QUANDO L’ECONOMIA NON FA RIMA CON RUBERIA – di Piero Vassallo

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La via italiana alla prosperità

 

di Piero Vassallo                                       libro ferlito

 

Economista geniale, nutrito dalla dottrina di Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek, e pensatore impertinente, Carmelo Ferlito ha guadagnato l’apprezzata avversione della destra senza memoria compiendo spericolate immersioni nelle foibe culturali, dove la stupidità circolante da un estremo all’altro della politica per parolieri ha sepolto l’ingente patrimonio della tradizione italiana.

La prima importante scoperta di Ferlito contempla il contributo della sapienza cattolica al ragionevole e sano sviluppo dell’economia moderna.

Alla metà del XV secolo, infatti, i predicatori francescani, illuminati dalla carità, compresero che le operazioni usurarie strozzavano le imprese piccole e medie e di conseguenza rallentavano la diffusione del benessere.

I francescani promossero pertanto la fondazione di istituti di credito finalizzati ad estendere i vantaggi del prestito a tassi equi alle categorie produttive. In tal modo fu disegnato il quadro di un ordinato e virtuoso funzionamento della libertà di mercato.

Incurante del pregiudizio ideologico Ferlito osa sostenere che “Iniziò così la grande avventura dei monti di pietà, cinquecento anni di storia finanziaria al servizio del popolo. … La storia dimostra che questi istituti funzionarono e furono in grado di produrre utili anche in un sistema economico già globale. Certo, si tratta di adattare le forme, ma il principio di base rimane valido”.

La lezione impartita dai francescani del Quattrocento è applicabile al nostro tempo, tormentato dalla cieca avidità degli usurai, apprendisti stregoni intesi al ciclico scatenamento di catastrofi.

Puntualmente Ferlito indica la condizione perché avvenga l’uscita dell’economia dal divorante/soffocante delirio della finanza: “E’ necessario trovare uomini coraggiosi che credano ancora che l’economia e la finanza siano al servizio dell’uomo. … Siamo certi che una rete di istituti così funzionerebbe per le stesse ragioni per cui funzionarono i banchi di pegno francescani: perché sarebbe al servizio dell’uomo”.

Ferlito non è contrario al liberto mercato ma alle alchimie monetarie, che generano aborti valutari come l’Euro. Nei disegni degli alchimisti, infatti, non trionfano “gli ideali di libertà … ma gli ideologi della tecnocrazia che impongono la propria visione della vita senz’anima”.

Sostenuti dalle fondazioni miliardarie costituite dalla finanza iniziatica, gli ideologi diffondono il mito (falso, immorale e pernicioso) della denatalità quale strumento di sviluppo economico.

Alla demenziale chimera antivitale Ferlito oppone il realismo: “Possiamo noi davvero pensare di avere un futuro, anche economico, attraverso la stagnazione demografica in cui siamo impantanati da anni?”

Statistiche inoppugnabili dimostrano che alla riduzione della natalità segue la diminuzione del tasso di risparmio. Soffocato il risparmio, è ristretto l’indispensabile alimento della qualunque attività economica.

Del resto perché risparmiare, si domanda Ferlito: in un sistema aperto al pregiudizio contro la vita non esistono figli in grado di raccogliere il frutto delle fatiche dei padri.

La conclusione di Ferlito è che la vera risposta alla crisi sarà il sorgere, il sorgere, il rinnovarsi di un senso di comunità che appare smarrito.

A una tale conclusione Ferlito è indirizzato dal pensiero di un fascista eretico, Alberto De Stefani (1879 – 1969) un autore opportunamente sottratto all’oblio che regna nelle foibe dove sono gettate le memorie sgradite e proibite dagli iniziati ai misteri dell’usura.

Audace interprete della sfida italiana alle ideologie anticristiane, De Stefani sostenne che l’economia deve gettare le proprie radici nell’etica, se non vuole diventare un cieco strumento del materialismo.

In  un saggio pubblicato nel sito Riscossa cristiana, Ferlito rammenta la puntuale indicazione di De Stefani: “Il fare rientrare l’economia tra le scienze morali (non meccaniche, non sociali ma morali) è il più grandioso progetto di creazione di un nuovo ordine politico europeo”.

Negli scritti di Ferlito riaffiora lo scandalo dell’incompiuto Novecento italiano, l’incontro della cultura fascista con la dottrina cattolica.

In questa pagina negata e calunniata dai fanatici delle due sponde, la cultura della destra può trovare le indicazioni necessarie a intraprendere la via del vero rinnovamento.

Un cammino percorribile da chiunque intenda soddisfare il desiderio che oltrepassa l’estenuante e infecondo nostalgismo e rinuncia alle fatue e castranti abiure.

 

Carmelo Ferlito, “Dentro la crisi Combattere la crisi difendendo il mercato”,  Solfanelli, Chieti 2010.

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