Scandalo finanziario nella diocesi fiorentina. I legami col donmilanismo  –  di Vinicio Catturelli

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di Vinicio Catturelli (*)

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zzzzsoldi“Preghiamo per la chiesa fiorentina, indirettamente ferita da uno scandalo finanziario. Perché non basta accostarsi ai sacramenti: bisogna avere uno stile di vita coerente con la fede cristiana” tuona don Gianfranco Rolfi, dall’ambone, durante la “Grande Messe” prefestiva, nella chiesa di “Ser Umido”, di sabato 27 febbraio…un bisbiglio sommesso accompagna le sue parole.

Il parroco della chiesa di San Felice in piazza si è fatto interprete dunque di un largo malcontento popolare per le ultime vicende finanziarie della chiesa fiorentina dove, da un pezzo a questa parte, si spiattellano “ad personam” assegni da centinaia di migliaia di euro, come si pagassero i fortunati vincitori (designati in anticipo) di una generosa e ricca lotteria ; il tutto è venuto a galla grazie ad una accurata e puntuale inchiesta del quotidiano fiorentino “La Nazione” e subito in città, e non solo in città, è scoppiato un temporale che non accenna a calmarsi. Dalle colonne de “La Nazione” si è fatto sentire anche un personaggio molto vicino alla Curia: l’ex Vice Sindaco di Firenze Giovanni Pallanti, ex esponente della “sinistra democristiana fiorentina”, uomo di grande libertà di giudizio – fu uno dei pochi a difendere i Frati Francescani dell’Immacolata quando iniziò a Firenze la persecuzione nei confronti dell’Ordine di P. Manelli, figlio spirituale di San Padre Pio, dopo una conferenza fatta in Ognissanti contro la Massoneria – seguace e discepolo di Giorgio La Pira, il quale auspica che si faccia piena luce su questo “scandalo” per il bene della chiesa fiorentina e dello stesso arcivescovo : il Cardinale Giuseppe Betori.

Lo stesso fa Paolo Coccheri, un ex docente di educazione fisica nelle scuole medie, fondatore delle “Ronde della Carità”, un’associazione di volontari che assistono, con amore, secondo le loro “magre” possibilità, i barboni della città fiorentina.

Ma veniamo ai fatti : l’Opera di Santa Maria del Fiore liquida il proprio Segretario, Enrico Viviano – ex giornalista di Radio Toscana, ex portavoce dell’arcivescovo Giuseppe Betori, nominato, al posto di p. Paolo Simonetto, dopo la partenza per Roma del Cardinale Ennio Antonelli – con un assegno di 330.000 euro lordi. Il Viviano era approdato in via della Canonica, con un contratto a tempo indeterminato, nell’ottobre del 2013 (avete capito bene : una liquidazione di trecentotrentamila euro – pari a seicentosessanta milioni di vecchie lire – per poco più di due anni di lavoro).

Incredibile? Macché …si vede che il Viviano aveva e ha tuttavia grandi Santi in paradiso, tanto che era conosciuto come “colui che tiene ambo le chiavi del cor di Federigo”, ovvero il cuore dell’ex vescovo ausiliare, il capo riconosciuto, anche se non dichiarato, del neomodernismo fiorentino (“Dobbiamo celebrare la Messa come da una cabina di regia” ebbe a dire) Claudio Maniago, spedito a Castellaneta, dopo le note vicissitudini, in seguito allo scandalo di Don Lelio Cantini, il quale don Cantini – Benedetto XVI volle, appunto, che gli fosse comminato una sorta di “ergastolo” per le note e triste vicende giudiziarie della parrocchia neognostica della Regina della Pace – voleva formare una sorta di “chiesa parallela” in opposizione a quella di San Giovanni Paolo II…e Maniago, con i suoi pupilli sparsi qua e là nelle “migliori parrocchie” della diocesi, evidentemente sarebbe stato il suo “braccio secolare”.

Eppure l’ex portavoce della Curia non aveva da lamentarsi del trattamento ricevuto: gli sono stati sempre riconosciuti stipendi d’oro (anzi, di platino) e inoltre la Curia aveva per lui (“Il Pier delle Vigne di Maniago”) un occhio di riguardo donandogli benignamente: una bella casa colonica del Seicento, in comodato gratuito, nel “verde Mugello” dove – scriveva Gabriele d’Annunzio – “fiorisce l’asfodelo”, a tre passi dallo storico Convento del Bosco ai Frati,un’altra bellissima casa colonica, nella campagna di Grassina, a tre passi dal “Golf dell’Ugolino”, in modo che l’ex giornalista di Radio Toscana potesse comodamente dedicarsi al suo sport preferito: l’aristocratico gioco del golf.

E quest’opera del Duomo deve avere messo da parte, nel grande salvadanaio, tanti bei bigliettoni ; infatti l’esborso (stavo per scrivere l’esproprio) di 330.000 euro di liquidazione a Enrico Viviano per due anni “lavorativi” (si fa per dire) è avvenuto dopo che la stessa presidenza dell’Opera (il presidente è Franco Lucchesi) aveva precedentemente sborsati  altri 200.000 euro (dicesi duecentomila euro, pari a quattrocento milioni di vecchie lire) per la liquidazione, dopo pochi mesi di lavoro, di un altro Segretario che gioiosamente incassò il principesco “sbruffo” nonostante lui stesso abbia dichiarato :

 (…) evidentemente all’Opera di Santa Maria del Fiore capita di assumere dirigenti di alto livello, di pagarli tanto, senza però farli lavorare come potrebbero per poi mandarli via in largo anticipo . Prima è toccato a me, ora a Viviano…” (Cfr Repubblica -Cronaca di Firenze – “Intervista di Maria Cristina Carratù a Stefano Strazzari” pag. II 1 marzo 2016)

Per farla breve – nonostante le rimostranze di Mons. Caverni, nel CdA come Vicario per le Opere –  in poco tempo, per meno di tre anni lavorativi, l’Opera del Duomo ha sborsato, solo per due liquidazioni “ultra baby” oltre 530.000 euro – pari a un miliardo e sessantamilioni di vecchie lire – e a questo si aggiungano le consulenze con molti zeri…e altri “dettagli”. L’Opera del Duomo risponde indispettita a noi giornalisti che tutto è regolare e che questa è stata un’operazione “pulita”, “che rientra pienamente nell’autonomia gestionale di un’organizzazione privata” e anzi rivendica ai due ex funzionari “licenziati” (mai licenziamento fu così “fortunato”) “l’oculata gestione”(sta scritto proprio così – n.v.c.) “dei due ultimi consigli di amministrazione”.

L’Opera rivendica anche la propria autonomia (ma non dice che il proprio operato è soggetto anche al Controllo della Prefettura e quindi del Ministero che, nel frattempo, ha mandato gli Ispettori) ma, replicano i fedeli – che ricordano le geremiadi del Presidente dell’Opera Franco Lucchesi, che si scagliava contro la “poca generosità” dei fiorentini e che, a più riprese, invitava a dare l’obolo per i lavori di ristrutturazione e miglioramento del grande patrimonio dell’Opera di Santa Maria del Fiore come la recente “messa a segno” del Battistero – quando si gestiscono soldi provenienti da offerte e donazioni bisognerebbe, come minimo, essere trasparenti. Ora, ad esempio, UNICOOP (qui, a Firenze, il clima tra le Coop e le parrocchie è idilliaco…siamo alla “primavera dei gelsomini” ) che aveva promosso una sottoscrizione per il restauro del Battistero, presenta il conto e, domanda che fine abbiano fatto i duecentocinquantamila euro raccolti (sono stati 15.000 i sottoscrittori), altri ancora notano, ironicamente e amaramente, come 250.000 euro raccolti siano bastati appena a pagare la liquidazione al Viviano.

Alla fine una nota non so se tragica o comica. Mentre in qualsiasi altro paese del mondo uno che fosse salito alla ribalta per  un compenso tanto alto quanto immotivato (si sa, i “rumors”, le male lingue, chi ama far polemiche a ogni pié  sospinto, vanno ad arzigogolare, lavorando con la loro fertile e maligna fantasia, tirando poi fuori immaginarie storie di ricatti…e altre fole…) se ne sarebbe andato, tomo tomo, lemme lemme, a far gli esercizi spirituali in “Brancabalardi” e a nascondere in quelle montagne il “malloppo” (stavo per scrivere il maltolto) in attesa che tutto potesse cadere nel dimenticatoio, invece che ti fa? Niente poveraccio…per lui fanno gli altri, infatti, subito Enrico Viviano viene “promosso” e chiamato, come Direttore dell’Istituto per il Sostentamento del Clero (insomma sarà proprio lui, il “liquidato di platino”, quello che dovrà distribuire il nostro otto per mille, che, da quest’anno, visto il “sinistro” andazzo, non daremo più a “questa” chiesa cattolica); una importantissima carica che si spiega in soldoni. Infatti mentre il precedente Direttore, il sobrio Galletti, che si prendeva uno stipendio annuo di tutto rispetto per un ammontare di 45.000 euro lordi, viene “licenziato”, si assume il nostro Viviano a soli…105.000 euro all’anno – dicesi centocinquemila – ovvero più del doppio del precedente. E questa nomina è maturata nell’ambito ecclesiale…Già, la nomina spetta infatti, di diritto,  al Presidente dell’Opera che è niente po’ po’ di meno che un sacerdote assai noto e famoso (e più che famoso…) a chi abbia seguito le ultime vicende della vita della chiesa fiorentina : don Giuliano Landini.

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zzzzvnct0103“… (il lettore se n’è già avveduto) non era nato con un cuor di leone. Ma fin dai primi suoi anni, aveva dovuto comprendere che la peggior condizione a que’ tempi, era quella d’un animale senza artigli e senza zanne, e che pure non si sentisse inclinazione d’esser divorato…non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro.”

Questa descrizione che il Manzoni fa di don Abbondio ne “I Promessi Sposi”, calza a pennello per il nostro don Giuliano Landini; lo troviamo niente di meno che parroco della chiesa di San Giovanni Battista a Vicchio di Mugello e, proprio di tutto il Mugello, è Vicario foraneo oltre, naturalmente, alla nuova carica, ricevuta di recente, di Presidente per l’Istituto per il Sostentamento del clero. Una carriere brillantissima intrapresa dal Landini e infatti, un altro prete, suo ex collaboratore, certo don Cigno – quando domandiamo di lui ai suoi parrocchiani in quel di San Piero a Sieve la gente ci guarda stupita e, poi, si mette le mani nei capelli o fa, con marcati gesti scaramantici, gli scongiuri – ne tesse l’elogio presentandocelo come grande mistico, indefesso lavoratore , grandissimo studioso…anche se non specifica di che cosa…ma tanto basta : il Cigno ha cantato, sciogliendo, appunto “all’urna un cantico che forse non morrà”.

Evidentemente dal Seicento ad oggi poco è cambiato. Nella parrocchia di Vicchio – sulle montagne di Vicchio operò don Milani, il “prete rosso” che sognava di mandare nei Gulag della Siberia, ai tempi del Comunismo sovietico, quei professori che avessero rimpianto la vecchia scuola con il latino che, a suo dire, era la scuola dei privilegiati, dei padroni, dei “fascisti” – don Landini si è davvero trovato a suo agio e si è subito adeguato, al “politically correct”, come la maggioranza dei preti della diocesi, del resto.

A Dicomano – a un tiro di schioppo dalla parrocchia vicchiese – Roberto Fiesoli e Luigi Goffredi trasferirono il loro mostriciattolo : “Il Forteto” e, foraggiati dalla Regione Rossa, iniziarono l’opera che avrebbe dovuto portare alla “redenzione” ragazzi che avevano determinati problemi comportamentali ; “Il Forteto” divenne una sorta di Gulag rosso, dove  gli ospiti, affidati agli “orchi pedofili” dal Tribunale di Firenze, anche quando si cominciò a sapere quello che succedeva, venivano picchiati, torturati e violentati ; c’era una stanza, quella de “Il Forno”, che veniva chiamata la “Stanza della Tortura” dove si subivano le sevizie, mentre le vittime, per ore o notti intere, finivano lì, castigate…e di fuori si sentivano bene le urla e i lamenti…

Al mattino quando i bambini si recavano a scuola pieni di lividi dovevano trovare, insieme agli aguzzini, una giustificazione alle loro ecchimosi, per giustificarle di fronte agli insegnanti e agli amici…

La “filosofia” del Fiesoli era quella di togliere la “materialità” ovvero di giacere con i fanciulli che la sera, andava a trovare in camera; insomma la distruzione della famiglia…

Sia Fiesoli che Goffredi erano seguaci di don Milani come ha ampiamente dimostrato il meritorio sito “Il Covile”  che ha pubblicato sulla vicenda anche un interessantissimo libro (“Il Forteto. Destino e catastrofe del cattocomunismo” a cura di Stefano Borselli (Ed. Settecolori 2014) pag.220 Euro 14 ) a cui seguì un altro volume assai interessante e documentato scritto da due giovani e agguerriti giornalisti, Francesco Pini e Duccio Tronci : “Setta di Stato : bambini affidati, abusi sessuali, amici potenti. Il Caso Forteto” pag.224  Euro 15 (AB Edizioni 2015) 

Ma che c’entra il don Landini? C’entra…c’entra…eccome c’entra…

Il suddetto sacerdote non solo in tutti questi anni (una ventina) ha fatto finta di nulla, ma nonostante nel paese si mormorasse di percosse di abusi, di sevizie, lui si è sempre voltato dall’altra parte…anzi le attività della Parrocchia erano foraggiate da “Il Forteto”, il Landini, lui che predicava e tuttavia predica la chiesa dei poveri, la “chiesa di Francesco” per finanziare le iniziative parrocchiali si serviva dei soldi ricavati dal “lavoro nero” degli schiavi de “il Forteto”…un sacerdote, un uomo consacrato non avrebbe dovuto ascoltare il piante di quelle creature? Non avrebbe dovuto tuonare dal pulpito? Non avrebbe detto che per certa gente sarebbe stato meglio il macigno evangelico?

Scusate l’indignazione e la commozione – d’altra parte risento dei miei novantacinque anni, della mia vita movimentata, di queste forti emozioni che mi strappano le lacrime – ma di fronte al personaggio come il Landini anche la mia fede vacilla specie quando apprendo che, una volta venuto fuori lo scandalo, lo scandalo più grave avvenuto in Italia dal dopoguerra ad oggi, questo prete  non prese posizione ma anzi, cercò di “isolare” le vittime : mai una parola di conforto, una carezza, un sorriso, una buona parola di incoraggiamento per quelle vittime disgraziate (clicca qui e qui e qui per tre video sul Forteto)

Ebbene questo don Giuliano Landini, parroco, Vicario…dopo la vicenda de “Il Forteto” dalla Curia verrà nominato Presidente dell’ IsC e nominerà Direttore Enrico Viviano…una cordicella di persone che non hanno né Patria né Bandiera, la loro ideologia è costituita da un frullato di marxismo, mescolato al donmilanismo e al clericalismo melenso, vivono cercando di non pestare i piedi a nessuno ma fanno le loro scelte e vanno sempre con il più forte : e ora don Milani, dopo che Bergoglio ha fatto capire che lo vedrebbe bene, insieme al Vescovo nazi – comunista Helder Camara, alla gloria degli Altari – figuriamoci se questa gente non si butta tutta da quella parte.

Un altro caso di “leccaculismo”, mi si passi il “francesismo”, è di un altro politico fiorentino, Gabriele Toccafondi (e il fondo stavolta l’ha toccato davvero!) anche lui nel gregge del frullato marx – donmilanista, un tipo grigio (in tutti i sensi) dal volto scaltro ed ebete insieme di un lupetto addomesticato con polpette di pasta e ceci, sempre prono di fronte alle tonache righettate della Curia, a quattro zampe di fronte a Renzi e a quei due gentiluomini di Denis Verdini e Angiolino. Che ti fa il Toccafondi? Lascia gli elettori che, scriteriatamente, vista anche la sua inettitudine e nullità, lo avevano votato e passa, armi e bagagli, dal Centrodestra al centrosinistra, insieme a quell’altro, galantuomo, Lupi…In cambio il Gabriello fiorentino ebbe i suoi trenta denari e fu addirittura nominato Sottosegretario alla pubblica Istruzione.

Proprio lui che, pur laureato in diritto, come tiene a far sapere, non conosce il latino, quando Renzi (che, a differenza dei donmilaniani, ha fatto il Liceo classico) per commentare la realizzazione del matrimonio pederastico citò il verso virgiliano : “Omnia vincit amor et nos cedamus amori” (“L’amore vince tutto e noi cediamo all’amore”) esclamò dopo essersi fatto tradurre la frase – almeno secondo la versione popolare tramandataci, chi sa poi se vera – già anch’io, come Renzi, sono per l’amore, l’amore pederastico certo, ma soprattutto, per l’amore delle  poltrone, per la mia poltrona…e guai a chi me la tocca.

Gabriele Toccafondi, la scorsa domenica, lui che non ha tempo di studiare, impegnato com’è a trafficare, insieme all’ex assessore Mattei con le cooperative edilizie, lui che pensa che la Teologia sia una  nuova ricetta per i tortelli mugellani (una dei pochi “campi dello scibile” che conosce) ha scritto una lunga lettera a ” La Nazione” nella quale cerca, a differenza di Giuda che sistemò la sua coscienza appendendosi a una corda, di giustificare il suo voto a favore dei matrimoni pederastici mettendosi contro sia San Giovanni Paolo II che Papa Ratzinger e, perfino, contro Bergoglio.

Loro, dice in sintesi l’Iscariota fiorentino, non sono buoni politici, infatti, il politico cattolico ha il dovere di mediare…e altre cose del genere.

La cosa non solo indigna ma fa vomitare. Come a suo tempo fece vomitare il tradimento di un certo Carraresi, Consigliere Regionale dell’UdC, anche lui intimo della Curia doroteo sinistra, passato all’altra sponda…per essere rieletto (ma, poi, alla prova dei fatti, venne sonoramente “trombato”…stavolta non penso con sua gioia) o di quella matrona, già portavoce del Centrodestra, baciapile e “mangia ostie a tradimento” piena di anni e di supponenza, che nella propria bacheca, insieme ai rossi preti della Teologia della Liberazione, attaccò Messori (troppo ortodosso).

Insomma, tutta gente che va d’accordo con don Giuliano Landini e con il frullato del donmilanismo; infatti il Parroco di Vicchio, Vicario Foraneo del Mugello, proprio ieri è stato sentito dalla Commissione d’Inchiesta della Regione Toscana sul “Caso Forteto” e, di fronte all’incalzare delle domande dei Commissari, ha dovuto confermare che la sua parrocchia, non ha mai smesso, neppure dopo che venne alla luce lo scandalo, di fornirsi al “Forteto” (perfino i fiori venivano acquistati lì) e di aver avuto le attività parrocchiali sponsorizzate dagli orchi rossi pedofili del Forteto. Se poi vado a leggermi sul libro di Tronci e Pini le pagine dedicate ai “preti” e al loro comportamento di fronte al Caso Forteto, beh, mi vengono i brividi a leggere le parole del Cardinal Betori : L’Arcidiocesi…non è stata mai sollecitata da alcuno a esprimersi o a compiere gesti al riguardo”…Quando perfino i minorenni sapevano, da mesi, di quei crimini del Forteto, c’era davvero bisogno che l’Arcidiocesi venisse sollecitata per esprimersi e compiere gesti al riguardo? E quando il Cardinal Betori, a proposito del Fiesoli e del Goffredi che si dichiarano seguaci di don Milani, dice che quella è “una strumentalizzazione che si commenta da sola” viene il dubbio – dell’onestà e della buona fede del nostro Arcivescovo nessuno dubita – che lui proprio non conosca la vicenda (clicca qui per leggere un articolo de “Il Covile” e qui per l’articolo di Vinicio Catturelli sulla lettera in cui don Milani parla esplicitamente di sodomizzazioni).

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(*)  hanno collaborato Julo Alberto junior Scopetani e Manlio Tonsoni

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12 commenti su “Scandalo finanziario nella diocesi fiorentina. I legami col donmilanismo  –  di Vinicio Catturelli”

  1. Squallore, sgomento e rabbia . Sono tentato di non dare più l’otto per mille alla chiesa cattolica.Forse è meglio destinare la beneficenza a singole famiglie bisognose o a missionari di comprovata carità.

    1. La penso anch’io così, caro Raimondo, e da tempo ho iniziato a selezioare attentamente i beneficiari delle mie offerte (orfanatrofi, persono indigenti italiane, ecc.). Tra il clero si annidano troppi ladroni e predoni oramai, oltre che innumerevoli sporcaccioni. Ci vuole tanto discernimento nell’avvicinare un prete od un religioso qualsiasi, quindi, altrimenti è meglio stare alla larga da loro (ovviamente senza prestare ascolto a tutte le fesserie, o meglio eresie, che dicono un giorno sì e l’altro pure). LJC

  2. Bernardo Gui

    Non frequento Riscossa Cristiana né conoscevo la penna severa di Vinicio Catturelli ma avendomi un amico segnalato questo suo scritto sento il dovere di invocare una più attenta e generosa considerazione del Dottor Enrico Viviano. Le qualità del Dottor Viviano, un professionista cattolico veramente tutto d’un prezzo, cresciuto nel vivaio fiorentino di Comunione e Liberazione, si sono rivelate di fondamentale importanza nella sconcertante e dolorosa vicenda patita dalle Chiesa fiorentina nella persona dell’Arcivescovo Betori e del suo segretario Don Brogi, quando furono aggrediti da uno sconosciuto la sera dell’8 novembre 2011. In quei drammatici momenti il Dottor Viviano, che era il portavoce dell’Arcivescovo, seppe validamente affiancarlo e sostenerlo, offrendo all’opinione pubblica prontamente informata dalla stampa, una visione quanto più chiara e convincente possibile dei fatti accaduti. Adesso non ci si può mostrare ingrati verso chi ha tanto validamente operato.
    Grazie. Bernardo Gui.

  3. Quanti di questi orrendi figuri ci saranno nelle diocesi italiane ? Quanti saranno quelli che reggono il bordone a scombinati e sozzi personaggi ? Ma, tutte queste persone che si definiscono cattoliche, e tutti questi preti non hanno timore alcuno di Dio ? Come è stato possibile un degrado così grande e sconvolgente?

  4. VINICIO CATTURELLI

    Cominciamo – visto anche il comportamento indegno dei vertici ecclesiastici che si sono rifiutati di difendere la famiglia, e anzi hanno aiutato il Governo Renzi – Verdini a far passare i matrimoni pederastici – a non dare più l’otto per mille. Se lo facciano dare dall’ARCI gay e dall’ARCI lesbica. Diamo invece il nostro cinque per mille alle formazione della Tradizione cattolica.

  5. Sembra di leggere una brutta novella del Boccaccio. Bisognerebbe fare denuncie a pioggia, con lettere ai giornali. E’ necessario diffondere il rifiuto dell’otto per mille. I fatti narrati sono troppi e troppo gravi per essere raccontati in un solo articolo. È strano che gli stracciavesti di professione, come i ben noti radicali, non si siano fatti sentire.

  6. luciano pranzetti

    Il Vaticano non lo destituisce perché Betori è della stessa covata progressista. Satana sa fare bene i suoi intrallazzi, con la massoneria che non solo è arrivata alle pantofole del papa – S. Padre Pio dixit – ma è entrata nel cervello di Bergoglio.

    1. Ma lo sa Pranzetti, che Betori tempo fa elogiò pubblicamente la chiesa al cubo di Foligno, affermando che essa “eleva l’anima verso il Celo”? Ma a chi la vuol dare a bere, quell’uomo lì ? Sperperano così i soldi del popolo di Dio e con quale faccia tsta poi elogiano certe brutture, che gridano vendetta ?

  7. annamaria garenna

    Sapevo purtroppo già da tanto tempo della sciagurata storia del Forteto narrataci dal meritorio Stefano Borselli sul Covile.it. Ma avevo avuto l’impressione che l’arcivescovado della storia fosse completamente all’oscuro ed estraneo. Leggendola invece …
    L’ OTTO PER MILLE NON PUO’ ESSERE DATO PIU’ A QUESTA CHIESA (io non l’ho più dato da tre anni).

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