“SI SI NO NO”, CHIAMATA ALLE ARMI CONTRO IL SOVVERSIVISMO ECCLESIALE – di Piero Vassallo

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Una saggio di Ennio Innocenti

 

di Piero Vassallo

don francesco putti

don Francesco Putti

 

Avviata dallo zio, l’intrallazzatore Raffaele Mattioli, badogliano e massone in odore di stregoneria (volle esser sepolto nella tomba della strega Guglielma la boema) e di torbidi intrighi, la strepitosa e trionfale carriera del prof. Mario Monti è diventata l’emblema della doppia vita, benedetta dal clero buonista: messa alla domenica e durante i giorni feriali attività anticattolica nelle logge della tenebrosa setta.

[Tenebrosa setta, oltre che definizione della massoneria, è il titolo delle sette pseudo-ecumeniche e modernizzanti che operano indisturbate nelle curie, nelle parrocchie, nei conventi e nei movimenti].

Il passo doppio dei massoni di parrocchia è tollerato e quasi legittimato dopo la moltiplicazione delle indulgenze in tutte le direzioni.

Indulgenze che sono suggerite dall’irenismo rahneriano baluginante e tracimante dalle meno caute righe del Concilio ecumenico Vaticano II.

Il calo delle difese immunitarie giustifica il doppio pensiero e la doppia eloquenza dell’episcopato italiano davanti ai cattolici rampanti, che si ritrovarono nel teatrino di Todi: fermezza sui valori non negoziabili e alluvionali benedizioni sui cattolici operanti nella massoneria, per la degenerazione della civiltà cristiana.

Le ragioni della manfrina clericale in atto sono esposte nei documentati saggi che don Ennio Innocente, sacerdote caritatevole e perciò immune dalla tigna buonista, dedica alla singolare vicenda di don Francesco Putti, il fondatore del giornale anti-modernista “Sì sì no no”.

Don Putti aveva tempestivamente denunciato il legame esistente tra i teologi neomodernisti e i massoni infiltrati (a causa della desistenza dell’autorità cattolica) nella curia romana oltre che in numerosi episcopati.

Aveva inoltre compreso l’inconsistenza e la farraginosità dei democristiani, dei quali diceva: “sono semplicemente dei liberali.

Nel libro nero di don Putti si leggono i nomi dei principali responsabile del delirio in atto nella teologia progressista: Teilhard de Chardin, Haring, Rahner, Todisco, Molinaro, Boff, De Lubac, Forte, Martini, Balthasar, Congar ecc.

Ora l’attacco dell’eresia al cattolicesimo fu possibile anche per la rassegnata pazienza e/o per la timidezza con cui i successori di Pio XII giudicavano l’azione dei nemici esterni e dei guastatori in casa.

Giovanni XXIII, ad esempio, credeva che i comunisti avessero avviato spontaneamente la critica del loro errore.

Durante il pontificato di Paolo VI, invece, “la politica vaticana era arrendevole verso le autorità comuniste, volendo perseguire il dialogo ad ogni costo, nella persuasione che il regime comunista durasse a lungo“.

Opportunamente don Innocenti pubblica, in appendice, due articoli datati 1999 e 2008, firmati con lo pseudonimo Romanus, scritti al fine di indicare rispettosamente anche i limiti dell’azione condotta da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, i papi che hanno avviato la restaurazione.

A Wojtyla, il redattore pseudonimo rimprovera di aver tollerato il capovolgimento, compiuto da suoi infidi collaboratori, dell’antica parola d’ordine – salus Ecclesiae suprema lex – nel mondano e ilare ecumenismo ad ogni costo, attuato dai clamorosi gesti compiuti durante la sconsolante giornata inter-religiosa di Assisi. Certo è che durante il pontificato di Giovanni Paolo II, “la Segreteria di Stato ha certamente avallato lappoggio comunista a Prodi e lappoggio popolare al comunista, allateo DAlema, il quale stava portando allestremo la laicizzazione ovvero scristianizzazione del Paese e lideologizzazione della scuola“.

A proposito di Benedetto XVI, Romanus scrive che, “nonostante evidenti motivipersuasivi sopra tutto quelli relativi allincipiente risanamento liturgicoe ammirevoli coraggiose fatiche pastorali, non si vede ancora un indirizzo di rassicurante risoluzione dei problemi che molti ormai conosconovari atti concernenti la sfera dottrinale sono risultati oscillanti, incapaci di orientare decisamente tante forze desiderose di cooperare“.

Il realismo della visione incontra l’ottimismo della fede. La lucida testimonianza di Ennio Innocenti contempla le promesse di Cristo alla Chiesa che è invincibile nonostante le debolezze e i tentennamenti degli ecclesiastici.

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