Scarso traffico lungo la Scala di Giacobbe – di Cesaremaria Glori

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Quel che manca a questo mondo è la preghiera  e la preghiera più elevata, quella che arreca più grazie all’umanità intera di quanto lo potrebbero fare le preghiere di tutti gli esseri umani viventi messi insieme,  viene sempre più ridotta, sia per il minor numero di preti sia per l’abitudine di concelebrare in gruppo. La concelebrazione potrebbe essere riservata alle cerimonie solenni e lasciare alla quotidianità le celebrazioni singole di ogni sacerdote

di Cesaremaria Glori

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cnclbrzDomenica  sera durante la celebrazione eucaristica in Cattedrale ho riflettuto sulla presenza dei numerosi  preti che concelebravano l’unica  Messa, cioè l’unica ripetizione del Sacrificio Pasquale di quel momento ecclesiale. Perché, mi sono chiesto, concelebrare tutti insieme, sottraendo al mondo altre sublimi preghiere, cioè tante altre sante Messe per quanti erano i sacerdoti presenti? Quei sacerdoti, infatti, stavano concelebrando una sola Messa e non tante messe quanti loro erano. Certamente ognuno di essi poteva esprimere le sue intenzioni, ma l’evento era uno solo e una sola era l’offerta al Padre del Figlio vittima pasquale. Mi  sono chiesto allora se ciò non equivaleva ad una drastica riduzione del numero di messe che ogni giorno si celebrano in tutto il mondo per la remissione dei peccati e in suffragio delle anime purganti. Continuando a meditare sono riandato col pensiero ad un incontro, tanti anni fa, quando invitammo  nella nostra città di provincia il giornalista Giorgio Torelli a parlarci di Marcello Candia, il ricco miliardario che liquidò  la sua grande azienda per fondare, col ricavato, un grande Ospedale  (a Macapà) e un Lebbrosario ( a Marituba)  nel Nord Est del Brasile. Queste strutture furono però precedute da  un monastero di suore di clausura ed ai perplessi collaboratori spiegò che quel cenacolo di preghiera costituiva il necessario legame col cielo ed anche il salvadanaio per il futuro dell’intera opera… Senza  quel cenacolo sarebbe mancato il legame più intimo con la Provvidenza che a tutto provvede con sapienza e infinita carità. I soldi, come lui ben sapeva, sarebbero presto finiti e dove ricercare le necessarie risorse se non rivolgendosi alla Provvidenza? E come stimolare la Provvidenza se non con la preghiera assidua, incessante, feconda e gioiosa di poche ma insostituibili donne? Altre suore avrebbero provveduto a curare, gestire e servire i malati, ma chi avrebbe pensato ad accudire il grande avido di amore che è il Cristo morto in croce se non semplici ed inermi creature oranti?

Presto il ricavato della vendita dell’azienda paterna si esaurì ma le risorse non mancarono mai e ancora al giorno d’oggi arrivano inaspettate insieme a quelle programmate dallo Stato brasiliano che riconosce in quella grandiosa opera un prezioso apporto della carità cristiana.

Trasferendo il concetto della preghiera incessante verso Dio da quel contesto umano  circoscritto all’ospedale di Marcello Candia a quello più generale della preghiera che sale dal mondo , mi sono reso conto che, con la diffusa abitudine di concelebrare , l’umanità ha finito per ridurre drasticamente non soltanto in quantità ma, soprattutto qualitativamente , la massa di preghiera che giornalmente viene elevata a Dio creatore.  Continuando nella mia meditazione mi sono reso conto, altresì, che dalla riforma liturgica in poi il male è enormemente cresciuto nel mondo e con esso è aumentato il numero degli eventi distruttivi della natura; parallelamente la preghiera è calata enormemente, non soltanto in quantità quanto, soprattutto, qualitativamente, giacché  tenendo conto che una sola santa Messa equivale ad un numero inimmaginabile di preghiere rivolte con cuore puro e sincero, la  loro drastica riduzione può essere considerata come una concausa se non la causa principale dei mali oggi presenti nel mondo. Io penso che sia proprio così.

Sono poi  riandato con la memoria alla mia infanzia rammentando che la mia grande passione era servire all’altare rivestito con la tonaca rossa del  chierichetto, desioso di imparare subito il latino per partecipare orgoglioso alla santa Messa e competere con i miei compagni nella precisione della pronuncia e senza errori. Eravamo in molti a concorrere a quel servizio, ma le messe, celebrate ai numerosi altari della parrocchia romana dai tanti preti  che c’erano, assicurava ad ognuno di noi la soddisfazione di quella piccola ambizione.  Al giorno d’oggi, invece, i chierichetti sono sempre di meno, per non parlare dei preti ancora più rari che celebrano, molto spesso, in gruppo riducendo quel poco di sante Messe che si sarebbe potuto celebrare singolarmente a profitto della Chiesa  militante e, soprattutto, di quella purgante. Quel che manca a questo mondo è la preghiera  e la preghiera più elevata, quella che arreca più grazie all’umanità intera di quanto lo potrebbero fare le preghiere di tutti gli esseri umani viventi messi insieme,  viene sempre più ridotta, sia per il minor numero di preti sia per l’abitudine di concelebrare in gruppo. La concelebrazione potrebbe essere riservata alle cerimonie solenni e lasciare alla quotidianità le celebrazioni singole di ogni sacerdote. La concelebrazione è stata voluta come ritorno alla chiesa primitiva quando la comunità si riuniva attorno al vescovo o al presbitero più anziano o preminente e si è così accantonato l’uso medioevale invalso nei monasteri per dare ai molti monaci  presenti la possibilità di celebrare. Si eressero  molte cappelle nelle grandi chiese abbaziali e poi in ogni chiesa, soprattutto dopo il Concilio di Trento.  Tornare all’antico è stata la giustificazione per concelebrare, abbandonando ad una presenza inutile le antiche cappelle ricavate sui fianchi delle navate. Le nuove chiese non hanno più cappelle, salvo quella ove custodire il Santissimo, sloggiato dall’altare principale riservato ai soli preti divenuti ormai gli unici protagonisti della celebrazione del grande e supremo rito della Santa Messa.

Chi è stato il vero ispiratore di questa riforma liturgica? Il concilio? Non risulta dagli atti conciliari. La trovata veramente geniale di privare l’Umanità e la Chiesa, intesa nelle sue parti militante e purgante, del gran dono della Santa Messa non può che essere stata ispirata dal suo unico beneficiario indiretto: quel diavolo che si continua a ignorare e che, invece, sta sempre dietro le quinte a svolgere il suo antico mestiere di cattivo consigliere.

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4 commenti su “Scarso traffico lungo la Scala di Giacobbe – di Cesaremaria Glori”

  1. Non credo che, dal punto di vista storico, la moltiplicazione degli altari e delle Messe senza popolo (o quasi) sia legata solo alla necessità di far celebrare i numerosi monaci sacerdoti.
    Ci sono anche le devozioni ai Santi e alla Madonna, le indulgenze pro vivis et defunctis ecc.
    Sono ignorante in merito – ci vorrebbe una panoramica.

    Certamente il vedere oggi inutilizzati i molti altari laterali è un dolore e una deminutio, come giustamente l’autore sostiene. E il vedere spesso il Santissimo spostato dal centro della chiesa, oppure presente, ma con il sacerdote che gli dà le spalle, è qualcosa di peggio.
    In questi giorni sono stato in una chiesa antica “adattata”: altare cubico (conterrà le Reliquie?), Santissimo spostato. Ex altar maggiore messo di lato.
    Deo gratias, c’è il Crocifisso al centro del nuovo altare: è questo, oggi, il riferimento vero dell’orientamento ad Dominum oppure “allo spettacolo”

  2. In alcune chiese non è semplicissimo trovare subito il Santissimo, probabilmente perché non è là dove ci si aspetta di trovarLo…

  3. La fotografia pubblicata con l’ottimo articolo evidenzia chiaramente come il nuovo rito non corrisponda al Santo Sacrificio della Messa cattolica in quanto ripropone un rito creato a tavolino e per un tavolo (non altare) da mons. Annibale Bugnini e co., prendendo come base la cena di Lutero che si servirono dell’assistenza di ben cinque pastori protestanti. Rito poi approvato da Paolo Vl, malgrado la “breve” dei cardinali Ottaviani e Bacci (ai cui si attende ancora la risposta) ove ammonivano il papa sulla grave divergenza dalla messa cattolica fissata dogmaticamente da Pio V proprio contro l’eresie di Lutero.
    Questo nuovo rito è poi degenerato ulteriormente, prestandosi agli innumerevoli abusi che nessuno può negare. La concelebrazione comunque assomiglia più a un rito pagano o massonico, se non peggio. Le devozioni ai Santi e alla Madonna ecc non sono minimamente equiparabili alla Messa. La Messa è l’attuazione incruenta del Santo Sacrificio offerto da Nostro Signore Gesù Cristo sul Calvario di cui il sacerdote è l’alter Christus, ed è perciò la più alta forma di culto che si possa offrire a Dio. Le devozioni ci assistono, ma non possono essere confuse con il Sacrificio della Messa. Tuttavia comprendo la confusione tra i fedeli quando devono assitere al nuovo rito protestantizzato, e più volte che no, trasformato in un autocelebrazione frutto della fantasia del presidente dell’assemblea.
    I nostri nonni, anche quando analfabeti, conoscevano benissimo cos’era il Santo Sacrificio della Messa, ma oggi sembra che anche i laureati e masterizzati, magari ad Harvard, ne siano ignari. Questa lex credendi è il risultato della nuova lex orandi partorita dal Concilio Vaticano II con i suoi documenti dal linguaggio equivoco, spesso in contraddizione con il precedente magistero dogmatico. Concilio tanto esaltato dai novatori che doveva sbocciare in una nuova primavera e che invece ci ha fornito un inverno durato già 50 anni e una Chiesa visibile ove regna l’anarchia.

  4. lucianopranzetti

    Si comprende meglio la “deforma” del Novus Ordo Missae se si considera che, il riformatore, mons. Annibale Bugnini fu pescato nelle liste della Massoneria. Il “segno di pace”, quello banale della mano, è la proiezione di quello massonico con cui i “fratelli” si riconoscono allorché, stringendosela, calcano col pollice sulla mano altrui. E’ un esempio. Paolo VI, in un sussulto di “autorità” – lui, che aveva deposto la tiara – dopo di che i pontefici indossano tutto: caschi, berretti, accrocchi piumati, kippah, cappelloni texani . . .- confinò in Iraq il Bugnini, quando il delitto era stato, col suo colpevole consenso, perpetrato. La concelebrazione è stato oggetto di una acuta disamina da parte di Mons. Gherardini che, in sintesi, concorda con l’autore dell’articolo di cui sopra.

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