RIFLESSIONI A MARGINE DELLA MARCIA PER LA VITA – di Pietro Brovarone

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di Pietro Brovarone (*)

 

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Con l’arroganza dei falsi vincitori, i Radicali Italiani, per bocca del loro presidente, tale Viale, hanno commentato la Marcia per la Vita di domenica 12 maggio, con la frase “indietro non si torna”.

E’ singolare notare come questa frase è la stessa che ripetevano i bolscevichi durante la rivoluzione d’ottobre del 1917, quando, con enorme spargimento di sangue, presero il potere, credendo che fosse per sempre. Ritenendo che “il sol dell’avvenire” fosse sorto su quelle terre per non tramontare più.

La storia, però, ha reso ragione alla Verità e ha smentito, nel giro di 70 anni, il beffardo e vuotamente ironico “indietro non si torna” di una ideologia menzognera e criminale, quale è stata quella marxista – leninista, declinata nel comunismo, con i suoi oltre 100 milioni di morti immolati sull’altare del falso progresso umano, del materialismo storico e della dittatura del proletariato.

Così la storia renderà ragione alla Verità distruggendo i falsi miti dei “diritti civili”: perché non è un diritto uccidere il bimbo innocente che vive nel grembo materno, così come non è un diritto quello di sottrarsi alle responsabilità verso la famiglia che hai creato, utilizzando l’uscita di scurezza del divorzio, non è un diritto quello di toglierti la vita quando sei vecchio o malato posto che non hai vissuto e non vivi solo per te stesso, ma, sei parte di una storia più grande e hai responsabilità famigliari e sociali che superno il tuo egoismo solipsistico.

La Marcia Nazionale per la Vita a cui hanno aderito 40mila persone, tra cui anche una piccola delegazione di 45 biellesi, ha voluto essere pietra di inciampo per questa generazione disperata che, uccidendo la vita nel grembo materno, uccide sé stessa in ossequio alla falsa libertà dell’autodeterminazione quale valore assoluto.

Valore falso e menzognero, così come falsi e menzogneri erano i valori del comunismo. Radice comune è la non assoggettabilità dell’uomo alle leggi di natura, ovvero l’uomo che si crede svincolato dalla sua stessa essenza, l’uomo che si fa Dio.

Questa visione antropologica comune ai totalitarismi di tutte le epoche ha quale gravissimo effetto collaterale quello di sacrificare i deboli a vantaggio dell’egoismo dei forti che, facendosi falsi creatori della propria vita, distruggono quella altrui.

Il bimbo nel grembo materno viene sacrificato sull’altare del “diritto di scelta” della donna-madre.

I bimbi nella famiglia vedono minato il loro sviluppo psicologico sulla base del diritto degli adulti a rifarsi una vita, mettendo nel nulla la fedeltà ad una promessa, posto che oggi quella promessa vale tre anni di separazione.

Il malato o l’anziano, in balia di visioni della vita che rivendicano una non meglio specificata dignità di vita, viene spinto a togliere il disturbo perché il suo essere malato sconvolge l’equilibrio salutista di una società che ha tolto valore alla sofferenza.

In buona sostanza, per questa falsa cultura dei diritti, l’uomo è pura materia, non ha un valore in quanto tale, ma solo se vive una vita “degna”, seguendo regole morali dettate dal desiderio. L’anima non esiste e tutto si chiude dentro un forno crematorio, quale ultimo atto necessario ad affermare la pura materialità dell’uomo. Questa, però, non è cultura, non è umanità. È solo nichilismo.

 

(*) Gruppo Vita e Famiglia – Biella

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