Riflessioni del Venerdì Santo, ai piedi della Croce – di Rita Bettaglio

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di Rita Bettaglio

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crucifix_masaccio

 Masaccio – Crocifissione

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Giovedì sera, alla Messa in Coena Domini, il sacerdote ha avuto un lapsus e nella preghiera eucaristica ha detto “il nostro papa Benedetto”.

Nessun pericolo di nostalgie o sedevacantismi: il prete in questione è un convinto sostenitore di papa Francesco. Non c’è alcun dubbio.

Ma il lapsus, che mi ha fatto dapprima sorridere, è degno di nota.

Abbiamo due papi, anche se uno è emerito. Entrambi risiedono nei sacri recinti vaticani, a brevissima distanza.

Quando li ho visti tutti e due insieme in san Pietro l’ultima volta, mi è sembrata una scena surreale. Lo confesso, ho sperato nel colpo di scena. Mi sono detta: ora riprende il suo posto e ricominciamo da dove ci eravamo interrotti. Ho visto, con gli occhi del cuore, i cardinali dirigersi in massa verso di lui e genuflettersi, ridesignandolo di fatto, con un (improbabile) conclave per acclamazione.

Sogni, speranze, fantasie.

Il fatto è, però, che di confusa non ci sono solo io. Mai si era avuta una situazione del genere. E con due personaggi così antitetici.

Ho provato a riflettere e prego tutti i giorni, non tanto per capire cosa stia succedendo, ma perché non scoppi un pandemonio.

A ottobre ci sarà il Sinodo dei Vescovi in cui si dovrebbe discutere dei risultati di quello strampalato questionario inviato dal Papa (Francesco) ai quattro angoli del mondo. Io l’ho letto il questionario e, nella mia assoluta limitatezza, mi è sembrato folle: epidermico, soggettivo, fondato sul nulla come tutti i sondaggi. Almeno lo avesse elaborato un istituto specializzato in modo da seguire qualche criterio scientifico, se proprio non si poteva fare a meno di questa esibizione!

Cosa verrà fuori dal questionario (ce lo possiamo, purtroppo, immaginare) e cosa diranno i vescovi? Mi è saltata nella mente questa paura: i vescovi da una parte, la dottrina dall’altra. Il papa chissà.

Uno scisma. Violento o silenzioso, come del resto è già avanzato in questi anni. Provandola a vedere con gli occhi di Nostro Signore (mi perdoni per la temerarietà), quanti prelati, anche alti, in realtà non sono più da tempo in comunione con Chiesa? E le comunità da loro guidate sono allo sbando, come pecore senza pastore?

“La mia anima è triste fino alla morte”, sono parole del Venerdì santo. Cristo suda sangue.

Non penso (abbastanza) spesso alla Sua sofferenza che si rinnova per le nostre colpe, le colpe di tutti. Quelle che gridano vendetta al cospetto di Dio e di cui gli uomini ridono.

Ma oggi mi colpisce come un pugno nello stomaco.

La Creazione geme e soffre nelle doglie del parto: le contrazioni oggi mi paiono più dolorose che mai. Le viscere si torcono, il respiro diventa affannoso, la mente stordita da tanto dolore.

Non praevalebunt: lo so. Ma questo carico di male e di peccato io oggi lo sento e mi opprime.

Mi attacco alla Croce di Nostro Signore. Non abbandonerà la Sua Chiesa, questo è sicuro.

Ma se tornasse sulla terra e non trovasse più fede? La domanda è opportuna: la risposta drammatica.

Che ce ne rendiamo conto o no, siamo ai piedi della Croce.

“Quis est homo, qui non fleret, Matrem Christi si vidéret in tanto supplício?

Quis non posset contristári, Christi Matrem contemplári doléntem cum Filio?

Pro peccátis suae gentis vidit Jesum in torméntis et flagéllis subditum”.

Oggi siamo lì. Atterriti ma non soli. In lacrime ma vicino alla Madre, figlia del suo figlio e anche madre nostra.

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2 commenti su “Riflessioni del Venerdì Santo, ai piedi della Croce – di Rita Bettaglio”

  1. Si è tutto modernizzato. Confesso di essermi confessata qualche giorno fa proprio dal mio vescovo. Cordialissima persona, aggraziata, cortese, sorridente. Mi ha augurato, dandomi la mano, pure una buona Pasqua.
    Ma… ho come l’impressione di non essermi confessata, purtroppo; perché mi è sembrato di aver fatto solo una piccola conversazione dove delle mie mancanze non si è quasi parlato. Questa insoddisfazione che mi addolora e non mi fa stare tranquilla, cosa sarà mai? Sono influenzata dai miei pregiudizi? O c’è di mezzo un malefico zampino? Signore, fa’ che la Tua Resurrezione diventi anche la mia! E di tutti noi che crediamo e speriamo in Lui.

  2. “Quando li ho visti tutti e due insieme in san Pietro…….. ho sperato nel colpo di scena. Mi sono detta: ora riprende il suo posto e ricominciamo da dove ci eravamo interrotti. Ho visto, con gli occhi del cuore, i cardinali dirigersi in massa verso di lui e genuflettersi, ridesignandolo di fatto, con un (improbabile) conclave per acclamazione.”
    Cara Rita, che bella visione!!!!
    La considero la sorpresa dell’uovo di Pasqua, in questa Pasqua anomala e pesante del 2014.
    Grazie, grazie,GRAZIE!!!!
    Qualcosa di bello deve succedere, e succederà.
    A Fatima hanno già da due anni composto l’ “inno del Centenario”, per il 2017. Cantiamo il ritornello, chiamiamo Maria!!!!
    A chi mi scrive posso mandare testo e spartito, le strofe sono in portoghese ma il ritornello è in latino. E’ meraviglioso, come tutto in Fatima.
    mail a : brunodente@yahoo.it
    Bruno-Tobia

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