A proposito… l’Europa non è democratica. Ma va bene così – di Marcello Foa

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Marcello Foa .

metropolis01Ieri ho partecipato a un dibattito sull’emittente italiana RadioRadio con il professor Luciano Monti, docente di Politica Economica Europea alla LUISS. Tema:  il dopo elezioni in Francia e l’euro. Bel dibattito, ben condotto, ricco di contenuti ma di facile comprensione anche per un pubblico generalista. (chi fosse interessato può ascoltarlo CLICCANDO QUI). Pur dissentendo su quasi tutto, ho apprezzato la correttezza e l’equilibrio del professor Monti.

Mi ha colpito un aspetto delle sue riflessioni. Monti più volte ha giudicato corretti miei giudizi che, come sanno i lettori di questo blog, sono solitamente precisi (ho tanti difetti ma non quello del “cerchiobottismo”). Ad esempio  mi ha dato ragione quando ho detto che uno dei problemi principali dell’Unione europea è provocato dalla rete tentacolare eppure invisibile delle lobby e dei tecnici – che nella più assoluta opacità – esercitano un’influenza enorme, sproporzionata su tutti i Paesi europei. Ha concordato quando ho definito un’aberrazione concettuale il “quantitative easing”, peraltro inutile perché queste vagonate di denaro virtuale finiscono alle banche indebitate, le quali tamponano i bilanci, ma non all’economia reale.

Ho riscontrato tuttavia,  i segnali di un riflesso condizionato. Il moderato, qualificato e gentilissimo professor Monti (lo è davvero, non sto ironizzando)  riconosce, come capita quasi sempre con gli intellettuali organici, la validità di argomenti forti e controcorrente ma alla fine riconduce il suo ragionamento e la sua visione nel mainstream. Ad esempio: il problema non è l’euro ma questa Europa. Riconosce che certi parametri di Maastricht sono irragionevoli ma chiaramente non contempla uno dei problemi fondamentali dell’euro ovvero le innaturali rigidità della moneta unica le quali – come spiega benissimo Alberto Bagnai – rendono impossibile i meccanismi di compensazione di mercato tra economia nazionali molto diversi tra loro.

E ha affermato, come tanti che “In Europa c’è ancora un deficit democratico”. Avete mai riflettuto sul significato di questa espressione, che qualche spin doctor ha sapientemente costruito per suonare  innocua? “Un deficit democratico….” cosa volete che sia? Ci sono deficit dappertutto…

Scomposta significa che “manca democrazia” ovvero che l’Europa viene governata senza il rispetto di principi sacrosanti come quello della tripartizione dei poteri, della sovranità popolare, della responsabilità della classe politica, dell’alternanza nella trasparenza. A proposito: governata da chi veramente? E con quali fini? Domande scomode che di solito non ricevono una risposta compiuta.

Ecco questa frase “il deficit democratico” dovrebbe suscitare l’indignazione degli intellettuali e della stampa che, sia essa di destra o di sinistra, dovrebbero esercitare il proprio ruolo di cane da guardia. E invece nulla. Anzi, viene assorbita come una verità assoluta, diventa, come tanti altri, un dogma e per questo continuamente ripetuto rinforzandone l’assimilazione nelle masse.

Insomma si banalizza un’aberrazione. E solo  i liberi pensatori – di qualunque orientamento ideologico – hanno il coraggio di uscire dagli schemi. Ma sono, purtroppo, pochi.

 .

fonte: Il Giornale

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4 commenti su “A proposito… l’Europa non è democratica. Ma va bene così – di Marcello Foa”

  1. Il problema dell’euro e’ persino piu’ spinoso di quanto venga riconosciuto , perché spesso si ragiona bene in termini ‘macro’ ma non si riesce a porsi dal lato dei cittadini . Si postula ,ad esempio ,un possibile ritorno alla liretta , e si ritiene ,con validi motivi , che questo sarebbe un grosso vantaggio per la maggiore ‘elasticita’. In parole povere , se non si vende , si svaluta. Si e’ pero’ pensato cosa succederebbe se si tornasse alla lira con la presenza incombente di una altra valuta piu’ stabile e forte , cioe’ l’euro , che non c’e’ piu’ in Italia ma rimane negli altri paesi ed ‘aleggia’ anche nel nostro ? Si ripeterebbe in tempi brevissimi quello che e’ successo a tutti i paesi dell’ Europa dell’Est prima dell’89 e molti altri dipendenti dal dollaro USA . Vale a dire un doppio regime valutario , con una valuta ‘ufficiale’ , la lira , ed un’altra in apparenza non piu’ in circolazione , l’euro , il quale in presenza di un forte divario fra la svalutazione propria e della lira ritornerebbe di fatto ad essere la valuta ‘ che conta’ . Quindi , stipendi e pensioni in lire sempre piu’ magri ,prezzi in lire in costante forte ascesa anche per effetto delle svalutazioni ‘competitive’ che il governo decidera’ sempre alle due di notte per la mattina dopo . Al quel punto vorrei vedere chi avra’ il fegato di vendere il suo appartamento o l’automobile di pregio o qualsiasi cosa di valore in lire . Ci sara’ il mercato grigio o nero di euro, franchi svizzeri , dollari , ovviamente per soli contanti , nascosti da tutti sotto il materasso come una volta. Si correrebbe il rischio di un ritorno ‘emozionalistico’ alla lira , ma con una realta’ valutaria ben diversa ‘ sotto le ceneri’. Che senso ha imbottire di nuovo gli Italiani di ‘lira debole’ mentre i ricchi e la Banca d’ Italia cercheranno di farsi quante piu’ riserve possibili in valute forti ?

    1. Tento una risposta per Maria Luisa:
      non si tratta di “svalutare competitivamente” ma di avere una moneta allineata al valore della propria economia.
      Il problema non è il cambio €/$, come ciancia Prodi, ma un corretto cambio intra-UE. Un euro non ha lo stesso valore reale nella UE: per noi comprare all’estero conviene rispetto al farci le cose in casa, per l’area €-nord è l’opposto.
      Se abbiamo bisogno di svalutare (e ne abbiano bisogno sopratutto rispetto alla Germania) è perché il cambio è stato tenuto artificialmente bloccato da quasi 20 anni (cambi fissi dal ’97, euro dal ’01).
      L’altra faccia della medaglia è che il paese più forte dell’area euro dovrebbe rivalutare, ma questo sistema lo rende impossibile.

  2. mario bonelli

    Il Dr: Foa dice e spiega molto meglio di quanto saprei fare, ciò che ho cominciato a capire sin da quando ho principiato ad interessarmi in maniera più approfondita, di politica e di economia. Riflessioni che mi portano sempre alla stessa conclusione: uscire da questa trappola. E poi mi chiedo: uscire dall’euro restando in Europa (vedi regno Unito), oppure uscire da tutto riacquistando la nostra perduta sovranità? Leggo che l’ex ministro Tremonti affermi, nella sua ultima fatica letteraria che uscire dall’euro è impossibile, che comporterebbe gravissimi danni a fronte di troppo pochi vantaggi. Ma non dice quali. Inoltre contesto che il percorso Europa-Euro sia a senso unico. Basta denunciare i Trattati, smettere di pagare a Bruxelles le quote associative e mettersi a stampare nostra moneta. Secondo me a quel punto viene giù tutta la costruzione in quanto, come tutte le costruzioni senza serie fondamenta stà su a spago e colla.

  3. piero nicola

    Con tutto il rispetto per il dottor Foa, trovo ovvio l’uso del sofisma, dell’ipocrisia, dello sfuggire da parte dei rappresentanti di certi ambienti. Mettendovi piede, occorrerebbe rinfacciare i sofismi, le ipocrisie, l’essere sfuggenti, come fece Gesù Cristo con i farisei.

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