SALVARE LA ZAVORRA A COSTO DI AFFONDARE LA NAVE? LA STRANA “CURA DIMAGRANTE” DEL GOVERNO MONTI – di Guido Vignelli

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di Guido Vignelli

 

 

 

Le promesse di risanamento

Com’è noto, negli ultimi 50 anni, in nome della “modernizzazione” e della “democratizzazione” dell’Italia auspicata dal centro-sinistra, i vertici repubblicani (quello politico, burocratico, finanziario, imprenditoriale, sindacale e soprattutto culturale), con irresponsabile noncuranza del futuro, ha sempre più favorito la frivolezza, la sventatezza, lo sperpero, la corruzione e la dissoluzione (non solo economica ma anche e soprattutto morale),. In questo, il partito democristiano, quello socialista e quello comunista sono stati complici e hanno fatto a gara nell’occupare posti di potere, saccheggiare i beni pubblici e rapinare quelli privati. Ciò ha provocato la crescente influenza di clientele, lobby e sette prevaricatrici, corruttrici e dissipatrici, che hanno usato il prestigio e i mezzi dello Stato per fini privati, antisociali e antinazionali.

gdmPoi, dato che i Governi successivi alla svolta del 1993 non hanno saputo o voluto risolvere la vecchia situazione, notevolmente aggravata dalla speculazione internazionale e dalla crisi dell’euro, ci è stato imposto il Governo “tecnico” Monti-Napolitano. In nome di parolone come serietà, responsabilità, austerità, puntando sul risparmio, sul “dimagrimento” e sulla semplificazione statale, amministrativa e burocratica, il nuovo Governo ha avviato una politica di emergenza che prometteva di risolvere il problema economico-sociale, in cambio della sospensione della democrazia, della limitazioni delle libertà e della soppressione di garanzie assistenziali.

All’inizio, tale programma è stato bene accolto dalla vasta classe di quei cittadini “benpensanti” che, per decenni, avevano invano auspicato una politica responsabile, austera, risparmiatrice, insomma preoccupata del bene comune e delle future generazioni. In particolare, i cattolici avevano sempre sostenuto che una tale politica deve concretamente favorire la famiglia, la proprietà privata, il capitale reale, l’impresa (specie quella agricola), il volontariato sociale, il ceto medio, la Chiesa; queste infatti sono le forze, le classi e le istituzioni che promuovono onestà, equità, ordine, sicurezza, stabilità, risparmio, investimento, produttività e quindi ricchezza. Per contro, una sana politica deve combattere le clientele, le lobby e le sette che promuovono la corruzione, l’iniquità, il disordine, l’insicurezza, l’instabilità, la dissipazione e la povertà.


La scelta di far “dimagrire” i già “magri”

Eppure, a nove mesi dalla sua inaugurazione, il Governo Monti non ha fatto quasi nulla del genere, o lo ha fatto alla rovescia, anzi talvolta ha fatto l’esatto opposto.

jjLa sua politica economica sta costringendo a “digiunare” e a “dimagrire” non tanto i “voraci” e i “grassi” quanto proprio quei “sobri” e “magri” che non ne avevano bisogno: ossia le famiglie, le proprietà (specie quella immobiliare), le associazioni di volontariato sociale, alcune categorie professionali e molte piccole imprese. Esse costituiscono quel ceto medio che, pur essendo inventivo, produttivo e risparmiatore, per colpa della politicizzazione dell’economia dipende dal riconoscimento burocratico e dall’aiuto statale, ma non è tutelato da potentati sindacali, per cui esso rimane l’eterno sacrificato sull’altare delle crisi. Tasse, tagli, riduzioni e sospensioni governativi hanno finora colpito soprattutto quelle categorie che non hanno la forza per opporsi, mentre hanno salvato quelle che hanno la forza per evitarli o rinviarli sine die o almeno limitarli mediante la nota “concertazione”: ossia proprio quelle clientele statali, burocratiche e sindacali che, avendo per decenni goduto dell’appoggio politico e sperperato beni pubblici, dovrebbero essere colpiti prima e più di tutti.

Si obietterà che, comunque sia, tagli considerevoli hanno colpito, o almeno stanno per colpire, anche Governo, sottogoverno, amministrazione e burocrazia (nazionale, provinciale e regionale). Ma quanto finora accaduto ci fa temere che, nel realizzare il risparmio a cui sono costrette, molte istituzioni e amministrazioni nazionali e locali useranno criteri non di valore e di merito, ma di disvalore e di demerito. Ossia, esse ridurranno o sopprimeranno i finanziamenti non ai (molti) enti inutili, malfunzionanti e parassitari, ma semmai proprio ai (pochi) enti utili, funzionanti e in attivo; faranno quindi diminuire non le inutilità e gli sprechi ma i servizi e gl’investimenti, allo scopo di salvare non le forze produttrici e risparmiatrici, bensì quelle clientele, lobby, fazioni e sette rapinatrici e dissipatrici, alle quali devono il loro consenso e potere. S’imporranno risparmi e sacrifici sull’essenziale, ma si continuerà a sperperare sul superfluo o sul dannoso, perfino sovvenzionando movimenti e Governi terroristici e anticristiani. Insomma, invece di buttare in mare la zavorra che sta facendo affondare la barca, salveranno la zavorra a costo di sacrificare la barca. Quello che è appena accaduto nella Regione Sicilia è scandalosamente signifivativo.

Quanto alla lotta per la legalità e contro l’evasione fiscale, bisogna notare che finora il Governo Monti si è impegnato più che altro contro coloro che occasionalmente eludono la legalità burocratica o evadono la tassazione per necessità di sopravvivenza e di legittima difesa; ma non si è affatto impegnato contro quei campioni della illegalità sistematica e della evasione assoluta che sono molte realtà extracomunitarie, specie quelle clandestine.

Ciò conferma che la politica governativa consiste nell’essere “forte con i deboli ma debole con i forti”. In pratica, essa costringe la classe media alla drammatica alternativa tra la morte mediante “dimagrimento” subìto e l’emarginazione mediante illegalità coatta. In questo modo, il nuovo potere (sia esso politico, burocratico, sindacale o finanziario) erode la base sociale della libertà politica, ossia le premesse e le condizioni del suo esercizio concreto. Quanto alla sua base culturale, essa viene da tempo erosa mediante la propaganda del relativismo, del cinismo e della immoralità, che continua nonostante le promesse e le prediche in senso contrario.

Può sembrare strano che una tale politica, che favorisce la incapacità, il demerito, l’irresponsabilità, il divertimento, la dissipazione e infine la miseria, sia alimentata da una classe dirigente che deve il proprio successo e potere alla capacità, al merito, al senso di responsabilità, al lavoro, al sacrificio e al risparmio. Ma il fatto è che la nuova classe dirigente, in buona parte, pur avendo ereditato dalle generazioni precedenti quei valori, meriti e beni, tuttavia non crede in essi e non li vive in proprio, anzi li misconosce e disprezza, nella illusione di poter godersi ricchezza, successo e potere senza curarsi delle loro cause e senza badare alle future conseguenze. Ce lo conferma il fatto che l’attuale dirigente spesso si comporta come un dandy o un playboy o un giocatore d’azzardo occupato a divertirsi dissipando ricchezze ereditate o affidate a lui.


Verso la miseria, la tirannia o il caos?

Questa rovinosa e criminale mentalità viene da tempo favorita da una ben nota teoria ideologica. Fin dal tempo del Sessantottismo (si ricordi il Marcuse di Eros e civiltà), ma soprattutto a partire dalla svolta del 1989 e dalla caduta del Muro berlinese, i più audaci teorici e strateghi della Rivoluzione lib-lab, o per dir meglio radical-socialista, si sono visti costretti a mascherare il fallimento dei loro ideali, progetti e promesse di redenzione sociale sostituendoli con nuovi ideali, progetti e promesse che fossero compatibili con quel fallimento. Pertanto, ben sapendo che una errore fallito può essere sostituita solo da uno nuovo e ancor più grosso, essi hanno disinvoltamente rovesciato la loro prospettiva precedente. Non più primato dell’impegno, del lavoro, della produzione e del risparmio, ma primato dell’ozio, del gioco, del consumo e della dissipazione; non più occupazione e ricchezza per tutti, ma sottoccupazione e miseria democraticamente “condivise” e razionate per tutti; non più potere ai lavoratori manuali ma potere alla classe che specula, gioca, comunica, consuma e dissipa; non più civiltà urbana, scientifica e tecnologica, ma barbarie tribale, ecologica ed emozionale. Questa svolta “postmoderna” fu sancita dagli atti dei convegni organizzati tra gli anni Ottanta e Novanta dai partiti socialisti e comunisti europei, specie quelli francesi, spagnoli e italiani, sotto l’egida di personalità del calibro di Mitterrand.

Non pochi commentatori cattolici elogiarono quella svolta, perché la interpretarono come un tentativo di realizzare una riduzione del tenore di vita occidentale capace di favorire sobrietà e austerità finalizzati alla “redistribuzione delle ricchezze” e al livellamento delle disuguaglianze economiche tra le classi o tra il Nord e il Sud del mondo. Anche oggi, quando Monti ripete che il “dimagrimento” economico serve a favorire un “cambiamento di mentalità” che porti a uno stile di vita sobrio e austero, allo scopo di realizzare una solidarietà nazionale e soprattutto una unificazione europea, molti cattolici s’illudono che tutto questo sottintenda una sorta di realizzazione “laicizzata” dei valori evangelici di semplicità, carità e solidarietà. In realtà, la politica governativa punta a rendere meno ricco, libero e influente (e quindi meno generoso e impegnato) quel ceto medio che ha costituito, nel bene e nel male, la struttura portante della nostra nazione e della vera solidarietà verso i ceti e i popoli meno fortunati. L’Italia dunque si avvia verso un futuro di miseria economica, fragilità sociale e debolezza politica… a meno che quel ceto medio da tempo ingannato, umiliato e oppresso non passi dai brontolii e dalle lamentele alla contestazione e alla rivolta!

In conclusione, dopo 9 mesi altalenanti, pare proprio che l’attuale “governo tecnico” non riesca risolvere l’ “anomalia italiana”, non sappia o non voglia imporsi a una società complicata, refrattaria e indisciplinata come la nostra; ciò mi spinge a ridimensionare il reale potere attribuito alle forse un po’ mitizzate lobby o sette “plutocratiche e mondialiste”. Ma allora mi domando: il Governo Monti-Napolitano è stato davvero imposto per risolvere la crisi? O solo per gestirne le inevitabili conseguenze? O addirittura per impedirne la soluzione? Ma allora si tornerà forse alla passata politica, per cui Monti, imitando il suo collega Dini, si limiterà a impedire che la Destra ricuperi il potere scippatole e a favorire il ritorno di un ennesimo Governo sinistrorso? O dobbiamo temere che la crisi di Monti favorirà l’entrata in scena di una élite, e la presa di potere di un Governo, ancor più settari e potenti, capaci di abolire violentemente l’ “anomalia italiana”, ad esempio scatenando una diretta persecuzione contro la Chiesa? O stiamo solo scivolando verso un caos favorito dalla paralisi generale? Il problema è che i vincoli con cui la setta rivoluzionaria tiene legata a sé la “società civile” sono troppo fitti e stretti per essere sciolti pacificamente, senza un intervento chirurgico che faccia scorrere sangue e piangere lacrime. Comunque sia, sono proprio curioso di vedere come la Divina Provvidenza, come ha sempre fatto, scompaginerà e rovescerà le tenebrose trame dei suoi nemici per porli al servizio dei suoi piani di riscossa e di salvezza.

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