RASSEGNA STAMPA 23 – a cura di Rita Bettaglio

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dall’Italia, dal Mondo.  5 giugno 2011

rassegna stampa

 

a cura di Rita Bettaglio

 

Ricordiamo le intenzioni di papa Benedetto XVI per l’Apostolato della Preghiera relative al mese di GIUGNO 2011

Generale: Perché i sacerdoti, uniti al Cuore di Cristo, siano sempre veri testimoni dell’amore premuroso e misericordioso di Dio.
Missionaria: Perché lo Spirito Santo faccia sorgere dalle nostre comunità numerose vocazioni missionarie, disposte a consacrarsi pienamente alla diffusione del Regno di Dio.

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Spagna: Giornata delle Comunicazioni sociali. I vescovi contro la pubblicità del mercato del sesso


In vista della celebrazione, domenica 5 giugno, della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, la Conferenza episcopale spagnola, attraverso la commissione per i media, ha diffuso un messaggio per mettere in guardia contro i pericoli della pubblicità del mercato del sesso. La Chiesa spagnola ha dato così il suo appoggio alla campagna già lanciata dal quotidiano madrileno “La Razón», per la soppressione di questo tipo di pubblicità dalle pagine dei giornali. Ma la Chiesa – riferisce l’Osservatore Romano – fa un ulteriore passo avanti e condanna in modo esplicito questo tipo di annunci, sottolineando inoltre i cambiamenti apportati dalle nuove tecnologie, come internet. La rete – si legge nel messaggio – “non può essere un terreno estraneo a una considerazione etica e morale della comunicazione umana. Non può essere aliena dalle più elementari norme di corretto comportamento nelle relazioni personali e sociali, basate sulla dignità della persona e sulla ricerca del bene comune”. Seguendo questa linea, la commissione episcopale si esprime sugli annunci a pagamento pubblicati da alcuni giornali: “Per la Chiesa la pubblicità sessuale sui mezzi di comunicazione non solo attenta alla dignità della persona, soprattutto della donna, ma danneggia quanti la promuovono o la permettono, basandosi su una cattiva interpretazione della libertà di espressione e di mercato”. Non si deve comunicare e neppure vendere o comprare tutto ciò che si può, aggiungono i vescovi spagnoli. Il ministero della Sanità, Politica sociale ed Eguaglianza, sta attualmente cercando formule per regolamentare questi annunci sui mezzi di comunicazione sociale sebbene alcuni editori di giornali abbiano espresso il loro dissenso. Il Consiglio di Stato ha dato il via libera all’iniziativa del ministero diretto da Leire Pajín, che dovrebbe essere discusso dal Congresso dei deputati nel prossimo mese di luglio. Ora la Chiesa ha espresso il suo sostegno a quanti «portano avanti la campagna di rivendicazione di una stampa libera da pubblicità e annunci di commercio sessuale». E tra questi c’è anche “La Razón”.

(Fonte: Radio Vaticana)

LIBANO: il Patriarca cerca di unire i “fratelli nemici”

Beirut, 04/06/2011, (AsiaNews) – Dopo aver riunito i quattro principali capi politici della comunità maronita, il patriarca Béchara Raï ha presieduto il 2 giugno le assise maronite allargate, a cui hanno assistito deputati e personalità provenienti da tutti i diversi punti di vista politici.

Il patriarca ha cercato di unire i “fratelli nemici” su temi non conflittuali, ma vitali, che riguardano tutti i maroniti e tutti i cristiani del Libano al di là delle differenze che segnano la vita politica libanese e le legittime diverse prese di posizione. Ha ricordato che è bene attento a non mescolare religione e politica, e ha giustificato la riunione di Bkerke con la situazione eccezionale che il Libano e il Medio oriente stanno vivendo, in cui la Chiesa deve giocare un ruolo di catalizzatore.

Ieri sono stati toccati due grandi dossiers. La vendita massiccia di proprietà cristiane a non cristiani, e quello della presenza cristiana nell’Amministrazione e nei servizi pubblici. Il Centro di ricerca e documentazione della Chiesa maronita (Cmdr), presieduto da Camille Zeidan e l’associazione Labora hanno preparato due studi sui temi in questione. Camille Zeidan è stato a lungo responsabile del Segretariato per le scuole cattoliche. L’associazione Labora, presieduta da Tony Khadra, sacerdote dell’ordine degli Antonini, è relativamente giovane e aspira al ruolo di Agenzia d’impiego per i cristiani.

La vendita delle proprietà è stata evocata più volte nel corso di questi anni in Libano e in seno alla Chiesa. Se ne è parlato anche durante il Sinodo sul Medio oriente organizzato a Roma nell’ottobre del 2010. Il bilancio stilato durante la riunione di Bkerke non sembra così catastrofico come si poteva temere: di fronte alle cifre, le paure diffuse si sono dissipate.

Resta però il fatto che grandi quantità di terreni sono stati acquistati da non cristiani durante gli ultimi decenni, e in particolare nella regione di Jezzine, nel sud del Paese, dove una sola persona ha acquistato più di tre milioni di metri quadrati. In un Paese piccolo come il Libano (10.452 km quadrati) è molto, per un uomo solo.

Ci si ricorda che nel corso degli anni ’90, gli Hezbollah sono stati accusati di acquisto massiccio di terreni nella regione di Jezzine; alcuni deputati cristiani e drusi hanno accusato questo partito islamico vicino all’Iran di volerne fare una zona di popolazione sciita, per legare, demograficamente, il Libano meridionale alla Bekaa; due zone a predominanza sciita.

Ma gli acquisti massicci di terreno non si limitano al Libano meridionale, hanno constatato le personalità riunite a Bkerke. Si estendono anche alla regione di Koura e di Zghorta, vicine alla città a prevalenza sunnita di Tripoli, nel Libano del nord. Questi acquisti suscitano anche là l’inquietudine della popolazione, che teme una colonizzazione progressiva e l’estensione della presenza musulmana sunnita in regioni a predominanza cristiana.

La Costituzione libanese ha riaffermato il diritto di residenza per ogni libanese in ogni punto del territorio. Questo è accaduto come reazione alla guerra del 1975-1990, e a un piano che voleva ridistribuire la popolazione libanese in cantoni su base confessionale.

La preoccupazione del patriarca maronita e di alcuni deputati libanesi, come Boutros Harb, non è legata al fatto che i libanesi possano mescolarsi;  ma piuttosto alla necessità che ciò accada in maniera spontanea e naturale. Ci si oppone a una pianificazione comunitaria dei luoghi di residenza a fini ideologici o politici. E questo in nome e a causa dei principi enunciati dalla Costituzione.

Per esempio, a Beirut, quartieri a maggioranza sciita cominciano a premere su altri a prevalenza cristiana. In alcuni casi si sono fatte pressioni politiche e militari sui cristiani affinché cedessero le loro proprietà; e in altri casi è stato necessario fare pressione su musulmani che occupavano illegalmente proprietà cristiane affinché se ne andassero. Questo tema può dunque trasformarsi da personale a fonte di preoccupazioni comunitarie.

Nel Monte Libano sono in corso trattative affinché gli Hezbollah restituiscano una superficie di tre milioni di metri quadri occupata illegalmente, e appartenente al Patriarcato maronita. Ai deputati maroniti che assistevano alla riunione, così come ai sindaci e ai responsabili di comunità di tutto il Paese è stato chiesto di essere vigilanti su questo punto, e di coordinare le loro azioni preventivamente con il Patriarcato.  Si è parlato anche, ancora un volta, della creazione di un fondo finanziario, sotto la supervisione del Patriarcato maronita, destinato ad acquistare le proprietà messe in vendita da cristiani per una ragione o un’altra; e soprattutto se la vendita è motivata dal bisogno.

Il secondo dossier riguardava la presenza cristiana nell’Amministrazione. Alcune campagne tese a incoraggiare i cristiani a entrare nei servizi pubblici, e in particolare nelle forze dell’ordine, hanno portato buon frutto. Nel momento di più forte disaffezione verso lo Stato da parte dei cristiani si era al 15% di presenza nell’Amministrazione; ora si è al 24%.  Non è una cifra negativa, per una comunità che rappresenta circa un terzo della popolazione totale del Libano. Tanto più che la regole di parità islamo-cristiana, obbligatoria in parlamento e fra gli alti funzionari non si applica in questo campo. E’ vero che c’è chi chiede che la legge sulla parità sia applicata in tutti i gradi dell’amministrazione; ma ci sono poche possibilità che la proposta venga accolta.

Alcune forze politiche hanno chiesto che la prossima volta le assise maronite di Bkerke si amplino fino a diventare assise cristiane. Non c’è una data per il prossimo incontro, che sarà preparato da una commissione guidata da un vescovo.

03/06/2011 11:21

VATICANO – CINA
Mons. Savio Hon: Vescovi cinesi, non abbiate paura di dire no alle pretese di Pechino
Bernardo Cervellera

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Ogni divisione nella Chiesa provoca dolore in tutto il Corpo e tutto il Corpo rimane sanguinante”: è il commento di mons. Savio Hon, segretario di Propaganda Fide, alla notizia che in Cina si prepara un’altra ordinazione episcopale senza il mandato del papa.

Il vescovo, salesiano di Hong Kong, da diversi mesi nel suo nuovo ruolo in Vaticano, esprime solidarietà ai vescovi e ai sacerdoti sottomessi a pressioni e a minacce, ma chiede loro anche di rifiutarsi di obbedire alle pretese del regime che vuole costituire una Chiesa “indipendente” dalla Santa Sede e totalmente sottomessa allo Stato.

Mons. Hon racconta anche che coloro che si sono ribellati al volere del Partito – come mons. Li Lianghui (di Cangzhou, Hebei) – ora subiscono isolamento e sessioni politiche (lavaggio del cervello). Ma ribadisce che i sacerdoti e i vescovi cinesi devono tenere “la schiena diritta” di fronte a tutte le pressioni, per amore all’unità della Chiesa e nel solco lasciato da tanti eroici testimoni della fede negli scorsi decenni.

Il segretario di Propaganda Fide rivela anche che i vescovi illeciti non hanno diritto al ministero pastorale e che la Commissione vaticana per la Chiesa in Cina sta elaborando alcune direttive per salvaguardare la Chiesa cinese dalla divisione e dallo scandalo provocato ai fedeli. Ma fa notare che vi sono anche teologi americani ed europei che parteggiano per una Chiesa “indipendente” e che diffondono in Cina il germe della divisione.

Mons. Hon, che per diversi anni ha anche visitato e insegnato nei seminari cinesi, si mostra favorevole alla beatificazione del card. Ignazio Gong Pinmei, nominato cardinale in pectore da Giovanni Paolo II e morto nel 2000, anche se vi sono “problemi tecnici”.

Infine, il vescovo cinese di Hong Kong, sottolinea amareggiato che di continuo il Vaticano chiede la liberazione dei vescovi in prigione (mons. Giacomo Su Zhimin di Baoding; mons. Cosma Shi Enxiang di Yixian), ma il governo di Pechino non dà mai risposta.

Ecco l’intervista integrale a mons. Savio Hon:

È giunta voce che il 9 giugno prossimo ci dovrebbe essere una nuova ordinazione episcopale illecita ad Hankow (Wuhan, Hubei), senza il mandato del papa….

Questa notizia mi preoccupa, preoccupa il papa e soprattutto tutta la Chiesa di Cina. Da quello che so, i fedeli di Hankow hanno reagito e con in mano il codice di diritto canonico hanno chiesto al governo e all’Associazione patriottica di non fare questo gesto ed evitare questa ordinazione.

Sembra che anche il candidato, p. Shen Guoan, non voglia farlo. Ma purtroppo in questi tempi non abbiamo molte notizie su cosa pensa il candidato. Ma da fratello a fratello, voglio dire a p. Shen: Ho fiducia in te, perché tu agisca nel modo giusto: E non c’è altro modo giusto se non rifiutarsi di accettare.

Quanto grave è un’ordinazione illegittima?

La Chiesa è un Corpo, di cui Cristo e il capo e noi siamo le membra, perfettamente uniti nello Spirito Santo. È un fatto mistico e sacramentale. Ogni atto di divisione – come questa ordinazione episcopale illegittima – è un atto di divisione della Chiesa e provoca grande dolore per tutto il corpo, come strappare un membro dal corpo vivo. Tutto il corpo rimane segnato e sanguinante.

Poi c’è la conseguenza: più avvengono ordinazioni illegittime, più appare che la Chiesa in Cina – o alcune parti – sembra voler costruire una Chiesa tutta diversa, una comunità che non ha nulla anche fare con il Santo Padre.

Come mai, alcuni, pur sapendo questo, organizzano e preparano ordinazioni illegittime? Si dice che l’Ap stia preparando almeno dieci ordinazioni episcopali…

A me è difficile giudicare, ma da quel che si vede, è chiaro che sacerdoti e vescovi sono sotto pressione. Ma questa pressione mi sembra meno forte di quella che altri nostri fratelli hanno subito negli scorsi decenni: oggi non si rischia i lavori forzati, la prigione, la morte. Il governo di oggi non fa queste cose.

Certo, se i vescovi e i preti non si sottomettono, saranno certo puniti in vari modi. Ad esempio, si possono perdere le sovvenzioni dello Stato per la diocesi; si creano ostacoli al lavoro pastorale quotidiano; vi sono penalizzazioni nella carriera (es.: non li si promuove nell’assemblea consultiva del governo); o non ricevono permessi per andare all’estero o di girare all’interno della Cina; o li costringono a subire corsi di rieducazione.

Ne abbiamo un esempio: Li Lianghui, il vescovo che si è rifiutato di partecipare all’Assemblea dei rappresentanti cattolici lo scorso dicembre, adesso sta subendo sessioni di rieducazione. Ma proprio questo esempio mostra che è possibile rifiutare di sottomettersi.

Un’altra cosa che può pesare è l’isolamento forzato dagli altri vescovi o dai sacerdoti, o dai fedeli.

Davanti a queste punizioni, vi sono vescovi che resistono e altri che sono deboli. Il governo sa scegliere i suoi candidati fra quelli che sono più fragili e più disposti al compromesso.

Certo vi siano anche opportunisti che accettano il compromesso e lo rivestono di alte motivazioni: lo facciamo per il bene della Chiesa; abbiamo bisogno delle sovvenzioni dello Stato; è urgente l’evangelizzazione; ecc… Ma questo è un bene falso: quando la Chiesa è staccata dalla pietra, da Pietro, automaticamente la Chiesa diventa debole.

In ogni caso, tutte queste punizioni a cui si può andare incontro, non sono sufficienti per non resistere. Se poi uno si sottomette, di fatto compie un atto pubblico, che crea scandalo ed è una contro-testimonianza verso i fedeli, e indebolisce la storia eroica di tanti vescovi che hanno resistito.

Al presente vi sono diversi candidati all’episcopato che resistono e che non vogliono essere ordinati senza tutte le garanzie canoniche e il mandato del papa.

Il papa, ricordando la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina, ha chiesto di pregare per coloro che sono tentati dall’opportunismo….

Tutti i candidati sacerdoti sono nostri fratelli e questo ci deve spingere a comprenderli, e a sostenerli. Ma questa comprensione non deve viziarli e spingerli a gesti negativi. La nostra compassione deve renderli più forti nei momenti difficili. Del resto, se tu mantieni la schiena dritta, il governo non ti tocca; se invece tu ti mostri facile a piegarti, al compromesso, il governo approfitterà di te.

Vi sono candidati vescovi che hanno puntato i piedi e che non hanno accettato di essere ordinati da vescovi scomunicati; o finché non fosse arrivato il mandato papale. Davanti alla loro ferma posizione, il governo non ha potuto fare nulla.

Cosa fa la Santa Sede per questi candidati?

Da parte nostra occorre impegnarci di più per la formazione del clero, perché in seminario crescano dei leder, delle persone con la schiena diritta. Purtroppo, da una parte, dall’esterno noi possiamo fare poco; dall’altra mi accorgo che il governo stesso tiene d’occhio i giovani e cura e forma i suoi candidati che piegherà volta per volta. Comunque, a nessun governo piace una persona opportunista. Perché queste possono cambiare idea e verranno sempre usate e poi gettate via.

Nella situazione in Cina, vale la pena consigliare a vescovi e sacerdoti che se essi si sentono deboli o incapaci di resistere alle pressioni, che domandino di essere esonerati dal servizio pastorale, avere il coraggio di sospendere il ministero.

Costruire una Chiesa indipendente conviene al governo?

Al governo in fondo interessa solo che ci sia una Chiesa che possa distribuire i sacramenti ai fedeli cinesi e agli stranieri che si trovano in Cina. Questo fa credere che ci sia libertà religiosa nel Paese, anche se dal punto canonico e teologico vi sono problemi.

La Cina si ispira al principio “Il governo prima, la religione dopo”. Il punto è che non si definisce fino a che punto la religione deve venire al secondo posto.

Praticare per lungo tempo il metodo della auto-elezione e della auto-ordinazione (senza il mandato papale) prima o poi distrugge la Chiesa e prima o poi nemmeno i fedeli andranno da quei vescovi separati dalla Santa Sede.

D’altra parte, i sacramenti dati da un vescovo illegittimo sono validi…

Finora, la Lettera del papa precisava che per il bene dei fedeli, si poteva – in circostanze eccezionali – ricevere il sacramento valido, ma illecito di un vescovo illegittimo. Ma se questa situazione diventa una costante, temo che si dovrà rivedere questa indicazione e spiegare ai fedeli, cinesi e anche stranieri, che non è possibile ricevere il sacramento da loro. Se infatti si continua a non fare alcuna differenza, i fedeli non capiranno più chi è fedele al papa e chi no e si rischia di confondere la fede dei semplici.

L’indicazione di poter usufruire dei sacramenti dei vescovi illegittimi può servire in situazioni di emergenza, ma non fa crescere la comunione nella Chiesa. E’ un modus non morientis, ma non un modus vivendi: è un’indicazione perché la Chiesa non muoia, sopravviva, ma non è qualcosa che aiuta la Chiesa a vivere e a crescere.

Quanto dico è in linea con le molte richieste che vengono dalla Chiesa in Cina, che domandano al Vaticano di precisare e di dare indicazioni precise su come i fedeli e i sacerdoti si devono comportare verso i vescovi illegittimi.

Dopo l’ordinazione illegittima di Chengde, la Santa Sede ha emesso un comunicato molto preciso, condannando il gesto…

Sì, ma non ha detto una cosa: non ha distinto fra il potere episcopale e il ministero pastorale. Uno diventa vescovo per l’ordinazione sacramentale, ma diviene pastore di una parte del popolo di Dio per il mandato del papa. Ciò significa che un vescovo illegittimo ha sì carpito l’ordinazione ed è quindi vescovo, ma non ha alcun diritto di dirigere i fedeli perché non ha il mandato papale. Nel caso di Chengde, l’ordinazione è valida (anche se illecita), ma il nuovo ordinato non ha alcun potere di guida sul suo gregge. Ciò significa che i fedeli di Chengde non hanno il dovere di ubbidirgli e lui stesso non ha il potere di ordinare sacerdoti.

Con tutte queste minacce di ordinazioni illecite, queste difficoltà, ci sono segni di speranza nella Chiesa in Cina?

Molti sacerdoti, insieme ai fedeli, seguono la dottrina cattolica e non ubbidiscono ai vescovi illeciti. Ma non so fino a quando questo potrà durare. Per questo è importante la formazione nei seminari.

Una cosa che va sottolineata è che i fedeli della Cina si ispirino alle parole del nuovo beato Giovanni Paolo II: Non abbiate paura. Queste parole, il papa le ha dette all’inizio del suo pontificato: veniva fuori da poco dalla Polonia, da un Paese dove la Chiesa era perseguitata e dove sembrava ci fossero poche speranze di riuscita. E invece, il “Non abbiate paura” è stato efficace. Lo stesso card. Casaroli non poteva prevedere che il regime comunista sarebbe caduto in un batter d’occhio.

Penso che per uscire da questa situazione di ambiguità in cui siamo, è importante domandare ai vescovi che si sono trovati a compiere gesti contrari al mandato del papa (ordinazioni, assemblee, ecc…) di fare dei gesti pubblici di penitenza.

Cosa può fare la Chiesa universale?

Da parte nostra dobbiamo aiutare questa Chiesa a vivere la fede e a non piegarsi di fronte alle richieste che minano il cuore profondo della fede cattolica e il rapporto col papa. Purtroppo c’è una teologia in America e in Europa che sta penetrando anche nella Chiesa cinese. Questa teologia rivendica proprio l’autonomia nella scelta dei vescovi e l’indipendenza dalla Santa Sede. E così vi sono persone in America e in Europa che spingono i vescovi cinesi a comportarsi così. “Se riuscite voi – dicono – noi poi vi seguiamo”.

Come si vede, fino a poco tempo fa i problemi di “indipendenza” e autonomia” erano solo a livello del rapporto col governo. Adesso sono anche a livello teologico.

Talvolta sembra che anche la Santa Sede, invece che dalla preoccupazione pastorale, sembra dominata dalle paure politiche, troppo desiderosa di rapporti diplomatici ad ogni costo. Ad esempio quante volte la Santa Sede chiede la libertà per i vescovi che sono in prigione?

In tutti gli incontri con rappresentanti del governo cinese noi insistiamo di continuo per la liberazione di questi nostri fratelli. Ma il governo non ci dà retta. Questi vescovi sono anziani, malati: la loro liberazione dovrebbe essere anche un atto umanitario. Ma purtroppo non riceviamo risposta. Forse bisognerebbe fare degli appelli pubblici, invece che a tu per tu.

Vi sono cattolici sotterranei che domandano venga iniziata la causa di beatificazione del card. Ignazio Gong Pinmei. Lei cosa ne pensa?

E’ difficile, ma solo in senso tecnico. Spetta infatti alle diocesi cinesi, alla Chiesa locale di raccogliere documentazione e presentarlo alla Congregazione dei santi. Se questo avviene, senz’altro il Vaticano lo prenderà in considerazione. Nel caso del card. Gong, essendo lui il vescovo di Shanghai, c’è forse il problema di mettere d’accordo la comunità sotterranea e quella ufficiale di Shanghai. Ma non è impossibile. Lo stesso vale per i tanti martiri del periodo comunista, morti nei lager o in prigione o di stenti, durante questi ultimi decenni. Se ogni diocesi raccoglie la documentazione su questi martiri, vale la pena inviarla a Roma e iniziare il processo formale per la beatificazione. Se la diocesi ha la possibilità di lanciare il processo, noi saremmo felici.

SAN FRANCISCO: IN MIGLIAIA AL ROSARIO PUBBLICO

San Francisco, CA, 02/06/2011 ( catholicnewsagency).- Cinquant’anni dopo il rosario pubblico del 1961 cui parteciparono oltre mezzo milione di persone a San Francisco, un gruppo cattolico di laici sta organizzando lo stesso evento per ottobre 2011.

Gli organizzatori hanno dichiarato alla CNA il 1 giugno che sono attesi migliaia di fedeli. on June 1

Il 15 ottobre la sezione di Bay Area della Legion of Mary, un’organizzazione cattolica di laici fondata a Dublino il 7 settembre 1921, ospiterà la Crociata del Rosario Familiare. L’evento si terrà nella centralissima Civic Center Plaza di San Francisco, con inizio a mezzogiorno.

Guiderà la cerimonia Padre Andrew Apostoli, C.F.R., co-fondatore dei Franciscan Friars of the Renewal (Frati Francescani del Rinnovamento), noto personaggio e autore televisivo.

David Marten, capo del consiglio della Legione per l’arcidiocesi di San Francisco, ha dichiarato che ogni anno “la Legion of Mary porta il suo contributo ad un evento significativo per l’arcidiocesi”.

“Quest’anno il nostro obiettivo è di promuovere la devozione alla Vergine e a Gesù Cristo,” ha detto Marten.

Negli anni ’50 e ’60, il sacerdote della Santa Croce, padre Patrick Peyton ha guidato rosari pubblici in vari paesi del mondo. Quest’anno è il 50mo anniversario del  Rosary Rally del 1961 ai Polo Fields nel Golden Gate Park di San Francisco.

Quell’evento riunì 550mila persone, diventando uno dei più grandi incontri nella storia di San Francisco.

Padre Lawrence Goode, direttore spirituale della Legion of Mary, ricorda il carisma di padre  Peyton quando partecipò all’eventoi del 1961.

“In quei giorni andammo porta a porta per invitare la gente,” ricorda padre Goode. “P. Peyton era un sacerdote fantastico, amico di stelle del cinema e celebrità, ma rimase sempre molto semplice.”

“Sa fu P. Peyton a rendere popolare la frase ‘la famiglia che prega insieme, resta insieme’. La sua idea oggi è ancora più importante di allora.”


USA E CANADA: CATHOLIC PRESS ASSOCIATION CELEBRA 100 ANNI DI ATTIVITA’

Fondata nel 1911, la Catholic Press Association degli Stati Uniti e Canada offre a tutti quelli che lavorano nei media cattolici l’opportunità di essere parte di qualcosa di più grande del loro singolo mezzo di comunicazione. Con oltre 500 membri, la CPA raggiunge oltre 26 milioni di persone, dando voce alla chiesa e testimonia la presenza di Dio nel 21mo secolo. L’associazione nacque il 19 maggio 1911 a Columbus, Ohio in occasione del primo meeting degli editori e della stampa cattolica di Stati U niti e Canada. L’idea dell’incontro fu di Edward J. Cooney che così espresse la sua visione: “ Da questo incontro non potrà venire altro che bene. Uno scambio di idee, suggerimenti o piani  per il futuro dei nostri rispettivi giornali, da un punto di vista editoriale e di business, porterà non solo benefici a noi, ma anche alle persone che intendiamo servire, i cattolici degli Stati Uniti”

Il Catholic Advertising Network è una sussidiaria di proprietà della Catholic Press  Association e si occupa delle inserzioni pubblicitarie sulla stampa cattolica. Essa offre il vantaggio unico di essere la rappresentante ufficiale di giornali e riviste diocesane  cattoliche.

Con più lettori che il New York Times, il Washington Post e USA Today messi insieme, la stampa cattolica offre un’opportunità unica per gli inserzionisti.  Essa raggiunge i 12 milioni di lettori delle 190 pubblicazioni diocesane.

Con queste iniziative la stampa cattolica nord-americano ha senz’altro unito le forze in un campo, quello dell’editoria in cui essere piccoli è una difficoltà notevole.

THE TREE OF LIFE: PALMA D’ORO A CANNES, MA NON È TUTTO ORO

NEW YORK (CNS) – Per il suo quinto film, il regista e produttore cinematografico Terrence Malick prende come sdoggetto niente meno che l’universo e il nostro posto in esso. ‘Ruminazione’ metafisica che lascia briglia sciolta allo stile impressionistico dello scrittore-direttore,”The Tree of Life” (Fox Searchlight) è bello e spesso commovente.

Tuttavia lo sforzo ambizioso si rivela vago e insoddisfacente a motivo della sua troppo schematica premessa, la giustapposizione di natura e grazia, e dell’ammiccante propensione alla spiritualità New Age piuttosto che alla fede in Dio.

Senza tentare di spiegare definitivamente il mistero dell’esistenza, Malick cerca d’essere comprensivo e si nasconde dietro a un messaggio d’amore compatibile col cristianesimo (e molte altre visioni del mondo), un inno teologicamente sospetto alla natura.

La vicenda narrata dal film riguarda  Mr. e Mrs. O’Brien (Brad Pitt e Jessica Chastain), una coppia del Texas che cresce un figlio negli anni ’50. Dopo aver iniziato con una citazione dal libro di Giobbe e aver mostrato gli O’Briens alla vigilia di una tragica perdita, Malick traccia un ritratto di un padre rigido, professionalmente frustrato, che è cresciuto cinico.

Il loro figlio maggiore, Jack (interpretato da un debuttante Hunter McCracken), si scontra con la disciplina paterna e fa esperienza dei tipici limiti della propria età. Vediamo anche un Jack cresciuto, architetto poco socievole appesantito da un incipiente senso di colpa.


Alternate a questi passaggi ci sono sequenze astratte che illustrano le origine dell’universo e cambiamenti del mondo naturale. Utilizzando per la prima volta effetti speciali, Malick crea immagini primordiali sia a livello cosmico che cellulare, fantasie celesti, mutazioni microscopiche, gas, paesaggi marini colorati e deserti. C’è anche una scena con dinosauri. Ogni cosa è accompagnata dalla squisita musica del compositore Alexandre Desplat, molti cori dal suono sacro.

Da un punto di vista teologico, “The Tree of Life” si può definire profondamente spirituale, ma non religioso. Sebbene i riferimenti a Dio siano numerosi – infatti i personaggi si rivolgono dorettamente a Lui durante la narrazione, l’agnosticismo di Malick vince su tutto. Egli lascia la porta aperta a Dio, ma sembra sostenere una forma di panteismo o di animismo che pone il mondo naturale e il genere umano sullo stesso piano.

La Catholic News Service classificazione è A-II – adulti e adolescenti. La Motion Picture Association of America lo definisce PG-13 – sconsigliato al di sotto dei 13 anni e comunque  non senza la presenza di un genitore. Alcune scene possono essere inappropriate per bambini al di sotto dei 13 anni.

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