Potere del denaro e denaro al potere (prima parte) – di Roberto Pecchioli

I manuali di diritto costituzionale sono antiquati. Infatti continuano a definire le forme di Stato secondo la vecchia partizione giuridica di Stati patrimoniali, caratteristici del Medioevo; Stati di polizia dal Rinascimento in poi; Stati moderni o di diritto, a partire dalle rivoluzioni americana e francese. Lo Stato patrimoniale è quello nel quale non sussiste distinzione tra il patrimonio del sovrano e quello dello Stato e i poteri pubblici rientrano nella sua disponibilità. Lo Stato di polizia, o amministrativo, o dispotismo illuminato ne è una evoluzione, fondato sullo ius politiae, un diritto mirato, in base ai principi giusnaturalistici diffusi in ambiente protestante a partire da Grozio e Pufendorf, alla soddisfazione degli interessi di tipo patrimoniale dei sudditi.

Lo Stato di diritto, nelle sue varie accezioni, si basa sulla codificazione, la divisione dei poteri e sulla prevalenza di una legge generale superiore a ogni altra, la Costituzione. In area tedesca, si parlò da subito di rechtstaat, stato di diritto, per indicare che i rapporti tra governati e governanti erano regolati da precise norme giuridiche. Gli autori anglosassoni ricorsero alla formula “rule of law”, ovvero il governo della legge. In tutti i casi esposti, l’elemento centrale resta lo Stato.

Da tempo, le costituzioni perdono importanza. Da un lato aumenta ovunque lo scarto tra la norma e la sua concreta applicazione, ciò che gli studiosi anglosassoni chiamano legge in azione (law in action) contrapponendola alla legge scritta. Dall’altro, le modifiche costituzionali vanno nella direzione di accogliere aspetti ideologici neoliberali e arretrano, nella gerarchia delle fonti, di fronte ai trattati e al diritto sovranazionale. Tipico è il caso della superiorità del diritto comunitario rispetto alle norme interne, incredibilmente sancita dalla nostra Corte Costituzionale attraverso un’interpretazione assai estensiva dell’art. 11 della Carta. In più, diventa sempre più invasiva, automatica, la recezione degli accordi internazionali: pensiamo alle norme commerciali dettate dall’Organizzazione Mondiale del Commercio o alle “raccomandazioni” periodiche del Fondo Monetario Internazionale.

Nell’ultimo quarto di secolo, dopo la fine del comunismo novecentesco e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, e con più forza sull’onda della globalizzazione mondialista e dell’imponente avanzata della tecnologia informatica digitale, sprofonda il concetto ed il ruolo dello Stato. Una delle prime lezioni di diritto insegna che gli elementi costituitivi dello Stato moderno sono popolo, territorio, sovranità. Anche questo principio vacilla dinanzi alla realtà. Il maestro della scienza politica Niccolò Machiavelli spiegò che oggetto della politica è la “realtà effettuale”, dai cui fatti “occorre trarre significazione”. La tempesta politica, storica, economica e tecnologica che ha investito il mondo dalla fine degli anni 80 del secolo trascorso ha segnato il tramonto delle vecchie categorie culturali e giuridiche del diritto pubblico, come comprese per primo Carl Schmitt.

Chi ha distrutto il venerando ius publicum europaeum, cioè gli alfieri del governo mondiale in mani private, sapeva ciò che faceva. Meno comprensibile è la posizione dei tantissimi che, da orientamenti e ispirazioni diverse, non hanno saputo reagire. Notava il cattolico Chesterton che prima di abbattere una palizzata occorre chiedersi perché era stata costruita. La palizzata Stato, comunque la si pensi, resta(va) l’unica seria difesa per i singoli, le comunità, il diritto, gli interessi legittimi.

Oggi siamo entrati in una fase in cui allo Stato di diritto si va sostituendo una sorta di diritto patrimoniale privato che si fa legge con la forza del denaro e della tecnologia, inventa nuovi strumenti di comando, distrugge strutture che avevano attraversato i secoli. Il suo obiettivo è instaurare un nuovo ordine mondiale, espellendo dal campo gli Stati, ovvero le istituzioni che avevano riconosciuto bene o male la sovranità dei popoli. Poiché si invera come non mai la formula di Hobbes, auctoritas, non veritas facit legem, i nuovi rapporti di forza non sono assicurati soltanto dalla gigantesca struttura economica, finanziaria e tecnologica, ma vengono garantiti dalla potenza militare degli Stati Uniti.

Il potere reale, nella prima parte del secolo XXI, è esercitato da un’oligarchia non legata ad alcuno Stato, anzi programmaticamente apolide o cosmopolita, che rende obsolete le antiche definizioni della scienza giuridica, e realizza una modalità nuova di potere patrimoniale sganciato dall’idea di Stato e di territorio, estranea al popolo, anzi sua nemica. Non vi è più un sovrano in carne e ossa, con una dinastia, una legittimità fornita dal succedersi ereditario delle generazioni, proprietario di tutto e quindi decisore di ultima istanza, ma una rete deterritorializzata (o meglio non limitata da alcuna porzione di territorio) in grado di dettare legge, esercitare di fatto- in parte anche di diritto- la sovranità.

L’oligarchia dominante si è impadronita di due strumenti decisivi: il denaro, attraverso la creazione monetaria e l’imposizione ideologica del debito; la tecnologia, mai così pervasiva, mai tanto potente nella storia umana, per la prima volta in grado di esercitare un controllo assoluto sulle nostre vite, condotte, idee. Poiché nulla può essere fatto valere se non con la forza, l’alleanza di ferro con la sovrastruttura armata degli Usa assicura il dominio sui popoli e gli Stati.

Ogni dissidente è trattato da terrorista, nemico assoluto, da estirpare con un nuovo tipo di guerra “morale” in difesa dei pretesi diritti umani, trattato come un criminale anche sotto il profilo di un inedito diritto penale, inaugurato a Norimberga nel 1945, perfezionato con le corti internazionali autodefinite di giustizia. Rispetto al presente, appare un dilettante lo stesso Saint Just, che si rivolse al re di Francia Luigi XVI affermando che il tribunale della nazione si era costituito non per giudicarlo, ma per condannarlo. Straordinaria, al riguardo, è la lucidità di Schmitt nella Tirannia dei Valori.

Per sostenere la nostra tesi, è utile citare la nota formula di Max Weber che indica lo Stato come detentore del monopolio dell’uso della forza fisica. Se accettiamo la definizione del pensatore tedesco, non c’è dubbio che lo Stato moderno abbia perduto la partita. Non controlla più il territorio, è screditato presso il suo popolo, anzi il concetto stesso di popolo decade tra immigrazione di massa, multiculturalismo, individualismo sfrenato, promozione del nomadismo. Il residuo di forza coattiva che gli resta è esercitato per conto della struttura di potere che lo sovrasta, di cui è costretto a riconoscere il potere di fatto.

(1 – continua)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici

Seguici su Spotify e Youtube

Cari amici,
con “Aleksandr Solženicyn: vivere senza menzogna”, primo episodio del podcast “Radio Ricognizioni. Idee per vivere senza menzogna”, il nostro sito potrà essere seguito anche in video e in audio sulle due piattaforme social.

Podcast

Chi siamo

Ricognizioni è nato dalla consapevolezza che ci troviamo ormai oltre la linea, e proprio qui dobbiamo continuare a pensare e agire in obbedienza alla Legge di Dio, elaborando, secondo l’insegnamento di Solženicyn, idee per vivere senza menzogna.

Ti potrebbe interessare

Eventi

Sorry, we couldn't find any posts. Please try a different search.

Iscriviti alla nostra newsletter

Se ci comunichi il tuo indirizzo e-mail, riceverai la newsletter periodica che ti aggiorna sulla nostre attività!

Torna in alto