Quando il cattolicume incontra il mondialismo. Piccolo florilegio della dissoluzione – di Marco Toti

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Ne abbiamo viste davvero di tutti i colori, negli ultimi mesi. Un correre sempre più veloce verso la dissoluzione fatto di piccoli grandi eventi tra cui vale la pena di raccogliere fior da fiore.

Tabacci, sedicente cattolico (anche noi a volte sogniamo di essere Giulio Cesare, ma poi ci risvegliamo sudati), che permette la presentazione delle liste di “Più Africa” della Bonino, nota amante dei piccoli nel grembo materno che ha avuto anche il merito di indurre l’arguto Renzi ad accollare sul groppone della nostra nazione tutti gli sbarchi dei monoculturali “latori di un nuovo stile di vita”, dal 2014 al 2016.

Il tentativo di riesumare il patto del Nazareno da parte del plastico Berlusconi, testimoniato anche dall’intento del fido Brunetta di votare per il burocrate Cottarelli allo scopo di “tutelare i risparmiatori”, ma in realtà per fare uno sgarbo infantile a Salvini, mentre addirittura ciò che resta del PD e la stessa FI si sarebbero astenuti: tanto per confermare che il “Rosatellum” stava per riuscire nell’incredibile impresa di portare al governo chi era stato annichilito dal voto popolare.

Cicchitto, noto filantropo, definisce sull’Huffington Post “apprendista stregone” Savona (mentre Alfano e Lorenzin, col suo universalistico obbligo vaccinale “suggerito” da associazioni di beneficienza come la Glaxo, Boschi, Lotti, Madia e Fedeli sarebbero i nuovi De Gaulle?).

Un certo Buffoni, amico intimo di un certo Zucconi, cui “interessano i mercati” (gli crediamo sulla parola, ma dovrebbe dire più onestamente: la BCE), sostiene, in linea con Saviano e il mondialista Juncker (quello dei “diritti degli africani”, ossia degli invasori), che ora la priorità è “difendere i nostri fratelli immigrati”: chissà quanti ne ospita a casa sua, questo Buffoni, di questi novelli Goethe e Madame de Staël.

Una figura minima della sociologia de’ noantri, un certo Gambescia, sostiene, con originale acume storiografico, che l’alleanza Lega-M5S è affine al fascismo-movimento (o regime?): un “post” al giorno sul tema, sul suo blog ormai divenuto, come i “tweets” dello Zucconi, coraggiosamente monotematico.

Il Foglio, con tutti i suoi dissonanti megafoni della dissoluzione, afferma che l’”interesse nazionale” (su cui si avvitano anche le casuali elucubrazioni del loro sodale Gambescia) non esiste, e che Conte ricorda Hitler (che originalità).

Il notaio Cavalaglio, vicepresidente di “Una Voce Italia” che insegna alla Lateranense, già assistente dell’avvocato Zoppini (che fu sottosegretario alla Giustizia del governo Monti, consulente del ministero dell’Economia e della Banca d’Italia) posta in continuazione “retweets” di ultraliberisti, foglianti abortisti, del “geniale” C. Rocca, della Regina d’Inghilterra (nota tradizionalista) e Costantino della Gherardesca (emaciato e integerrimo cultore del sensus fidei cattolico).

I ciellini di Tempi, intanto, scelgono la strategia dell’”understatement”: non si sa mai, si può sempre raccattare qualcosa. Historia magistra vitae: i democristiani, ormai tutti morti o a rinchiusi scrivere e a raccontare le loro memorie in qualche sanatorio di periferia esistenziale, hanno quasi dogmaticamente fissato tale verità “pragmatica”.

Stranamente, Bergoglio parlka meno, o sembra limitare le sue pagliacciate mondialiste. Ma parla (o, meglio, agisce, per poi doversi ricredere due giorni dopo) il presidente della repubblica, tanto insignificativamente esangue quanto prono alle usurocrazie europoidi, che pone un veto politico su un nome prestigiosissimo (proposto, per caso, all’Economia): diffamando in realtà se stesso e i suoi lacchè, oltre che compiendo un atto politicamente folle, di fatto ridicolo e, per giunta, giuridicamente anticostituzionale. Il “Mattarellum”, bisogna essere sinceri, bisognava darglielo in testa!

Per noi, il fatto che pressoché tutti i più importanti giornali italiani siano contro l’esecutivo (altra casualità, scriverebbe Gambescia; falso!, scriverebbe la Chirico, cercando di dimostrare che Pannella era una brava persona) e che Soros chieda di indagare se Salvini è sul libro paga di Putin, è il chiarissimo segnale che si può porre una qualche speranza nel futuro operato di questo “governo del cambiamento”. Spes ultima dea: non è che ci rimanga molto altro, dopo la profluvie di “governi tecnici” architettati a tavolino dalle consorterie sovranazionali dei banditi globalisti e posti in essere dai loro sgherri, politicanti dalle lingue di velluto.

Ci chiediamo poi se il terrifico figuro appena evocato è lo stesso Soros che finanzia la ONG “Sea Watch”, che il 6 novembre 2017, mentre la guardia costiera libica interveniva nelle sue acque territoriali per recuperare “migranti” in mare, ha creato il caos, contribuendo alla morte di 50 persone in acqua. “Salvano le vite umane”: è il mantra invertito ripetuto senza requie dal salottiero situazionista (con scorta e attico a Manhattan, dove si è rifugiato per “fuggire alla cattiveria”) Saviano. Forse, intende in senso escatologico? Inutile l’ordine della guardia costiera, che chiedeva ai pirati umanitari di allontanarsi, come prevede la legge internazionale: le ONG, dimenticava la guardia, sono al di sopra della legge. Salvini è stato molto cortese, nel definirli vicescafisti.

Nel mentre, Napolitano, comunista col lasciapassare dell’Ambasciata USA da quando portava i calzoni alla zuava, ha ancora il coraggio di propalare al popolo italiano le sue esalazioni: può accadere solo in Italia.

Ma, ovviamente, il problema sono Salvini e Fontana, che – a parte l’enorme merito di aver evitato l’ennesimo “governo tecnico”: – leggi colpo di stato – intendono semplicemente far rispettare la legge: le famiglie “gay” (“arcobaleno”, come kafkaniamente ribatte via “twitter” il fine stratega Orfini) per la legge non esistono e i clandestini debbono essere rimpatriati. Qualcuno dimostri il contrario; qualcuno abbia il coraggio di dire che la legge non deve essere applicata.

Banalità. Ma è veramente giunto il tempo in cui è necessario sguainare le spade per dimostrare che le foglie sono verdi, in estate.

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4 commenti su “Quando il cattolicume incontra il mondialismo. Piccolo florilegio della dissoluzione – di Marco Toti”

  1. Sta facendo capolino la verità (speriamo non sia un sogno), nonostante le preoccupazioni e gli auspici di Bassetti & co alla “veglia per l’Italia”; e tutto il profluvio di voci contro, mi dà l’idea degli ultimi ruggiti di una belva ferita.
    Sarò troppo ottimista?

  2. tommaso chierico

    Pezzo magistrale, da sottoscrivere integralmente. Purtroppo, parafrasando Humphrey Bogart nel film “L’ultima minaccia”, si potrebbe dire… è il pensiero dominante bellezza, e non puoi farci niente.
    Tuttavia, grazie al cielo Giovannino Guareschi ci rassicura col suo ” prima o poi il Buon Dio muoverà l’ultima falange del suo dito mignolo e spazzerà via questa generazione perversa, riportando tutto in ordine”.
    A noi il compito di intensificare le preghiere affinchè ciò accada il più presto possibile.
    Tommaso Chierico

  3. Ho visto che il mio precedente commento è stato censurato in quanto non in linea con le tesi dell’articolo e i commenti lecchistici che mi hanno preceduto. A questo punto dato che volere ascoltare solo le campane che vi esaltano e che vi danno ragione, è inutile proseguire. Non riesco a comprendere tutti questi vostri attacchi al Papa, alla Chiesa, alla Gerarchia, a chi non lo pensa come Voi, uomini e partiti, che fate in nome della vostra “vera fede” e al “vostro vero cattolicesimo”. Crogiolatevi nel vostro brodo e mi auguro che l’Altissimo abbia pietà di Voi:

    1. Spero che lei sia abbastanza coerente da non avere inviato dei falsi “saluti” (peraltro offendendo i commenti di chi non la pensa come lei e dimostrando quindi tutta la sua coerenza di tollerantone verso tutto e tutti tranne che verso i cattolici) e da smettere di commentare questo sito: le auguro tante buone cose e una sincera conversione alla Fede cattolica!

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