Primi Beati MSC. I sette martiri di Canet de Mar – di Jaime Rosique

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Nel 1936, durante la guerra civile spagnola (terminata nel 1939), sette Missionari del Sacro di Gesù furono fucilati a Serinyà (Gerona). Il prossimo 6 maggio nella cattedrale di Gerona ci sarà la celebrazione della loro beatificazione, alla presenza di Sua Eminenza, Cardinal Angelo Amato, prefetto della Congregazione della causa dei santi.

di Jaime Rosique

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Nessun secolo ha avuto più martiri cristiani del ventesimo e del ventunesimo secolo. Le statistiche che ci offre l’associazione Aiuto alla Chiesa nel Bisogno dimostrano che coloro che hanno versato il sangue per Cristo negli ultimi duecento anni superano quelli dei primi diciannove secoli. Le persecuzioni sofferte da molti cattolici nell’ultimo secolo in nazioni come Messico, Polonia, Austria o Spagna sono state ampiamente documentate e oggetto di molti studi. Proprio durante la guerra civile spagnola nel 1936 (terminata nel 1939) sette Missionari del Sacro di Gesù furono fucilati a Serinyà (Gerona). Il prossimo 6 maggio nella cattedrale di Gerona ci sarà la celebrazione della loro beatificazione alla presenza di Sua Eminenza, Cardinal Angelo Amato, prefetto della Congregazione della causa dei santi.

Il bilancio totale parla di una carneficina. In tutta la Spagna vennero assassinati:

13 vescovi

4184 preti diocesani

2365 religiosi

283 religiose

Insieme ad altre migliaia di laici colpevoli solo di essere cattolici praticanti.

Le cifre in Catalogna, dove i martiri MSC vivevano la vita religiosa non sono meno terrificanti:

3 vescovi

1541 preti diocesani

1000 religiosi/e

Centinaia di fedeli laici.

A molti di loro fu concesso di essere riconosciuti martiri di Dio, celebrati a Tarragona nel 2015.

Sui nostri martiri, che non ebbero l’occasione di scrivere lettere di addio ai propri cari, abbiamo la potente testimonianza di coloro che vissero quel tempo di violenza inaudita, aiutando così il loro processo di beatificazione. Le parole raccolte narrano di una disposizione coraggiosa, gioiosa, serena verso la morte. I sette Missionari del Sacro Cuore non nascosero la loro identità dinanzi alle forze repubblicane quando furono traditi sulla via del confine con la Francia e il loro ultimo grido, strozzato dai colpi di fucile, fu quello di “Viva Cristo Re”. La loro giovinezza (avevano un’età compresa tra i 20 ei 28) non impedì il dono generoso della vita, seguendo le orme del Buon Pastore.

Andiamoli a incontrare brevemente, descrivendo le loro caratteristiche e i loro principali tratti personali:

Padre Antonio Arribas Hortigüela. Nato il 29-04-1908 in Cardenaido, Burgos. Fece la prima professione il 30-09-1928, ordinato sacerdote il 06-04-1935. Dopo solo un anno di ministero, il suo unico compito era di insegnare nella Piccola Opera di Canet de Mar. Era un uomo molto servizievole, sempre disponibile, portava avanti il suo lavoro diligentemente ed efficacemente, curava l’amministrazione della comunità e della scuola. Era pieno di attenzioni nei confronti di tutti i confratelli. Un uomo divertente e gentile. Fisicamente robusto come una quercia, coraggiosamente pio. Un’anima trasparente e gentile.

Padre Abundio Martín Rodríguez. Nato a Villaescusa de Ecla, Palencia, il 14-04-1908. Prima professione fatta l’otto-10-1925, ordinato prete il 18-12-1931. E’ stato studente per cinque anni a Canet de Mar, completando la formazione religiosa a Chateau Gombert (Francia), Barcellona e Logrono. Buon organista, guidava il coro del seminario ed insegnava canto. Aveva un volto roseo e capelli color grano. Era una persona calma e pacifica. “Sempre disponibile e mai arrabbiato”, così lo ricorda uno degli studenti. Sognava di diventare un missionario in terre straniere.

Padre José Vergara Echeverría. Proveniente da Almandoz in Navarra, nato il 18-06-1908. Professione temporanea il 30-09-1927, ordinato prete il 24-02-1934. Anche lui era stato uno studente di Canet de Mar. Era prete da poco più di due anni. Eccellente insegnante di matematica e scienze naturali. Un carattere dai tratti nobili e gentili, portatore di pace, dedito ai propri doveri. Sacerdote con un’anima umile e mite in un corpo atletico, vigoroso e robusto. Di media altezza, abile sportivo, simpatico, gentile e amorevole. Modello di vita sacerdotale, sempre al servizio degli altri.

Padre Josép‑Oriol lsern i Massó. Nato il 16-06-1909 a Vilanova y La Geltrù nella Provincia di Barcellona. Prese i primi voti religiosi il 4-01-1927. Ordinato prete il 01-04-1933. Avevo solo 27 anni al momento del martirio. Dopo aver finito gli studi primari nella scuola di Canet de Mar, fece il noviziato a Lovanio (Belgio), dopodiché tornò in Spagna, già professo, per completare il suo percorso accademico e la sua formazione religiosa. Di salute gracile, magro e leggero come una piuma, si sentiva a proprio agio tra gli alunni. Loro, in cambio, cercavano desiderosamente il suo tratto sereno, buono e gentile. Era insegnante di Arte. Un certo grado di timidezza era compensato dalla sua personale gentilezza, dal suo zelo per la vita missionaria, che lo rese un grande confratello con cui era facile convivere.

Fratel Gumersindo Gómez Rodríguez. Nato il 15-10-1911 a Benuza, La Cebrera in Leon, nella Diocesi di Astorga. Prese i voti temporanei l’8-12-1929, e quelli perpetui l’8-12-1935. Aveva appena 25 anni quando morì, sette dei quali vissuti da religioso, seguendo la sua vocazione come Fratello Coadiutore. Personalità forte, con qualità organizzative e spirito d’iniziativa. Fedele ai suoi compiti di prendersi cura dell’orto e della fattoria. Religioso osservante, aveva una profonda gioia e semplicità interiore. Era basso, ma forte. Molto rispettabile, l’amministratore si affidava a lui, sempre sorridente e gentile, per la spesa al villaggio.

Fratel Jesús Moreno Ruiz. Sebbene si pensasse che fosse di Santander, avendo vissuto lì la maggior parte della sua infanzia, era nato il 13-01-1915 a Osorno nella provincia e Diocesi di Palenci. Prese i suoi primi voti il 25-01-1934. Era solo da due anni nella vita religiosa, quando a 21 anni trovò la corona del martirio. Anche lui studiò a Canet de Mar. Era un Fratello Coadiutore molto talentuoso e dotato. Aveva un eccellente senso dell’umorismo nascosto sotto la scorza seria e circospetta. Era molto efficiente nel suo lavoro di cuoco della comunità e aveva una vita interiore molto profonda. Alto, robusto, sempre pronto a salutari battute e barzellette che tanto bene fanno alle comunità.

Fratel José del Amo del Amo. Nato il 12-06-1916 a Pumarejo de Tera, nella provincia di Zamora nella Diocesi di Astorga. Prese i primi voti religiosi l’8-09-1934. Il più giovane dei sette morì quando aveva solo 20 anni ed era religioso da due. Era un uomo di statura medio bassa, di carnagione olivastra. Silenzioso, riservato e duro lavoratore, la sua struttura robusta e salutare lo rendeva particolarmete dotato per i lavori agricoli. Sul piano religioso mostrò una grande pietà e profonda vita interiore. Era un Fratello Coadiutore molto servizievole, fedele e dedito ai propri doveri. Sapeva irradiare di felicità e tirare su il morale degli altri sfruttando i vari registri della sua voce musicale. Aveva uno spirito mite e tenero.

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Dopo aver ricevuto una formazione religiosa molto solida, la caratteristica comune di tutti i martiri MSC si trova nel loro grande spirito di servizio, nel loro generoso donarsi agli altri. Tutti loro erano molto efficienti, duri e nobili lavoratori. Grazie a queste virtù umane, erano molto apprezzati dagli alunni del seminario minore.

Che il loro sangue possa essere il seme per nuove vocazioni nei Missionari del Sacro Cuore, nella Chiesa, per spargere la Buona Novella dell’Amore di Dio, che ci ha amato, ci ama e ci amerà con un Cuore umano.

Meglio di tutti Papa Benedetto XVI nella sua Lettera Apostolica “Porta Fidei” ci ricorda la bellezza della vita cristiana che ci porta ad uscire da noi stessi per donarci a Lui e agli altri. Ascoltiamolo:

“Per fede i martiri donarono la loro vita, per testimoniare la verità del Vangelo che li aveva trasformati e resi capaci di giungere fino al dono più grande dell’amore con il perdono dei propri persecutori.

Per fede uomini e donne hanno consacrato la loro vita a Cristo, lasciando ogni cosa per vivere in semplicità evangelica l’obbedienza, la povertà e la castità, segni concreti dell’attesa del Signore che non tarda a venire. Per fede tanti cristiani hanno promosso un’azione a favore della giustizia per rendere concreta la parola del Signore, venuto ad annunciare la liberazione dall’oppressione e un anno di grazia per tutti (cfr Lc 4,18-19).

Per fede, nel corso dei secoli, uomini e donne di tutte le età, il cui nome è scritto nel Libro della vita (cfr Ap 7,9; 13,8), hanno confessato la bellezza di seguire il Signore Gesù là dove venivano chiamati a dare testimonianza del loro essere cristiani: nella famiglia, nella professione, nella vita pubblica, nell’esercizio dei carismi e ministeri ai quali furono chiamati”.

Ci sembra ancora di ascoltare la voce dei nostri martiri gridare il motto dei Missionari del Sacro Cuore sempre attuale:

AMETUR UBIQUE TERRARUM COR JESU SACRATISSIMUM

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