Prostituirsi fu un gioco – di Piero Nicola

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di Piero Nicola

crntdm  Appreso da uno dei grandi telegiornali: “In principio, era un gioco. Ma poi mi sono trovata presa in quel brutto giro”. Così, avrebbe detto una delle adolescenti romane datesi alla prostituzione e scoperte nei giorni scorsi insieme ai loro sfruttatori.

  Quella studentessa superminorenne, da poco uscita dalla pubertà, nonché dall’età in cui si diventa penalmente responsabili, ha comprensibilmente cercato qualche giustificazione al suo comportamento, pronunciando simili frasi strabilianti. Strabilianti in quanto prendere per gioco l’iniziazione all’accoppiamento mercenario comporterebbe, quanto meno, un’incoscienza ingenua, una singolare indifferenza verso il pudore, il rispetto di se stessa, verso la violazione del proprio corpo e della dignità personale, verso l’avvilimento, l’abuso della sessualità. Ma è stato detto che le audaci fanciulle coi soldi guadagnati compravano cocaina, borsette e cosmetici, minigonne e scarpe col tacco alto, e che una di esse si era talmente emancipata da vivere per conto suo in un quartierino. Il tutto, conseguenza, per una delle socie, di quel gioco, in seguito degenerato e diventato tiranno, tanto da trasformare una scapata giocherellona in una navigata ragazza squillo vittima di lenoni, essendo loro complice niente po’ po’ di meno che una madre delle due?

  Evidentemente, è assai probabile che la ragazzina abbia mentito. Pertanto, riferire le sue parole prive di commento, col tono d’una rivelazione, è stato il solito atto compiuto per tornaconto giornalistico, che non mi soffermo a commentare. A buon intenditor…

  Perché solita azione di informatori? Quante volte si sentono riportare le dichiarazioni di imputati grandi o piccoli, che con esse si difendono, esposte come notizie di qualche importanza, se non di particolare gravità! Quando, al contrario, non vi si può annettere alcun peso: qualunque accusato si scagiona in tal modo, senza allegare valide prove di ciò che afferma. Tuttavia fa sensazione, fa presa sui sentimenti inconsulti la novità, la trovata messa fuori dal colpevole, autentico o presunto, al fine di scagionarsi.

  Già, oggidì, l’imputato di per sé, suscita pietà, salvo che abbia ammazzato un cinghiale o un bambino piccolo o offeso una donna o chiamato frocio un gay. Trascorso qualche anno, persino chi abbia ucciso la madre e il fratellino a coltellate, è guardato come vittima della reclusione o di arresti domiciliari, che gli impediscono di vivere liberamente e totalmente. Quanto ci si immedesima in quel giovane, in quella giovane che soffrono di impedimenti al loro andare, agire, amare, trafficare, fornicare e così via!

   Non finisce qui. Mi preme tornarci sopra: allo stesso procedimento giornalistico appartiene il mal vezzo (a dir poco, giacché assomiglia alla frode in commercio, perpetrata da chi vende una merce per un altra) di propinare l’intervista estemporanea fatta alla persona qualunque incontrata con microfono e telecamera alla mano, di propinarla, dicevo, quale documentazione attendibile, mentre non lo è affatto. E per due motivi: non può costituire un campione significativo d’un’opinione pubblica, essendo minimo, parziale, raccolto a caso, e nulla garantisce che non sia stato scelto ad arte, anche con qualche esclusione.

  Infatti, se guardiamo due telegiornali messi in onda da reti di opposto indirizzo politico, avremo non di rado risultati opposti d’interviste fatte, sullo stesso argomento, sia all’uomo della strada, sia a opinionisti ritenuti autorevoli. Eppure, una quantità di telespettatori resta circuita dalla vecchia trovata della radio americana di interrogare i passanti su questioni d’ogni genere, resta circuita da questa democratica americanata.

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2 commenti su “Prostituirsi fu un gioco – di Piero Nicola”

  1. Carla D'Agostino Ungaretti

    E’ l’ennesima dimostrazione del totale fallimento del progetto educativo di un’intera generazione.

  2. quando avverrà che, i telegiornali nazionali ed i giornalisti in genere (di qualsiasi corrente politica), avranno finalmente il coraggio di intervistare la gente, anche per strada, ponendo loro la semplice domanda:
    “che ne pensa lei dei milioni di CLIENTI che ogni giorno frequentano i bordelli con sempre più presenti le-i superminorenne-i ? “

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