PROGRESSO E/O DECADENZA DELLA TEOLOGIA. LA SCIENZA DELLA FEDE E LA SUA FILOSOFICA PARODIA – di Piero Vassallo

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di Piero Vassallo


 

Discepolo di Etienne Gilson e legittimo erede di Cornelio Fabro, Antonio Livi milita nella prima linea dei filosofi cristiani protagonisti dell’ardua ma esaltante impresa, che è finalizzata al riscatto delle verità di ragione, da tempo impigliate e sequestrate nella fitta rete dei sistemi ultracogitanti, intesi a oltrepassare la soglia del mistero circa lessenza divina.

La perfetta conoscenza delle indeclinabili verità del senso comune e dei princìpi della metafisica, oltre a una sterminata erudizione, consentono a Livi di esaminare, valutare e confutare, con indiscussa autorità, le rovinose incursioni delle teorie d’indirizzo immanentistico nei quartieri della teologia cattolica, ultimamente messi a soqquadro dalla incontrollata cupidigia di novità.

liviIl risultato dell’esauriente indagine condotta da Livi è il magistrale saggio “Vera e falsa teologia“, pubblicato in questi giorni da Leonardo da Vinci, qualificata casa editrice romana.

La finalità perseguita dall’autore è dimostrare che la vera teologia non ha per fine la razionalizzazione del mistero rivelato, ma la produzione “dellanelito incessante alla visione diretta e beatificante che è promessa a quanti si saranno resi meritevoli della vita eterna“.

Di qui la severa critica delle fatiche, inutilmente sopportate dai mediocri e affannati teologi, che rincorrono l’ateismo strisciante nei testi celebrati e incensati dal potere accademico.

Livi contesta le infondate opinioni dei teologi dassalto ricordando che “La teologia ha una sua ragion dessere e svolge una funzione effettivamente ecclesiale se si limita allelaborazione di ipotesi di interpretazione del dogma e non pretende di operare in vista di una completa razionalizzazione del dogma, del tipo di quella che nellOttocento è stata ideata da Hegel“.

La sapienza cristiana si oppone frontalmente al razionalismo affermando che “tutta la scienza dei teologi (quella, ad esempio, di Antonio Piolanti, autore del più completo trattato sullEucarestia) nulla aggiunge a quello che un bambino che fa la prima comunione può e deve comprendere della presenza eucaristica. … Questo significa che il mistero non può essere reso intelligibile in termini filosofici nemmeno da teologi particolarmente illuminati“.

A ragion veduta Livi afferma che i teologi sono subordinati al Magistero e al proposito rammenta che Pio XII, nell’enciclica Humani generis, insegnava ai teologi sedicenti novatori, che “Cristo Signore ha affidato al sacro Magistero il deposito della fedecioè la Sacra Scrittura e la Tradizione divina, per essere custodito, difeso ed interpretato, deve essere per qualsiasi teologo la norma prossima e universale di verità in materia di fede e di costumi“.

Purtroppo la norma stabilita da Pio XII è stata aggirata nella stagione postconciliare, quando, lo ricorda Angelo Amato, opportunamente citato da Livi, “i mass media hanno individuato nel teologo un esponente di rilievo, soprattutto se in contrasto con il magistero della Chiesa ritenuto come unistanza autoritaria superata ed extrascientifica“.

La conseguenza della campagna adulatoria condotta dalla propaganda laicista è l’incremento di scolastiche effervescenti, nelle quali si tenta la contaminazione della vera fede con le ingannevoli opinione della filosofia religiosa.

Di qui l’accertamento delle cause che hanno prodotto l’eclissi della metafisica classica, un’indagine preliminare alla corretta e penetrante analisi degli errori che hanno alterato il pensiero di alcuni teologi da palcoscenico.

Con rara competenza, Livi analizza il pensiero degli autori (Cartesio nel XVII secolo, Lessing, Kant, Jacobi, Schleirmacher, Hegel, Schelling, nel XVIII e nel XIX secolo, Heidegger nel XX secolo) che hanno preparato la deriva filosofica della teologia filosofante.

Esemplarmente acuta è l’interpretazione del pensiero di Hegel, il teologo luterano al quale si deve la metamorfosi filosofica della rivelazione cristiana.

Livi, al seguito di Cornelio Fabro, dimostra che “Hegel pretese di interpretare in modo perfetto e definitivo lessenza della fede cristiana attraverso i concetti della sua filosofia“.

Se non che la filosofia hegeliana era strutturata come sistema chiuso, assolutamente autoreferenziale “e ciò comportava che la teologia finisse per essere totalmente assorbita dalla filosofia“.

A conferma della sua tesi, Livi cita la sentenza di Karl Barth, secondo cuiil sistema hegeliano è concepito come se noi potessimo partecipare allautocomprensione di Dio come Egli è in se stesso“.

Nel sistema hegeliano il Cristianesimo si rovescia in un rovente prometeismo che offre all’uomo la stessa realtà di Dio. Il miraggio della filosofia che divinizza l’umanità conclude il cammino modernorum e pertanto costituisce la tentazione degli intellettuali cattolici che subiscono il fascino dell’immanentismo e perciò rifiutano o sono incapaci di riconoscere che l’opera di San Tommaso d’Aquino rappresenta il vertice speculativo attinto dal pensiero umano.

Affascinato dal pensiero moderno, il gesuita tedesco Karl Rahner attuò una svolta antropologica rispondente “al presupposto ermeneutico secondo il quale la rivelazione cristiana andrebbe interpretata, non tanto come verità su Dio quanto come verità sulluomo e anche delluomo, per il fatto che essa verrebbe a confermare e a completare ciò che da sempre è nella coscienza delluomo e che costituisce la priori di ogni conoscenza storica“.

In Rahner e nei suoi imitatori viene meno il riconoscimento della trascendenza e della gratuità dell’ordine soprannaturale. Di qui la formulazione della tesi sui cristiani anonimi, uomini credenti e non credenti inclusi nel Corpo mistico indipendentemente dalla loro espressa volontà.

Risultato di una tale svolta è il buonismo, motore delle banalità ronzanti sui pulpiti della fede ridotta a figura umana.

In conclusione, la lettura e lo studio del saggio di Livi è consigliata a quei fedeli che intendono sottrarsi ai paradossi della teologia profana – immanentista e storicista – per vivere il Cristianesimo in conformità all’ermeneutica della continuità.


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