. Ma caro Filleno, che dice! Pochi kopeki… anche no! Dopo aver letto oggi “la posta” di Gnocchi, e aver capito dall’inchiesta dell’informatissimo uccellatore Introvigne, ( utilmente aggiornato dall’ottimo Luigi Rancilio), i “veri” numeri di noi sostenitori, possiamo anche pretendere un bel gruzzoletto per uno. Tanto più che siamo sempre quegli stessi tre – quattro che commentano sotto i vari pseudonimi. A me sinceramente, con questi chiari di luna, i rubli di Putin fanno comodo.. e per di più “tengo famiglia”!

  3. Bartholomeus Anglicus

    “Sono dunque a lamentarmi e a chiederLe, anzi a pregare, a implorare in ginocchio”… Più che adoratori di Putin, qui trovo adoratori di Deotto!!! Comunque, en passant, perché sottovalutare il ruolo della sterlina?

  4. Leonardo Bruni d'Arezzo

    Una risata li seppellirà. Sed etiam, sarebbe da dare l’incipit a un argomentare sul giornalismo largamente menzognero che contraddistingue specialmente l’attualità e di cui pochi paiono fidarsi. A che serve un inutile Ordine professionistico e pubblicistico, mi domando? A che tanta corsistica obbligatoria? Forse soltanto a indottrinare che non si possono chiamare le cose con il loro nome: lo zingaro che ruba, ‘zingaro’, perché è offensivo; il gaio, ‘gaio’, perché è discriminazione sessuale; l’assassino romeno, ‘assassino romeno’ o l’immigrato nigeriano ‘immigrato nigeriano’ perché è razzismo; il Testimone di Geova, “Testimone di Geova”, perché è discriminazione religiosa; l’aborto al nono mese (Clinton docet) omicidio; il drogato, ‘drogato’ e l’ubriacone ‘ubriacone’ perché… poveretti! Via di questo passo, si costruisce precisamente un sistema valoriale dove la verità non si può chiamare ‘verità’ e la bugia, ‘bugia’. Non c’è Inferno né Paradiso, è tutto relativo, tutto uguale. Va bene tutto. E non ci sono problemi per nessuno. Stiamo tutti benissimo,…

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