Sacro Cuore di Gesù: una devozione umile ma teologicamente ricchissima, da non dimenticare – di Carla D’Agostino Ungaretti

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di Carla D’Agostino Ungaretti

.

zzzzscrcrMolti anni fa mi fu regalato un libro di un giovane giornalista che si stava affacciando alla notorietà internazionale proprio in virtù di questa sua opera prima che, nell’arco di meno di un anno, avrebbe conosciuto ben dodici edizioni e, più tardi, sarebbe stato tradotta in un’infinità di lingue. Parlo di Vittorio Messori e di “Ipotesi su Gesù”, libro che catturò subito la mia attenzione per l’incipit leggermente provocatorio che sembrava voler prendere in giro un certo cattolicesimo ora dimenticato ma che allora si poteva ancora vedere in circolazione: “Di Gesù non si parla tra persone educate … Troppi i secoli di sacrocuorismo. Troppe le immagini di sentimentali nazareni con i capelli biondi e gli occhi azzurri … Troppe quelle prime comunioni presentate come Gesù che viene nel tuo cuoricino”.

Era l’epoca della contestazione ed io, giovane e scalpitante, tentata dalla ribellione come tanti miei coetanei, ne rimasi conquistata. L’autore mi fu immediatamente simpatico. Infatti nella camera da letto dei miei nonni materni faceva bella mostra di sé  un grosso quadro che, fin da quando ero bambina, non mi aveva mai ispirato  una particolare devozione; anzi: mi faceva un po’ ridere quel Gesù, bello e languido, che guardava il fedele tenendo in mano un grosso cuore rosso coronato di spine. Mi era stato spiegato che quell’immagine devozionale era un’antica e pregevole riproduzione a olio, databile alla metà dell’ ‘800, di un dipinto di Pompeo Batoni, pittore lucchese del Settecento ed io, nella mia ingenua irriverenza adolescenziale, mi divertivo un mondo a provocare mia nonna domandandole: “Perché Gesù ci presenta il cuore e non il fegato, lo stomaco o i polmoni?” Non ricordo che cosa mi rispondesse lei, ma non credo che la sua risposta fosse particolarmente esauriente, né dal punto di vista catechistico, né da quello culturale, anche perché la famiglia di mia madre non era particolarmente devota e penso che quel quadro fosse stato appeso lì solo perché apparteneva alla famiglia da varie generazioni.

Invece, negli anni della mia infanzia e adolescenza, nelle chiese – e soprattutto nell’istituto religioso in cui ho studiato – era molto diffusa una giaculatoria: “Sacro Cuore di Gesù, fa’  ch’io t’ami sempre più; Sacro Cuore di Maria, sii la salvezza dell’anima mia”  che ora non sento più recitare nelle parrocchie. E c’è un motivo: viviamo in un’epoca, oltre che scristianizzata e laicizzata, talmente tecnologizzata e nemica del sentimentalismo che finisce per disprezzare l’emotività, il cuore degli uomini, quelle componenti dell’anima umana  che, al pari della ragione, sono parte integrante della vita e della nostra sensibilità e si incarnano proprio nella devozione al Sacro Cuore.

Per di più alcune correnti della teologia moderna sembrano disprezzare o, quanto meno, non attribuire più molta importanza  a questa devozione, forse per paura del sentimentalismo che temono in agguato o per la formazione quasi esclusivamente intellettualistica che hanno ricevuto i loro esponenti più accreditati.

Invece, la devozione al Sacro Cuore  è sorretta da una teologia che affonda le sue radici nel solido terreno della Scrittura e da una prassi tradizionale molto più antica dell’esperienza mistica di Santa Margherita Maria Alacoque, cui solitamente ci si riferisce, perché il simbolo del cuore è di derivazione biblica. Nell’Antico Testamento esso non è un semplice organo biologico, né la sede di un superficiale sentimentalismo, ma è l'”io” nascosto, la persona, l’intimo dell’uomo con i vari sentimenti come coraggio, gioia, affetto, preoccupazione, dispiacere. Dal cuore proviene l’impulso ad agire, a programmare, a volere; in esso si avverte la nostalgia di Dio, in esso sono riposti i segreti personali e attraverso di esso l’uomo percepisce la sua innocenza;  nel cuore è riposto il patto con Dio. Le citazioni da fare sarebbero molte , ma per brevità mi limito soltanto a tre : ” Dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore” (Ger 31, 33); “Al cuore della vedova infondevo gioia. (Gb 29, 15); “Chi ha mani innocenti e cuore puro … otterrà la benedizione del Signore” (Sal 24, 4 – 5).

Tuttavia quel Dio dell’Antico Testamento, così “virile” e vigoroso, quel Dio crudele e spesso spietato che a volte ci sembra non avere niente di diverso dagli altri dei che affollavano il cielo dei pagani, quel Dio che sembra incitare allo sterminio dei nemici (“Quando andrai in guerra … il vostro cuore non venga meno”, Dt  20, 2) è anche un Dio che ama con una tenerezza materna, come sottolineò per primo Papa Giovanni Paolo I: “Si dimentica forse una donna del suo bambino , così da non provare tenerezza per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro ti dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” ( Is 49, 15).  

Nel Nuovo Testamento la Parola di Cristo è tutta imbevuta di amore. Alla “durezza del cuore” Gesù attribuisce l’allontanamento di Israele dalle vie di Dio (Mt 19, 3 – 9). Dopo l’inaudita e sconvolgente esortazione all’amore da Lui fatta nel Discorso della Montagna  (“Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” Mt  6, 44)), la Prima Lettera di Giovanni ci ha donato la più bella definizione di Dio di tutto il Nuovo Testamento: “Dio è amore” (4, 8 – 16). La rivelazione di Dio come Amore totale, supremo, assoluto, già  lumeggiata nell’Antico Testamento,  ma portata a compimento da Cristo, è un radicale capovolgimento dell’idea di Dio che gli uomini erano stati capaci di percepire fino a quel momento. Il Dio che ci ha rivelato Gesù Cristo non ha nulla a che fare con il Motore Immobile aristotelico o con il Fato inaccessibile e incomprensibile della religiosità mitologica greca o con la concezione di Dio delle religioni orientali: è un Dio che ama come una madre le sue creature e provvede ad esse.

Infatti, a questo proposito voglio citare due commoventi esempi tratti dalla Genesi. Al momento della cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden, “il Signore Dio“,  nonostante avesse poco prima rivolto al peccatore quelle tremende parole: “Maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita…”, tuttavia “fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì” (Gn 3, 20) affinché i due derelitti, anche se colpevoli, non andassero in giro nudi in un mondo che essi avevano conosciuto come perfetto, perché opera di Dio, ma che ormai era stato contaminato per sempre dal loro peccato.

Quando Abramo, in obbedienza al Signore, dovette abbandonare nel deserto di Bersabea la schiava egiziana Agar, dalla quale aveva avuto il figlio Ismaele, perché questo legame era contrario al progetto di Dio (Gn 21, 12 ss), i due poveretti non furono abbandonati dal Signore, ma trovarono anche nel deserto rifugio e cibo. “E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto …”.

La simbologia del cuore rimanda direttamente  all’amore di Dio che si è manifestato  nella storia con l’Incarnazione di Gesù, con la sua Passione, la Morte e la Resurrezione e lo fa in modo singolarissimo. In esso si nasconde il mistero insondabile del Signore che ha creato l’uomo per amore e vuole salvarlo; perciò “Verbum caro factum est et habitavit in nobis”. Il Cuore parla all’uomo della misericordia di Dio e lo esorta alla misericordia per gli uomini, perciò siamo di fronte  al simbolo del nucleo più profondo del Cristianesimo.

Anche Sant’Agostino sente nel “cuore” la struggente nostalgia di Dio. Nelle “Confessioni” (XIII, 13 – 14) definisce “amarissima contritio cordis” la profonda crisi depressiva che lo colse quando si accorse dell’inconsistenza spirituale  del successo mondano che aveva ottenuto fino a quel momento e dalla quale guarì con l’aiuto della voce infantile che lo spinse a leggere la lettera ai Romani di S. Paolo e lo fece incamminare sulla via della conversione.

Il Concilio Vaticano II ha inciso profondamente sul modo di vivere la spiritualità. La valorizzazione delle prime fonti della fede ha ridimensionato e drasticamente ridotto la pratica devozionale in genere e, di conseguenza, anche la devozione al Sacro Cuore di Gesù ne ha fatto le spese. Ma è giusto dimenticare la devozione popolare, quella forma umile di religiosità e di fede che sostiene tante anime semplici e poco acculturate nelle loro tribolazioni quotidiane?  Anime semplici e povere di spirito non sono solo le persone poco istruite, ma anche i tanti (come i cattolici “bambini ) che in questo mondo confuso e pervaso di apostasia  soffrono perché vedono la cultura contemporanea disprezzare e buttare in un angolo il messaggio cristiano, ritenendo l’esperienza cristiana ormai superata. Allora che cosa possono fare quelle anime semplici  se non invocare il Sacro Cuore  perché rafforzi in loro quella fede che la cultura e la società fanno di tutto per sradicare dall’esistenza umana?

Perciò  io, cattolica “bambina”,  non credo che sia giusto dimenticare quella devozione, perché non si può negare che la devozione al Cuore di Gesù – cui, successivamente, è stata aggiunta quella al Cuore di Maria – sia strettamente intrecciata alla fede cristiana. Forse però è anche vero che non dobbiamo rammaricarcene troppo, se le manifestazioni sparite sono solo l’esteriorità devozionistica  fine a se stessa,  il “sacrocuorismo” di cui ha parlato Vittorio Messori, le frasi melense che si rivolgevano ai bambini al momento della loro Prima Comunione e che in seguito sono diventate oggetto di derisione da parte degli stessi interessati, soprattutto quelli cresciuti respirando il clima sessantottino.

L’importante è la sostanza, quando è alimentata da un’autentica spiritualità, basata sulla Parola di Dio, la Tradizione della Chiesa e le indicazioni del Magistero. Se si considera il Cuore di Cristo come la sintesi suprema di quell’Amore che Lo ha fatto incarnare , patire  e morire per la nostra redenzione, anche lo smaliziato cattolico “adulto”, che tanto risente dei condizionamenti oggi in voga, può cadere in ginocchio dinanzi al dipinto di Pompeo Batoni senza essere chiamato “un sacrocuorista” .

I miei nonni materni sono morti da molti anni e il loro quadro ora è appeso nella mia camera da letto. Ogni mattina, quando mi alzo e lo vedo, sento di amare profondamente quel Cuore coronato di spine e allora anche io inizio la mia giornata implorandoLo: “… fa’ ch’io t’ami sempre più …!”

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16 commenti su “Sacro Cuore di Gesù: una devozione umile ma teologicamente ricchissima, da non dimenticare – di Carla D’Agostino Ungaretti”

  1. Gualtiero Comini

    Nella cucina dei miei genitori campeggiava l’immagine del Sacro Cuore di Gesù qui riprodotta.E la giaculatoria da Lei citata veniva a noi figli(eravamo 6)proposta dalla mamma o dalla nonna ogni sera.Nella mia città inoltre c’è un monastero della Visitazione e nella chiesa omonima collocata al centro della città campeggia il quadro di Santa Margherita Maria Alacoque.Molti di noi fanciulli abbiamo fatto da chierichetti in quella sede e la devozione al Sacro Cuore di Gesù c’è stato impresso dalle suore visitandine. E non l’abbiamo più dimenticata.Nelle parrocchie della erigenda unità pastorale della nostra zona ci sono preti che non hanno dimenticato la devozione al Sacro Cuore di Gesù e al sacro Cuore di Maria. Non più tardi di oggi nella messa di questo primo sabato del mese il celebrante ha ricordato il Sacro Cuore di Maria.Quindi la Chiesa ha rinnovato la sua pastorale anche con il Concilio, con i convegni ecclesiali e con i Sinodi ma le fondamenta della nostra fede devozionale non sono andate…

  2. giorgio rapanelli

    Articolo bello e onesto e umile che parte dal profondo del cuore. Per tanti anni ho camminato sulla Via della Mano Sinistra, la via della Mente razionale che affronta e risolve i problemi. In essa non c’è posto per il sentimento, quello che scaturisce dal cuore. Per cui oggi mi resta difficile camminare esclusivamente sulla Via della Mano Destra, la via del cuore, la via dell’Amore, la via del Cristo. Se la Conoscenza non è bilanciata dall’Amore non si è in equilibrio. Anzi, ti ritrovi in una aridità spirituale, quasi nella “notte oscura dell’anima” che vivono gli Iniziati dopo la dolce l’iniziazione. Chiedo continuamente allo Spirito di sciogliere il mio cuore, affidandolo completamente all’Amore della Trinità. Per cui non ho difficoltà a rivolgermi a Sacro Cuore di Gesù… Ma sono io degno, così ancora intriso di Materia, di ricevere la Grazia di vivere incessantemente nel Cuore di Gesù?

  3. Enzo Ricciardi

    Molti anni fa, trovai tra i rifiuti, nei locali di una stazioncina abbandonata, un quadretto con la stessa immagine del Sacro Cuore di Gesù. Ricordando quanta devozione e preghiere faceva particolarmente mia madre, dinanzi a quella sacra immagine, ( i miei genitori ce l’avevano al capezzale) e avendo avuto da poco la mia conversione, raccolsi il quadretto, e lo portai a casa. Lo rimisi in sesto, e nonostante avesse qualche pezzetto mangiato dalle tarme, lo appesi in un luogo dove mi recavo in quel tempo a fare un lavoro. La mattina mi affidavo con fiducia a Gesù, la sera lo ringraziavo per l’aiuto ricevuto. Volli poi lasciarlo nel posto dove lo avevo collocato, per non impedire alle persone che lo frequentavano di onorare e pregare su quella santa immagine. Grazie Gesù.

  4. La ringrazio, Signora D’Agostino Ungaretti, dell’articolo. Leggendolo ho provato la pelle d’oca e mi sono commosso perché le sue parole hanno palesato squarci di vita che mi appartengono. Anch’io, ogni mattina, mi rivolgo all’immagine di Nostro Signore e del Sacro Cuore e chiedo soprattutto che quel fuoco divampi in me e la mia fede, conquistata con grandi sforzi, non vacilli mai. Sono consapevole che questa vita è un deserto, ma che val la pena vivere perché solo nel deserto Dio parla al cuore e nel deserto Lui aprirà la strada. A noi spetta il compito duro del Battista: essere martiri, gridando e testimoniando, dal deserto, la Verità è la Libertà. La nostra sostanza è Libertà e Verità. Non si è cattolici se si prescinde dalla Libertà e dalla Verità, come ha sottolineato Giacomo Biffi.

  5. Se si esplorassero i simboli cristiani con la dovuta attenzione e profondità reale dell’intensità promanata al cuore, mente, anima del fedele. Se ci si innalzasse alle altezze del mistero dei sacramenti e se ne acquisisse almeno lo splendore se non la verità, allora si realizzerebbe realmente la conversione più intima, quella si del cuore ma del cuore sapiente di fede e di assoluto ringraziamento per l’esistenza della Chiesa e dei simboli della Tradizione Cattolica.

  6. Vincenzo Amato

    Il razionalismo e’ come un gas subdolo mefitico dall’odore gradevole che uccide l’anima senza suscitare rimorso: piu’ micidiale del peccato.
    Ecco cosa penso dei cattolici “adulti”. Condivido pienamente l’articolo.

  7. Grazie “di cuore” a Carla d’Agostino Ungaretti per avermi riportato i ricordi dolceamari della scuola presso un istituto di suore (che non è necessario citare), ma soprattutto per le riflessioni su questa importante devozione. Sì, siamo stati tutti vittime del ’68 e particolarmente le ragazze bennate e borghesi, che erano per le femministe di allora vittime da indottrinare, strumentalizzare e reprimere…
    Ma infine, siamo sopravvissute e abbiamo conservato la fede. Bisogna che il cuore sia svuotato dal dolore perché la memoria lo riempia di queste belle (o anche non belle) preghiere tradizionali che apportano conforto e illuminazione nell’età matura.
    P. S. Pompeo Batoni è un pittore da rivalutare. Non dimentichiamo che anche la storia dell’arte italiana è stata scritta da critici marxisti.

  8. ho mandato e continuo a mandare nella Roma di sempre, dei santini di Gesu’ SACRO CUORE DI GESU’ IO CONFIDO IN TE! ti offro le azioni della giornata, fà che siano tutte secondo la tua volontà per la maggior tua gloria. Preservami dal peccato e da ogni male, La tua grazia sia sempre con me, e con tutti i miei cari! questa e’ la preghiera, dietro hai santini che diffondo, ci sono le litanie del Sacro Cuore di Gesù e c’e’ scritta: LA GRANDE PROMESSA che tutti noi dovremmo mettere in pratica in grazia di Dio, Gesu’ promette, nel’ eccessiva misericordia del suo Cuore, che il suo amore onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno il Primo Venerdì del mese, per nove mesi consecutivi, la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in sua disgrazia, nè senza ricevere i sacramenti, e il suo Cuore sara’ loro rifugio sicuro in quel’ ora estrema

  9. 1 Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato,2 metterà pace nelle nostre famiglie, 3 ci consolerà in tutte le nostre pene,4 sara’ rifugio sicuro durante la vita, ma sopratutto in punto di morte, 5 spargerà abbondanti benedizioni su tutte le nostre imprese, 6 i peccatori troveranno nel suo cuore, la fonte e l’ oceano infinito della misericordia, 7 le anime tipide diventeranno ferventi 8 le anime ferventi si eleveranno a grande perfezione 9 benedirà le case dove l’ immagine del suo sacro cuore sara’ esposta e onorata 10 Darò hai sacerdoti il dono di toccare i cuori piu’ induriti 11 Le persone che propagheranno questa devozione avranno il loro nome scritto nel suo Cuore, dove non sara’ mai cancellato Se volete il santino comprensivo delle litanie al Sacro Cuore di Gesù scrivetemi qui e ve lo mando: andreadecet1@yahoo.com
    SIA LODATO GESU’ CRISTO

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