Quali armature contro lo “spirito del mondo”? – di Cristiano Lugli

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Riflessioni e testimonianze sugli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola

di Cristiano Lugli

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zlgl2311Quando si tratta della cura della propria anima, facilmente si è attirati dalla teoria, col rischio di scordare la pratica. Possiamo paragonare l’anima ad uno splendido fiore, donato da Dio. Per mantenere lo splendore di questo fiore è necessario annaffiarlo con cura; l’acqua che purifica e lascia splendere l’anima non è solo la lontananza dal peccato – che certo è fondamentale per non imbruttire il fiore – ma è la vita spirituale fondata sull’orazione e sullo sviluppo delle virtù tanto care a Dio.

È evidente che la vita spirituale non solo porterà la persona a fuggire ogni occasione di peccato, ma nel medesimo tempo permetterà ad essa di non rimanere nella posizione di stallo che spesso coinvolge chi pensa solo e continuamente a non peccare, o magari vive nella presunzione di aver già fatto abbastanza stando lontano dal male o non acconsentendo ad esso. Se così fosse, la vita dei Santi non ci avrebbe da insegnar nulla e non si comprenderebbero tutti gli estremi sforzi e i sospiri d’amore per elevare le loro anime sempre più in alto, verso Dio.

Una via ardua questa, potremmo dire la più ostacolata dal demonio: quella di impegnarsi per far splendere sempre più la propria anima. Richiede fatica, sforzo, ammissioni, mortificazione di sé e costante lotta contro il proprio orgoglio, contro il proprio Io. Giacché questa è la battaglia più difficile: imparare ad umiliare se stessi davanti a se stessi. Anche una volta che il mondo fosse ritenuto qualcosa di superficiale nella propria vita, ci si accorgerà che il proprio Io è l’autentico nemico, lo stesso che fa, illusoriamente, sussistere la percezione del mondo quale avversario da cui sfuggire.

Un vecchio monaco parlando di sé, fece un giorno questo esempio: “Quando entrai in Monastero ero contento, sentivo di aver vinto finalmente le lusinghe del mondo ritirandomi nel silenzio, dove l’esterno sembrava non poter arrivare; poco dopo mi accorsi che il mondo poteva arrivare anche lì poiché era il mio Io a creare una sorta di mondo modellato al mio stato di vita. Capii dunque che la guerra vera era da battersi contro me stesso”.

Tante buone persone – come tanti di noi in fondo potrebbero ritenersi – cedono all’inganno della teoria da sopra ordinare alla pratica, scorrendo il tempo senza che nessun progresso spirituale avvenga.

Aristotele stesso in Metafisica dice che “l’uomo per sua natura è portato a sapere”, ma la risposta a questa affermazione che di per sé è neutrale la offre l’Autore de l’Imitazione di Cristo: “ma che importa il sapere senza timor di Dio? Vale più un umile contadino che serve a Dio, di un superbo filosofo che, invece di pensare a se stesso, scruta il movimento delle stelle”.

Sempre a questo proposito è essenziale l’esempio di San Francesco d’Assisi, un vero e proprio “pazzo di Dio”, che nel momento in cui Sant’Antonio gli chiese il permesso di fondare una cattedra di teologia, lo ammonì amorevolmente: “Mi piace che tu insegni teologia ai frati, purché ciò non vada a scapito dello spirito della santa orazione e devozione, a cui devono tendere tutte le cose”.

Sembra facile a dirsi – qualcuno potrebbe giustamente pensare – ma come si può trovare il tempo e soprattutto la dimensione per protendere a queste cose, per concentrarsi veramente sui tesori primi della nostra breve esistenza? Il caos della quotidianità, il frastuono del “progresso” materiale, l’informazione estenuante a cui tutti siamo soggetti e che ad essere onesti pure ci attrae in modo particolare… Come svincolarsi da questi ostacoli che sembrano insormontabili?

Va detto principalmente che siamo davanti alla più totale assenza di metodo: l’uomo moderno (anche il cattolico) fatica a pregare, a meditare, a silenziare i pensieri. Questo perché è stato allevato ed educato male: si pensi alla stragrande maggioranza di generazioni cresciute in parrocchia, o all’interno di famiglie che, senz’altro in buona fede, hanno cessato di occuparsi delle cose spirituali perché rapite dalla frenesia del quotidiano.

Il cattolico di oggi ha perciò bisogno di una corazza, se non vuole finire nelle paludi morte di tolkeniana memoria, in cui si rimane intrappolati se non si seguono le luci finché si è in tempo.

E si può certamente parlare di “corazza” riferendosi agli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, sui quali Papa Pio XII disse nel discorso al Collegio germanico del 1952:

“Quanto all’ascetica del Libro degli Esercizi, potremmo pensare che Sant’Ignazio l’abbia scritto specialmente per la nostra epoca.”

Quanto vere queste parole, se solo si pensa alla situazione che stiamo vivendo a livello mondiale, ecclesiale, spirituale.

Si tratta del Metodo per eccellenza, capace di formare nel corso dei secoli centinaia di migliaia di cristiani fra cui anche tanti soldati in procinto di partire per la guerra, quindi con la prospettiva anche della morte.

Sant’Ignazio è stato un vero dono dal Cielo giunto in un periodo storico molto complesso e difficile per quel che riguardava la Chiesa minata dagli attacchi protestanti; forse che oggi la situazione possa considerarsi molto migliore? Ecco perché urge formarsi in modo autentico e retto attraverso i Santi Esercizi, in special modo per rendersi conto della pochezza che siamo!

Infatti “chi conosce bene se stesso – è detto ancora ne l’Imitazione – diventa spregevole agli occhi propri e non si compiace delle lodi umane”, e torniamo qui al punto iniziale.

Non disperdiamo dunque questo grande dono che ci è dato ancora oggi per intercessione di Sant’Ignazio e grazie alla grande opera di Padre Francesco da Paola Vallet (1883-1947), che è riuscito a riassumere, lasciandolo inalterato, il metodo ignaziano dei 30 giorni in 5 giorni.

Una richiesta che viene fatta al termine degli Esercizi Spirituali è proprio quella di diffondere quanto più possibile la testimonianza delle tante grazie che intercorrono durante i cinque giorni, cinque giorni di vero ed autentico ritiro spirituale.

Per questa ragione invitiamo tutti coloro che ancora non gli avessero fatti (e quanti anche nel mondo tradizionale!) a trovare la forza e il tempo per dedicare cinque giorni della propria esistenza a questo pio e santo periodo.

Non vi diremo da chi farli o dove farli, purché siate consapevoli di accostarvi solo a quei sacerdoti che predicano e organizzano gli Esercizi secondo il metodo tradizionale ed invariato.

In ultimo, ma non per importanza, riporto la testimonianza di un’amica (che ringrazio):

“Ho seguito gli esercizi spirituali secondo la regola di sant’Ignazio di Loyola al principio di novembre 2016 presso il priorato di Albano Laziale della Fraternità Sacerdotale San Pio X e li consiglio vivamente. Ero alla seconda esperienza e di certo il fatto di conoscere il meccanismo delle istruzioni da parte dei sacerdoti alternate alle meditazioni personali da compiere nella quiete della propria stanza mi ha aiutato a svolgere questo secondo appuntamento con maggiore consapevolezza e, dunque, con maggiore beneficio spirituale. Il proposito è di ripeterli una volta all’anno, o almeno ogni due, giacché molto sensibile è stata, appunto, la percezione di una crescita profonda e proficua nel percorso della fede. A quanti li intraprendessero per la prima volta do il consiglio di cuore di non scoraggiarsi: il cosiddetto “mese ignaziano” concentrato in cinque giorni può risultare in un primo momento un po’ complesso e sicuramente nei primi tre giorni di forte impatto emotivo e morale, ma la grazia che ne viene nel prosieguo è abbondante e speciale.

  L’ambiente raccolto e silenzioso dei priorati aiuta tantissimo a calarsi nella meditazione, nella preghiera – che immancabilmente si dilata e riempie i momenti liberi –, nel colloquio con i sacerdoti, nel chiarimento di sé e delle proprie difficoltà umane e interiori, nella relazione con il mondo esterno, che nei giorni degli esercizi si fa davvero estraneo e lontano, così da poter essere anche meglio osservato e valutato nella sua dimensione tutta terrena e caduca.

  Gli esercizi spirituali, se fatti con applicazione e partecipazione, e nel rispetto di un effettivo ritiro religioso dove il silenzio regna sovrano, sono impegnativi sia mentalmente che fisicamente. Ai pasti si arriva affamati. La sera ci si addormenta subito dopo le preghiere. Ma il soccorso che ne riceve l’animo è straordinario. Tornati a casa ci si rende conto di avere sulle spalle uno zainetto carico di strumenti preziosi per affrontare ogni cosa con più serenità e con più lucidità, dagli inganni subdoli del demonio (utilissima, al proposito, l’istruzione sul “Discernimento degli spiriti”) alle piccole complicazioni quotidiane. Cinque giorni consacrati al proprio spirito che sono una grazia grande di Dio.”    ( Roberta )

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Gli Esercizi sono tutto il meglio che io in questa vita possa pensare, sentire e comprendere sia per il progresso personale di un uomo sia per il futuro, l’aiuto e il progresso rispetto a molti altri”.     (Sant’Ignazio di Loyola)

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3 commenti su “Quali armature contro lo “spirito del mondo”? – di Cristiano Lugli”

  1. Grazie di questa testimonianza!
    Anch’io ho fatto gli esercizi spirituali – ben predicati – di S.Ignazio per la prima volta pochi mesi fa, la scorsa estate. Ringrazio il buon Dio di avermi dato questa possibilità, perché i benefici che ne ho ricavato sono stati davvero molti e mi stanno accompagnando lungo la vita quotidiana.
    Vale la pena dedicarvi tempo, specialmente in questi tempi così confusi: se ne esce rafforzati e di questo c’è davvero tanto bisogno. Se fatti bene, l’impegno e la fatica richiesti sono largamente ricompensati.
    P.S. A differenza della sig. Roberta, io invece, per motivi che non sto a manifestare, tranne una notte sola, ho dormito pochissimo. Trascorrevo il resto della notte con il rosario tra le mani, mentre i rintocchi del campanile del paese spezzavano il silenzio facendomi capire a che punto erano le ore. Nonostante questo, con mia grande meraviglia, rimanevo lucida lungo tutta la giornata senza perdermi una sola parola, proprio io che sono una dormigliona. Un’attenzione particolare nei miei confronti da parte di Dio.

  2. Stefano Mulliri

    Preziosissimo articolo, ringrazio l’autore e poi vorrei sapere se qualcuno è a conoscenza, di qualche luogo in Sardegna , dove si possono fare gli esercizi ” ignaziani” secondo tradizione.
    Grazie per eventuale suggerimento.

    1. Cristiano Lugli

      Grazie a lei per l’apprezzamemto, così come ringrazio la signora Claudia.
      Per quanto riguarda la sua domanda circa gli Esercizi in Sardegna non saprei, nel senso che punto trattandosi di Esercizi spirituali secondo metodo tradizionale non è facile soddisfare questa imprescindibile prerogativa. Purtroppo la situazione attuale imperversa in un gravoso stato di necessità generale, facendo sì che anche noi fedeli siamo chiamati ad uno sforzo maggiore, anche percorrendo tanti chilometri “solo” per poter assistere alla Santa Messa di sempre. Così vale per i Santi Esercizi: io le consiglierei di farli ad Albano Laziale, nel Priorato della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Se proprio fosse impossibilitato deve informarsi su qualche Istituto Ecclesia Dei in Sardegna, ma credo che non vi sia un granché. Albano Laziale ( Roma ) o Montalenghe ( Torino ) rimangono le soluzioni più sicure, seppur non troppo comode.
      Resto a sua disposizione per qualsiasi altro chiarimento.
      Un cordiale saluto

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