Roma, 4 maggio – Marcia per la vita. Non possiamo non esserci – di Marisa Orecchia

Non possiamo non esserci perché, a trentasei anni  dall’approvazione della legge 194, dopo quasi  sei milioni di aborti, è ormai evidente che  la strada da fare per risalire la china è quella  della mobilitazione  personale. Abbiamo atteso per  trentasei  anni  che qualcosa  cambiasse, sperando  nell’ intervento  della politica ad opera di  illuminati esponenti pro vita,  nelle iniziative ufficiali  del  Movimento per la vita,  nella mobilitazione dei cattolici  e nei richiami di Pastori  coraggiosi.

di Marisa Orecchia

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La realtà dell’aborto procurato ha permeato in questi anni  ogni ganglio della società,  ogni ambito della cultura, in una  scala di principi capovolti, nella  quale il delitto- come afferma Giovanni Paolo II nell’ Evangelium vitae – è chiamato diritto.

Come sperare oggi che possa   liberarci dalla legge assassina  la politica vana e  malata  di una democrazia vuota per aver  perso ogni aggancio  con la legge morale e la ragione stessa, e  nella quale”l’assunzione  del bene comune come fine  e criterio regolativo della vita politica” (Evangelium vitae,n.70) è stato spazzata via dal  più sfrenato  relativismo  etico connotato da profonde pulsioni thanatofile?

Qualunque politico serio e responsabile del bene comune non avrebbe esitato  a por mano a  una  revisione, quanto meno  a una rivisitazione della legge 194, dopo ben trentasei anni di vigenza, alla luce di quanto  annualmente è messo in rilievo dalle relazioni  al Parlamento sul fenomeno aborto nel nostro Paese, anche in rapporto alle gravissime  crisi demografica  ed economica conseguenti  la caduta etica  e antropologica  causata dalla legalizzazione dell’aborto.

Nulla di tutto ciò.  Solo sporadiche prese di posizione su elementi  più o meno marginali, limitate a questioni procedurali,  da parte di certi portavoce del mondo cattolico non sempre  credibili  a causa di posizioni passate mai sconfessate, o da parte di quanti  ritengono la  194, tutto sommato, una buona legge da applicarsi in toto.

 Ad oggi la legge 194 rimane  purtroppo l’intoccabile Minotauro cui sacrificare ogni anno un congruo numero di  giovani vite.

E possiamo forse attendere  l’intervento dell’Europa  per dire basta  alla strage  dell’aborto? Questa Europa che è stata la madre della cultura occidentale, che ha generato  il luminoso medioevo  delle arti, delle lettere,  delle Università, delle Cattedrali, degli Ospedali, frutto della  ferma e irrinunciabile consapevolezza della trascendente dignità di ogni persona,  oggi nega se stessa assieme alle sue radici.  A colpi di sentenze  e di sanzioni diffonde dai suoi palazzi iniziatici un neognosticsmo  omosessualista che ha come unica matrice l’odio  per la natura dell’uomo e  per il suo Creatore.

No, neppure da questa Europa  potrà venirci una parola  di speranza, con buona pace  di quanti hanno riposto  tanta fiducia  e tanti  mezzi  nell’operazione Uno  Di Noi  per tentare di arginare almeno  l’uso   degli embrioni umani come cavie da laboratorio.

E allora  mettiamoci  in marcia, per dire, di persona, che adesso basta. Mettiamoci  in marcia  nella gioia del ritrovarci e di leggere negli occhi dell’altro il nostro stesso  desiderio di vita, di verità.

Se è vero, come è vero, che la verità  è feconda, che il bene è diffusivo,  sempre più altri saranno contagiati dallo stesso desiderio, dalla stessa verità. Non è, questa, ingenua illusione, ma certa speranza nella vita e nella verità che, ne siamo certi,  riusciranno a  rimuovere  il cupo sudario di morte  che oggi tutto ricopre, come  nella mattina radiosa  il sole scaccia le nebbie della notte.

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