Ricordo dello storico Ernst Nolte – di Lino Di Stefano

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di Lino Di Stefano

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znolteUn’affermazione lapalissiana vuole, giustamente, che la storia non sia mai alcunché di definitivo, bensì qualcosa in continua evoluzione visto, com’egli sostiene, che i due momenti – appunto scienza storica e revisione – sono elementi inseparabili nel processo ermeneutico della narrazione dei fatti con tutte le loro congiunture, ragioni, nessi e conclusioni. L’eminente studioso germanico a cui ci riferiamo risponde al nome di Ernst Nolte (1923-2016) scomparso proprio nell’agosto di quest’anno a Berlino.

Allievo del grande filosofo tedesco e maggiore esponente dell’esistenzialismo europeo, Martin Heidegger, lo storico di Witten dopo aver esordito negli studi speculativi – notevole la sua tesi di laurea  ‘Autoestraneazione e Dialettica nell’Idealismo tedesco e in Marx’ – sulla scia del suo Maestro, decise, in seguito, di dedicarsi alla ricerca storiografica insegnando prima a Marburgo, centro anch’esso di una celebre corrente filosofica neokantiana rappresentata, in particolare, da Otto Liebmann,  e poi nella Libera Università di Berlino.

Autore di numerosi e celebri volumi di ricerche di storia contemporanea – quali, ad esempio, ‘La Germania e la guerra fredda’ (1974), ‘Marxismo e rivoluzione industriale’(1983), ‘Il giovane Mussolini’ (1996) e ‘Heidegger e la rivoluzione conservatrice’ (1997, per citarne qualcuno – Ernst Nolte è rimasto e rimane famoso per l’ampio affresco disegnato nel lavoro di lui più conosciuto e vale a dire ‘Der Faschismus in seiner Epoche’ (Il Fascismo nella sua epoca), notoriamente conosciuto, però, col titolo, ‘I tre volti del fascismo’.

Libro, quest’ultimo, che rappresenta la ‘summa’ dell’intero impegno dello studioso per comprendere le cause dei fenomeni ideologico-politici che contraddistinsero un secolo così ricco di dottrine e di eventi politici, segnatamente totalitari, come quello del Novecento: comunismo, fascismo e nazismo. Vicende che lo storico considerò, in sostanza, sempre equipollenti fermo restando che fascismo e nazionalsocialismo nacquero come opposizione alla deleteria diffusione del bolscevismo.

Ligio a tali premesse, lo studioso tedesco interpretò i tre fenomeni ognora con la lente del principio della revisione da lui, felicemente, definita, quale “pane quotidiano degli storici” considerato, egli continuava, che è pernicioso considerare la storia come un ‘quid’ di inalterabile e di indiscutibile. Verso la fine degli anni Ottanta del XX secolo queste asserzioni – inequivocabilmente innovative e provocatorie – suscitarono non solo negli appassionati di storia, ma pure nell’opinione pubblica in generale, contrastanti polemiche, grandi consensi e non meno violenti dissensi per il semplice motivo che, per la prima volta, erano apparsi sul proscenio del confronto dialettico affermazioni così radicali.

Persuaso che il fascismo era stato un semplice figlio della modernità e, in quanto tale, vicino all’ ‘Action française e al giacobinismo’ e convinto, altresì, che lo stesso si era dimostrato una semplice derivazione del socialismo rivoluzionario di Mussolini, l’Autore sostenne, inoltre, per un verso, che lo stesso era scaturito dal bolscevismo e ribadì, dall’altra, che il nazionalsocialismo si era caratterizzato come pura forma di fascismo radicale.

Lo storico non si adagiò soltanto sulle menzionate posizioni, ma perseverando nelle sue analisi sugli autoritarismi del secolo scorso, affrontò anche una tematica che oggi è così pericolosamente sotto i nostri occhi: il radicalismo islamico da lui paragonato al giacobinismo più estremo e definito versione moderna dell’Islam fondamentalista. Da qui, la tesi dell’equipollenza fra islamismo, bolscevismo e nazismo soprattutto perché tutt’e tre visioni del modo basantisi sulla ‘cupido dominandi’.

Ma c’è di più, perché per lo storico tedesco la Germania avrebbe attuato il genocidio per la semplice ragione che i principali esponenti del regime comunista –  per esempio, Karl Marx, Wladimir Lenin e Karl Kautsky  – erano di origine ebraica. Da ciò, per lo storico, l’equivalenza, fra ‘gulag’, ‘lager’ ed altre forme di sterminio di nemici e dissidenti.

Naturalmente, tantissimi furono i nemici di Nolte ed uno di essi – la statunitense Deborah Lipstadt – definì l’autore de ‘Il passato che non vuole passare’ (1987), un antisemita ‘ante litteram’ che cercò di riabilitare Hitler; sorte toccata anche al nostro Renzo De Felice col quale ho avuto l’onore di laurearmi alla ‘Sapienza’ di Roma  – sostenitore dei fascismi di provenienza rivoluzionaria e giacobina – accusato di revisionismo storiografico a favore del nazismo. Cosa non vera, ma non sufficiente ad impedire che i due grandi storici patissero rilievi, minacce, intimidazioni – Nolte subì l’incendio dell’automobile e il lancio dell’acido – ed aggressioni.

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4 commenti su “Ricordo dello storico Ernst Nolte – di Lino Di Stefano”

  1. Grande storico che insieme a De Felice e Francois Furet, ha incarnato la corrente revisionista, che ha fatto conoscere anche il punto di vista dei perdenti e i torti dei vincitori.
    Una storia finalmente al di sopra delle parti, che ha fatto “starnazzare i GENDARMI DELLA MEMORIA”. del politicamente corretto.
    Per questo hanno subito ostracismi, intimidazioni, vessazioni vergognose. Dobbiamo essere loro grati per averci aperto gli occhi sulla verità storica e sulla possibilità di una pacificazione, che specialmente in Italia attendiamo ormai da 80 anni.

  2. gli studiosi autentici (e Nolte fra di loro) nei fatti storici hanno cercato e cercano la verità – gli ideologi nei fatti storici cercano la conferma delle opinioni al potere (oggi in America ieri nell’Unione Sovietica)
    vincitori della seconda guerra mondiale, gli americani hanno incensato e consacrato gli apologeti della loro (potente ma non vera) ideologia- un pensiero diverso ma non irriducibile a quello nazista, ossia inquinato dal tenebroso razzismo, che ha illuminato lo sterminio dei nativi d’America e la riduzione in schiavitù dei negri (e a ben vedere, anche la guerra contro i “musi gialli”)
    di qui l’iscrizione di Nolte (autore che tentò di stabilire la verità intorno ai conflitti del XX secolo) nel catalogo degli autori sconsigliati, scomunicati” e demonizzati
    il giudizio (la mitologia, la cabala) del vincitore americano è insindacabile
    [la “scomunica” laica e la conseguente ghettizzazione dei contestatori e dei critici di destra, di sinistra e di centro, sono i pilastri che sostengono e “giustificano” la supremazia fondata sul mito intorno alla suprema…

  3. “… per lo storico tedesco la Germania avrebbe attuato il genocidio per la semplice ragione che i principali esponenti del regime comunista… erano di origine ebraica”.
    Come spiegazione mi sembra insufficiente.

  4. Vorrei che il caro amico Piero Vassallo completasse l’articolo, dopo di che, mi formerò un’idea, forse esaustiva del suo pensiero che in materia di revisionismo è singolarmente profondo e competente.

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