QUANDO LA PATRIA ERA ANCORA CONSIDERATA – di Piero Nicola

di Piero Nicola

 

 

Di questi tempi, prima di discorrere di Patria mette conto rinfrescarne il concetto e la realtà. Così come S. Paolo ci avverte dei carismi, o virtù, o doti peculiari che caratterizzano diversamente gli uomini, è opportuno chiarire che i popoli possiedono personalità ereditarie altrettanto singolari, per virtù e caratteri propri. Essi si devono in parte al territorio, alla costituzione fisica, e molto alla religione, alle civili tradizioni, alla lingua, ai costumi, ai valori e ai disvalori che sta in loro adottare o abbandonare, come sta in loro preservarsi o rinnegarsi. Le nazioni esistono, per quanto siano snaturate, imbastardite e mutate: non è sufficiente nemmeno che si rinneghino, per cessare d’essere tali. Nazione e patria sono tutt’uno. Il popolo mondialmente uniformato è una chimera innaturale e detestabile.

trcLa premessa non parve necessaria quando il Cardinale Ottaviani, segretario del Sant’Ufficio e difensore della Fede al Concilio Vaticano II, tenne un discorso agli ufficiali della Piazza di Roma; discorso che cito dal testo in Itinéraires n. 73 del maggio 1963, intitolato La fede e la patria. Ma, se il porporato non si diede a precisare che cosa fosse la patria e a definirla, nel corso dell’orazione tenuta all’Angelicum, egli ricordò alcune note della madre comune:

“Quanto è bello vedere applicata l’idea della maternità anche alla patria: la madre-patria. Con tale analogia, il poeta poteva offrirsi alla patria così cantando: Ecco che io ti rendo la vita che mi hai dato. Nel nome della patria è tutto un insieme di beni che il Signore ci ha donato legandoci a un dato paese con i vincoli della nascita, della lingua, delle tradizioni e della storia. Perciò, amiamo la piccola patria del paese di nascita, il cui nome richiama il campanile […] un focolare, i genitori, gli amici di gioventù […] Perciò, amiamo la patria più grande, quella delle frontiere nazionali […] Ad essa i suoi figli devono rendere il debito con la generosità del cuore italiano, con la luce del genio mediterraneo e la saldezza della fede cristiana, già esaltata da Paolo nella sua lettera ai Romani. Il soldato italiano sa quale biasimo meriti chi rifiuta di servirla col pretesto dell’obiezione di coscienza”.

Il cardinale introduce l’argomento partendo dai tempi in cui cristianesimo e Rivelazione erano di là da venire. Pilastro dello stato fu il culto religioso: “I popoli, civili o barbari che fossero, sapevano con certezza che la semplice religione naturale contribuisce alla felicità dei popoli”. Cicerone affermava il bene dovuto al foederum religiones, “cioè alle alleanze aventi un carattere sacro”. E “quanti uomini sono distolti dal delitto, divini supplicii metu, ovvero per il timore del castigo divino; e come è sacra la stessa società civile […] essendo garantita dagli dei, quali giudici e testimoni”.

chGiunti agli albori dell’impero cristiano, Sant’Agostino avvertì che “quanti asseriscono la dottrina di Cristo essere nociva allo Stato, ci diano soldati quali la dottrina di Cristo prescrive che essi siano; provino costoro a rendere i mariti, le mogli, i genitori, i figli, i padroni, gli schiavi, i re, i giudici, i contribuenti e gli esattori del fisco come la dottrina cristiana ordina loro di essere: osino dichiarare dannoso per lo Stato questo insegnamento! Lo proclamino invece, secondo il vero, un grande sostegno e un grande beneficio per lo Stato, dal momento che viene messo in pratica”.

Né il prelato della Curia romana si contenta di elencare i soggetti della costruzione civile formati dalla Chiesa. Probabilmente intendendo prevenire la china di corruzione che si annunciava, egli estrae dal De moribus catholicae Ecclesiae del vescovo di Ippona, i principi della formazione dei fedeli a grado della loro età, dall’infanzia alla vecchiaia, nonché lo statuto familiare: “Assoggetterai le mogli a un’obbedienza casta e fedele verso i loro mariti, non per soddisfare il desiderio, ma in vista della nascita della prole e della società familiare. Metterai l’uomo a capo della famiglia, non perché approfitti della debolezza del sesso debole, ma secondo le leggi d’un amore puro. Vorrai che i figli siano subordinati ai genitori secondo un libero rispetto e, quanto ai genitori, vorrai che comandino i loro figli con una dolce autorità. Con lieve fermezza mostrerai a chi si deve rendere onore, a chi l’affetto, a chi il rispetto, a chi conviene il rimprovero oppure l’esortazione, a chi il castigo, la minaccia o la pena, dimostrando così come tutto non è ugualmente dovuto a tutti, ma che a tutti si deve la carità, e a nessuno l’ingiustizia”.

Era la stessa prassi rivelata per bocca dell’Apostolo delle genti, era una parafrasi della sua tassativa e irrevocabile predicazione.

“Ahimè, l’ignoranza religiosa del nostro tempo, e la propaganda del materialismo dialettico e storico fanno trascurare e persino rigettare l’efficacissimo apporto della Chiesa al bene della società nello stesso ordine civile; ed ecco perché tanti uomini, ignorandolo, lo condannano e lo combattono”.

Ottaviani richiama l’attenzione sul comportamento dei persecutori antichi e moderni: “Sapete che, da Nerone a Stalin, tutti hanno sempre tentato di giustificare la loro insolente e feroce ostilità verso i seguaci di Cristo accusandoli di agire contro il bene del consorzio civile”. Tertulliano, “uno degli apologeti più vigorosi e più acuti”, “fece a pezzi e spazzò via le accuse di tal genere mosse al cristianesimo; in uno stile conciso, nervoso, ma chiaro e penetrante, egli espone i benefici procurati  dalla religione di Cristo all’individuo, alla famiglia, alla società civile, mediante i precetti di fede e di morale”. Un suo detto trascorre i secoli: la Chiesa vuole una cosa sola: non essere condannata senza che la si sia conosciuta.

Sennonché “questa conoscenza è più che mai necessaria per orientarsi bene nel punto cruciale in cui oggi è venuta a trovarsi l’umanità. Il nostro tempo è straordinario: non solo per le conquiste dalla scienza e per il bene di cui siamo testimoni, ma di più per il male straripante a motivo del materialismo, fautore d’un nuovo paganesimo maggiormente odioso di quello antico, essendo aggravato dall’apostasia”.

Ottaviani giudica che si sia giunti “al bivio, mai così nettamente manifestatosi nella storia del cristianesimo e bensì dell’intero genere umano; siamo in un’epoca di avvenimenti eccezionali”, tra i quali “la celebrazione del Concilio ecumenico” e certe conquiste del progresso, che davano adito a speranze, ma “quale dissoluzione nella famiglia, quale corruzione dei costumi, quali minacce all’ordine sociale! Tuttavia dobbiamo aver fiducia in virtù delle parole del divino Redentore: Confidate, perché io ho vinto il mondo”.

Sarebbe stata fuori luogo una rivoluzione. La Lettera ai Romani sentenziava che “colui il quale si oppone all’autorità, contrasta l’ordine stabilito da Dio; i ribelli attireranno su di sé la condanna… Occorre quindi sottomettersi non solo per tema del castigo, ma anche a motivo della coscienza”. Se l’uomo deve obbedire alle leggi in coscienza, ciò non toglie che “questo obbligo di coscienza non avrebbe un valore pratico non essendo fondato sull’amore e sul timore di Dio, e sulla religione che lo insegna”. “Fare appello alla semplice coscienza civile non basta per quanti sono attaccati al proprio interesse”. “L’uomo tende alla propria felicità e, senza Dio, la cercherà in se stesso o nelle cose create, facendo un idolo del proprio egoismo. La religione, mediante il dono della grazia, dà la forza per mettere in pratica, nei rapporti sociali, le virtù che informano il mutuo rispetto secondo giustizia e carità”.

Si noti che le leggi vengono supposte abbastanza eque, mentre, di lì a pochi anni, se ne promulgheranno di empie, sempre più gravi e numerose, a pascere le perversioni.

Cionondimeno il nemico è individuato segnatamente nelle “quinte colonne al servizio dello straniero”, che agiscono anche in Italia. “Adoprando i dogmi del materialismo, hanno portato la divisione nelle famiglie, nei comuni, nelle città; seminando l’odio, hanno messo una classe contro l’altra; hanno orientato i cuori e le speranze verso un’altra patria”. “I nemici della Croce di Cristo vorrebbero avvilire la dignità umana riducendola alla stregua dei loro idoli: la tecnica, i piaceri del ventre e la bassa sensualità. Non si era mai vista tanta impurità uscire dagli spettacoli, dai libri e dalle informazioni. Si dice che è la realtà. Certo, è anche realtà, ma non tutta. Non è la più grande, non è la migliore. Con un criterio simile, perché questi signori non fanno riversare tutte le fogne nelle strade di Roma? È anche la realtà: bisognerebbe almeno metterla al suo posto, e non infettare con essa l’aria che respiriamo”.

Con quella sorta di realismo malizioso si dava l’avvio al successivo diritto al peccato, contemporaneamente propagando le tentazioni col pretesto, pure avanzato da uomini di Chiesa, che l’uomo era divenuto adulto, capace di proteggersi da solo. Si dimenticò di cancellare nell’Atto di dolore: propongo… di fuggire le occasioni prossime del peccato, e nella dottrina, il peccato di chi  trasgrediva esponendosi alle male attrattive.

“Finisco esprimendomi non solo come cristiano e come sacerdote, non solo come uomo che ha studiato il diritto pubblico, credo di poter formulare questo interrogativo anche come italiano: […] vale la pena che noi, cristiani, cattolici italiani, noi che abbiamo attuato la civiltà più luminosa, più splendida, noi che abbiamo fatto nelle nostre città tanti miracoli di grandezza e di bellezza, noi che abbiamo sempre voluto erigere i magnifici palazzi municipali accanto alle cattedrali, che abbiamo disseminato le campagne di cappelle, di immagini, di santuari, facendone una terra di Dio […] noi che non siamo mai stati origine di eresie […] con tutto ciò varrebbe la pena che andassimo a cercare le parole di libertà, di giustizia, di pace e di riscatto della società presso i nemici della Croce di Cristo? […] Dovremmo forse abbandonare la nostra libertà, la nostra dignità di cattolici e d’italiani, cadendo nelle braccia di quelli che spianano le vie alla più feroce delle tirannie?”

Il cardinale alludeva soprattutto al comunismo. Ebbene, che cosa adesso rende differente e migliore il laicismo nichilista, che ha preso possesso dei poteri, e con norme e propaganda avvelena tante anime? Irreligiosa la dottrina marxista e sostanzialmente irreligiosa quella liberale; anticattolico il mondo che fu al di là del muro di Berlino e anticattolico questo mondo internazionalista. La caduta del muro ha determinato soltanto la sostituzione e l’estensione dell’inimicizia con Dio. Se questa empietà assume l’apparenza della difesa dei diritti umani, per ciò stesso la sua azione è più insinuante e pericolosa, il suo subdolo potere è raddoppiato.

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