RASSEGNA STAMPA 24 – a cura di Rita Bettaglio

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dall’Italia, dal Mondo – 13 giugno 2011

RS

 

a cura di Rita Bettaglio


UGANDA: ALLARME DEL VESCOVO DI LUGAZI SULLA CRESCITA DEL FONDAMENTALISMO ISLAMICO


12/06/2011 –  Per poter contrastare la crescita dell’influenza del fondamentalismo islamico occorre una educazione più mirata. E’ l’appello lanciato dal vescovo di Lugazi, nell’Uganda centrale, mons. Matthias Ssekamanya, nel corso di una visita alla sede dell’opera internazionale di diritto pontificio “Aiuto alla Chiesa che Soffre” a Königstein, Germania. Parlando della situazione del Paese, il vescovo ha detto che i musulmani hanno assunto ruoli chiave in diversi importanti Ministeri ugandesi, compresi quelli dell’economia e dell’istruzione. Le statistiche ufficiali dicono che circa il 12% dei 33 milioni di ugandesi siano seguaci dell’Islam, mentre le fonti musulmane affermano che tale percentuale sia del 33%: e il radicalismo si va sempre più diffondendo. Mons. Ssekamanya ha anche evidenziato che queste statistiche sulle appartenenze religiose sono spesso utilizzate come strumenti politici. Il vescovo sostiene inoltre che nella sua diocesi, prevalentemente rurale, occorre uno sforzo maggiore per incrementare l’educazione e contrastare così l’influenza del fondamentalismo islamico. Circa il 42% del milione e mezzo di persone comprese nella diocesi di Lugazi sono cattoliche. La diocesi attualmente si occupa di 194 scuole primarie e 26 secondarie, frequentate da 75 mila studenti, assistiti da 2.300 insegnanti. Obiettivo del vescovo è migliorare la qualità dell’istruzione e la formazione dello staff, perché l’educazione scolastica sia in grado di dare una solida formazione umana in modo da offrire al maggior numero di studenti la possibilità di frequentare l’università. Inoltre, visto che l’istruzione non è un compito limitato solo alle scuole, mons. Ssekamanya vuole concentrare i suoi sforzi anche sull’apostolato della famiglia: “Vogliamo rafforzare la consapevolezza della dignità del matrimonio e della famiglia tra i fedeli, i genitori hanno un ruolo profetico nella vita parrocchiale” ha affermato nel suo intervento diffuso dalla Catholic News Agency. (R.P.)

(Fonte: Radio Vaticana)


NIGERIA : ATTACCHI DI ESTREMISTI ALLA CATTEDRALE CATTOLICA


Maiduguri (Agenzia Fides) – “La Cattedrale di St.Patrick ha subito seri danni, con porte e finestre distrutte, l’intero edificio è stato scosso dalle fondamenta dalla violenza dell’esplosione” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Oliver Dashe Doeme, Vescovo di Maiduguri, capitale dello Stato nel nord della Nigeria. Nel pomeriggio di ieri, 7 giugno, un gruppo armato ha fatto esplodere un ordigno nei pressi della Cattedrale. Sono state colpite anche due stazioni di polizia, in una serie di attacchi coordinati attribuiti dalle autorità locali alla setta Boko Haram. Il bilancio degli attacchi è di 11 morti. “La situazione a Maiduguri è molto tesa” dice Mons. Doeme, che ricorda come solo “due settimane fa un’altra chiesa cattolica è stata bersaglio di un attentato con esplosivi, così come una scuola secondaria”.
Boko Haram significa in lingua haussa “l’educazione occidentale è un peccato”. La setta si è resa responsabile di diversi attentati nel nord della Nigeria. Il 6 giugno un leader religioso islamico, che si opponeva alla setta, è stato ucciso in un attentato a Biu, una città a sud di Maiduguri.

(Agenzia Fides 8/6/2011)


PAKISTAN: FARAH, CATTOLICA ISLAMIZZATA CON LA FORZA, RISCHIA DI ESSERE VENDUTA ALL’ESTERO


Lahore (Agenzia Fides) – Farah Hatim, 24enne, cattolica, rapita da una famiglia musulmana, convertita con la forza e costretta a un matrimonio islamico, “rischia di scomparire o di essere venduta all’estero”: è quanto affermano fonti di Fides nel Punjab, notando che in questi giorni la pressione sul caso sta aumentando e “il castello di menzogne rischia di essere smascherato”. A riprova di ciò, Khalid Shaeen, uomo politico che aveva aiutato la famiglia musulmana che ha rapito Farah, è stato rimosso dall’ufficio distrettuale e gli è stato revocata la tessera del partito della Lega musulmana-N.
Ma per salvare Farah il tempo stringe. “Più passa il tempo più sarà difficile liberare Farah: per questo occorre uno sforzo comune della Chiesa e della società civile, urgono le preghiere e le pressioni internazionali” aggiunge all’Agenzia Fides una suora del Punjab – che chiede l’anonimato per motivi di sicurezza – parlando del caso di Farah (vedi Fides 10/6/2011 e giorni precedenti).
“La questione è complicata” spiega la religiosa che si occupa di recuperare e nascondere le poche ragazze che la comunità cristiana riesce a strappare al destino dell’islamizzazione forzata (oltre 700 casi l’anno): “Farah è stata costretta a firmare una dichiarazione in cui afferma di essersi convertita e sposata per sua volontà. Il testo è stato portato alla polizia e in tribunale, dunque legalmente il caso è considerato chiuso. Sarà possibile riaprirlo solo con una dichiarazione scritta, in cui Farah testimonia che tali comunicati le sono stati estorti con minacce e torture”.
Ma oggi alla giovane non è permesso nemmeno uscire di casa o parlare liberamente con i suoi familiari, “vive di fatto segregata, dunque tutto risulta molto difficile”. Per questo la suora chiede “l’aiuto della preghiera di tutti i fedeli del mondo” e “una campagna di pressione internazionale per sensibilizzare le autorità civili pakistane e suscitare un loro intervento sul caso” che si inscrive, aggiunge, “nella cronica violazione dei diritti delle donne in Pakistan”.
Intanto la Commissione “Giustizia e Pace” della diocesi di Multan (dove si trova la città di Rahim Yar Khan, nel Sud Punjab) sta raccogliendo informazioni per redigere un rapporto ufficiale. “Va detto – nota a Fides una fonte nella Commissione – che non è facile nemmeno avere informazioni e dettagli sulla vicenda, in quanto i cristiani di Rahim Yar Khan (dove vivono circa 2.000 fedeli) sono intimiditi. Se si espongono, i musulmani locali sono pronti a punirli e a vendicarsi sequestrando altre ragazze, dunque tutte le famiglie cristiane hanno paura”. Inoltre iniziano a circolare false voci che intendono screditare moralmente la famiglia di Farah. I familiari della giovane sono amareggiati per la triste storia ma, conclude la fonte di Fides, “non hanno perso la speranza di riabbracciare la ragazza e intendono andare avanti nella loro battaglia di giustizia e verità”. (Agenzia Fides 11/6/2011)


USA: AVVIATA LA CAUSA DI BEATIFICAZIONE DI DON JOSÉ LUIS MUZQUIZ

Boston, 10/06/2011. Lo scorso 2 giugno è iniziato a Boston il processo di canonizzazione di don José Luis Muzquiz, uno dei primi sacerdoti dell’Opus Dei. Ha presieduto la cerimonia Father Bryan Parrish, vicario della arcidiocesi di Boston, in rappresentanza del cardinal Sean P. O’Malley, assente per un viaggio.


Father David Cavanagh è stato nominato postulatore della causa, cioè la persona che dirigerà il lavoro di studio della santità del sacerdote. Don José Luis, ha detto, è stato  “sicuramente una delle persone che ha vissuto in modo eroico, perseverando sulla via della santità”.

Più di 150 persone hanno partecipato alla cerimonia.

José Luis Múzquiz era nato a Badajoz (Spagna) il 14 ottobre 1912. Nel 1934, mentre studiava a Madrid, conobbe san Josemaría Escrivá. Ha risposto alla chiamata di Dio nel gennaio del 1940, e da allora ha fatto parte dell’Opus Dei.

Era laureato in Ingegneria Civile e dottore in Diritto Canonico. Come ingegnere si è sforzato di santificare il proprio lavoro, e ha compiuto un intenso apostolato di amicizia e confidenza con i colleghi e gli amici. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 25 giugno 1944.

Nel 1949 è andato negli Stati Uniti per iniziare l’attività apostolica dell’Opus Dei, prima a Chicago e poi in altre città. Alla fine degli anni ’50 ha percorso molti Paesi, stabilendo anche le basi per iniziare il lavoro dell’Opus Dei in Asia. In seguito ha lavorato a Roma, in Svizzera e in Spagna, prima di ritornare negli Stati Uniti nel 1976.

È morto a Pembroke (Massachussets) il 21 giugno 1983 a causa di una insufficienza cardiaca. È sepolto nel cimitero di San José a Brookline (Massachussets).

Don José Luis è stato un modello per migliaia di persone di ogni condizione sociale. Il suo affetto e la sua affabilità, il suo lavoro intenso e la sua umile semplicità hanno lasciato in tutti quelli che lo hanno conosciuto una solida fama di santità.

(Fonte: www.opusdei.it)

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