Serata culturale a Padova. Ovvero, la teoria e la pratica del gender da Giannini a Bergoglio  –  di Patrizia Fermani

Ancora una volta, anche se il pericolo obiettivo c’è, è enorme ed è riconosciuto,  guai a ribellarsi, guai a creare allarme, perché la virtù suprema del cittadino democratico è di non turbare le acque della palude in cui viene affondato a forza.

di Patrizia Fermani

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zzzzpd17La nota ormai famosa della diocesi di Padova negava che la legge della “buona scuola” contenesse l’educazione al gender fondandosi su quanto  aveva dichiarato in proposito la ministra Giannini la quale, ricambiando la cortesia,  di recente ha ribadito che la buona scuola non contiene l’educazione al gender perché così c’è scritto nella nota della diocesi. Un caso straordinario  di pensiero circolare  autocondiviso.

Per questo l’incontro organizzato giovedì scorso sempre dalla diocesi  di Padova sulle “sfide educative della famiglia” per il promesso  approfondimento  di questo tema caldo,  non poteva passare inosservato. Vi hanno partecipato Massimo Gandolfini e  don Giampaolo Dianin ,  rettore del seminario diocesano e già indicato come autorevole interprete della neonata teoria del gender “cattolico”.

In apertura il parroco che  ha ospitato  l’evento ha fatto subito notare  che,  dovendosi parlare  di teorie e di studi, questo “basta già a significare che si tratta di una materia in itinere”.  E dunque di un tema  naturalmente esposto alla fluidità di tutte le possibili opinioni. Dopo tale rassicurazione, la  moderatrice ha tenuto a ricordare senza ombra di ironia, che secondo una  notizia di radio vaticana,  il Miur aveva smentito la esistenza di una teoria gender.

Ma la teoria del  gender  esiste eccome, ha esordito subito Gandolfini che da conoscitore esperto qual è,  ha tracciato da tempo il quadro completo e articolato di tutti i relativi  aspetti  filosofici, scientifici, psicologici e geopolitici. Egli mette per prima cosa in luce la assoluta falsità del presupposto che vuole la identità individuale staccata  dai dati sessuali naturali.  Accenna allo  sfruttamento della teoria da parte dei movimenti omosessualisti e in particolate dal femminismo radicale americano che arriva a teorizzare l’indifferentismo sessuale.  Conclude  la disamina puntualissima con il riferimento al ruolo di primo piano giocato  nella diffusione della teoria, dalle potentissime organizzazioni internazionali, prima fra tutte l’Onu, con il miraggio del controllo malthusiano della popolazione mondiale,  per arrivare  ai famigerati Standard educativi dell’Oms.

Dunque, si chiede il relatore, il gender verrà insegnato a scuola? Certo  i dubbi sono più che legittimi poiché il gender è arrivato ufficialmente nella scuola già dal 2013 quando, a governo Monti dimissionario, la ministra Fornero ha varato la famosa  Strategia nazionale sull’educazione, e per non lasciare dubbi sulle proprie intenzioni, ha accreditato nel Miur ben 29 associazioni LGBT.  Poi con il concreto verificarsi di certi esperimenti scolastici, si è avvertito sempre più chiaramente il pericolo di una educazione all’indifferentismo sessuale e per questo, egli dice, “siamo scesi in piazza il 20 maggio e l’agenda politica si è svegliata”.  A questo punto qualcuno in sala è rimasto piuttosto sconcertato. L’affermazione era  indubbiamente suggestiva, ma meglio adatta a rappresentare  le aspettative degli organizzatori e degli organizzati,  piuttosto che  la realtà degli avvenimenti.

Infatti quella manifestazione, animata da tante belle speranze, si è collocata tra il 7 maggio, data in cui il piano di azione straordinario che contiene il famigerato programma educativo della buona scuola renziana è stato approvato dalla presidenza del consiglio, e il 25 maggio, giorno in cui tutta la legge, ormai comprensiva anche del piano, è stata approvata anche dal senato. E questa approvazione è  avvenuta con il contributo  dei parlamentari che avevano fatto bella mostra di sé alla manifestazione di piazza san Giovanni. A quale agenda politica immaginaria abbia fatto riferimento Gandolfini non si è proprio capito.

Intanto apprendiamo però una cosa interessante. Come è noto la ministra Giannini dopo avere negato l’esistenza della educazione al gender nella buona scuola, ha minacciato chiunque avesse continuato a diffondere queste notizie false e tendenziose volte a turbare l’ordine pubblico. A questo punto, forse animato per metà da amore scientifico e per metà da carità cristiana, Gandolfini dice di essere volato a Roma per spiegare a tutto il Miur che la famigerata teoria non solo esiste ma che, ad essere proprio onesti, si è intrufolata anche nella legge renziana. Il risultato di questo sforzo pedagogico sembra essere stato eccellente, poiché, ci informa sempre Gandolfini, ora tutto il Miur è attorno ad “ un piano di concertazione” dove  quelli che hanno varato questa benedetta  legge cercano di capire cosa ci hanno scritto.

Ovviamente tutti si sono sentiti rassicurati da una iniziativa ministeriale di tale portata.  Tuttavia l’uomo che si vanta di avere portato a Roma un milione di persone per sventare il pericolo della mala educazione, ora si limita a suggerire ai genitori allarmati di vigilare per  rendersi conto di quello che avviene a scuola. Di altre iniziative  volte a contestare esplicitamente la legge in questione, e tanto meno il governo che l’ha varata, non si parla affatto, perché è evidente che la consegna ufficiale è ora  quella di non molestare il governo. Insomma, in sospetta analogia con quanto detto qualche giorno fa dal senatore Conte, si trasferisce il problema sui  genitori come se esso non fosse il frutto perverso della politica che ci governa. Ancora una volta, anche se il pericolo obiettivo c’è, è enorme ed è riconosciuto,  guai a ribellarsi, guai a creare allarme, perché la virtù suprema del cittadino democratico è di non turbare le acque della palude in cui viene affondato a forza.  Insomma  ci viene suggerito che della buona riuscita del servizio pubblico  si  deve fare carico l’utente. Se poi, come nel caso in questione, sono in gioco valori morali, ne seguirà che  i genitori disattenti saranno  anche moralmente responsabili degli esiti non voluti.

La parola d’ordine è evidentemente  una sola per tutti: che il governo dei volti nuovi e delle  tante donne, possa continuare indisturbato anche a sfornare cose come la buona scuola.  Gandolfini ammette che con la questione “educativa” abbiamo a che fare con un  feroce  totalitarismo mascherato, ma siamo sicuri, dice,  che prima o poi passerà, come è passato dopo settant’anni quello sovietico.  Evidentemente se nel frattempo saranno devastate due o tre generazioni da una follia  imposta con la prepotenza, beh pazienza, anche queste passeranno.

Su questa conclusione  ha convenuto anche il rappresentante diocesano, chiamato ad illustrare l’ormai famoso “gender cattolico” lanciato dalla  diocesi padovana, ma già inaugurato  da Avvenire. Il Rettore del seminario ci tiene anzitutto a mitigare il quadro del femminismo disegnato da Gandolfini: puntualizza come si debba valorizzare quella forma di femminismo che lui chiama “della differenza”,  che non vuole eliminare le differenze, ma metterle “in dialogo”. Un femminismo che ha trovato accoglienza nella Chiesa perché qui ci si è accorti che non è vero che il sesso determina tutto,  ma che  bisogna tenere conto dell’area psicologica: in ognuno ci sono aspetti maschili e femminili  che ci permettono di entrare in dialogo con l’altro sesso.  In questa prospettiva, secondo il Rettore, il termine “genere” recupera l’intreccio tra aspetto biologico e psicologico. Ecco il genere cattolico.

Ora è chiaro che da un siffatto punto di vista  le varianti di genere diventano  tante quante le combinazioni, e i possibili dosaggi fra le varie componenti psicologiche  maschili e femminili, e che  ciascuna combinazione dà luogo ad una diversità di genere, andando a comporre una sorta di metafisica delle diversità. Operazione a prima vista oziosa dato che da che mondo è mondo, di certe varianti ci si è sempre resi conto senza dover individuare per questo dei generi corrispondenti. Ma il marchingegno illustrato da Dianin mira proprio a riportare in auge quel mito della diversità che nel meta linguaggio del discorso ideologico attuale sta ad indicare le categorie che pretendono una protezione particolare, prime fra tutte, quella degli  omosessuali.

A fronte di un femminismo di lotta e un  femminismo della differenza,  prosegue il Rettore, si sono formati vari movimenti, il concetto di famiglia si allarga, cade l’idea del padre e della madre, poi cade l’aspetto educativo.  E aggiunge a sorpresa: “opuscoli come quelli che parlano di Rosa e i due papà, possono avere un obiettivo buono”, “ ma qual è il bene del bambino?” o più in generale “qual è il bene dei bambini?”

E prosegue: “la chiesa (quella di  Padova o anche quella di Bergoglio, o tutte e due?  si chiede l’ingenuo ascoltatore) pensa che la esasperazione che anima la differenza sessuale non vada bene. No,”noi dobbiamo farci idee intelligenti, non teologiche”.

“C’è la diversità e dobbiamo chiederci come spiegare l’omosessualità ai bambini. Ora è proprio vero, si chiede , che per eliminare la violenza dobbiamo eliminare la diversità? Per duemila anni la chiesa attingendo allo stoicismo greco ha disprezzato il corpo. Poi abbiamo superato questo pregiudizio, ma ora stiamo tornando ad esso. Educhiamo dunque alla differenza. Certo se dobbiamo discutere di unioni civili, facciamolo. Però lasciamo stare i bambini”.

Poi il rettore conclude sulla linea di Gandolfini: le ideologie cadono, passerà. Ma intanto che i genitori  “riprendano in mano le redini della responsabilità e si chiedano come educare alla sessualità”.

Valeva la pena riportare un tale florilegio di pensiero neo cattolico capace di illuminare e confortare chiunque per la sua incisività, univocità e profondità di contenuti. E si vede come da questo fuoco di artificio emerga alla fine inequivocabile un’unica raccomandazione: quella di educare alla diversità.  Dunque nasce il legittimo sospetto che il genere cattolico non sia così lontano da quelli propagandati dalle ministre e dalle leggi di Renzi. Anzi, la nuova educazione statale solleva la chiesa neocattolica dalla elaborazione di una educazione diversa e la differenza tra scuole statali e scuole una volta cattoliche può finalmente essere accantonata.

Baget Bozzo, in quello straordinario libro intitolato profeticamente l’Anticristo, dice che la chiesa per mantenersi salda nella fede è sempre stata perseguitata o comunque in conflitto con il potere e che per converso ogni volta in cui si è consegnata al potere è caduta nella eresia.  Che si stia verificando questa seconda ipotesi sembra essere ormai  cosa al di fuori di ogni ragionevole dubbio.

7 commenti su “Serata culturale a Padova. Ovvero, la teoria e la pratica del gender da Giannini a Bergoglio  –  di Patrizia Fermani”

  1. a completare la triste situazione della diocesi di padova vi invito a leggere il comunicato dei “vicari foranei” dell’8 settembre dal titolo “migranti e rifugiati ci interpellano. comunità aperte all’accoglienza”!

  2. la svolta giovannea ha virato la rotta della Chiesa da verso Dio a verso il mondo, in totale contrasto col Vangelo, specie Gv 17. nessuna meraviglia quindi che la nave si sia incagliata sugli scogli dell’eresia, come era prevedibile e come ha previsto Baget Bozzo. In parallelo il mondo ha gettato la maschera da bonhomme per svelare a tutti il suo volto antireligioso e in definitiva demoniaco. Le cose essenziali sono già state dette nel passato (Barruel, Leone XIII, San Pio X, de Poncins, ecc.), Nostra Signora ha parlato in Ecuador, a La Salette, a Fatima e a Roma Tre Fontane in termini molto chiari. l’attualità non fa che portare alla luce lo stato reale delle cose rendendole evidenti a tutti coloro che Dio ama. i tempi sono questi. sta a noi viverli nella consapevolezza dando testimonianza alla verità.
    Incoraggio ancora le avv. Fermani e Frezza, desidero che sentano la vicinanza di molti alla loro meritoria opera

  3. Che eroi ci ritroviamo! E questi sarebbero quelli considerati come punti di riferimento e di riscatto dalla sopraffazione arrogante e menzognera?
    Poveri noi. Sembrano quei bulletti di quartiere che fanno i buffoni con i deboli, e scappano miseramente con la coda tra le gambe, di fronte ai galletti più forti e prepotenti, sapendo di non avere le qualità per affrontarli, ma solo una vigliacca sottomissione.
    Il Signore Gesù ci salvi!

  4. Non molto tempo fa , in occasione della benedizione della casa dopo le Festività Pasquali , il mio Parroco, a cui ho fatto presente di essere un “Tradizionalista” seguace di Mons. Lefebvre, ha , con accenni garbati ma incisivi , sostenuto di sentire intorno a me “odore di eresia”, ricordandomi , tra l’altro , che ” la Chiesa oggi tende ad una rivalutazione di Lutero”. Alla luce di quanto accaduto ieri l’altro nella mia città nonchè di come “il pensiero teologico ” attualmente in auge nella Chiesa si “evolve” , ritengo che “l’odore ” di cui sopra si trovi , ahimè, in tutt’altra zona !!

  5. Senza una massiccia protesta da parte di quei fedeli che esigeranno dai preti “cattolici” un comportamento cattolico (e non da pastori protestanti asserviti alle leggi dello stato) ci saranno sempre più diocesi “padovane” come già subdolamente e/o manifestamente accade in tutto il Veneto, e immagino anche nel resto d’Italia. Ma come potrà avverarsi visto che 50 anni di conciliarismo ha trasformato la maggior parte dei fedeli in modernisti/protestanti?: attraverso il piccolo resto promesso dal Signore.
    Dovrà combattere per chi inconsapevolmente non pratica più la religione cattolica (pregare, informarsi ed informare, affinché possano ritornare alla Fede). Rammento le parole di San Pio X che tanto fece per combattere l’eresia modernista “sintesi di tutte le eresie” ora riapparsa nella sua forma più virulenta. “… I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti …” (Lettera apostolica Notre Charge Apostolique).
    Bisogna riprendere da dove lasciò PioXll…

  6. Siamo ad una fase della manipolazione delle menti che è ben descritta nella tecnologia della finestra di overton. Sarebbe bene che questa teoria sia portata a conoscenza degli insegnanti, dei catechisti e di chiunque ha a che fare con l’educazione dei minori. L’IDEALE E’ CHE TUTTI SI RENDANO CONTO DI ESSERE MANIPOLATI E SI PONGANO IL PROBLEMA DI CERCARE DI PORVI RIMEDIO ALMENO PERSONALMENTE.
    Quello del gender è un problema di importanza primaria poichè sconvolge il modo stesso di vivere ed organizzare la società, annullando di fatto la civiltà occidentale cattolica e ortodossa per riportarci ad un mondo sen’anima. Bergoglio de resto è su questa linea: “Esiste una visione
    del Bene unica?E chi lo stabilisce?” (Scalfari). “Ciascuno di noi ha una visione del Bene e anche del Male, noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che LUI pensa sia il Bene”.”Lei, Santità, l’avea già scritto…la coscienza è autonoma, aveva detto, e ciascuno deve obbedire alla propria coscienza…”.”E QUI LO RIPETO…

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