Scontro di civiltà e matrice religiosa del terrorismo – di Clemente Sparaco

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di Clemente Sparaco

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zzzzlbrsprcIl tema dello scontro di civiltà pare oggi un tabù culturale e politico. O non se ne parla o non se ne deve parlare. Laddove poi si faccia qualche accenno, lo si fa in modo superficiale e disinformato. Lo stesso saggio di Samuel P. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, pubblicato negli USA nel 1996, in cui si teorizza appunto la tesi dello scontro di civiltà, è stato demonizzato prima ancora di essere letto. Vi si fa, quindi, riferimento in modo genericamente polemico, senza mai citarlo circostanziatamente.

In realtà il libro di Huntington non è affatto un libro che fomenti, o tantomeno auspichi, un conflitto su scala mondiale. Esso parte piuttosto da una constatazione schiettamente realistica: elemento chiave del quadro politico mondiale post-Guerra fredda è diventato il fattore civiltà. Di fatto sta emergendo un nuovo ordine mondiale (o disordine, se lo si guarda in senso pessimistico) fondato sull’elemento rappresentato dalle diverse «civiltà». Questo sta ingenerando nei luoghi in cui le civiltà entrano in contatto nuove conflittualità, che appaiono dirompenti, incontrollabili. E’ “la guerra a pezzi” cui fa riferimento anche Papa Francesco.

Nel mondo post-Guerra fredda le principali distinzioni tra i vari popoli non appaiono, in effetti, di carattere ideologico, politico o economico, ma di civiltà. Le civiltà, le identità culturali, si sono dimostrate qualcosa di più radicato e sedimentato delle differenze economiche e ideologiche. Fattori come l’etnia, i valori morali e spirituali, la religione, si dimostrano determinanti oggi nelle dinamiche della politica mondiale.

Quando secolari, se non millenari, sistemi, che avevano offerto ai cittadini corpi di regole ferme e autorità, sono crollati, quando rapidi processi di integrazione mondiale hanno prodotto un’economia globale, si è riproposto in modo drammatico, e su scala planetaria, il problema dell’identità. Il bisogno di identificarsi per reazione alla globalizzazione è riemerso, ha fatto resistenza e si è, infine, radicalizzato.

Ed è a questo punto che si inserisce la tesi fondamentale del libro di S. Huntington. “La tesi di fondo di questo saggio – scrive l’autore – è che la cultura e le identità culturali siano alla base dei processi di coesione, integrazione e conflittualità che caratterizzano il mondo post-Guerra fredda…”.  Si tratta di una tesi che è in controtendenza rispetto alla storiografia di ispirazione marxista. Huntington si oppone profondamente ad una lettura di tipo economicista e materialista della storia e ritorna ad un concetto che sembrava desueto ed improponibile: l’importanza del fattore civiltà ed in particolare del fattore religioso. Sono questi fattori, più che quelli strettamente economici, a muovere secondo Huntington gli odierni processi di integrazione e conflittualità mondiale.

In tempi di sconvolgenti mutamenti sociali, economici, di abitudini di vita, le questioni di identità assumono, sostiene Huntington, priorità rispetto a quelle di interesse. Gli uomini sentono allora il bisogno di rispondere alle basilari domande di appartenenza. Lo fanno nel modo tradizionale, facendo riferimento cioè alle cose che per loro hanno maggiore significato: progenie, religione, lingua, storia, valori, costumi e istituzioni.

La religione, in particolare, si rivela la più possente arma di resistenza alla globalizzazione. E’, infatti, proprio la religione che offre risposte soddisfacenti ai problemi di identità culturali assediate dalla globalizzazione e veicola la protesta. L’antioccedentalismo, che si alimenta proprio alla rinascita delle religioni, ingenera, quindi, nei Paesi del Terzo Mondo, facendo leva sul risentimento verso le ex potenze coloniali, la rivolta contro l’Occidente. Essa veste i panni di una protesta che non segue i canali della protesta e della critica in nome di principi rivoluzionari marxisti, perché anche questi canoni sono occidentali. Le ideologie marxiste, liberali, democratiche sono, da questo punto di vista, tutte indistintamente manifestazioni dello stesso laicismo relativista occidentale. Ed è contro questo laicismo che si è come innervata la rivolta, specie nel mondo islamico.

Tutto questo rompe una sorta di crosta sclerotizzata, che è poi quel modo ideologico di leggere i fatti, erede della storiografia marxista, pregiudizialmente teso a misconoscere il peso di fattori spirituali e religiosi nei processi storici. Ma nel crollo di una visione della storia ci sentiamo di affermare che qualcosa di ancora più epocale accade.

Viene meno non tanto, o soltanto, una visione ideologica, ma la stessa matrice ideologica a fondamento delle ideologie. Viene meno la visione progressiva e progressista della storia. Ciò significa la fine delle illusioni illuministiche, la messa in crisi della concezione intellettuale a fondamento tanto del marxismo, quanto del liberalismo, che aveva il suo punto di forza nella secolarizzazione, nell’estromissione cioè della religione dal corso storico e nel suo relegamento intimistico alle coscienze dei singoli. In questo senso il progresso della storia coincideva con l’emancipazione dai miti del passato e fra questi miti c’era innanzitutto quello religioso.

Quello che sta accadendo oggi mette in crisi tutto questo, dimostrando falsa la pretesa illuministica di aver capito la direzione della storia, proprio quando si assiste alla desecolarizzazione del mondo. Ci impone, al contempo, di ripensare anche al passato remoto e recente, vestendo i panni di una nuova umiltà, riconoscendo che certe pretese erano eccessive e che la misura delle idee e dei concetti sono pur sempre i fatti e la realtà.

Dismettere questo pregiudizio rappresenta per l’intellighenzia illuministica occidentale uno scoglio quasi insuperabile, che si frappone alla comprensione di quanto sta accadendo intorno a noi. Perciò, non si vuole riconoscere la matrice religiosa del terrorismo islamico e ci si rifugia dietro giri di parole, sostituzioni o forme di excusatio non petita.

Ci chiediamo: quanto sangue deve ancora scorrere per capire?

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7 commenti su “Scontro di civiltà e matrice religiosa del terrorismo – di Clemente Sparaco”

  1. Ammetto di non aver letto il libro in questione, nonostante molte volte sia stato sul punto di acquistarlo. Non l’ho fatto per pregiudizio, proprio come ha scritto Sparaco. Mi fidai soprattutto delle considerazioni di Franco Cardini, il quale all’epoca era uno storico bravo e per giunta cattolico (almeno si dichiarava così) che, sul libro in questione, non ebbe grande simpatia. Non vorrei dire fesserie, per carità, e quindi mettere in bocca a Cardini considerazioni mai dette: vado a memoria ma, si sa, la memoria non è impeccabile. In ogni modo Sparaco ha ragione nel dire che molti non hanno letto il libro per pregiudizi e io sono uno di questi. È la scusa buona per leggerlo, una buona volta, e trarre le conclusioni. Se le analisi e la sintesi di Sparaco è fedele, allora questa è un’opera che merita di essere letta e studiata in modo approfondito.

  2. Mi permetto di affermare che la situazione è molto peggiore di come l’autore dell’articolo la descrive.
    L’ “intellighenzia illuministica occidentale” (= Massoneria editoriale, universitaria, giudiziaria, politica… che è tale nella effettiva affiliazione o comunque nei diktat pseudo-morali) non è “incapace di comprendere il fenomeno islamico”, bensì lo vuole, con cinismo estremo, per eradicare la Croce dall’Europa.
    Visto da loro, il quadro è il seguente: “Abbiamo tagliato la testa al Re e alla Regina di Francia (dopo l’antico prodromo della Regina di Scozia, Maria Stuart); abbiamo istituito la République anticristica in Francia, e poi in moltissimi Paesi; abbiamo prima imprigionato il Papa (con Napoleone), poi occupato il suo Stato e spogliato la Chiesa di tutto, con Cavour e Garibaldi; abbiamo annientato i grandi Imperi, e diffuso il “Verbo” comunista nel mondo; abbiamo distrutto la Famiglia; e ancora l’Europa ha un’identità cristiana? È davvero ora di finirla”

    1. Ma lei, Raffaele, ha il dono di leggere nel pensiero dei massoni? ha descritto un quadro estremamente realistico, purtroppo. Una sintesa lucida e paurosa allo stesso tempo, ma purtroppo bisogna prender atto della realtà, Bisognerebbe insegnare queste cose ai nostri figli e nipoti, imbottiti di bugie e falsità dalla scuola pubblica (apoteosi del Risorgimento) e dal catechismo modernista. Rimane comunque sempre la consolazione di sapere con certezza che saranno tutti sconfitti, questi servi del demonio, laici e religiosi, a qualsiasi livello si trovino, e allora saremo veramente liberati. Speriamo di riuscire a convincere almeno i nostri cari, parenti, amici e conoscenti, e qualche anima buona che ha la pazienza di leggerci e meditare su ciò che veniamo scrivendo da anni, oramai.

      1. Grazie, caro Catholicus (optime Catholice).
        Ascoltando qualche onesto studioso della storia “contemporanea” (ultimi 250 anni), e soprattutto cogliendo i messaggi sottesi al quotidiano martellamento mediatico -e alle comuni conversazioni in ambiente borghese-, arrivo a questa visione di ciò che essi hanno fatto e fanno, sempre più ossessivamente.

        Una risorsa importante, per me, è la non-cooperazione al massacro che essi attuano.
        Ad esempio: quando esce l’ennesimo film tenebroso e pornografico, non vado a vederlo (per discuterne poi con saccenza). Tengo l’animo e gli occhi sgombri, per quanto possibile; NON PAGO IL BIGLIETTO (l’ “obolo della sottomissione alla Mafia Mondiale”) e mi dedico a cose genuine

  3. Probabilmente Raffaele ha soltanto letto il Piano Kalergi. Redatto da uno dei preparatori dell’Unione Europea.
    Se lo cercherete, potete trovarlo in internet. È tutto li.

  4. Clemente Sparaco

    Possiamo leggere negativamente quanto sta accadendo e allora potremmo senz’altro vedervi l’azione, la cooperazione, delle massonerie, ma, se lo leggiamo in positivo, rinveniamo qualcosa di epocale.
    Lo scontro con l’islamismo radicale ci spinge a prendere atto che la desecolarizzazione è fallita, che l’illuminismo è finito, quello stesso da cui è rampollata la massoneria. Siamo ai tempi ultimi!
    Non che affermi che stia per arrivare la fine dei tempi (questo lo sa solo Dio!), ma siamo ai tempi ultimi per noi, che siamo chiamati a dare testimonianza del nostro essere cristiani, e della stessa Europa secolarizzata, che è chiamata a prendere coscienza delle sue radici cristiane e di come o le riscopri o perirà. Cominciamo a comprendere con gli attentati che ciò che ci fa sentire europei non sono le banche, le ideologie libertarie, il progresso etc., ma il nostro essere cristiani alla radice. I terroristi islamici l’hanno capito e ci uccidono per questo.
    Ci dia il Signore forza per capirlo fino in…

  5. Giorgio Drago

    Non è questione di islamismo “radicale”, perché è l’islam in quanto tale ad essere assolutamente incompatibile con il Cattolicesimo e la civiltà bimillenaria che ha generato. Lo testimoniano decine di sure del corano e secoli di scontri all’ultimo sangue per respingere i loro ripetuti tentativi di invasione (onore, fra molti, a Carlo Martello, Isabella d’Aragona, Marco d’Aviano, san Pio V e don Giovanni d’Austria).
    A coloro che fanno i salti mortali per sostenere che l’attuale ondata di terrorismo (non disgiunta dalle ondate di “profughi”) non abbia connotazioni religiose, chiedo: perchè le minacce di attaccare proprio Roma? Perché bruciano proprio le chiese? Perché separano i cristiani dai maomettani e uccidono proprio loro? Rispondete, preti e vescovi ipocriti e folli (compreso quello di Roma, apostolo dell'”accoglienza” indiscriminata). L’invasione fallita militarmente si sta verificando grazie alla vostra stoltezza.

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