I Santi e i Morti. Due Messe, due omelie  –  di Rita Bettaglio

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Quest’anno i Santi cadevano di sabato e i Morti di domenica. Due feste, due Messe, due omelie. Vi confesso che, se non fossi ben certa di sbagliarmi, mi sarebbero sembrate anche due religioni diverse.

di Rita Bettaglio

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zzrtbtt2Quest’anno i Santi cadevano di sabato e i Morti di domenica. Due feste, due Messe, due omelie.

Vi confesso che, se non fossi ben certa di sbagliarmi, mi sarebbero sembrate anche due religioni diverse.

Sabato in parrocchia, domenica alla Messa tradizionale celebrata ogni domenica e festività a Savona (per informazioni cliccare qui).

Sabato: siamo tutti santi. Tutti santi per amore di Dio. San Paolo nelle sue lettere così chiamava i suoi destinatari, che non erano certo degli stinchi di santi, anzi peccavano e si azzuffavano che era un piacere (o, meglio, un dispiacere grosso, per il povero San Paolo). Quindi noi, che siamo uguali, siamo parimenti santi. Nessun accenno alla libertà di accettare o rifiutare la salvezza offerta da Cristo, al peccato che è un enorme ostacolo sulla via della santità, alla necessità di purificarsi e impegnarsi per corrispondere al meglio delle proprie possibilità alla grazia di Dio.

Mi perdoni il sacerdote in questione, forse ho compreso male le sue parole, ma mi sembrava di intravvedere, tra le sue soavi parole, quell’eresia dei primi secoli di chi sosteneva che l’inferno (parola mai pronunciata) c’è, sì, ma è vuoto. Eresia che pare oltremodo attuale. Tutti, almeno quelli che un pensierino alla propria anima ce lo fanno, sembrano convinti che bastino un po’ di buone intenzioni, l’infinita misericordia di Dio e il gioco è fatto.

Mia nonna, però, che aveva fatto la terza elementare, soleva ripetere il seguente adagio: la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. Per di più risulta, almeno ad uno straccetto di cattolica come me, che diversi nel corso della storia della Chiesa hanno avuto il privilegio di vedere l’Inferno e… non era affatto vuoto.

Domenica: la vita che viviamo su questa terra è una preparazione a quella eterna, e serve per procurarci qualche piccolo, infinitesimo merito che ci faccia entrare almeno in purgatorio. Dio non obbliga nessuno a salvarsi, ma chi desidera farlozzrtbtt1 è caldamente invitato a non perdere tempo perché non sa a che ora verrà il ladro e le lampade vanno mantenute accese. Che la nostra vita sia uno sfolgorante successo dal punto di vista umano o, viceversa, abbiamo arrancato ogni giorno per mettere insieme il pranzo con la cena (spiritualmente parlando) fa molta differenza, ma nel senso esattamente contrario a quello che siamo portati a pensare. Chi perderà la propria vita la salverà: ma proprio per davvero. Non è un aforisma: è la verità. Avremo molte sorprese. E’ nel tempo che si tesse la tela dell’eternità: al momento della morte quel che è fatto è fatto.

Davvero brutto a udirsi, ma vero. Anni fa ho visto un grande professore, un grecista di fama internazionale, colpito da ictus. Era sempre lui, ma non riusciva neppure più a pronunciare il proprio nome. Non lo dimenticherò mai perché mi ha ricordato, una volta per sempre, che siamo come l’erba dei tetti: prima che sia strappata dissecca.

Perciò, se abbiamo il sano istinto di vivere bene, di godere di quella gioia di vivere che fu anche di Gesù, che non disdegnava la compagnia degli amici e i banchetti di nozze, dobbiamo pur ricordare (ci conviene, direi) che l’invito è a prendere la propria croce e seguirLo. Detta così spaventa un po’, ma è la verità, anzi la Verità. E insieme la Via e la Vita.

Due omelie: una consolante, l’altra che non lascia troppo tranquilli. Giudicate voi quale possa essere più utile, non alla psiche, al karma o all’equilibrio bioenergetico, ma all’anima.

Io, per me, cerco di arrabattarmi meglio che posso e procurarmi la veste per le nozze, in modo da non essere cacciata fuori perché il pianto e lo stridore di denti mi spaventano terribilmente. E sono contenta se qualcuno me lo ricorda, anche soventemente perché sono un po’ di dura cervice.

Vorrei concludere con una frase di San Josemaria, tanto terribile quanto vera: “Sono, questi, tempi di prova, e noi dobbiamo chiedere al Signore, con clamore incessante (cfr Is 58, 1), che li accorci, che si volga con occhio misericordioso alla sua Chiesa e conceda nuovamente la luce soprannaturale alle anime dei pastori e a quelle di tutti i fedeli. La Chiesa non deve impegnarsi a piacere agli uomini, poiché essi — da soli o in comunità — non daranno mai la salvezza eterna: chi salva è Dio”.

Da ricordare sempre.

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fonte: blog dell’Autore

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7 commenti su “I Santi e i Morti. Due Messe, due omelie  –  di Rita Bettaglio”

  1. giorgio rapanelli

    Domenica ho chiesto ad un sacerdote il motivo per il quale, tra tutte le lettere di San Paolo, quella di I Corinzi 6-9 (che tra l’altro dice”……..né adulteri, né uomini tenuti per scopi non naturali, né uomini che giacciono con uomini, eccetera, eccetera, erediteranno il regno di Dio”) non viene mai letta. Mi ha chiesto: che dice questa lettera di San Paolo? Glielo citata a braccio. Mi guardava inebetito… Forse ha letto solo la Bibbia illustrata edita da Piemme e redatta da un gesuita, con imprimatur del Cardinale Martini, gesuita, nella quale questo versetto 6-9 (ed altri) è stato tolto. Vuoi vedere che quel papa mancato verrà fatto santo dal Bergoglio?

  2. Purtroppo è proprio così. Molti apostoli hanno rinunciato ad annunciare il vangelo. Si pensa a non urtare la sua suscettibilità di nessuno e con tanta gentilezza, si accompagnano le anime all’ inferno. Che fare? Ebbene amici cristiani, facciamo noi ciò’ che non fanno loro. Annunciamo, ammoniamo, correggiamo con fermezza chiarezza e dolcezza .non fermiamoci dinanzi al ” rispetto umano” non spaventiamoci delle possibili reazioni.questa è anche LA NOSTRA missione…CRISTO ci renderà il centuplo!

  3. Rita Bettaglio è un esempio di vero ed efficace apostolato dei laici, con sincera umiltà e con l’audacia di chi è fedele alla dottrina della Chiesa, quella sicura, quella del magistero ufficiale (che ha il carisma dlel’infallibilità), non quella presunta dei molti e confusi discorsi estemporanei con fini politico-culturali.

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