Siamo aggrediti dai sensi di colpa creati dal rancore – di Francesco Lamendola

La nostra società è sull’orlo del collasso e il motore dell’implosione è il senso di colpa, anzi, sono i sensi di colpa che ci divorano e che ci hanno gradualmente portati dalla vergogna al disprezzo di noi stessi, indi all’angoscia e alla disperazione. Questi sensi di colpa non sono nati spontaneamente, se non in piccola misura; per la maggior parte, sono stati creati in laboratorio, studiati e messi a punto con precisione millimetrica, poi scagliati contro le nostre coscienze mediante il fuoco incrociato dei mass media, della scuola, dell’università e perfino della pubblicità, dello sport e dello spettacolo, musica leggera in primis.

Qualcuno ha deciso di utilizzare i nostri latenti sensi di colpa – di noi occidentali, e particolarmente di noi europei – per far leva su di essi e scardinare la nostra società, agendo in profondità sulle nostre coscienze e portandoci a provare schifo e ribrezzo di noi stessi, del nostro passato, della nostra storia, della nostra identità, di tutto ciò che i nostri avi hanno costruito nel corso dei secoli. Soprattutto il cristianesimo: qualcuno ha voluto, e fortissimamente vuole, che i cristiani si vergognino sino in fondo all’anima di essere cristiani, e che i non cristiani europei trovino ulteriori motivi di astio, di odio e di rivalsa nei confronti del cristianesimo.

Chi è questo qualcuno? E a quale scopo perseguire un piano così diabolico? A tutta prima, sembrerebbero domande difficili, alle quali è quasi impossibile dare risposte convincenti; invece, è molto più semplice di quel che si creda. Abbiamo detto che i veicoli di questa sistematica pressione psicologica sono la stampa, la televisione, la scuola, l’università, eccetera: ebbene, chi è il padrone di tutte queste agenzie? Non il singolo proprietario; non il padrone apparente: il padrone vero, il padrone ultimo. È sempre lo stesso ed è facilmente identificabile.

Si chiama grande finanza, ha sede principalmente a New York, ed è principalmente nelle mani di poche famiglie e poche banche: Goldman Sachs, Lehman Brothers, Rotschild, Rockefeller, Soros; una grande società segreta, la massoneria, ramificata in tutto il mondo e ora saldamente insediata nel cuore della Chiesa cattolica; e un organo di consultazione permanente, il Gruppo Bilderberg. Questo sparuto gruppo di persone, proprietario di tre quarti della ricchezza mondiale, tiene tutti gli altri a libro paga: tutti i proprietari (apparenti) dei giornali e i rispettivi direttori, tutte le reti televisive, tutti i governi delle (pseudo) democrazie, specie quelli di marca socialista o “democratica”.

Essi decidono quel che dobbiamo e non dobbiamo sapere; essi decidono che un attentato contro una sinagoga merita giorni e giorni di lutto e mobilitazione mondiale contro l’antisemitismo, mentre una strage di centinaia di cristiani non merita neppure che si adoperi la parola “cristiani”. Basta dire “adoratori della Pasqua”, come dichiarato dalla coppia infernale Obama-Clinton (Hillary). E gli altri, tutti dietro.

Ecco allora padre Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, gettare acqua sul fuoco e sminuire il significato di quelle stragi, per non alimentare un sentimento di conflittualità religiosa (encomiabile proposito: peccato che la conflittualità ci sia già e a dichiarare guerra non siano stati i cristiani, i quali semmai la subiscono); ecco l’ottimo professor Riccardi, della Comunità di Sant’Egidio, affannarsi a spiegare che quanto è accaduto in Sri Lanka non può, né deve fermare il bellissimo processo di distensione, dialogo e collaborazione inter-religiosa, come del resto aveva già auspicato il (falso) papa Bergoglio con l’esecrabile documento di Abu Dhabi, nel quale gettava la maschera e cadeva in piena apostasia, senza peraltro che il 99% del mondo cattolico mostrasse di rendersene conto e ne traesse le doverose conclusioni.

Che cosa vogliamo dire con questo, che anche Bergoglio è sul libro paga del Gruppo Bilderberg e della massoneria internazionale? Se non è sul libro paga (ma pare proprio che Soros non si faccia pregare a sostenere certe opere “caritative” della contro-chiesa bergogliana), certo però ne condivide tutti i punti essenziali: mondialismo, immigrazionismo, ambientalismo, omosessualismo, indifferentismo religioso, islamizzazione dell’Europa, riduzione del cattolicesimo a “religione” laica, ambientalista, sociale, umanitaria, massonica, totalmente rivolta all’immanenza e senza più alcun vero legame col Dio di cui parla il Vangelo.

Abbiamo detto che il senso di colpa c’era già, ma ancora abbastanza vago e indistinto: il senso di colpa, perfettamente naturale, di una società che ha disprezzato le proprie radici, ha ripudiato i propri valori e si è ribellata contro Dio, il Dio ricevuto dai suoi padri, Gesù Cristo, Salvatore e Redentore degli uomini, non per i loro meriti, ma per il Suo amore totalmente gratuito. L’Europa ha scambiato gli effetti per le cause: si è sentita in colpa per le guerre mondiali, per i genocidi, per la bomba atomica (che non ha creato lei), e prima ancora per il colonialismo, per l’imperialismo e lo sfruttamento del Terzo Mondo; e ancor più indietro per le Crociate, l’Inquisizione, le stragi compiute dai conquistadores. E poi ancora per il processo a Galilei, per le guerre di religione del 1500 e 1600, per l’assassinio di Ipazia, magari anche per i delitti nell’abbazia narrati da Il nome della rosadi Umberto Eco, per tacere delle segrete macchinazioni ecclesiastiche denunciate da un altro testo geniale, come Il Codice Da Vincidi Dan Brown. Tutto insieme per fare massa critica e gettarla sulle spalle degli europei di oggi, e dir loro: Vedete come siete cattivi? Vedete quante brutte cose avete fatto, o hanno fatto i vostri antenati? Capite che il vostro benessere viene dalle stragi, dalla depredazioni, dalle Crociate che voi europei, voi cristiani, avete fatto ai danni del resto del mondo, per secoli e secoli?

Ma la colpa più grave di tutte, quella che non ammette repliche, quella da cui non vi sarà mai riscatto né redenzione, è, come tutti sanno, l’Olocausto. L’Occidente, e l’Europa in specie, ne è collettivamente responsabile. La religione dei Sei Milioni ha i suoi martiri, i suoi riti, i suoi eterni penitenti: gli europei di tutte le generazioni, presenti e future. Tutti devono riconoscersi colpevoli, tutti devono genuflettersi, e nessuno deve osar mai più guardare in faccia un ebreo, se non per domandare scusa, la kippahben calcata sulla testa. Chiedere scusa di che? Di esistere, di essere nati, di appartenere alla civiltà cristiana.

I cristiani sono cattivi: hanno fatto, o hanno permesso, lo sterminio dei Sei Milioni. Sono dei mostri: nulla li potrà mai giustificare, tanto meno assolvere. Per tutti i secoli dei secoli, la loro colpa resterà incancellabile. Come prescritto dalle leggi giudaiche, le colpe dei padri ricadono sui figli; nessun figlio della civiltà cristiana potrà mai dire: Io non c’entro; non ero neppure nato!Sono tutti colpevoli, in solido, perché appartengono a una civiltà antisemita, che ha sempre preso di mira i figli di Mosè.

Quando è nata la religione del rancore? Subito dopo la Seconda guerra mondiale. Il suo testo di fondazione? La poesia di Primo Levi Se questo è un uomo. Non discutiamo di Primo Levi come uomo, né come scrittore; ma di Primo Levi come autore del testo fondamentale della religione del rancore implacabile, il cui scopo è far sentire eternamente in colpa tutti gli uomini del mondo, a causa del loro egoismo, della loro indifferenza, del loro cinismo, per quanto avvenne nell’Europa occupata dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Ecco il testo della poesia:

Voi che vivete sicuri / nelle vostre tiepide case, / voi che trovate tornando a sera / il cibo caldo e visi amici: / Considerate se questo è un uomo / che lavora nel fango / che non conosce pace / che lotta per mezzo pane / che muore per un si o per un no. / Considerate se questa è una donna, / senza capelli e senza nome / senza più forza di ricordare / vuoti gli occhi e freddo il grembo / come una rana d’inverno. / Meditate che questo è stato: / vi comando queste parole. / Scolpitele nel vostro cuore / stando in casa andando per via, / coricandovi, alzandovi. / Ripetetele ai vostri figli. / O vi si sfaccia la casa, / la malattia vi impedisca, /i vostri nati torcano il viso da voi.

In questa orribile poesia – orribile per il contenuto; per la forma, lasciamo decidere ad altri -, ma che i fautori della cultura politicamente corretta hanno sempre proclamato essere un vero capolavoro, e che hanno imposto nelle scuole per meglio indottrinare gli studenti, non solo si inneggia al perpetuo senso di colpa di quelli che non sono stati toccati dalla violenza (ma quali europei sono stati risparmiati dalla tragedia della Seconda guerra mondiale? chi ne è rimasto indenne, chi non ha dei morti o una casa distrutta da lamentare?), ma si scagliano terribili maledizioni, quali solo i rabbini sanno lanciare, contro di loro, se non trasmetteranno quei sensi di colpa ai loro figli e ai loro nipoti: vi crolli la casa, vi colga il malanno, i vostri figli vi odino.

Non è abbastanza chiaro? Come ha detto il filosofo ebreo Hans Jonas, non è più possibile pensare neppure Dio, dopo Auschwitz, come lo pensavamo prima. Dio ha permesso l’Olocausto, ha permesso la strage dei Sei Milioni: pertanto, anche Dio è colpevole, nemmeno Lui deve sfuggire ai rimorsi e ai perpetui sensi di colpa. Guarda caso, non si sta parlando del dio ebreo, ma del Dio cristiano: di quel Gesù Cristo, ebreo, che i suoi correligionari e connazionali hanno voluto mettere in croce, dopo averlo accusato di bestemmia ed impostura, e senza aver mai rettificato quel giudizio nei duemila anni successivi; semmai, lamentandosi di esser stati discriminati per duemila anni, maltrattati e periodicamente perseguitati dai seguaci di Lui.

Ora, rispondiamo onestamente a questa domanda: uno scrittore cristiano avrebbe mai scritto una poesia nella quale si augurano sciagure e si scagliano maledizioni, non già contro i propri nemici, ma contro gli “altri”, accusandoli di colpevole indifferenza e di egoistico menefreghismo? Si rilegga attentamente la poesia di Primo Levi: le maledizioni e l’augurio di ogni male possibile non sono rivolti ai nazisti, non sono diretti contro i responsabili dell’Olocausto, ma contro tutti gli uomini di oggi, quelli che neppure videro quella vicenda, quelli che sono nati dopo, quelli che nasceranno in futuro, e i loro figli, e i loro nipoti. Solo un rancore enorme, feroce, implacabile, poteva generare dei versi, se così li vogliamo chiamare, di tal genere. Questa non è una poesia e non ha nulla di poetico: è una serie di maledizioni rituali in puro stile talmudico: siano maledetti tutti quelli che…, nei secoli dei secoli, amen.

E ora, ci sia permesso di tornare al presente, e precisamente alle stragi anticristiane nello Sri Lanka della Pasqua 2019. Come hanno fatto notare, da angolazioni diverse, Roberto Dal Bosco e Maurizio Blondet, vi sono parecchi motivi per vedere lo zampino d’Israele dietro quelle stragi, che rivelano una strategia troppo precisa ed efficiente per essere ricondotte a una singola sigla terroristica islamica, in un Paese dove, oltretutto, gli islamici sono una modesta minoranza.

Indizi sulla presenza del Mossad, viceversa, ce ne sono parecchi: in questo caso, come in tanti altri dello stesso genere, partendo dalla matrice di tutte queste “emergenze”: l’11 settembre del 2001, a New York (qualcuno si ricorda ancora degli israeliani danzanti, gli agenti segreti d’Israele arrestati subito dopo l’attacco alle Torri Gemelle, per il quale stavano esultando, e poi subito rilasciati, dei quali si è smesso di parlare fin dal giorno in cui la notizia era trapelata?).  Così come si è smesso di parlare del libro Pasque di sangue, scritto oltretutto da uno storico ebreo, subito dopo la sua pubblicazione e il suo pronto ritiro dalle librerie, dopo che esso aveva scatenato un immenso putiferio e spinto tutta la cultura politicamente corretta a stracciarsi le vesti di fronte a una così lampante dimostrazione di pericolosissimo antisemitismo.

Di tante cose si è smesso di parlare, appena ci si è accorti che avrebbero potuto aprire gli occhi all’opinione pubblica; viceversa, di altre si parla fin troppo, perfino storpiando e censurando il linguaggio, sempre al fine d’impedire che l’opinione pubblica, pur leggendo i giornali e ascoltando i telegiornali, arrivi a fare due più due.

E allora, avanti con gli stanchi riti del politicamente corretto; per esempio, con il logoro e malinconico rituale del 25 aprile, festa della Liberazione. Liberazione da che? Dal fascismo, si sa. A che prezzo? Una guerra mondiale persa; una guerra civile, con decine di migliaia di morti ammazzati, anche dopo il termine delle ostilità; e un asservimento perpetuo alle potenze vincitrici, sia sul piano politico che su quello economico: cioè, in pratica, la perdita della sovranità nazionale. Strana liberazione, quella che trasforma uno Stato indipendente e sovrano in una colonia del nemico, o dell’ex nemico diventato, teoricamente, amico; ma così amico da riempire il Paese sconfitto con decine e decine di basi militari, e imporgli le sue direttive economiche e strategiche, in saecula saeculorum.

Ma questo non lo si può dire: disturberebbe i sonni de(gl)i (in)giusti: i politici, gli amministratori, gli industriali, i banchieri e gli intellettuali che hanno costruito le loro fortune e il loro potere su settanta anni di mistificazione sistematica della storia nazionale e di quella mondiale. Gli stessi che, da settanta anni appunto, ci martellano coi sensi di colpa, ci ripetono quanto siamo stati cattivi, quanto siamo stati egoisti, quanto siamo stati indifferenti. Anche se non eravamo nati, al tempo in cui accadevano le brutte cose di cui parlano loro. Ma siamo colpevoli lo stesso, perché il fascismo, secondo loro, è una categoria metafisica, immortale, che esisterà sempre, per cui bisogna sempre stare sul chi va là, non si sa mai: Mussolini potrebbe risorgere dalla tomba e tentare una nuova marcia su Roma. I sintomi allarmanti ci sono già, eccome: populismi montanti, sovranismi xenofobi, razzismo, irragionevole odio contro i rom, contro i profughi, tutta brava gente che merita rispetto, accoglienza e solidarietà illimitata: come dicono Soros, Obama, Juncker, Bergoglio, Macron, Zingaretti. E dunque sarà vero…

 

Su gentile concessione dell’Autore: accademianuovaitalia.it

5 commenti su “Siamo aggrediti dai sensi di colpa creati dal rancore – di Francesco Lamendola”

  1. Dio benedica Pecchioli, Blondet, questo sito ed il suo Direttore, e tutti quanti finalmente ci stanno dando, per parafrasare un termine molto in voga nel web e preso la film Matix, la pillola rossa. Piano piano, lentamente ma inesorabilmente, in questo mondo marcio e degradato, tanta gente apre di nuovo gli occhi. Un giorno non noi, ma forse i nostri figli ed i nostri nipoti rivedranno la luce, così repentinamente e sanguinosamente occultata ottant’anni fa. Ne sono sicuro, come n’erano sicuri i nostri condottieri di allora, nei loro testamenti spirituali.

  2. Nuccio Viglietti

    Analisi affascinante…ma forse trattasi solo di società troppo ricche troppo grasse rammollite da agi quindi bendisposte a decadenza e…suicidio. Il bipede idiota quando smette lottare diventa subito ectoplasma. In est Europa 50 anni di deleterio comunismo hanno tuttavia rinsaldato e fatto apprezzare tradizioni civiltà e alla fine gioia di vivere.

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