Singularity, di cosa parliamo? (seconda e ultima parte) – di Marco Manfredini

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Incursione (fanta)scientifica tra le nuove ideologie che ci aspettano.

Per leggere la prima parte, clicca qui

di Marco Manfredini

 .

L’illusione che l’uomo potesse essere dio è durata poco; abbiamo fatto malapena in tempo a godere dei disastri provocati dall’uomo-dio, che già ci vediamo sottrarre lo scettro dalla macchina-dio, dalla tecnologia-dio che prima ci eguaglia, poi ci supera e infine si rende autonoma, e ci scarta. E’ il transumanesimo portato alle sue estreme conseguenze, che ci sfugge di mano e perde l’umanesimo: a quel punto non rimane nemmeno il trans, ma solo un essere tecnologico talmente evoluto che non saremo più in grado nemmeno di comprendere.

Uno dei principali siti che diffondono questa ideologia, espressione della World Transhumanist Association (WTA), non a caso si chiama Humanity+, e si propone “un utilizzo etico della tecnologia per espandere le capacità umane”, dove quell’ “etico” è tutto un programma, adottando l’associazione un eloquente slogan che recita “Non limitare le tue sfide, sfida i tuoi limiti”.

La filiale italiana ha prodotto il locale “Manifesto dei transumanisti italiani” che, oltre a voler superare i limiti imposti dalla biologia, dice:

Riteniamo un valore fondamentale anche l’autodeterminazione degli individui e dei popoli e perciò non intendiamo imporre a nessuno i nostri valori, ma semplicemente proporli.[…]

L’idea cardine del transumanesimo può essere riassunta in una formula: è possibile ed auspicabile passare da una fase di evoluzione cieca ad una fase di evoluzione autodiretta consapevole.

In questo documento troviamo anche una stuzzicante curiosità: la suddivisione dei transumanisti a seconda dell’orientamento politico, in base ad un sondaggio della WTA. Curiosa, ma dall’esito prevedibilissimo: vista la portata distruttiva delle idee ivi professate, ovviamente è netta la prevalenza di chi si dichiara di sinistra (leftwing 47%), seguiti naturalmente dai liberali di destra (rightwing 20%); altri fanno riferimento ad una “ideologia di sintesi” (upwing, 15%), seguono i disinteressati a classificarsi politicamente (11%), qualche radicale (4%), anarchico (2%) e comunista (1%). Democristiani e destra non liberale praticamente assenti (0,5% a testa). In ogni caso la stragrande maggioranza degli aderenti, ritiene il sistema democratico il migliore possibile.

Superfluo dire che si dichiarano aperti a ricevere aderenti di qualsiasi credo religioso, anche se nel loro programma sostengono che:

Una volta ottenuta la libertà della scienza dalle ipoteche religiose, politiche ed economiche, si deve approntare un piano per dare impulso ad una ricerca scientifica che, pur nella sua autonomia, non perda di vista la priorità di un miglioramento delle condizioni sociali e individuali, a partire da salute e longevità, fondamento di tutto il resto.

Insomma, religione sì, ma che non rompa le scatole al progresso scientifico. Idem la politica.

Infatti, analizzandoli per credo religioso, anche qua non ci sono grosse sorprese: i transumanisti sono in maggioranza atei e agnostici (64%), mentre il 31% dei membri aderisce a qualche forma di spiritualità o culto: cristiani (cattolici [?], protestanti e mormoni, sommati al 9%), buddisti (4%), pagani (2%), ebrei osservanti (1%) e musulmani (1%). C’è anche un 1% che ritiene il transumanesimo stesso una religione, ma forse perché sono gli unici ad esserne consapevoli.

Un particolare discorso è riservato, bontà loro, ai cattolici:

Se per i cristiani l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio e noi vediamo nietzschanamente l’uomo come qualcosa che dev’essere superato, è evidente che il nostro discorso potrà integrarsi con il cattolicesimo solo con grande difficoltà.

L’unico punto su cui siamo quasi d’accordo. “Quasi” perché pensiamo che il loro discorso non potrà mai e poi mai integrasi con il cattolicesimo.

Il problema non è tanto l’embrione o il diritto alla vita, quanto l’idea che l’uomo possa cambiare se stesso e il mondo seguendo la propria volontà, che possa assumere il proprio destino impugnando la tecnoscienza, piuttosto che rimettersi alla fede e alla provvidenza. Solo con una riforma radicale della propria dottrina, il cattolicesimo potrebbe integrarsi con lo sviluppo in senso evolutivo dell’uomo e delle sue tecnologie.

Peccato che il cattolicesimo che uscisse da una tale riforma non sarebbe più nemmeno vagamente tale. Come si vede, inoltre, anche se in genere negano di essere un credo di tipo religioso, dicendo in sostanza di voler sostituire alla provvidenza la tecnoscienza, dichiarano esattamente il contrario.

Loro ci terrebbero proprio a dialogare, ma:

Al momento, pare però che la Chiesa stia semmai facendo macchina indietro, verso posizioni preconciliari e premoderne, piuttosto che riformarsi.

In tutta evidenza, quando l’estensore del manifesto scriveva, doveva ancora arrivare Francesco. E ne abbiamo ulteriore conferma in quanto segue:

Ora, non può darsi negoziato con le gerarchie cattoliche, se non altro perché esse hanno dichiarato che i loro valori non sono negoziabili. Un negoziato presume l’ipotesi di un compromesso, di un incontro a metà strada, ma se la controparte assume di essere assolutamente dalla parte della ragione e non vuole compromessi, che si discute a fare?

Che è ciò che si chiedono tutti coloro che sono rimasti cattolici.

* * *

Scienza o fantascienza? Tecnologia o delirio? Genialità o follia? Il confine a volte è labile.

Se nel 1996 un calcolatore ha battuto Gary Kasparov a scacchi, chi ci dice che cinquant’anni dopo un calcolatore ben più potente non sarà in grado di governare un paese meglio di Mario Monti, di Matteo Renzi, o di Barak Obama? Scusate, ho sbagliato esempio, per questo basta il circuito stampato di una calcolatrice da € 8,90 acquistata al supermercato, perciò riformulo: chi ci dice che cinquant’anni dopo un calcolatore ben più potente non sarà in grado di governare un paese, o il mondo, meglio del più preparato ed avveduto esecutivo composto dai più competenti esseri umani disponibili?

Finora abbiamo in parte scherzato, ma non possiamo escludere che un giorno a qualcuno venga in mente di proporre un esperimento di questo tipo. Vorremmo solo, nel caso si verificasse, arrivarvi attrezzati; singolarità o meno, il prossimo futuro ci presenterà nuove questioni eticamente sensibili su cui occorrerà prendere una posizione chiara, e possibilmente corretta.

Il problema del gender tra gli umani, della cui esistenza alcuni luminari non si sono ancora accorti, rischia fra qualche anno di essere obsoleto. E’ stata diffusa poche settimane fa la notizia di una ragazza francese follemente innamorata del robot da lei stessa stampato in 3D, tanto da volerlo sposare. “Sono orgogliosamente robosexual” dice la donna; la giustificazione è sempre la stessa: “Non facciamo del male a nessuno, siamo felici insieme”, e forse è ancora un po’ presto, ma non ci stupirebbe se da un momento all’altro partisse dalla coppia una richiesta di adozione. Già si sono levate le accuse di “robofobia” a chi non è d’accordo.

Nei prossimi anni in Gran Bretagna potrebbero apparire bordelli innovativi, dove si potrà fare del sesso con i robot. Le autorità ritengono che contribuirà a risolvere una serie di problemi sociali, come la prostituzione illegale e la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili, riporta il Daily Mirror.

Dopo l’era della liberalizzazione pornografica grazie ad internet, il mercato della sessualità tecnologica promette di essere un nuovo eldorado per tecno-magnacci, con i suoi crimini, le sue aberrazioni, le sue patologie; le “bambole gonfiabili” degli anni settanta si ripresenteranno in veste di manichini specializzati in certe attività più veri del vero; passeremo dall’I-Phone all’I-Porn.

Presso uno dei più noti enti inutili che si siano mai visti sul pianeta Terra, presso il quale si può osservare l’ultimo stadio evolutivo dell’homus poltronorum burocratensis, ovvero il Parlamento Europeo, si parla già di attribuire ai robot lo status di persona elettronica, con relativi diritti e doveri. E questo senza tener conto che esistono ancora esseri umani che non vengono considerate persone e a cui non è riconosciuto nessun diritto, come gli embrioni fino ad una certa settimana, a seconda del paese in cui hanno la fortuna o la sfortuna di essere stati concepiti.

Immaginiamo già da tempo embrioni impiantati nel ventre di macchine, ma è da temere anche il contrario: “Oh, che carino il tuo piccolo Humandroid”, “Sì, l’ho concepito con il mio partner Ex Machina”.

Come dicevamo, i più tecno-mistici sostengono che i cervelli elettronici dopo l’evento Singolarità si evolveranno talmente da diventare consapevoli, quindi dotati di coscienza.

Nel 2015, Stephen Hawking ha detto alla BBC: “lo sviluppo dell’ IA può condurre alla fine della razza umana”. La fine dell’umanità, la Singularity, potrebbe avvenire a partire già dagli anni 40 di questo secolo.

Così presto? Sì, sono in diversi gli “esperti” che, decennio più, decennio meno, prevedono un’imminente cambio al vertice.

Ora, si può legittimamente considerare tutto ciò una pagliacciata, ma al di là del folklore non si può trascurare il fatto che plausibilmente la tecnoscienza arriverà a livelli oggi impensabili e difficili da gestire; livelli tali da richiedere nuove elaborazioni e risposte in ambito morale, sociale, filosofico e teologico, per frenare certe derive che si possono già intravedere all’orizzonte, senza contare quelle che stiamo già vivendo. O meglio, dovremo essere in grado di applicare in un contesto nuovo, mutevole, e particolarmente insidioso quelle che rimangono le immutabili leggi di Dio, pena la definitiva scivolata dell’uomo verso l’abisso. Pena che il nuovo fantastico paradiso che ci promettono diventi l’ennesimo, e forse definitivo, inferno terrestre.

Per questo non si può essere altro che preoccupati  vedendo come i vertici della chiesa odierna, che dovrebbero essere un faro nell’oscurità, non siano nemmeno in grado di accendere un fiammifero, non riuscendo a prendere posizione neppure su questioni indubbie, evidentissime, e che di fatto erano già state risolte dal magistero in modo inequivocabile, immutabile e da tempo immemore; non essendo capaci di soddisfare domande pur avendo il libro delle risposte sotto il naso. Con quali strumenti affronteremo le inevitabili derive etiche che alcuni tecnoentusiasti senza bussola stanno già paventando, se, come sta succedendo da qualche decennio, i pastori se la squagliano facendo di tutto per mimetizzarsi col mondo e tristemente assecondarlo, e noi come comuni fedeli rinunciamo a svolgere il nostro compito nella società, gettando alle ortiche l’unico fondamento, la legge divina, che ci può salvare dalla barbarie biotecnologica alle porte? Ci metteremo a dialogare con le macchine nel momento in cui queste non ci obbediranno più? Accoglieremo le sfide lanciate da coppie miste uomo-automa? Faremo discernimento ai calcolatori, usando misericordia fino al momento in cui saranno loro ad accompagnarci all’uscita della storia?

Nel 2040, quando saremo vecchi, forse ci verrà in mente quanto diceva un “antico” filosofo non troppo credente, ma dotato di un certo acume:

L’associazione [dei transumanisti] ci dice che l’uomo è superato. E la cosa ce la ripetono da un paio di secoli. Lo diceva già Nietzsche, ad esempio (“L’uomo è qualcosa che va superato”), prefigurando l’avvento del superuomo. Ma ce lo hanno in vario modo ripetuto quasi tutte le ideologie del passato che inseguirono il mito dell’uomo nuovo: il futurismo, il comunismo, il fascismo, l’americanismo. Questa volta però il sogno dell’uomo nuovo non giunge per via ideologica, letteraria o filosofica, ma scientifica e biotecnologica. L’ingegneria genetica, le manipolazioni, la clonazione e tutti i parenti prossimi dell’uomo: i robot, gli androidi, i mutanti, cyborg. Insomma, l’oltreuomo è arrivato. E se non arriva, per ingannare l’attesa, i transumanisti invitano a ibernarsi in modo da essere poi scongelati quando la biologia avrà fatto il miracolo.

Da dove nasce questo delirio di andare oltre l’umano? Da desideri umani, troppo umani: quello di non invecchiare, di superare le malattie, di garantirsi bellezza, salute e intelligenza, accrescere e prolungare la propria potenza. Insomma, vogliono così bene alla loro condizione di uomini che sono disposti a barattarla, per accedere a una collezione migliore di postumani. E quelli che non la pensano come loro, li chiamano con disprezzo bioconservatori, se non bioreazionari.

Preparandoci ai nuovi insulti e alla rinnovata militanza cui saremo chiamati, ci poniamo anche noi la domanda: da dove nasce questo delirio di andare oltre l’umano? E come risposta, osiamo aggiungere: dalla più antica, ricorrente, e pericolosa tentazione dell’uomo: sostituirsi al Creatore.

.

(fine)

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1 commento su “Singularity, di cosa parliamo? (seconda e ultima parte) – di Marco Manfredini”

  1. Prima che per assurdo possano avverarsi queste cose, ci penserà il Padreterno a dare una sistematina a tutto. E quando a quest’ uomo ormai divenuto uno spregevole scarto, a somiglianza della domanda posta ad Adamo dopo la caduta chiederà come mai se ne stia nascosto, quello non potrà rispondere “Perché sono nudo”, ma “Perché non sono più un uomo”.

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