San Pier Damiani, figura straordinaria di santo, quasi dimenticato dalla sua città – di Giovanni Lugaresi

… Pier Damiani “consegna alla riflessione medievale un pensiero inaudito, destinato a dare voce ad una delle più radicali apologie della volontà e libertà divine”.

di Giovanni Lugaresi

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san_pier_damianiContemplativo e riformatore, uomo di preghiera e pragmatico collaboratore di cardinali e papi, sia per la Chiesa, sia nei rapporti col potere civile (leggi, imperatore), Pier Damiani appare come figura straordinaria di un santo nel panorama dell’inizio del secondo millennio, e ci sembra quantomeno strano che la sua città poco o punto ne celebri la memoria.

Nato nel 1007 a Ravenna, e morto a Faenza (dove si trovava per caso, in quanto di passaggio) nel febbraio del 1072, il monaco nominato poi vescovo e cardinale, con importanti incarichi (come detto), quindi tornato al suo “stato di religioso”, fu anche filosofo e teologo, autore di lettere importanti e di piccoli trattati. Fra i quali il “De Divina Omnipotentia”, ora riproposto dalla casa editrice il Prato (Saonara – Padova) a cura di Alfredo Gatto, con un saggio di Andrea Tagliapietra (pagine 222; Euro 15,00), a proposito del quale noteremo, ricollegandoci a una affermazione sopra espressa, che si tratta di persone estranee a Ravenna e alla Romagna: tutti veneti!

sggssprdmnParla interamente veneto, infatti, questa operazione che vede protagonista, in primis Alfredo Gatto, dottorato di ricerca in filosofia, autore di diversi saggi e particolarmente interessato al santo ravennate.

 Come lo stesso studioso sottolinea, in questo opuscolo, Pier Damiani “consegna alla riflessione medievale un pensiero inaudito, destinato a dare voce ad una delle più radicali apologie della volontà e libertà divine”.

“E’ possibile che Dio restituisca la verginità ad una donna che l’ha perduta, facendo sì che una cosa accaduta non sia in realtà mai accaduta? Rispondendo in modo affermativo a questa domanda, Damiani incarna un unicum nel panorama teologico del Medioevo, e lascia in eredità al pensiero successivo una soluzione inedita al problema dell’onnipotenza divina…”, appunto.

 Per cui, accanto al monaco legato a Fonte Avellana, ammiratore del suo famoso concittadino Romualdo (fondatore dei Camaldolesi), moralizzatore della Chiesa in tempi turbolenti di corruzione del clero, simonia, antipapi, operatore di accordi a livello internazionale (fu delegato pontificio anche in Germania), ecco il pensatore, lo speculatore, l’indagatore, che arriva a realizzare argomentando: si tratta “di onnipotenza e non di contraddizione e la potentia Dei può in effetti violare il principium solo se è un bene che ciò accada”.

Il lavoro di Alfredo Gatto è attentamente articolato. Vita e opere del santo monaco ravennate occupano la prima parte del suo testo, prima di passare all’analisi dei contenuti del “Divina omnipotentia” e alle considerazioni dello studioso stesso. Infine, il testo latino, con traduzione italiana a fronte.

Un elemento di particolare interesse è rappresentato, nelle prime pagine del libro da un passo del “Pessoa Inédito” (Livros Horizonte, Lisboa 1993), che così recita: “Avevo paura della scoperta di qualunque verità – di qualsiasi verità metafisica. [A causa di] questa paura, ero perplesso di fronte alla filosofia degli scolastici, che amavo.

“Ad esempio, nella filosofia scolastica è enunciata da qualche parte la seguente questione: ‘può una prostituta recuperare la sua verginità per il potere della grazia di Dio?’ Quando questa questione viene posta, la si giudica straordinaria e assurda.

“Io non l’ho mai considerata ridicola o insensata”.

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questo articolo è stato pubblicato anche su

La Voce di Romagna, 17 gennaio 2014

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