Quanta malafede contro il sindaco Bitonci  –  di Giovanni Lugaresi

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Non soltanto attacchi da quel mondo laico, laicissimo, che non riconosce le radici (e dunque l’identità) giudaico-cristiane dell’Europa, bensì (e anche) da esponenti del mondo clericale e di quello legato alla fu già Democrazia Cristiana…  Nella polemica anti Bitonci si sono esercitati fior di ex democristiani, discepoli magari indiretti di Giuseppe Dossetti (sì, quello che ammirava la Costituzione dell’Urss!!!), a disquisire su questo e su quello, e sull’uso strumentale del simbolo sacro della croce, con… annessi & connessi.

di Giovanni Lugaresi

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zzbitonci“Perché non possiamo non dirci cristiani”.

Firmato Benedetto Croce. Quello stesso laico che alla Costituente, l’11 marzo 1947 aveva esortato l’assemblea della nuova Italia, ad elevare un’implorazione nientemeno che allo Spirito Santo con le parole dell’inno sublime, come lo aveva definito lui stesso, “Veni creator Spiritus…”.

Ci è venuto in mente il grande italiano, storico e filosofo dell’idealismo a proposito della polemica in atto che vede al centro delle accuse il nuovo sindaco di Padova, il leghista Massimo Bitonci.

Il quale, come le cronache hanno ampiamente riferito, fra i primissimi provvedimenti presi, ha messo il crocifisso da riappendere nelle scuole e nei pubblici uffici.

Apriti cielo! Non soltanto attacchi da quel mondo laico, laicissimo, che non riconosce le radici (e dunque l’identità) giudaico-cristiane dell’Europa, bensì (e anche) da esponenti del mondo clericale e di quello legato alla fu già Democrazia Cristiana.

Perché ci è venuto in mente Benedetto Croce in riferimento ai due “momenti religiosi”. In primis, perché Bitonci è stato accusato di voler strumentalizzare la religione. Ovviamente non vogliamo paragonare il nuovo sindaco di Padova al filoso napoletano – soltanto chi è in malafede può pensare a questa intenzione!

Vogliamo semplicemente porci e porre un quesito: ma Croce voleva ingraziarsi i cattolici? Aveva voluto strumentalizzare in quei momenti la religione a fini suoi propri? Nemmeno per sogno. Croce ci credeva in quello che diceva, consapevole che ci sono idee, valori, convincimenti appartenenti alla nostra storia, alla nostra identità e che, dunque, credenti o non credenti (come nel suo caso), quelle idee, quei valori, quei convincimenti, fanno parte della nostra identità; piaccia, o non piaccia, sono nel nostro dna, per così dire.

Bitonci è cattolico, un cattolico consapevole, e ci pare non abbia fatto alcunché di straordinario a proposito del crocifisso…

Ma – dicono i soliti sepolcri imbiancati – strumentalizza la regione. E chi lo ha stabilito? Il prelato tal dei tali? L’ex democristiano Caio, o il cattocomunista Sempronio?

Attenzione: perché se si incomincia a fare il processo alle intenzioni, a voler dare giudizi temerari, si è ben poco cattolici, e poi, si potrebbe usare un’arma a doppio taglio…

Una prima conclusione ci viene spontanea, dal versante cattolico o cattocomunista. Se quella stessa decisione l’avesse presa Flavio Zanonato quando era sindaco di Padova, chi lo avrebbe criticato? Gli stessi che fanno polemica contro Bitonci, stracciandosi le vesti? Ne dubitiamo.

Per parte nostra, chiariamo subito che avremmo applaudito, perché non avremmo tenuto conto di chi aveva preso la decisione, ma più semplicemente avremmo valutato la decisione di per se stessa. Punto!

C’è poi un’altra considerazione da fare. Nella polemica anti Bitonci si sono esercitati fior di ex democristiani, discepoli magari indiretti di Giuseppe Dossetti (sì, quello che ammirava la Costituzione dell’Urss!!!), a disquisire su questo e su quello, e sull’uso strumentale del simbolo sacro della croce, con… annessi & connessi.

Maestrini che avevano a suo tempo esercitato il potere con clientele e maneggi, così frequenti nell’ambiente della “Balena bianca”, occupando magari anche posti prestigiosi di assessore regionale.

Ebbene, si ricorderà che quei tali personaggi venivano eletti votando un simbolo di partito che non strumentalizzava forse il simbolo della croce? E già, perché l’emblema della D. C. era lo scudo crociato. Allora? Aveva fatto comodo a certuni quel simbolo elettorale, quel distintivo, quel marchio: la croce, appunto! O no?

Se vogliamo essere sinceri, siamolo fino in fondo, altrimenti si rientra nella categoria dei “sepolcri imbiancati”, cioè degli ipocriti, del fariseismo.

Taluni di questi personaggi avevano letto (magari in gioventù) qualcosa di don Luigi Sturzo, ma guardandosi poi dall’applicarlo nella pratica politica quotidiana. Infatti si tratta di personaggi assertori dello statalismo più antidemocratico, del dirigismo più deleterio, che hanno messo in un  cantuccio polveroso della memoria (e della coscienza) l’insegnamento del grande prete siciliano, prete ma non “clericale”… per il quale le male bestie della democrazia erano: “statalismo, partitocrazia, sperpero del pubblico denaro”!!!

Ma don Sturzo, fondatore del Partito Popolare non diventò democristiano! Nominato senatore a vita da Luigi Einaudi, si era iscritto al Gruppo Misto!!!

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6 commenti su “Quanta malafede contro il sindaco Bitonci  –  di Giovanni Lugaresi”

  1. Non sapevo che don Sturzo si fosse iscritto al Gruppo Misto del Senato. Notizia interessante, grazie.

    Dal punto di vista storico, come lei sa, le radici giudaiche dell’Europa non esistono. Esiste la Christianitas, iniziata nel Bacino del Mediterraneo (e in pochi altri luoghi) e poi ridotta all’Europa dalle terribili ondate islamiche in Nordafrica e nel Vicino Oriente

    1. Beh, ad essere onesti, bisognerebbe sottolineare come sia prassi consolidata quella che vuole che i senatori a vita non entrino a far parte di gruppi politici ma che aderiscano al Gruppo Misto, mantenendo una totale autonomia anche rispetto ai colleghi senatori, confluiti per altri motivi, nel loro medesimo gruppo. Detto questo non ho dubbi che, in ogni caso, don Sturzo avrebbe operato la medesima scelta!

      1. Nei nostri anni, però – nei quali il Parlamento si divide fra “Perfetti” e “Reietti”- i senatori a vita hanno più volte espresso un voto determinante per mantenere in vita il Governo dei “Perfetti”

  2. Madre mia, quanto odio fine sé stesso in questi cattocomunisti, in questi sepolcri imbiancati, farisei della doppia morale: tutto quello che fanno i sinistri va bene (perversioni incluse), tutto quello che fanno i moderati di destra è da rigettare, anche se difendono la religione o le radici cristiane del’Italia. Ricordate quanti attacchi da Famiglia Cristiana (cristiana? sic!) all’epoca del governo dei moderati? li paragonavano addirittura ai nazisti. Poveri noi, se questo è il cristianesimo di oggi, Dio ce ne scampi e liberi

    1. I cattocomunisti sono l’emblema dei sepolcri imbiancati: si autodefiniscono cattolici e cercano di rendere la società perversa e anticattolica!
      Oltre a ciò LORO si permettono di dare a NOI dei farisei!
      Si può essere più ipocriti?

  3. A dirla proprio tutta lo scudo crociato sarebbe il simbolo degli oggi detestatissimi “Crociati”. Roba da integralisti della peggior specie, salvo quando fa comodo a certi signori.

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