Scriptorium – Recensioni. Rubrica quindicinale di Cristina Siccardi

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San Tommaso – di Gilbert K. Chesterton. Chi interviene a riprendere la Chiesa che sbaglia? Il Signore, di tanto in tanto, provvede a raddrizzarla proprio con i santi, il sale della terra. «Il santo è un farmaco perché è un antidoto. E per vero questo è il motivo per cui spesso il santo è martire: viene scambiato per un veleno perché è un antidoto»

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Nella nostra epoca è assai difficile percorrere la via della santità, distratti come si è dalle attività quotidiane, dalla fretta delle pressioni lavorative, dalla tecnologia, dai mezzi di locomozione, dalle notizie senza sosta, perciò non si ha tempo né di pregare, né di meditare, né di adorare secondo criteri precipuamente cattolici. Tuttavia sarebbero proprio queste pratiche spirituali a dare maggiore serenità e maggior forza ai nostri giorni in terra. La santità è un cammino di perfezione nelle virtù, teologali e cardinali, ed è un cammino che purtroppo, oggi, molti uomini di Chiesa hanno dimenticato se non addirittura rigettato con disprezzo.

«Il santo è un farmaco perché è un antidoto. E per vero questo è il motivo per cui spesso il santo è martire: viene scambiato per un veleno perché è un antidoto» (p.21), così scriveva Chesterton in San Tommaso, riproposto oggi dall’Editore Lindau. «In genere è uno che cerca di ricondurre il mondo alla ragione, mettendo in evidenza le cose che il mondo trascura, che non sono certamente sempre le medesime nelle varie epoche. Eppure ogni generazione cerca istintivamente il proprio santo e non si tratta di quello che la gente vuole, ma di quello di cui ha bisogno» (ibidem).

Dove trovare il santo nella Chiesa di questi tenebrosi giorni?  Dove trovare il santo nel caos? «Cristo non ha detto ai suoi apostoli che erano solo persone eccellenti o le sole persone eccellenti, ma che erano persone eccezionali, costantemente fuori dalla norma e incompatibili con la norma; e il messaggio circa il sale della terra è veramente acuto, pungente e gustoso come il sapore del sale. E questo perché quelle erano persone eccezionali che non dovevano perdere la loro eccezionalità. “Se il sale perdesse il suo sapore con cosa si potrebbe insaporirlo?” è un problema molto più significativo di qualsiasi lagnanza riguardo al prezzo della carne migliore. Se il mondo diventa troppo mondano, la Chiesa può rimproverarlo, ma se è la Chiesa a diventare troppo mondana, il mondo non è certo in grado di rimproverarla per la sua mondanità».

Allora chi interviene a riprendere la Chiesa che sbaglia? Il Signore, di tanto in tanto, provvede a raddrizzarla proprio con i santi, il sale della terra.

Chesterton afferma che il paradosso della storia è che ciascuna generazione viene convertita dal santo che le si contrappone più nettamente. Per esempio San Francesco esercitava una misteriosa attrattiva sui vittoriani, ovvero sugli inglesi del XIX secolo: «Non soltanto un inglese abbastanza soddisfatto di sé come Matthew Arnold, ma anche i liberali inglesi che lui criticava per il loro autocompiacimento cominciarono a scoprire a poco a poco il mistero medievale attraverso la straordinaria storia narrata dalle piume e dalle fiamme dei dipinti agiografici di Giotto» (p. 22).

Ebbene sì, San Francesco d’Assisi è stato l’unico cattolico medievale a conquistarsi fama in quella Inghilterra per meriti propri, ciò perché i suoi meriti erano gli stessi che il mondo moderno aveva trascurato. «Il ceto medio inglese aveva trovato il proprio unico missionario nella figura per cui nutriva maggior disprezzo: un mendicante italiano» (pp. 22-23).

Così come l’Ottocento si era aggrappato alla poetica francescana proprio perché aveva trascurato la poesia, asserisce il celebre autore «il XX secolo si sta aggrappando alla teologia razionale tomista perché ha trascurato la logica […] come il XVIII secolo si è identificato come l’età della ragione e il XIX come l’età del buon senso, il XX secolo non può neanche lontanamente identificarsi come altro che l’età di una non comune mancanza di buon senso» (p. 23) e il XXI secolo che cos’è se non il proseguimento di quei secoli dove l’errore continua a molestare l’umanità, dove la Verità rivelata continua ad essere calpestata, financo odiata? La ribellione non iniziò già nel XV e XVI secolo quando l’uomo si mise al centro delle scienze e delle arti, quando in un habitat di costumi corrotti crebbe e prolificò l’eresia luterana e anglicana? E prima ancora non ci fu bisogno di San Francesco e di San Tommaso (quest’ultimo aveva un anno quando morì il primo), per mettere ordine nella Chiesa del XIII secolo viziata dai vizi, dal peccato e dalle eresie?… E non ci fu ancor molto tempo prima della nascita di Cristo un diluvio universale? E il primo uomo e la prima donna, autori del peccato originale, non offesero a tal punto il Creatore da meritarsi il castigo del dolore e della morte?

Il Signore lascia fare, lascia andare, talvolta si fa attendere a lungo, ma poi arriva con i suoi santi. Ci sono due antichi proverbi piemontesi che si completano a vicenda, uno dice: «Nosgnor a castiga tard ma castiga largh!» («Nostro Signore castiga tardi ma castiga con abbondanza») e l’altro: «Nosgnor a paga tard, ma a paga largh!» (Nostro Signore paga tardi, ma paga tanto). Ebbene, la battaglia è ardua contro il nemico di sempre, il principe di questo mondo, Satana, ma l’essenziale è stare con Cristo, l’Agnello che si immolò per salvarci. Essere con Lui significa seguirlo e seguirlo significa santificarsi.

Nell’interessante libro che Chesterton dedica a San Tommaso d’Aquino, con la sua consueta sagacia e ironia noi troviamo parallelismi con l’attualità, così come sottolinea Monsignor Negri nell’introduzione al volume: «all’inizio del terzo millennio ci troviamo in una situazione stranamente analoga a quella in cui san Tommaso visse […] nel senso che tanta tradizione cattolica è sentita dal popolo cattolico come una difficoltà, come un peso, come un condizionamento, e la tentazione di fuga verso compromessi con le ideologie secolari è più forte che mai».

La filosofia e la teologia di San Tommaso sono eterne perché rimandano al fondatore del Cristianesimo, al Figlio di Dio e tutto ciò che si ricapitola in Lui non può essere né superato, né obliato. La superbia degli accecati teologi moderni, che rinnegano l’aquinate, si manifesta agli occhi delle persone di ragione e di fede, le quali non possono che ammirare l’edificante umiltà del Dottore Angelico: il suo approccio aristotelico con la realtà significa esame dei fatti insignificanti, il quale conduce inevitabilmente allo studio delle verità fondamentali. E quelle verità San Tommaso le investigò pazientemente, con sapienza divina.

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1 commento su “Scriptorium – Recensioni. Rubrica quindicinale di Cristina Siccardi”

  1. Che meravigliose riflessioni in questo suo bellissimo articolo Dr.ssa Siccardi. Grazie
    E a proposito di proverbi, da noi a Napoli si dice che, “Dio non paga il sabato” ( giorno in cui si pagavano i garzoni di bottega),ma paga al momento opportuno…
    magari quando oramai noi (poveri esseri umani) ce ne siamo scordati, ma Egli è fedele e mantiene sempre le Sue promesse( sia che si tratti di Misericordia sia che si tratti di Castigo).

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