PROVE DI PANOMOFOBISMO E ARMI DEI CATTOLICI – di Giampaolo Scquizzato

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di Giampaolo Scquizzato

 

 

pdcA quanto pare il Veneto sta diventando una fucina di rappresentanti del movimento omosessualista italiano. Si moltiplicano infatti in tutto il mondo le iniziative per diffondere in ogni modo la mentalità Lgbt, e soprattutto in Italia, da Torino a Roma, da Milano a Palermo, passando per Padova e Bologna, non si perde tempo in ciò, non si lesinano energie, non si centellinano investimenti, non si perde occasione per tacciare di omofobia ogni minima espressione di dissenso contro la “valanga” culturale, intellettuale ed emotiva che la lobby omossesualista ci propina quotidianamente. E tra i paladini in prima linea, fieri combattenti nelle legioni del nascituro gaio partito, il Veneto può portare abbondanti militi.

Iniziamo. Dal 28 giugno scorso il Pride Village imperversa, per la sua sesta edizione, nei locali della fiera di Padova, il “primo pride village del nord-est” (qualcuno sa dirmi se malauguratamente ne abbiano creato un secondo o un terzo!?!). Sostenuta e promossa, tra i tanti, dall’assessore del comune di Padova, nonchè neo-parlamentare, De Zan la manifestazione è denominata nel sito ufficiale la “festa di tutti” (a dire la verità conosco un bel po’ di persone che non festeggiano questo evento!): le “nove settimane e mezzo del pride village veneto”, che vede alternarsi “illustri” campioni dei palcoscenici televisivi e che non ha mancato di inserire una versione omossessualista dell’ultima cena del Leonardo, vilipendendo in maniera alquanto blasfema la religione cattolica (ma guarda un po’!!). Passiamo alla proposta di legge sulle cosiddette “unioni omoaffettive”, presentata niente meno che dal Pdl, e che ha visto l’onorevole Giancarlo Galan, (padovanissimo parlamentare del Pdl e Presidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), in prima fila, affiancato da alcuni illustrissimi colleghi di partito, bruciare tutti sul tempo e sfondare, come i migliori panzer tedeschi, le fila avversarie del centro sinistra, che non si decideva ancora a presentare ufficialmente un progetto di legge sulle unioni gay. Come si suol dire, “Ubi maior…”.

Credo che altri esempi famosi e chiacchierati non manchino. Preferisco però soffermarmi su una notizia apparsa sul Corriere del Veneto on-line del 6 luglio scorso che deve farci alquanto riflettere e preoccupare. Arriva da Vincenza questa volta, sentite un po’:”Troppi attacchi omofobici, al via un corso di autodifesa per i gay” (qui il link http://corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/notizie/cronaca/2013/6-luglio-2013/troppi-attacchi-omofobici-via-corso-autodifesa-gay-2222027930645.shtml).

Si avete capito bene: si preparano a menar le mani, i piedi, botte da orbi insomma. L’iniziativa viene dal personal trainer vicentino Andrea Carollo  che vuole lanciare il primo corso in Italia per insegnare tecniche di difesa in caso di attacco omofobo, perché, dice lui, «c’è un’omofobia crescente, che in Italia porta a un numero di aggressioni impressionante negli ultimi anni. Il corso sarà aperto a tutti ma in particolare dedicato ai gay, e insegnerà a capire come comportarsi in situazioni di violenza o di insulti che vanno a colpire le preferenze sessuali». Forse il nostro mister non è aggiornato e non sa che, come ha detto lo scorso 4 giugno il Pew Research Center, l’Italia risulta essere l’ottavo paese più tollerante al mondo nei confronti dell’omosessualità. A partire dal settembre prossimo, in una palestra di Cittadella, Carollo, che spesso si reca in California ad allenare famosi Wrestler, comincerà a istruire i partecipanti sulle più sofisticate arti marziali, sui fondamenti del ju-jitsu, a usare leve e prese e anche “a dare un pugno se necessario”, corredando il tutto con un accompagnamento psicologico. Altro che “make love, not war”, il tanto conclamato motto sessantottino.

Sia chiaro: si condanna ogni violenza fisica, ogni discriminazione, ma mi pare che non ci sia limite alla creatività. Ogni proposta è buona per propagandare la cultura omosessualista, ma soprattutto per fomentare un sempre più impavido vittimismo gay. Siamo arrivati ad un “panomofobismo”: tutto fa brodo pur di accendere la miccia ed accusare di omofobia e distruggere qualcuno.

Ci mancava un corso di autodifesa per omosessuali, tra poco creeranno la ronda contro gli attacchi omofobi, la legione omosessuale straniera, le milizie di Sodoma, le truppe omosessuali alpine, i corpi speciali dell’esercito italiano contro gli attacchi omofobi, uno speciale reggimento d’assalto dei paracadutisti che possa catapultarsi dall’alto su chi dissente sulle nozze gay, le teste di cuoio che possano crivellare di proiettili chi afferma che l’omosessualità non è contemplata nel diritto naturale.

E’ vero, forse, dimenticavo che nel nichilismo pansessualista postmoderno si può creare e disfare ogni cosa, dire tutto e il contrario di tutto, anche se pare ormai evidente che siamo ogni giorno sempre più bombardati coattivamente da un concetto che non possiamo rifiutare: dobbiamo essere d’accordo con tutto quello che ci propone l’universo lesbo-gay-bisexual-transgender. Vietato vietare, o piuttosto: vietato parlare.

Dialogare, approvare leggi che favoriscano questa cultura ormai imperante, creare festival ad hoc, marciare con loro, ammetterli pure a ricevere la santa Eucaristia, ma non azzardarti a dire che sei in totale e inconciliabile dissenso, perché tra poco ti tirano un “Tsuki waza” (il pugno del karate). E Dio lasciamolo stare, per ora.

Ormai è sotto gli occhi di tutti, almeno dei più attenti e curiosi (i telegiornali sembrano proprio essere ciechi e sordi sul punto) che è in atto una repressione sempre più intensiva contro chi pacificamente dissente dai progetti totalitari della cultura e della politica omosessualista.

Solo qualche esempio. Lo scorso 15 aprile, a Parigi, 67 persone sono state fermate dalla polizia e imprigionate per aver manifestato pacificamente a favore della famiglia naturale e contro la legge sulle nozze gay da poco approvata in Francia; in Spagna il ministro dell’Interno Jorge Fernandez Diaz ha osato dissentire dal riconoscimento legislativo delle unioni omosessuali: naturalmente è stato travolto dalle critiche e ne sono state chieste le dimissioni. In Italia nel maggio scorso, il sottosegretario alle pari opportunità Micaela Biancofiore è stata costretta a rassegnare le dimissioni, tacciata naturalmente di omofobia, per aver detto  “Mi piacerebbe per una volta che anche le associazioni gay, invece di autoghettizzarsi e sprecare parole per offendere chi non conoscono, magari condannassero i tanti femminicidi delle ultime ore. Difendono solo il loro interesse di parte[…]”I gay sono discriminati? Se è per questo sono più discriminate le donne. Perché, invece di fare queste sterili polemiche, le associazioni gay non fanno comunicati sugli omicidi delle donne? E perché non lo hanno fatto per il ferimento dei carabinieri?”. E’ stata compresa? Macchè, niente da fare: dichiarazioni palesemente razziste contro i gay.

Nell’ottobre 2012 in Argentina qualche centinaio di femministe ha cercato di assaltare e violare la cattedrale di Posadas con l’intento di compiere ogni sorta di atto sacrilego e blasfemo: sono state bloccate da un pacifica cintura protettiva di cattolici che si è lasciata oltraggiare da sputi, insulti, spruzzi di vernice, bestemmie, provocazioni, per non parlare di tutto quello che stanno combinando in giro per i cinque continenti le famose “femen”.

Ma la Francia sembra voler fare da modello: la ministra Najat Vallaud-Belkacem, ha presentato un progetto di legge per favorire “l’uguaglianza tra uomini e donne”, proponendo nelle disposizioni di legge di obbligare i provider di internet a denunciare tutto ciò che in internet può essere anche solo minimamente omofobo, il che, molto probabilmente, significa che basterà scrivere “io dissento dal matrimonio omosessuale” per essere perseguiti.

L’ultima novella arriva fresca fresca dal regno Unito dove a Wimbledon, lo scorso 1 luglio 2013 l’americano Tony Miano, stava predicando per strada il passaggio del capitolo 4 della Prima Lettera ai Tessalonicesi, ove San Paolo condanna l’immoralità sessuale: offeso, denunciato da una passante, arrestato, interrogato come un criminale pericoloso (da leggere, sul sito della bussola quotidiana l’articolo dell’avv. Amato che riporta anche il contenuto dell’interrogatorio: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-gay-un-arresto-a-londra-per-avere-letto-san-paolo-6832.htm). Per chi non avesse capito: questa gente che non è d’accordo con i gay sta diventando come la peste bubbonica si sta diffondendo a macchia d’olio come il fluido mortale del film blob: meglio stroncare da subito ogni facinoroso tentativo di contestazione.

Anche in Italia la diga sta cedendo, un po’ alla volta, stiamo assumendo il tutto per piccole dosi prima e dopo i pasti al telegiornale, alla radio, in internet, per strada, nella pubblicità, come le medicine cattive che ti fanno ingoiare controvoglia da bambino. Ma se al posto della medicina salutare ci capita di mangiare qualcosa di crudo, aspro, mal conservato o cucinato, le brave mamme e i nonni ci hanno sempre insegnato di non mandare giù, di lasciar stare perché può far male al pancino, possiamo fare indigestione o altro di peggio: insomma, può essere veramente nocivo. Chissà se tra poco, almeno per un giorno all’anno, (24 ore integrali, non un secondo in più), ci concederanno di sfilare per il “catholic pride”, o dovremo pregare e meditare in segreto come i primi martiri cristiani. L’unica certezza è che l’esempio di Tony Miano, dei manifestanti francesi e argentini e di tanti altri cattolici e non che pacificamente alzano la voce per difendere la sola, unica e vera famiglia naturale, deve spronarci a non abbassare la guardia e a ripeterci un po’ come fosse la nostra personale preghiera del cuore, le parole di Gesù “la verità vi farà liberi (Gv 8,32)”.

Pietro di fronte alla folla e alle guardie che si apprestano ad arrestare Gesù sguaina la spada e stacca l’orecchio destro al servo del sommo sacerdote: il Maestro subito gli chiede di porre la spada nel fodero perché il Figlio di Dio deve bere fino in fondo il calice che il Padre gli ha dato; e riattacca l’orecchio al servo. Gesù non ha bisogno di corsi di karate né tanto meno di manganelli o spade. Lui stesso ha detto che è venuto a portare la spada, la divisione e non la pace (Lc 12,51; Mt 10, 34b) ma le sue armi sono l’amore, la Parola, la preghiera, la guarigione dalle malattie, la liberazione dal male, l’esorcismo, il perdono dei peccati, l’offerta della sua vita, la condivisione con i poveri e i sofferenti. Lui stesso è il Verbo incarnato, il Logos che si è fatto uomo per la salvezza di tutti gli uomini, che vive e regna e che ci dona lo Spirito di sapienza, fortezza, carità.

Eppure Pietro lo rinnega per ben tre volte e poco prima, nel Getsemani, Gesù in agonia, soffrendo per la morte ormai vicina vede i discepoli che dormono. “Non avete saputo vegliare neanche un’ora?” Un’amara constatazione che rivolge anche a noi.

Credo che questo sia importante, anzi fondamentale: vegliare, pregare, non prendere sonno in questo momento difficile, tragico, in cui Satana sembra sciolto dalle catene e come “leone ruggente” cerca di divorare l’uomo, che spesso finisce per seguirlo. Gesù Risorto ci ricorda di non aver paura perché Lui ha vinto il mondo, ha sconfitto il principe di questo mondo, ma ci chiede anche di essere semplici come colombe e astuti come serpenti.

Manifestare, parlare, testimoniare, non aver paura, finchè ce lo concedono, di difendere la famiglia naturale, la vita, e promuovere politiche e leggi che le tutelino, scendere in piazza per difenderle, ma soprattutto pregare costantemente per esse, un’orazione continua e incessante perché Dio volga ancora il suo sguardo misericordioso su questa umanità disorientata e pervertita. E mi sembra, sempre scrutando la Sacra Scrittura, che Maria sia il vero auxilium christianorum, Lei che sul Calvario nel momento della prova “stabat lacrimosa, dum pendebat Filius”. Nei secoli è stata la stella che ha consentito di sconfiggere le eresie, guidato Papi e teologi, protetto dai pericoli, allontanato pesti, fermato guerre, con la sua intercessione costante presso suo Figlio Gesù, Lei che è mediatrice di tutte le grazie.

Pensiamo, ad esempio, alla potenza della preghiera mariana del Rosario che la Madonna già secoli fa aveva fortemente raccomandato al domenicano beato Alano de La roche dicendogli che “ A tutti coloro che reciteranno il mio Rosario prometto la mia specialissima protezione. Il Rosario sarà un’arma potentissima contro l’inferno, distruggerà i vizi, dissiperà il peccato e abbatterà le eresie”. Lucia di Fatima, disse che “per il potere che il Padre ha dato, in questi ultimi tempi, al Rosario, non c’è problema personale, né familiare, né nazionale, né internazionale, che non si possa risolvere con il Rosario”.

Il beato Giovanni Paolo II, pontefice notoriamente mariano e legato alla preghiera del Rosario, scrisse, nella lettera Rosarium Virginis Mariae n. 41, di “Vivere il Rosario come preghiera della famiglia e per la famiglia […] Occorre non disperdere questa preziosa eredità. Bisogna tornare a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie, utilizzando ancora questa forma di preghiera”. E ancora “il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane si propone come aiuto per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale (Rosarium Virginis Mariae n. 6)”.

Come scritto nel Libro di Giobbe (7,1) “militia est vita hominis super terram”: la vita per l’uomo sulla terra è un combattimento, per il cristiano il combattimento consiste nell’essere un”soldato di Cristo”, cercando di esercitare le virtù, lottare contro le passioni e il peccato proprio e altrui, con le armi della carità, della fede, della speranza, della testimonianza.

La politica del dialogo, infatti, sembra aver fallito, essere diventata alquanto obsoleta, giacchè oramai, nel dialogo, può parlare solo chi vuole fregare la Chiesa e tante volte chi ascolta non può più parlare perché o non sa cosa dire, o non ne è convinto oppure è d’accordo con le idee agnostiche e omosessualiste. Anche i cattolici hanno le loro “armi” spirituali, non hanno bisogno di corsi di autodifesa, ma di continuare ad esercitarsi, a fondo. Quanto mai oggi i cattolici non possono arretrare, ma testimoniare, parlare, pregare, dire la verità nella carità. Ma, per carità, si continui a dire la verità!!

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