QUALCUNO CREDE CHE UN ECTOPLASMA TAVIANEO CI POSSA SALVARE? – di Piero Vassallo

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di Piero Vassallo

 

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Un inconfondibile segnale di naufragio in atto è lanciato dallo zero metafisico politicante: Claudio Scajola, immobiliarista surreale, discepolo e creato di Paolo Emilio Taviani, avanza la propria candidatura alla funzione di rianimatore e demiurgo della periclitante e inguardabile destra mentre è annunciata la discesa in campo di Luca Cordero di Montezemolo, ideale traghettatore della patria italiana oltre la palude.

Recita un proverbio indiano: chi scende sotto lo Zero [Mario Monti] incontra il Nulla [Claudio Scajola] e finisce nel cabaret [Montezemolo].

Oltre lo Zero politico non è conveninte procedere. Si corre il rischio d’esser travolti dagli sfreccianti bolidi di Luca Cordero di Montezemolo. Pertanto è consigliabile pensare la politica solamente a futura memoria, ovvero evitare il qualunque intervento sull’infelice e desolata cosa oggi impropriamente detta destra italiana.

La verità ultima e conclusiva è che nessuna coscienza può abbassarsi e umiliarsi fino al punto di annunciare ai propri figli: “Il vostro futuro dipende dall’azione politica di Scajola e dalla radiosa apparizione di Montezemolo”.

Radiosa? Non rimane che discorrere sull’eredità salvabile, sulla memoria storica e sulla biblioteca ideale che può essere consegnata, senza vergogna, alle future generazioni.

La storia deve essere riletta alla luce dell’insegnamento di George Orwell: rinunciare al sogno di restaurare le scene dell’irrepetibile passato per dedicarsi a uno studio inteso a scongiurare il pericolo che la menzogna progressista sul passato continui ad alterare la coscienza dei contemporanei.

Occorre inoltre rammentare che eminente attività del politico è la produzione di buone leggi, quindi l’obbligo di contrastare e rovesciare le filosofie del diritto intitolate al positivismo giuridico e al mito panteista della sovranità popolare.

Di qui l’impegno inteso all’approfondimento della Scienza Nuova di Vico e alle opere dei giusnaturalisti che hanno nobilitato il Novecento italiano: Giorgio Del Vecchio, Carlo Costamagna, Antonio Messinero, Francesco Capograssi e Sergio Cotta.

La formazione di una classe di politici all’altezza della tradizione italiana non può prescindere dalla conoscenza della nostra filosofia, ultimamente dal riconoscimento dell’attualità del tomismo quale efficace risposta alle espressioni decadenti del moderno.

Di qui la necessaria attivazione del senso critico ovvero del talento qualificato a svelare le incongruenze e le contraddizioni e gli errori, che segnano la via modernorum, dalla scolastica decadente all’irrealismo cartesiano, da Spinoza a Hegel, fino a Marx, a Nietzsche e a Heidegger.

Una squadra culturale intitolata alla destra che verrà deve possedere l’acume necessario a penetrare le idee antagoniste ossia a riconoscere e mostrare l’intenzione regressista e superstiziosa operante nelle filosofie intitolate al superamento della tradizione.

La cultura dell’autentica destra deve saper mostrare i segni della decrepitezza nella novità rivoluzionaria: l’idealismo greco in Cartesio, il parmenidismo in Spinoza, la gnosi panteista in Hegel, il materialismo epicureo in Marx, il dionisismo in Nietzsche.

La sfida alla mitologia progressista può essere lanciata solamente dalla conoscenza delle debolezze e delle contraddizioni nascoste nelle filosofie che hanno vantato la loro inesistente novità.

In ultima analisi si tratta di riportare il concetto di rivoluzione all’etimologia, che definisce un movimento regressivo.

La disattenzione ai problemi della filosofia e il ricorso ai surrogati evoliani, guénoniani, steineriani e debenoistiani ha disabilitato il pensiero della destra, rendendolo incapace di considerare la metamorfosi francofortese (cioè nichilista) del progressismo e in ultima analisi di affrontare la sinistra ultima sul terreno delle sue drammatiche debolezze e vulnerabilità. Onde il nascondimento dell’inavvertito nichilismo di Niki Vendola nella chiacchiera del filosofante a due teste Crozza/Bersani.

La giustizia economica, infine. In una congiuntura segnata dal catastrofico risultato dell’ideologia liberale occorre risalire ai grandi italiani, il Beato Pio IX, Leone XIII, il Beato Giuseppe Toniolo, Pio XI e Pio XII, che hanno indicato le vie al superamento del male liberale e del comunismo, rimedio peggiore del male.

La difficoltà del compito non può spaventare chi ha assistito al patetico naufragio della destra navigante sulla nave dell’incultura. E non può indurre alla desistenza quanti hanno compreso che soltanto una classe di politici culturalmente attrezzati potrà riprendere il cammino interrotto dalla destra avventizia a dirottato nei santuari della chiacchiera televisiva e nei ritrovi della pornografia.

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