SFIDANTI E RENITENTI ALLA CULTURA CREPUSCOLARE – di Piero Vassallo

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Testimoni dell’Italia esiliata

 

di Piero Vassallo

 

 

Terra di mezzo è uno spazio simbolico, un emblema delle aule universitarie, delle sedi dei convegni e delle biblioteche, nelle quali, nel corso di oltre mezzo secolo di infaticabili ricerche e audaci riflessioni, Primo Siena ha incontrato gli scrittori anticonformisti, che hanno nutrito e rafforzato la sua rivolta contro l’empietà del moderno e ispirato la sua ingente e affascinante opera (Cfr.: “Incontri nella terra di mezzo”, Solfanelli, Chieti 2013).

tvVivace interprete della genuina tradizione italiana e serio interlocutore di Ernesto De Marzio (1910-1995), il più serio e realistico esponente della destra politica italiana,  Primo Siena ha fondato le riviste “Cantiere” e “Carattere”, laboratori nei quali si sono cimentati alcuni fra i giovani esponenti della nuova avanguardia, quali Giano Accame, Carlo Amedeo Gamba, Fausto Gianfranceschi, Gaetano Rasi, Attilio Mordini, Fausto Belfiori, Tazio Paltronieri e Mario Marcolla.

Fulcro della riflessione filosofica di Siena è la monumentale produzione di Giovanni Gentile, manifesto di un pensiero al confine tra idealismo e metafisica, tra modernità e tradizione, tra Assoluto e  controfigura mondana di Dio.

L’opera di Gentile è talmente onesta e coerente che la sua lettura, nonostante la contraria apparenza, propone “a chi voglie uscirne, il ritorno al realismo ideale della filosofia classica“.

Al proposito Siena rammenta che un affermato (e oggi ingiustamente dimenticato dal culturame catto-progressista) discepolo di Giovanni Gentile, Mario Casotti (1896-1975), “nel 1924 varcò i limiti dell’attualismo per approdare alle rive della filosofia aristotelico-tomista”, e avviare una fruttuosa collaborazione con Amato Masnovo e Francesco Olgiati nell’Università Cattolica di Milano.

Di qui la convinzione, nutrita da Siena e condivisa da numerosi, qualificati studiosi della filosofia del Novecento italiano (fra i quali i professori Giovanni d’Espinosa, Manlio Corselli, Lino Di Stefano e Tommaso Romano) sulla sincerità della fede cattolica professata da Gentile: “l’idealismo moderno, nonostante i suoi particolari errori, ha raggiunto il culmine della sua assimilazione al realismo filosofico proprio con la gentiliana concezione dello Spirito come Atto Puro, perché atto senza mistura di potenza e, da Aristotele in poi, l’Essere Assoluto, Dio”

Associata alla professione gentiliana, la fede cattolica di Primo Siena è stata temprata dal fuoco del confronto con gli esponenti delle avanguardie attive nel Novecento italiano. Inevitabile, ad esempio, il confronto dell’idealismo gentiliano, aperto alla fede cattolica, con il trans-idealismo di Julius Evola, che proponeva un’incauta apertura alla tradizione spuria secondo René Guénon.

Siena incontrò Evola nella sede del congresso dei giovani militanti nel Msi, che si celebrò a Bologna nel settembre del 1950, e subì il fascino dell’eloquio scintillante del barone nero.

In seguito, Siena avviò una riflessione critica “intorno alle influenze negativa del niccianesimo evoliano, incompatibile con la mia coscienza cattolica da un lato e con la cultura della destra classica che andava maturando sotto il magistero accademico di Marino Gentil e Guido Manacorda all’altro”.

La lettura della “Scienza Nuova”, infine, fece maturare il pensiero di Siena: “Vico mi ha permesso di raggiungere le rive sicure di quella Patria che nessuno potrà mai invadere, ancorata alla fede della religione cattolica romana, perché si appartiene ad essa di una dignità diversa da tutte le altre; una dignità che unisce oltre il tempo e le nazioni”.

All’interno di una destra a mente plurale, Siena rappresentò la fedeltà a una tradizione indenne dagli equivoci del tradizionalismo in bilico tra la filosofia perenne e misteri eleusini. Nutrimenti vitali del pensiero di Siena furono, e non per caso, le letture e le frequentazioni di tre insigni filosofi d’area cattolica: i citati Marino Gentile e Guido Manacorda e Michele Federico Sciacca.

Ai suoi più veri maestri Siena dedica i più interessanti capitoli del suo libro. A proposito del suo professore e guida nell’università di Padova, Siena cita il giudizio di Pasquale Mazzarella: “Marino Gentile s’iscrive nella migliore tradizione tomistica nell’affermare gli attributi di Dio che solo l’intelligenza può cogliere come principio immobile del divenire e come persona ed amore, che è creazione e provvidenza” (in Aa. Vv., “Modernità della classicità La filosofia etico politica di Marino Gentile”, Forum, Udine 1996, pag. 38).

Da Guido Manacorda (1879-1965), un autore disperso nel gulag gestito dagli ambidestri negatori della memoria, Siena apprese la selvatichezza del pensiero anticattolico e antiromano emanato dalla peggiore Germania, e confluito ultimamente nella tenebrosa ideologia nazista.

Di Manacorda, Siena afferma: “ha arricchito la cultura contemporanea con un contributo di alto valore volto a testimoniare … la necessità della trascendenza quale fede in Dio sovrano e personale, secondo la lezione del cattolicesimo romano ed estesa a tutti i domini della vita umana: dall’economico al politico, dalla scienza alla metafisica”.

Dalla voce affascinatrice di Michele Federico Sciacca, Siena fu avvertito del pericolo incombente sulle passioni della giovane destra, ossia il fatale incontro di marxismo e niccianesimo.

Opportunamente Siena cita una sentenza di Sciacca, che costituisce il ritratto della botola (la rivoluzione conservatrice) in cui è caduta la sedicente avanguardia missina: “Al marxismo contemporaneo, nelle sue forme consequenziali, non è estraneo questo concetto nietzschiano: l’uomo futuro, quale lo creerà la società comunista, sarà totalmente diverso dall’uomo quale lo ha costruito la società borghese … Così l’antiproletario Nietzsche, esaltatore dei valori della nobiltà e del sangue, si può riconoscere nell’esaltazione marxista della società omogenea, incarnazione dell’uomo assoluto e perfetto e come tale negazione dell’uomo e dell’umano”.

Non trascorreranno più di due anni perché la sentenza di Sciacca sulla convergenza del marxismo nel superomismo fosse confermata dalla correzione/omologazione di Nietzsche compiuta dai traduttori adelphiani Giorgio Colli e Mazzino Montinari.

Del contributo di Primo Siena, della sua appassionato impegno nella restaurazione della dignità che compete al Novecento italiano, non potranno fare a meno gli animosi pionieri, i quali un giorno tenteranno di ripercorrere le vie della tradizione, ultimamente interrotte dall’umiliante frana, causata dal successore di Luciano Gaucci.

D’altra parte gli avversari della cultura tradizionale, nell’opera di Siena, troveranno alcuni criteri e alcune indicazioni utili ad avviare l’uscita dall’affliggente/umiliante suggestione decadentista, che è emanata dal margine chiassoso e pittoresco dell’ex partito del proletariato.

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