RASSEGNA STAMPA – 12 – a cura di Rita Bettaglio

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dall’Italia, dal Mondo – 16 dicembre 2010

rassegna stampa

 

a cura di RITA BETTAGLIO

 

 

 

IRAQ: CHIESE “MURATE” E POSTI DI BLOCCO. IL NATALE DEI CRISTIANI IRACHENI

Baghdad, 15/12/2010 (AsiaNews) – Per difendere i cristiani da potenziali nuovi attacchi durante il Natale, intorno alle chiese di Baghdad e Mosul saranno eretti muri di cinta di cemento alti tre metri. I punti di accesso alle parrocchie sono controllati dalla polizia equipaggiata di scanner e metal detector. A riferirlo è il Catholic news service. Le barriere sono la risposta del governo iracheno all’escalation di minacce e violenze contro la comunità religiosa di minoranza, sempre più nel mirino di criminalità e terrorismo islamico.

Le celebrazioni natalizie consisteranno in messe e piccole feste all’interno del perimetro delle parrocchie, ma tra i fedeli c’è frustrazione. “La tristezza della gente è ovunque. L’insicurezza e l’incertezza sono ovunque. La domanda sulla bocca di tutti è ‘chi sarà il prossimo?’” ha raccontato ad Aiuto alla Chiesa che soffre l’arcivescovo di Erbil Bashar Warda. “C’è una certa disperazione, ma qualunque cosa succeda, i fedeli sono determinati a celebrare la liturgia di Natale a ogni costo”.

Mons. Warda ha detto che le barriere e le misure di sicurezza fanno sentire i fedeli come se “entrassero in un campo militare”. A ogni modo, il presule apprezza l’iniziativa del governo per garantire la sicurezza durante l’importante festività religiosa.

Il massacro del 31 ottobre alla chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Baghdad ha ucciso 57 persone e ferite decine e decine. Almeno duemila famiglie cristiane hanno lasciato la capitale e Mosul per paura di nuove ondate di violenze confessionali.

EGITTO: PROTESTE PER IL BLOCCO ALLA CHIESA DELLE PIRAMIDI. “IL GOVERNO DISCRIMINA I CRISTIANI

Il Cairo, 11/12/2010 (AsiaNews/Agenzie) – Ancora proteste in Egitto in seguito alla durissima reazione delle forze di sicurezza durante le manifestazioni legate alla costruzione bloccata della chiesa delle Piramidi. Durante la manifestazione del 24 novembre le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sulla folla disarmata che circondava la sede del governatore di Giza, uccidendo tre persone. Un bambino di quattro anni ha perso la vita perché soffocato dai gas lacrimogeni. Molte decine di persone sono rimaste ferite a causa della brutalità della repressione della polizia; fra di essi 38 bambini.

Le forze di sicurezza hanno arrestato 168 copti, che sono ancora detenuti; fra loro ci sono 20 minori, al di sotto dei 18 anni di età, che sono rinchiusi nel centro di detenzione giovanile di Al Marg. Una richiesta per la loro liberazione è giunta anche da International Christian Concern (Icc), un organismo con base negli Stati Uniti che ha come compito quello di monitorare la situazione dei cristiani nel mondo. Il 4 dicembre scorso il responsabile dell’Unione egiziana per i diritti umani, Naguib Ghobrial, ha organizzato una manifestazione davanti all’Alta corte dell’Egitto a cui hanno partecipato sia cristiani che musulmani per chiedere la liberazione dei detenuti, in particolare dei minori, e l’incriminazione del governatore di Giza e del capo della Sicurezza che il 24 novembre autorizzarono l’uso di pallottole attive contro i manifestanti.

Aidan Clay, direttore regionale per il Medio Oriente per Icc, ha detto: “Mentre la maggior parte degli attacchi contro i copti sono commessi da gruppi di musulmani, l’attacco sui manifestanti disarmati è stato il primo, a memoria recente, autorizzato da una branca del governo e compiuto da forze di sicurezza egiziane. La persecuzione anti-cristiana in Egitto sta raggiungendo un nuovo livello, dal momento che i copti non sono solo discriminati, ma sono presi a bersaglio e uccisi dal governo. Chiediamo al presidente Mubarak di agire immediatamente per perseguire chi ha autorizzato l’attacco e liberare i manifestanti detenuti, in particolare i ragazzi. Se non fa così, sarà chiaro che il regime di Mubarak e i tribunali egiziani autorizzano e incoraggiano la violenza contro i cristiani”.


MILIONI DI PELLEGRINI AL SANTUARIO DI GUADALUPE NEL FINE SETTIMANA

CITTA’ DEL MESSICO, mercoledì, 15 dicembre 2010 (ZENIT.org).- Poco più di 6 milioni di pellegrini si sono riuniti tra venerdì e domenica per l’appuntamento annuale del popolo messicano con la Patrona d’America, la “morenita del Tepeyac”, Nostra Signora di Guadalupe.

Nonostante il freddo, pellegrini di tutto il Paese sono giunti fino alla Basilica di Guadalupe in una delle dimostrazioni d’amore per la Vergine più impressionanti di tutto il mondo cattolico.

La Basilica accoglie annualmente una media di 22 milioni di persone che si prostrano davanti alla  Guadalupana, che disse all’indigeno San Juan Diego – e con lui a tutti gli indigeni del Nuovo Mondo – di non aver paura. “Non sono forse qui io, che ho l’onore di essere tua Madre?”.

La celebrazione di Santa Maria di Guadalupe si ripete in tutti e in ciascuno dei santuari che la Patrona del Messico e dell’America ha nel Paese azteco e in varie parti del mondo, da New York a Roma.

Questa domenica, si calcola che sia entrata ogni ora nella Basilica di Guadalupe una media di 95.000 pellegrini, che passano solo per qualche secondo sotto la “tilma” (il mantello) miracolosa su cui 479 anni fa è rimasta impressa l’immagine della Vergine, quando il primo Vescovo di Città del Messico, il francescano fra’ Juan de Zumárraga, chiese all’indigeno un segno del fatto che ciò che la Vergine diceva fosse vero.

Gli indigeni del Messico davano ai fiori il significato di essere portatori della verità. Per questo, nonostante fosse il solstizio di dicembre e il colle del Tepeyac fosse gelato, la Vergine disse a Juan Diego di raccogliere delle rose e di portarle al Vescovo avvolte nel suo lungo mantello, l’indumento con cui si coprivano gli indigeni in inverno.

Per questa ragione, i fiori sono stati il dono che la maggior parte dei messicani ha deposto ai piedi della Vergine nella Basilica. Almeno il 95% del popolo del Messico si dichiara profondamente guadalupano.

L’immagine della Vergine sul mantello di Juan Diego è stata studiata da scienziati di ogni ramo del sapere umano, giungendo alla conclusione che non si può parlare se non di un miracolo, come nel caso della Sacra Sindone di Torino.

Per questo, il 12 dicembre si sono svolti a Torino l’intronizzazione di una replica della Vergine di Guadalupe e il gemellaggio delle due città, che posseggono le due immagini più belle della storia della cristianità: quella di Gesù Cristo nel sepolcro e quella di sua Madre, nell’invocazione di Guadalupe.

La “casetta” che la Vergine fece costruire sul luogo delle apparizioni sul colle del Tepeyac è oggi il Santuario più visitato al mondo


PARROCCHIA ANGLICANA DI CALGARY DIVENTA CATTOLICA: E’ IL PRIMO CASO IN CANADA  PAESE

Calgary, 03/12/2010 – La comunità anglicana di San Giovanni Evangelista a Calgary è diventata la prima parrocchia anglicana canadese a passare alla Chiesa Cattolica. Il 90% dei parrocchiani si è detto d’accordo con la decisione.

Dopo 10 mesi di incontri e riflessioni sull’offerta fatta agli anglicani dalla Costituzione Apostolica  Anglicanorum coetibus, il parroco e i suoi fedeli hanno deciso, primi in Canada, di chiedere il passaggio alla Chiesa romana.

La parrocchia in passato si era dimostrata contraria all’ordinazione femminile e al matrimonio omosessuale. Il parroco, Fr Lee Kenyon, ha spiegato che la sua parrocchia era qualcosa di anomalo in seno alla Chiesa Anglicana Canadese (CAC). Sebbene quest’ultima abbia dato inizio alle ordinazioni femminili negli anni ’70, la diocesi di Calgary ha mantenuto posizioni tradizionali e ha ordinato la prima donna-sacerdote solo nel 1989.

La struttura in cui essa s’inserirà sarà un ordinariato cui il vescovo di Toronto e le autorità ecclesiastiche stanno lavorando. E’ previsto che la comunità mantenga come parroco il presbitero anglicano che ora la guida, anche se egli dovrà ricevere l’ordinazione sacerdotale nella Chiesa Cattolica. Sposato e con due figli, il suo caso rientrerà nelle eccezioni al celibato che la Chiesa concede ai pastori luterani e anglicani che si convertono al cattolicesimo e decidono di proseguire nell’esercizio del ministero pastorale.

(Fonti: InfoCatholica e Catholic Herald)


PRESENTATO IL “DIZIONARIO DELLE APPARIZIONI DELLA VERGINE MARIA”

Roma, 14/12/2010. “Quando tacciono i segni della terra si fanno vivi quelli del cielo”: è questo, per padre Stefano De Fiores docente di Mariologia presso la Pontificia Facoltà “Marianum” di Roma, il significato delle apparizioni mariane. Se ne è parlato ieri, a Roma in occasione della presentazione del “Dizionario delle ‘apparizioni’ della Vergine Maria”, curato dal teologo mons. René Laurentin con Patrick Sbalchiero per le Edizioni Art. L’originale francese del volume è stato pubblicato nel 2007 e ora, dopo un lavoro di aggiornamento e l’inserimento di circa un centinaio di nuove voci, arriva al pubblico italiano con una prefazione del cardinale Roger Etchegaray. “L’importanza delle apparizioni della Vergine – ha sottolineato padre De Fiores all’agenzia Zenit – non sta nel fatto che illuminano o richiamano dati evangelici, ma nel rappresentare un grido di allarme per una comunità cristiana che potrebbe addormentarsi nelle abitudini della vita”. Il dizionario, con oltre 1200 pagine che racchiudono l’annotazione di circa 2400 apparizioni, “colma una lacuna e, grazie alla ricca bibliografia, costituisce un utilissimo punto di partenza per il lavoro di altri studiosi”. “Si tratta di un campo – ha affermato Saverio Gaeta, giornalista e scrittore, che ha moderato la presentazione del Dizionario – in cui è possibile applicare lo stesso rigore con cui si affrontano altri temi di inchiesta applicandolo a fenomeni che coinvolgono la trascendenza”. “L’analisi minuziosa contenuta nel volume – ha sottolineato Gaeta – dimostra che in 2000 anni di storia l’intervento della Madonna nella storia è costante e sempre in conformità con l’annuncio evangelico”. Tutti i santuari “veri”, infatti, “sono cristocentrici, portano a Gesù”. Proprio per questo motivo i santuari mariani sono tanto affollati dai fedeli: “in un periodo in cui è più difficile credere – ha concluso Gaeta – Maria prende ogni uomo per mano, come una mamma, e guida a Gesù”.

(Fonte: Radio Vaticana)

ESPERTI CRITICANO LA DISTRIBUZIONE DI PROFILATTICI IN PERU’ DA PARTE DELL’ONU

Catholicnewsagency, 14/12/2010 – Carlos Polo, direttore per l’America Latina del Population Research Institute, ha recentemente dichiarato che la donazione al Perù di 20mila ‘preservativi femminili’ per il programma di “family planning” fa parte di un “enorme business” mondiale da 33 miliardi di dollari.

Il Ministro peruviano della Salute ha annunciato il 12 dicembre che Il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite ha donato al paese 20mila preservativi femminili da usare nella campagna contro l’AIDS.

Polo ha spiegato che questi preservativi sono stati donati, ma una volta che il loro utilizzo sarà incluso ufficialmente nel programma di pianificazione familiare del governo peruviano, essi saranno venduti a prezzo di mercato e pagati coi soldi dei contribuenti.

“E’ la stessa cosa che è avvenuta con altri metodi contraccettivi”, ha spiegato.

Secondo un rapporto del Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite sono stati spesi 33 miliardi di dollari nel 2008 per il controllo delle nascite, di cui 23 miliardi provenienti dai governi dei paesi poveri e solo 10 dagli organismi internazionali.

“Contrariamente a ciò che le organizzazioni internazionali dicono”, continua Polo, “esse contribuiscono solo per poco più del 3% del costo totale”.

Il rapporto del Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite stabilisce che l’obiettivo è di spendere 65 miliardi di dollari per raggiungere quanto stabilito alla conferenza del Cairo.

“Ciò significa che il Fondo ONU ha bisogno di raccogliere fondi per le sue discutibili politiche demografiche, dal supporto alla politica cinese di un-figlio-per-famiglia, agli aborti forzati, a questa novità del preservativo femminile”, ha concluso Polo.

Il preservativo femminile, commercializzato in Italia col nome di  Femidom, è un tipo di preservativo esistente già da alcuni anni, sponsorizzato nel 2008 dalla Lila (Lega Italiana contro l’Aids), ma che non ha incontrato grande successo commerciale, data la sua difficoltà d’utilizzo. Ergo è da smerciare ad ogni costo.

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