Quale è il vostro canto di Natale preferito?

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La musica è una componente fondamentale della vita, e qui a Riscossa Cristiana lo sappiamo bene e ce ne occupiamo con interesse. È una componente importante della Liturgia, è una componente della vita di tutti i giorni. I momenti importanti dell’esistenza hanno spesso una sorta di colonna sonora. Tra questi non può mancare il Santo Natale. Non per niente uno dei racconti natalizi più belli è intitolato il Canto di Natale. Un racconto – quello di Dickens- che è un canto. Il Natale da sempre ha una grande tradizione di canti sacri e popolari. Negli ultimi anni si sono fatte strada altre canzoni natalizie, magari un pò furbescamente commerciali, che non celebrano la Natività ma aspetti di colore come la neve, l’albero, il “clima” natalizio. La più famosa fu White Christmas, che venne resa celebre nell’interpretazione di Bing Crosby, e che resta a tutt’oggi il disco singolo più venduto nella storia della musica. Noi di Riscossa Cristiana vogliamo allora proporre uno dei nostri sondaggi: quale è il tuo canto di Natale preferito? Lo abbiamo chiesto in primo luogo a collaboratori e amici, ma volentieri estendiamo la domanda a tutti i nostri lettori. I contributi verranno inseriti fino all’Epifania. BUON NATALE A TUTTI

 

FABIO TREVISAN: PUER NATUS Uno dei brani natalizi più noti di canto gregoriano è il “Puer natus”, che tradotto in italiano dice: “Ci è nato un bambino, ci è stato donato un figlio; il Suo dominio è sulle Sue spalle e sarà chiamato Angelo del gran consiglio. Cantate al Signore un cantico nuovo, perché ha compiuto meraviglie. Ci è nato, Il Signore ha fatto conoscere la Sua salvezza, agli occhi della gente ha rivelato la Sua giustizia”.

GIOVANNI LUGARESI: ADESTE FIDELES, che cantato, fin da quando ero bambino, nelle liturgie della Novena di Natale, dava l’idea di un intenso calore interiore

ROBERTO PECCHIOLI: TU SCENDI DALLE STELLE (E STILLE NACHT) Non è difficile indicare la mia canzone di Natale. Scartata Jingle Bell e simili melensaggini da allegria forzata, ricche di diritti d’autore, restano Tu scendi dalle stelle e Stille Nacht. Il cuore vota per la prima: la cantavamo in parrocchia, evoca la sofferenza del figlio di Dio, fu scritta da un santo, Alfonso Maria de’ Liguori. Ma l’anima e il cervello scelgono Stille Nacht. Il 24 dicembre l’opera di un umile prete austriaco, Joseph Mohr, compie due secoli. Nella composta, solenne armonia della notte silenziosa, notte santa, si acquieta il cuore, è placato lo spirito. Sale il canto dell’abbandono sereno, del riposo fiducioso nelle braccia del creatore, della natura in attesa del nuovo giorno, della sconcertante notizia: Cristo, il salvatore, è qui. Christ, der Retter, ist da!

CRISTIANO LUGLI: IN NOTTE PLACIDA In notte placida, composta in Francia nel 1600 da François Cuperin, e suonata probabilmente per la prima volta nella Cappella della Corte del Re Sole. Una melodia che mi ha sempre riportato, sin da piccolo, alla gelida notte di Betlemme, in cui il Figlio di Dio fin dal primo istante ha deciso di soffrire per la nostra Redenzione. Un testo che emoziona, commuove il cuore e ci spinge, insieme ai pastori, ad innalzare quell’inno di lode e di speranza: «Cantate, o popoli, gloria all’Altissimo l’animo aprite a speranza ed amor!».

MARCO TOTI: TU SCENDI DALLE STELLE La mia canzoncina preferita di Natale è sempre stata “Tu scendi dalle stelle”, composta da S. Alfonso Maria de’ Liguori nel 1754. In essa, all’apparente (e comunque edificante) “infantilismo” si sovrappone una dimensione ben più “sapienziale”. Il Re del Cielo si incarna “scendendo dalle stelle”, venendo “in una grotta” (in rapporto col cuore, e simbolo per i neoplatonici dell’universo). L’amore infinito di Dio Bambino per le sue creature si lega alla sua assoluta povertà (materiale, simbolo che rimanda a quella spirituale: cosa che Bergoglio si ostina a non voler capire). Il cuore, infatti, “non dorme, ma veglia a tutte l’ore”, sempre considerando profondamente ciò che dovrà patire: la morte per la salvezza di tutti gli uomini.

LEON BERTOLETTI: O TANNENBAUM Il mio inno natalizio preferito è il canto tradizionale tedesco O Tannenbaum. So che i puristi del Santo Natale storceranno il naso, trattandosi di un brano che non nomina il Messia e invece celebra l’abete, la sua resistenza sempreverde che diventa fedeltà. Ma sono legato dall’infanzia a questa musica, alle sue parole, a quanto rappresentano. Quindi anche all’albero di Natale, alle sue decorazioni, alle luci: certo figura pagana, in origine, ma presto simbolo di Cristo, vero albero della vita, che con la sua venuta illumina il mondo.

MARIO BOZZI SENTIERI: TUSCENDI DALLE STELLE In un mondo segnato da canti natalizi più adatti ad un musical hollywoodiano che a un luogo sacro, “Tu scendi dalle stelle” sintetizza al meglio l’idea della Natività, in un legame tra Tradizione, memoria popolare e ricordi personali. La “Canzoncina a Gesù Bambino”, composta, nel 1754, da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, è un efficace affresco della devozione verso il “Bambinello”, semplice e profonda insieme, in grado di commuovere ed educare ciascun credente, ben oltre ogni appartenenza territoriale e sociale. E poi ci sono i ricordi personali: le statuine in gesso del Presepe, l’Angelo appeso sulla capanna, segno di Regale trionfo rispetto alla piccola mangiatoia pronta ad accogliere il Bimbo divino. E naturalmente il Canto, a suggellare, di fronte alla famiglia riunita, l’Attesa e la Notte della Natività.

ROBERTO DAL BOSCO: CAROL OF THE BELLS (arrangiata dal compositore John Williams) Ho sempre amato Carol of the Bells, che è un canto di natale americana non molto conosciuta da noi. Le quattro voci raccontano, in un ostinato sempre più rarefatto, la felicità degli attesi rintocchi delle campane che annunziano il Natale.  L’ha messa in circolazione compositore americano Peter Wilhousky (1902–1978) nel 1936, copiandola però dal compositore ucraino  Mikola Dmitrovič Leontovič (1877–1921) che nel 1914 aveva riadattato una canzone del folklore ucraino chiamandola Ščedryk («munifica»). Nella musica originale, scritta per celebrare il Capodanno celebrato in primavera nelle terre slave pre-cristiane (quelle viste nei giorni corruschi ed enigmatici di Andrej Rublev di Andrej Tarkovkij), una rondine appariva a casa di una famiglia contadina per segnalare l’arrivo un anno di prosperità nei raccolti. La polifonia spiraliforme di Carol of the Bells ha misteriosamente sempre riecheggiato molto in me; è controintuitivo associarla al Natale perché ha un tono più meditativo, financo dolente, rispetto ad altri canti. Forse perché vi proietto delle questioni di calendario umano: dicembre porta via l’anno che è sempre un anno di fatiche e dolori, seppellirle è necessario per far rinascere la vita, ma è giusto registrarle come tali. Anche i Re Magi, anche Giuseppe, forse, arrivarono stanchi, dopo viaggi ed incertezze, alla mangiatoia. Essere al cospetto del Dio che nasce, il Dio che è la Vita, significa aver consumato le proprie energie, aver sacrificato. Bisogna riconoscerlo per poter vivere la gioia in modo autentico.

PAOLO GULISANO: ADESTE FIDELES Il mio canto di Natale è Adeste Fideles. Un canto dalla notevole solennità musicale, quasi una marcia reale. E in effetti le parole del testo richiamano al Re degli Angeli che si è chiamati ad adorare.  “Vedremo celato sotto un corpo umano l’imperituro splendore dell’eterno Padre.” E’ il canto della manifestazione della Gloria di Dio in un bambino in fasce.  C’è un altro aspetto per cui questo canto mi è tanto caro: l’autore era John Francis Wade, un cattolico inglese del XVIII secolo, un esule cacciato dal suo Paese a motivo della sua Fede. Il brano, musica e parole, fu redatto nel 1743, a Douai in Francia,  dove esisteva una comunità di esiliati britannici. Sembra che Wade, che era un insegnante di musica,  si fosse peraltro ispirato ad un motivo tradizionale irlandese.  Un altro motivo che mi spinge ad amare questo canto è il fatto che fosse tanto caro ai Giacobiti, i cattolici di Inghilterra, Scozia e Irlanda che si battevano per la Restaurazione della dinastia degli Stuart. Una sorta di messaggio in codice che invitava a seguire il Rex Angelorum che in codice era il Rex Anglorum, cioè il vero sovrano di diritto delle Isole Britanniche, il Bonnie Prince Charlie. Insomma. Per chi mi conosce e conosce i miei interessi e le mie passioni, non è difficile capire perché la mia scelta cada su Adeste Fideles!

LINDA MANFREDINI: QUANDO NASCETTE NINNO (Vero testo cattolico della canzone di Natale scritta e composta da sant’Alfonso e conosciuta da tutti come: “Tu scendi dalle stelle”.)

Quanno nascette Ninno a Betlemme, /era notte e pareva miezojuorno… /Maje le stelle, /lustre e belle, /se vedèttero accussí.

Solo un santo poteva scrivere questi versi per la sua bella canzone di Natale. Un santo sacerdote, che adesso in Paradiso, canta le Misericordie del Signore. Perché, quale Misericordia più grande ci potrà mai essere che scendere dal cielo e farsi piccolo – ostia, per la salvezza di molti! “La luce vera, che illumina ogni uomo, stava per venire nel mondo. Egli era nel mondo e il mondo per mezzo di Lui fu fatto, e il mondo non Lo riconobbe.” (dall’ultimo Vangelo)

Pe’ nsi’ ‘agrille, /co’ li strille,

e zompanno ‘a ccá e ‘a llá: /È nato! È nato! – /decévano – lo Dio che nce ha criato!

Sant’Alfonso, non a caso, scrive “criato” con la i al posto della e. Proprio per sottolineare il fatto che persino i piccoli grilli, in questa Santa Notte di Natale, che l’avevano riconosciuto, cantavano – col loro cri cri, le Misericordie del Signore.

ELISABETTA FREZZA: ADESTE FIDELES

Un tradizionalissimo Adeste fideles, cantato da bambini, e in una cornice che sappia, insieme, di sacro e di antico. Nulla più di questo sa ancora avvolgermi di quello spirito natalizio che mi rapiva quando ero bambina anch’io, e col mio papà andavo, sotto la neve, a raccogliere il muschio fresco per il presepio di casa, perché quello finto era un’eresia. E i ciocchi di legno e le pigne e i rami di pino. E poi c’era la messa di mezzanotte, il freddo polare per le strade ghiacciate e il calore della chiesa gremita. Adeste fideles. Venite, adoremus Dominum.

Perché il Natale ha una tonalità diversa da tutte le altre feste. Il Natale è il luogo dell’infanzia, che si perpetua per tutto l’arco della vita e ne scandisce il tempo. Ha il tocco leggero, sommesso e commosso, che chiama alla contemplazione e alla adorazione del Dio, grande eterno e onnipotente, venuto a noi come bambino indifeso. È evento delicatissimo, fatto di pensieri, di ricordi, di propositi e di speranze, di una atmosfera unica e impalpabile. Di una memoria da vivere e da tramandare.

Più che in ogni altra occasione, a Natale i piccoli possono cogliere il sacro nei gesti rituali e negli affetti famigliari trasmessi di generazione in generazione e, dietro quelli, attingere ai significati profondi che trascendono la festa e disvelano agli occhi la verità delle cose: una via privilegiata, insomma, per toccare le cose di lassù.

L’irrompere della manipolazione commerciale con la sua carica profana e dissacrante, ha reso sempre più difficile custodire questa esperienza preziosa e perpetuarla intatta. Il rumore e il frastuono che ci perseguitano ovunque si sono impossessati anche dei luoghi in cui si dovrebbe avere cura di preservare il grande tesoro della fede nel Dio che si è fatto uomo per salvare la stirpe dell’uomo. Ritmi dissonanti e parole estranee all’incanto del Natale mirano a spezzare la catena che ha legato insieme, per secoli, i padri, i figli e i figli dei figli, nel nome del Bambin Gesù.

Ma agli insulti esterni, sempre più violenti, può ancora resistere qualcosa. Può resistere la dolcezza solenne della musica, del canto e della poesia che viene da lontano. E che si fa preghiera nello spazio naturale dei nostri templi non ancora profanati. Sono tanti i motivi della tradizione liturgica capaci di elevarci a questa bellezza senza tempo e di commuoverci ancora. Ed è l’unico modo, forse, per regalare ai nostri figli un privilegio di cui noi abbiamo potuto ancora godere come bene comune. Sì che abbiano percezione viva del mistero che si compie nella Notte Santa e imparino a rendere gloria a Dio nei modi che a Dio si confanno, nonostante il mondo intorno a loro, quel Dio, voglia dimenticarlo, negarlo, offenderlo, sfregiarlo. Cancellarlo dalla faccia della terra che Egli ha creato e nella quale si è affacciato alla vita.Venite, adoriamolo. È nato per noi Cristo Salvatore.

MARCO MANFREDINI: GOD REST YE Ho riscoperto e mi sono innamorato qualche anno fa di “God rest ye merry” gentleman grazie alla versione contenuta nel CD natalizio “A very happy Mario Christmas” (2014). Il merito va senz’altro alla profonda e potente interpretazione del grande Mario Biondi nonché all’arrangiamento incalzante che accompagna dalla delicata, misteriosa atmosfera iniziale, all’apoteosi della gioia dovuta alla nascita più importante per l’umanità. Si tratta di un tradizionale natalizio inglese dall’andamento ciclico; tra l’altro è quello a cui fa riferimento Charles Dickens nel suo Canto di Natale. Nella prima strofa c’è già tutto l’essenziale di questa festa:

Dio di conceda un sereno ristoro, gentiluomo /Che nulla ti lasci sgomento /Ricorda che Cristo, il nostro Salvatore /È nato il giorno di Natale. /Per salvare tutti noi dal potere di Satana/Quando avevamo smarrito la strada /Oh novella di conforto e gioia.

Un augurio che tutti gli odierni Ebenezer Scrooge si possano presto convertire: da quello che opera con leveraged buyout a quello che pratica il quantitative easing, da quello che impone la spending review a quello che briga per una Open Society. Ma anche quello, forse un po’ più modesto, che abita dentro di noi.

ALESSANDRO GNOCCHI: ADESTE FIDELES (E TU SCENDI DALLE STELLE) Non so che cosa aggiungere a quanto è stato già scritto. Posso solo dire che “Adeste fideles” mi fa piangere alla comunione. E “Tu scendi dalle stelle” al termine della Messa, e anche quando la si sente risuonare nelle strade.

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18 commenti su “Quale è il vostro canto di Natale preferito?”

  1. Carla D'Agostino Ungaretti

    Il canto natalizio che io amo di più è “Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo” del grande s. Alfonso de Liguori. E’ una nenia tenerissima e mi piace pensare che l’Autore l’abbia composta immaginando che sia stata proprio la Madre di Dio a cantarla al Suo Bambino appena avvolto nelle fasce e adagiato nella mangiatoia. E quando ogni anno la canto, o la sento cantare dai bambini in chiesa alla S. Messa di Natale, mi sembra di sentire anche il respiro ritmico del bue e dell’asinello a fare da contrappunto.

  2. Adeste Fideles, ma assolutamente e solo in latino. Ho sentito delle traduzioni ” strepitose” , per il gran strepito del politicamente corretto e gli ululati nelle navate, dove ancora esistenti. Dire che che le traduzioni siano emetiche è più di un apprezzamento.
    Noctem quiétam et finem perféctum concédat nobis Dóminus omnípotens. Amen .

    G.Vigni

    1. Sono con lei. Me lo insegnò, in latino, il mio povero papà; il quale spesso in età più avanzata si lamentava della sua quasi scomparsa.

  3. Erennio Modestino

    Ho dovuto pensarci un po’.
    Bring a torch, Jeannette, Isabella / Un flambeau Jeannette, Isabelle. (non penso che ci sia una traduzione “ufficiale” italiana). Molto quieto e pastorale.

  4. Silvia Vivisni

    Tu scendi dalle stelle… una nenia, una ninna nanna dolcissima. Tu scendi dalle stelle… Ha un afflato cosmico. In più, mi fa pensare al Reame di Napoli, come una terra bellissima di favola. Ed ogni anfratto della costiera Amalfitana può essere lo sfondo di un meraviglioso presepio.

  5. Il canto natalizio legato alla mia infanzia è senz’altro “Tu scendi dalle stelle”, una dolce musica che fin da piccola riuscivo a strimpellare su un pianofortino per bambini, dono ricevuto dalla Befana quando ancora non era in voga babbo Natale. Tuttavia è il suo canto originale, “Quanno nascette Ninno” (che ho conosciuto tardi) che mi commuove per il suo testo gonfio d’amore e di adorazione per il Bambino Gesù. Credo che Sant’Alfonso cosa più bella non avrebbe potuto scrivere: “…Co’tutto ch’era vierno Ninno bello, nascetteno a migliara rose e sciure. Pe’ nsì ‘o ffieno sicco e tuosto che fuje puosto sott’ a Te se ‘nfigliulette e de fronnelle e sciure se vestette”…” . Meraviglioso il fieno che torna a germogliare e a fiorire al solo contatto del Bambinello che dà la vita! E meraviglioso tutto il testo che solo un santo poteva comporre.
    Vi suggerisco di leggerlo, cari amici.
    E santo Natale a tutti!

  6. Oswald Penguin Cobblepot

    “Adeste fideles”, “Tu scendi dalle stelle” e “In notte placida”. La partita se la giocano loro. LJC da Gotham, il Pinguino.

  7. “Tu scendi dalle stelle” con le le meravigliose innocenti parole di S.Alfonso De’ Liguori,riempie come nessun altro canto natalizio il mio cuore che anela a Dio!

  8. Maria Cristina

    E’ molto bello anche il Christmas Carlo che apre il coro del King’s College di Cambridge: ( in particolare la versione del 2015 che potete trovare su you tube: una voce bianca che arriva ad altezza “ angelica” introduce il tema che poi viene ripetuto da tutto il coro)

    Once in royal David’ s city

  9. Senza dubbio: TU SCENDI DALLE STELLE.

    Cantanta con mia figlia.
    La canzone che mia figlia di quasi 3 anni ricorda melgio tra tutte le altre di natale (si alla materna la insegnano ancora 😉 )

    Kerygmatico. Esprime in un minuto cosa è il Natale. Un inno a Cristo Gesù.

    è come leggere S.Paolo ai Filippesi:

    Cristo Gesù pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; a spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini;
    apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
    Per questo Dio l`ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

  10. Enzo Ricciardi

    Il canto di Natale che mi appartiene da piccolissimo, e che mi dà più gioia nell’ascoltarlo è : TU SCENDI DALLE STELLE , di S. Alfonso. Ricordo che all’albeggiare, risuonava nei nostri portoni di case popolari, il suono delle zampogne e delle ciaramelle. Assonnati, scalzi, correvamo ad aprire la porta, e restavamo incantati davanti a quei pastori che venivano da lontano e ci portavano le sole note che annunciavano il Natale. Tutte famiglie numerose,(noi eravamo 10 figli) che gustavano la magia del Natale. I “pastori ” segnavano vicino ai muri adiacenti alle porte dei puntini per ricordarsi chi voleva la novena. ..Tutti…! adesso a malapena si vede qualcuno da solo che si affaccia per una sola volta a suonare. ( E molti non gradiscono). Che peccato. Però comunque dobbiamo ringraziare che il Signore ce l’ha mandato!

  11. Andrea Griseri

    Stille Nacht , Tu scendi dalle stelle sono canti che vibrano di calda devozione popolare. Ma, forse dirò un’ovvietà, il canto che amo maggiormente è quello della Novena: Regem venturum dominum venite adoremus….Iucundare filia Sion et exulta satis filia Ierusalem…..e tutta la sequenza ,collazione amorevole di brani dell’Antico testamento (come anche il Magnificat).

  12. Cari Lettori,
    Il canto “Fantasia… ‘e Natale” (Fantasia… di Natale) composto dal M° Camillo Berardi su versi di Antonio Cimoroni, ci immerge all’interno di un presepe, circondati dai tradizionali protagonisti che animano lo stesso.
    Caratteristica principale del brano è la tonalità d’impianto della strofa, Do Maggiore, che con una linea melodica semplice, facilmente memorizzabile ma assolutamente accattivante, a tempo di marcia, riesce a raccontarci l’incanto della città di Betlemme che si prepara ad accogliere il Bambino Gesù.
    Singolare il cambio di tempo del ritornello, più vivace, che in Fa Maggiore, ma in un andamento assimilabile a quello di un Valzer, festeggia la venuta di Gesù, invita il popolo ad ammirarlo e a renderGli omaggio e culla Sua Maestà con una delicata e armoniosa ninna nanna.
    Protagonisti del racconto sono i pellegrini e il popolo di Betlemme, che tra mille bagliori e una > (grande stella), circondano Maria e Giuseppe che proteggono, con tenerezza e dolcezza, il piccolo Gesù. Caratterizzante, nel Finale, è la figura dell’asino, il quale è invitato a stare “zittu”, poiché ora è cominciata la storia del “Re”.
    Il canto è ascoltabile tramite il lik di seguito riportato:
    https://www.youtube.com/watch?v=3mgAwNAEH_4
    Un cordiale saluto a tutti
    Camillo Berardi

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