Russofobia: due secoli di “fake news” – di Giampaolo Rossi

di Giampaolo Rossi

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LA BUFALA DI PIETRO IL GRANDE
La russofobia è un sentimento diffuso nel mondo anglosassone e affonda le sue radici in almeno due secoli di storia.
Per gli inglesi d’inizio ‘800, la Russia divenne un incubo quando lo zar Alessandro I ricacciò i francesi da Mosca inseguendoli fino a Parigi dove entrò trionfalmente quel 30 marzo del 1814 che segnò il destino di Napoleone. Quel giorno un brivido scosse anche i circoli diplomatici di Londra e la corte britannica fino a quel momento simpatizzanti di Mosca: se i russi potevano arrivare in Francia, voleva dire che potevano arrivare dovunque. Per gli inglesi il timore non era il continente europeo ma l’Asia Centrale e sopratutto l’India, fulcro della potenza imperiale britannica.
E fu allora, di fronte alla impressionante prova di forza degli “uomini delle steppe”, che si diffuse una delle più incredibili “fake news” mai inventate nella storia: il “Testamento di Pietro il Grande”, il presunto ordine impartito dal grande zar sul suo letto di morte, con il quale disegnava il futuro dominio dell’Europa e del mondo da parte di Mosca, partendo dalla conquista di Costantinopoli.
Il Testamento di Pietro il Grande era un bufala scritta nel 1756 su commissione dei servizi di propaganda francesi; in esso si attribuiva al grande Zar l’ammonimento ai suoi sudditi e successori circa la missione divina della Russia: “In nome della Santissima e indivisibile Trinità, noi, Pietro, imperatore e autocrate di tutte le Russie, (..) rischiarati con la luce di Dio a cui dobbiamo la nostra corona (…) ci permettiamo di guardare il popolo russo come chiamato per il futuro al dominio generale dell’Europa”.
Se fino a quel momento, questa fake news era stata utilizzata dai francesi (per giustificare le ambizioni di conquista di Napoleone) e dagli ambienti nazionalisti polacchi e ucraini, con l’ergersi di Mosca ad unica rivale della Gran Bretagna, fu adottata da Londra.

RUSSOFOBIA DEMOCRATICA
Eppure, come spiega Guy Mettan, in un libro che dovrebbe essere letto da molti dei parolai anti-russi del giornalismo occidentale, la russofobia inglese elevò il pericolo russo a livello globale (non semplicemente la conquista dell’Europa, ma del mondo) cambiandone la natura: mentre per i francesi la russofobia rimase limitata ai circoli diplomatici e filosofici (la disputa su democrazia e dispotismo era in fondo una battaglia delle idee), gli inglesi la “democratizzarono”, la trasferirono sull’opinione pubblica, sulla manipolazione dell’immaginario simbolico. Per tutto l’800, nella pubblicistica britannica, “l’isteria anti-russa” raggiunse vette mai viste in Europa producendo una quantità infinita di stereotipi anti-russi che plasmarono i pregiudizi in maniera simile a quella che provano a fare oggi i media occidentali.
E così, ad esempio, durante la guerra russo-turca (1877-1878) la pubblicistica inglese si prodigò a dimostrare come i russi e i loro alleati bulgari fossero “selvaggi subumani, corrotti, ignoranti e viziosi”, arrivando a dipingere i turchi come eroi e a nascondere le atrocità compiute da loro contro le popolazioni cristiane; esattamente come oggi, i media americani e inglesi hanno trasformato i sanguinari mercenari islamisti al soldo dei sauditi (e della Cia) in “ribelli moderati” ed eroici combattenti per la libertà. Motivo per cui, per esempio, la liberazione di Aleppo dopo anni di terrore jihadista (finanziato dagli Usa e dai sauditi) diventa un crimine compiuto da russi e siriani.
E così come oggi Hollywood alimenta l’immaginario del russo cattivo, criminale, perfido, così nell’800 la letteratura inglese costruì l’immaginario spaventoso del russo orribile e demoniaco; come ricorda Mettan, il personaggio di Dracula uscito dal romanzo di Bram Stoker (cantore dell’imperialismo di Sua Maestà) altro non era che la riproposizione in chiave horror degli stereotipi peggiori che l’Inghilterra vittoriana aveva costruito sulla Russia e sul mondo slavo governato da principi barbari, crudeli e demoniaci. E non è un caso che l’eroe che ucciderà il mostruoso conte Dracula, liberando il mondo dall’orrore del vampiro, era un avvocato inglese.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la russofobia fu esportata oltre Oceano e secondo uno schema che ereditarono gli Usa, Mosca che fino a qualche anno prima era stata l’alleata preziosa contro la Germania (così come nell’800 lo era stata per gli inglesi contro la Francia), divenne improvvisamente il nemico numero uno. Non è un caso che Henry Truman, il presidente Usa della Guerra Fredda, fece ancora riferimento alla “bufala” del Testamento di Pietro il Grande.

IL VERO IMPERIALISMO
Ovviamente la russofobia, ieri come oggi, ha un fine preciso: giustificare le politiche imperialiste di Gran Bretagna e Stati Uniti. Nell’800, mentre Londra diffondeva la “bufala” del Testamento di Pietro il Grande per dimostrare l’espansionismo russo, l’Impero britannico aumentava di almeno 20 volte le sue dimensioni, così come la Francia coloniale.
E anche oggi la “russofobia” paventa un Occidente preda della sfrenate ambizioni di dominio planetario del nuovo Pietro il Grande, quel Vladimir Putin che, secondo quello che politici e i sicofanti intellettuali dell’Occidente raccontano, è in procinto di conquistare l’Europa, il mondo, il sistema solare.
Ma come abbiamo già scritto, semmai è il contrario: mentre l’Occidente grida “al lupo al lupo”, o meglio, “all’Orso all’Orso”, la Nato allarga i suoi confini, le sue sfere d’influenza e arriva a lambire proprio la Russia con un rapporto di forze talmente sbilanciato da rendere irrealistico il solo pensare che la Russia possa provare a coltivare sogni di conquista dell’Europa.

E così, dopo aver destabilizzato il Medio Oriente con le finte Primavere Arabe, scatenato guerre “umanitarie” in Iraq, Afghanistan e Libia; dopo aver alimentato il conflitto in Siria, giocato un ruolo ambiguo con il Califfato islamico e con l’Isis, aiutato a diffondere l’integralismo islamista abbattendo tutti i regimi laici e finanziando i gruppi di Al Qaeda; dopo aver seminato rivoluzioni colorate e costruito colpi di Stato democratici (come in Ucraina), e mentre partecipa per procura alla guerra saudita nello Yemen, l’Occidente prova a raccontare che il pericolo per la pace del mondo è la Russia.

Il Testamento di Pietro il Grande ha fatto scuola e mentire come il diavolo è la vera regola dei cantori stonati della democrazia.

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fonte: Il Giornale  

4 commenti su “Russofobia: due secoli di “fake news” – di Giampaolo Rossi”

  1. Il Regno di Napoli secondo l’ambasciatore inglese: “Un Paradiso abitato da demoni”.
    La Russia secondo la stampa inglese di quel periodo: “Una steppa abitata da demoni”.

    Il Regno napoletano era un intralcio decisivo all’estensione della talassocrazia britannica al Mediterraneo; l’Impero russo era (ed è…) una potenza continentale, quindi per sua natura antitetica a una talassocrazia.

    Ricordiamo che nel 1855 Cavour mandò a combattere a fianco dei Turco-Aglo-Francesi (Musulmani+Massoni), contro i Russi, “18.058 uomini e 3.496 cavalli, ossia 3.000 uomini in più del convenuto” (da Wikipedia). 17 morti in guerra e 1700 per malattie. Una mossa integralmente cinica, volta a ottenere la “presentabilità” nei circoli dei Potenti occidentali.
    Detto/fatto: nel 1859 Napoleone III aggredì l’Austria insieme ai Piemontesi; nel 1860 gl’Inglesi sostennero lo sbarco in Sicilia del loro “affiliato” Garibaldi, e la VENTINA di sbarchi successivi: “.. partirono più di 20 spedizioni navali, riportate dallo storico britannico Trevelyan, per un totale di circa 21.000 volontari..” (da Wikipedia)

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