Ribellione in Algeria. Comunque andrà a finire, ne patiranno i cristiani – di Massimo Magliaro

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Roma dista da Algeri un’ora e mezza di volo. Un niente. Quel che sta avvenendo in queste settimane in Algeria non può dunque non coinvolgerci. La pressione popolare sta mettendo alle corde il sistema politico-militare guidato dal Fronte di liberazione nazionale (Fln). Per salvarsi, questo sistema autoritario e corrotto è disposto a mollare al suo destino l’ottuagenario Abdelaziz Bouteflika, ma non a rinunciare alle prerogative e i vantaggi che Bouteflika gli ha assicurato in tutti questi anni. Ecco perché la partita è tutt’altro che scontata. Se se ne va Bouteflika non è detto che se ne vada anche il “bouteflikismo” a capo del quale c’è proprio il  Numero 2 della famiglia, il fratello Saïd.

Tutto insomma può succedere. Può nuovamente esplodere la violenza terroristica così come avvenne negli anni 90. Può arrivare un colpo di Stato che tolga il potere ai vecchi generali guidati da Ahmed Gaïd-Salah per consegnarlo nelle mani di giovani ufficiali, a suo tempo addestrati a Mosca. Può succedere che si vada, prima o poi, a elezioni anticipate e che gli islamisti (arroccati nel Movimento della società per la pace, di tendenza Fratelli musulmani) dopo i fallimenti del Fln vincano e vadano al potere. Può succedere altro ancora, oggi non prevedibile. Uno scenario inquietante soprattutto per chi vive in Algeria e non è musulmano.

Secondo Portes ouvertes, una Ong protestante accreditata soltanto per le cifre che periodicamente offre, la persecuzione contro i cristiani nel mondo è andata aumentando anche nel 2018. Soprattutto nell’Africa del nord “dove la pressione esercitata dai movimenti islamisti è forte”. Una realtà confermata nei dettagli dall’Index mondial de persécution des chrétiens.

Secondo i parametri adottati da questa ricerca mondiale “il livello dei punti totali dei 50 Paesi esaminati non è mai stato così alto: 3522punti contro i 3429 dello scorso anno, con un aumento del 2,7%”.

Questa ricerca, ha sostenuto il direttore di Portes ouvertes, Michel Varton, dimostra che ci sono Paesi che sono costantemente all’avanguardia di questa persecuzione, come se ci fosse una gara a chi fa di più e peggio. Libia, Somalia, Eritrea, Sudan, Mali, Mauritania, Repubblica Centroafricana ma, ed ecco la novità, anche l’Algeria.

In Algeria gli islamisti tengono sulla corda le autorità e la società. È il Paese con il maggior aumento percentuale di atti di persecuzione anticristiana. In un solo anno l’Algeria è salita dal 42° posto in classifica al 22°. È un Paese dove le violenze dirette sono discrete ma sono invece del tutto evidenti le discriminazioni pubbliche.

Un caso fra i tanti: il blogger berbero Slimane Bouhafs è stato condannato a cinque anni di prigione per aver testimoniato sulla sua pagina Facebook la propria fede cristiana e la propria identità kabila. Per le autorità offendeva Islam e Maometto.

Come andrà a finire la ribellione algerina di queste settimane non si sa. Si sa solo che per i cristiani d’Algeria non si preparano giorni migliori. Anzi. Già oggi le Messe celebrate nella cattedrale Notre Dame d’Afrique, a picco sul porto, vanno deserte.

Bergoglio lo sa? E che ne pensa?

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2 commenti su “Ribellione in Algeria. Comunque andrà a finire, ne patiranno i cristiani – di Massimo Magliaro”

  1. Oswald Penguin Cobblepot

    “Bergoglio lo sa? E che ne pensa?” Non se ne farà niente, come al solito. Inviterà alla pacifica fratellanza universale dell’umanità (a proposito: che fine a fatto la storiella delle “tre fedi abramitiche”? E’ un po’ che non la scongelano dal freezer), firmerà un altro pezzo di carta sulla pace tra credenti (le cui parole valgono di meno della carta su cui sono scritte, poiché nell’islam è ammessa la dissimulazione; la “taqiyya” è infatti la pratica di mentire nell’interesse dell’islam. L’obiettivo è quello di ingannare i miscredenti, convincendoli della bonarietà dell’islam attraverso l’eliminazione di dubbi e preoccupazioni). Tutto rimarrà come prima, con i cristiani a fare da punching ball. LJC da Gotham, il Pinguino.

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