Satana in Vaticano. Un altro romanzo infernale

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Londra, l’editore Juan Diego Vargas sta esaminando un corposo fascicolo dell’FBI che riguarda un complotto in Vaticano. L’uomo incarica Michael Wilson, giornalista indipendente, di indagare. Partito per l’Italia, il giovane reporter inizia un’indagine che metterà in luce eventi delicati e segretissimi. Chi ha impedito l’elezione di Gregorio XVII? E perché? Chi si trovava nei sotterranei di una sinagoga di Strasburgo nell’inverno del 1962? Quali enormi stravolgimenti vennero operati dalle alte gerarchie cattoliche? Ma, soprattutto, cosa accadde realmente nella notte tra il 28 e il 29 giugno del 1963 nella Cappella Paolina e contemporaneamente in una cittadina del sud Carolina? Nella primavera del 1999, durante una cena privata in un prestigioso ristorante di Manhattan, il gesuita Malachi Martin, esorcista, teologo e professore al Pontificio Istituto Biblico di Roma, raccontò alcuni dettagli sconvolgenti su ciò che accadde quella notte.
Questa è soltanto una traccia del romanzo appena pubblicato da Philip Evans, “Satana in Vaticano”, così come viene descritta nella ben fatta quarta di copertina. Se vi interessa saperne di più e sapere come è nato questo libro, ve lo posso raccontare.

L’uomo che a giugno di quattro anni fa suonò di prima mattina alla porta di casa mia non era quello che aspettavo. O meglio, non era come me lo aspettavo. Dalla voce, dal piglio e dalla concitazione che avevo percepito per telefono una settimana prima, mi ero fatto l’idea che Philip Evans fosse un giovanottone americano, ipervitaminico e ipercinetico, invaghito per le inchieste sul mistero: un americano da film, insomma. Non certo il signore tra i cinquanta e i sessant’anni, fin troppo magro, in perfetto completo grigio, con la borsa di cuoio rigonfia di libri e giornali che avrebbe ben figurato a Oxford tra Tolkien e Lewis. Però quello era Philip Evans e, come eravamo d’accordo, in casa trovava solo me. Un po’ per discrezione e un po’ per sicurezza, aveva detto. Sa, l’argomento è molto delicato e temo di aver suscitato attenzioni non troppo benevole. Proprio così, attenzioni non troppo benevole. Se la cosa mi aveva fatto sorridere, pensando al giovanotto americano, trovandomi davanti l’icona del classico professore di Oxford cominciavo a vederla diversamente.

Philip, lo chiamo così perché siamo diventati amici, non è un giornalista, non è uno scrittore, non è neanche uno studioso di questioni cattoliche. È venuto in Italia per capire cosa fosse accaduto nella chiesa durante gli ultimi cinquant’anni e, tra gli altri, voleva parlare con me del libro su padre Pio che avevo scritto con Mario Palmaro. Sapeva che mi ero occupato della questione sul versante spirituale, o infernale se si vuole, sapeva che avevo raccolto materiale mai pubblicato, sapeva anche che il libro sarebbe stato tradotto negli Stati Uniti. Sapeva troppe cose, insomma, per essere un semplice insegnante di matematica della costa Est con il pallino per il cinema.

Se ne andò a pomeriggio inoltrato senza avermi veramente convinto di essere solo un insegnante di matematica della costa Est e dopo aver saputo quasi tutto quello che so e dopo aver visto quasi tutti i documenti che ho. Comunque, quando fu il momento, se ne andò. Se riesco a trovare il bandolo, mi piacerebbe farci un film sul disastro avvenuto nella chiesa in questi decenni. Parlava anche un ottimo italiano. Però dovremo vederci ancora, dopo che avrò incontrato le persone che ho in agenda e quelle che mi ha indicato lei. Tre mesi più tardi, a settembre, ci incontrammo a Venezia.

Di lui non posso dire di molto perché preferisce restare in ombra e non voglio tradire questo suo amore per la riservatezza che, francamente, mi pare eccessivo per un semplice professore di matematica. Però, ricordando la stranissima morte di Malachi Martin, che rivelò in un libro la cerimonia di intronizzazione di Lucifero avvenuta in Vaticano, rispetto la sua richiesta. Quello che vuole si sappia di lui è riportato qui, testualmente, scritto di suo pugno: “Philip Evans è qualcuno che non è importante, non è una persona che si è svegliata una mattina e ha deciso di diventare scrittore. Lui faceva e fa dell’altro. Ma ad un certo punto della sua vita, caso o non caso, si è imbattuto in qualcosa che lo ha profondamente turbato. Ha scoperto che all’interno della chiesa cattolica ci fu una rivoluzione vera e propria. Non poteva lasciare perdere e ha così deciso di procedere in una ricerca che lo ha portato a scoprire l’esistenza di due chiese completamente diverse. Una che ha continuato con grandi difficoltà nel solco della tradizione e un’altra che ha deviato abbandonando il sentiero secolare su cui avevano camminato santi e martiri. Tra le varie ricerche, si è imbattuto in una davvero speciale che riguarda il gesuita Malachi Martin autore del famoso libro The Windswept House del 1996. In proposito, qualcuno gli ha fatto delle rivelazioni molto precise su un incontro avvenuto a Manhattan”.

Quando ci incontrammo a Venezia, Philip stava già pensando di trasformare la sceneggiatura abbozzata in un romanzo, quello di cui ora ci accingiamo a parlare, uscito con un titolo tutt’altro che prudente Satana in Vaticano, scritto in italiano. Ci siamo sentiti di recente e, in previsione dell’uscita, gli ho fatto qualche domanda.

Allora Philip, vuoi spiegare perché un “semplice” professore americano di matematica, tutt’altro che votato all’avventura e al mistero, ha scritto Satana in Vaticano?
Sono un cattolico che, con l’andare del tempo, ha cominciato a riflettere sulla crisi della chiesa cattolica negli ultimi decenni. Non ricordo neppure benissimo perché ho iniziato a pensarci. So soltanto che poi, da uno dei miei tanti problemi, è divenuto “il problema” e ho cominciato a cercare chi ne aveva già scritto. Il romanzo è la mia piccola risposta alla necessità di resistere in una situazione molto grave, ma anche un mezzo per risvegliare coscienze sopite e riportare alla luce fatti dimenticati o cancellati. Senza rendermene conto avevo visto passare sotto i miei occhi cambiamenti significativi e gravi. Superficialità, pigrizia, disattenzione? Una rivoluzione si era abbattuta sulla chiesa sin dall’inizio del secolo scorso e la Messa, che è il Sacrificio della Croce, veniva stravolta e protestantizzata. Ho sentito il desiderio di fare qualcosa, di dare un piccolo e modesto contributo affinché anche altri fedeli, ormai ipnotizzati o distratti dalla nuova chiesa, potessero destarsi e ritrovare la vera Fede.

Quindi hai cominciato a cercare. E cosa hai trovato?
Tra le vicende che mi hanno colpito di più, ci sono quelle di Malachi Martin e di padre Pio.

Cominciamo da Martin.
Malachi Martin, un irlandese che è stato gesuita e morì nel 1996, descrive un preciso evento, risalente al 1963, nel libro “La casa spazzata dal vento”. Afferma che al culmine del Concilio, a Roma, ci fu una cerimonia per l’intronizzazione di Lucifero in Vaticano. Descrisse dettagliatamente quella cerimonia, che si consumò contemporaneamente in Italia e in una cittadina della Carolina del Sud. Per decenni, quella sua affermazione fu fonte di molta confusione e controversie. Pochi sanno però che, proprio poche settimane prima della morte del sacerdote, un esponente dell’alta nobiltà europea, di origini bavaresi, organizzò a New York un incontro riservato con Malachi Martin. L’incontro avvenne in un prestigioso ristorante di Manhattan e Martin confermò tutto quello che aveva scritto nel suo libro, ma una tragica caduta, definita accidentale dagli inquirenti, e causata, secondo quanto riferito, da “una mano invisibile”, provocò la sua morte solo pochi giorni dopo quell’incontro. Malachi Martin, pochi istanti prima di spirare, riuscì a confidare ad un intimo amico le seguenti parole: “Ho sentito qualcosa che mi spingeva, una mano invisibile, ma… non c’era nessuno”.

Adesso padre Pio.
Mi ha colpito il modo in cui nei hai parlato tu nel libro scritto con Palmaro. Nel romanzo ci sono alcuni brani tratti da “L’Ultima Messa di Padre Pio”. Per esempio, nel terzo capitolo intitolato “Il sogno”, il giovane reporter inglese, Michael Wilson, ospite di un amico italiano, è intento nella lettura del tuo libro. Michael legge l’inizio del capitolo 2, “Mentre Padre Pio moriva, giù, ai piedi del Gargano, l’Italia del boom economico…”. Ogni tanto il reporter si interrompe per poi riprendere la lettura. Un altro breve brano che il giovane legge è il seguente: “È lo stesso frate a scrivere il 13 febbraio 1913 queste impressionanti parole che si è sentito rivolgere da Gesù: ‘Non temere io ti farò soffrire…’”.
Padre Pio è fondamentale per comprendere che cosa è accaduto in questi decenni. Perciò ho aggiunto anche una parte dell’epistolario e precisamente la lettera del 7 aprile 1913 in cui il frate scrive dell’apparizione di Gesù, che gli apparve “malconcio e sfigurato”. Di lui si parla ancora in altre parti del romanzo, ma i pezzi inseriti non sono tratti da libri, riguardano una storia autentica accaduta a un’amica di famiglia. Voglio ribadire anche qui quanto ti ho detto altre volte. Mi è servito molto leggere quanto hai scritto e sentire ciò che mi hai detto. È stato più che sufficiente, ma penso che non sia tutto e mi chiedo se prima o poi verrà a galla il resto.

Questa, Philip, è un’altra storia e come sai, ho preso una strada che probabilmente mi esenta dal raccontare quanto non ho detto neanche a te. Anzi, forse mi impone di non farlo. Raccontami invece che cosa hai trovato di interessante.
Quando mi sono reso conto di ciò che era accaduto nella Chiesa, ho sentito la necessità di approfondire e documentarmi, ma potrei dire studiare, per capire meglio quali stravolgimenti erano avvenuti. La prima cosa che ho fatto è stata quella di reperire alcuni tra i libri che trattano questi temi, ma ho anche cercato materiale utile tra le interviste fatte ad alcuni sacerdoti nelle cui parole c’è tanta sofferenza per questi eventi. Mi riferisco in particolare alle ultime omelie di monsignor Marcel Lefebvre. Ho cercato però anche di incontrare personalmente alcuni sacerdoti e laici per porre loro quelle domande che una persona comune come me desidererebbe fare per comprendere meglio gli eventi. È stato in questo modo che mi sono reso conto di come molti fossero i testi e i saggi disponibili su questi temi, ma quasi sempre libri molto complessi e specifici, e ho verificato, invece, che mancavano degli strumenti più semplici, alla portata di tutti. Intendo libri non per gli addetti ai lavori, ma più accessibili, più facili come può essere un racconto, che potessero più agevolmente coinvolgere il lettore fornendogli uno stimolo per una riflessione.

Che effetto ti attendi da tutto questo?
Mi piacerebbe che si capisse che c’è bisogno di reagire con determinazione davanti al crollo delle vocazioni, alla diminuzione drastica della fede, alla perdita dei valori, al precipitare dei costumi, alla distruzione della famiglia e alla resa di chi, ai vertici della Chiesa, dovrebbe essere riferimento e, invece, rinuncia o, ad esempio, si nasconde dietro ad affermazioni tristi e arrendevoli come: “Chi sono io per giudicare?”. Il cristiano ha il dovere di rispondere sì all’invito del Signore che disse: “Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crede e sarà battezzato si salverà; chi non crede sarà condannato” (Mc 16,15-16). È necessario dunque che questo messaggio di evangelizzazione, oggi sempre più nascosto, oppure negato, in nome di “libertà” fantomatiche per il rispetto delle altrui volontà e delle altre religioni, possa essere recuperato e diventare nuovo motivo di azione cristiana e di speranza.

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15 commenti su “Satana in Vaticano. Un altro romanzo infernale”

  1. All’origine del disastro che ha colpito la Chiesa da più di mezzo secolo c’è l’elezione di Angelo Giuseppe Roncalli. A che punto il suo pontificato fu un disastro lo dimostra in modo magistralw Paolo Pasqualucci: con Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II nonchè il Concilio parallelo. Mi permetto pure di attirare l’attenzione su un libro scritto in francese: Aux sources de l’alternance dans l’Église. L’elezione di Roncalli fu un gravissimo errore. Purtroppo ne è pure responsabile il Cardinale Ottavaini che fu il suo principale pormotore.

  2. Questo articolo tratta un argomento non nuovo, ma qui così chiaramente presentato, che, come si dice, fa accapponare la pelle. È senz’altro vero, anche se inaudito, che la (falsa) chiesa di oggi tende a impedire l’evangelizzazione. Ne sono prova non solo le frequenti sottolineature bergogliane sull’ inopportunità di quello che lui chiama ‘proselitismo’, ma anche le insistenze di tutti i suoi sottoposti che persino in questi tristi tempi di prova, a conclusione di “messe in diretta”, approfittando della loro autorità di vescovi, osano citare più e più volte “le religioni” dicendo che ognuna può dare risposta al significato di questo evento che atterrisce tutti. “Le religioni”, dunque, visto che la Nostra, a quanto pare, non ha più la prerogativa che l’ha sempre contraddistinta: di essere la vera e unica portatrice di verità: la Verità di Cristo Nostro Signore, Via, Verità e Vita.
    Povero Padreterno, così oltraggiato ed offeso dai Suoi stessi rappresentanti e poveri noi che a causa, sì, dei nostri peccati, ma molto più a motivo di simili sacrilegi, ci troviamo in mezzo a un inimmaginabile e tremendo castigo.
    Non potrà affondare la barca di Pietro, ma la tempesta è davvero terribile.
    Maria, Consolatrice degli afflitti e Aiuto dei cristiani, prega per noi!

  3. Mi piacerebbe sapere di più su Philip Evans. Chi scrive romanzi per dire cosa è accaduto realmente in genere è molto bene informato. Questo è il suo nome vero?

    1. Philip Evans esiste veramente in carne, ossa (e cartilgine, avrebbe aggiunto Totò). È il signore americano che ho descritto, è un insegnante di matematica, ma il suo nome reale è un po’ diverso. Continuo a pensare che non sia solo un insegnante di matematica, ma per spiegare che cosa intendo dovrei raccontare uno strano incontro che feci a Boston nel 2009.
      PS: Philip non è di Boston.
      ag

  4. Donato Casati

    Basta il titolo. Non serve altro per descrivere la situazione. Ottime l’idea del romanzo invece della solita pizza indigesta di storici che non convincono nessuno.

  5. Dott. Gnocchi, i suoi capitoli del Romanzo Infernale sono uno più inquietante dell’altro (anche se il primo faceva davvero accapponare la pelle).
    Suvvia, a questo punto ci racconti dell’incontro avvenuto a Boston.
    Con stima e affetto,
    Chiara

    1. Gentilissima Chiara,
      rispondo a lei e ai moltissimi lettori che mi chiedono se Philip Evans sono io e che cosa accadde a Boston nel 2009. Rispondo così anche a Giovanni Zenone, editore di Fede&Cultura, con cui stavano lavorando alla pubblicazione del Romanzo Infernale, che poi ha subito un arresto per questioni mie personali. Tutte questo interesse mi fa riconsiderare l’idea di pubblicare il Romanzo. A questo punto non me la sento di esaurire tutto in un solo articolo.
      La ringrazio di cuore, come ringrazio tutti gli altri lettori, per la sua attenzione e per la considerazione che non penso di meritare.
      ag

  6. jb Mirabile-caruso

    Dr. Gnocchi, la versione cartacea di ‘Satana in Vaticano’ non è spedita in Canada dove risiedo. Potrebbe indirizzarmi a qualche altra fonte da cui riceverlo? Grazie per la Sua cortese attenzione.
    jb Mirabile-caruso.

  7. La verità deve saltare fuori, lei scrive che non parlerà di altre cose che ha deciso di tacere, io non penso che ormai serva a qualcosa tacere considerando che stiamo diventando pagani ed atei oltre che panteisti, irenisti e chi più ne ha più ne metta. Non siamo più soltanto protestanti divisi in sette multiple secondo le proprie convinzioni o voglie. Crede davvero che sia suo dovere tacere? Forse è ora di urlare dai tetti. Ormai si è collusi accettando la situazione attuale e su qualsivoglia fronte si guardi.
    Grazie comunque.

  8. La ringrazio di cuore, Dott. Gnocchi, della segnalazione. Ho notato che il libro non è stato preso in considerazione dai canali di distribuzione del commercio online più noti. In ogni modo, ho eseguito l’ordine oggi, subito dopo aver letto questo articolo-intervista e ho ordinato due copie perché, visto l’argomento, il libro non sarà in commercio a lungo, anche se è un romanzo. Spessissimo, sono proprio i romanzi a dipanare la sostanza degli accadimenti.

    1. Data la stima per il dr. Gnocchi, e l’interesse dell’argomento (ho letto diversi libri di Malachi Martin) mi sono precipitato a comprare il libro, che ho appena finito.

      Spiace dirlo, il “romanzo” è pessimo. Personaggi, ritmo e trama inesistenti, e le “rivelazioni” si trovano su tutte le pagine Wikipedia collegate alla vera o presunta elezioni del Cardinale Siri.

      Spiace molto, perché una causa meritoria come quella di far luce su eventi tanto decisivi per tutti noi meriterebbe ben altro talento.
      À questo punto, la pubblicazione del “Romanzo Infernale” (ben altro stile e livello) è più che mai urgente.

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