Soros & la chiusura ermetica della “società aperta”

Quando valutiamo i rivolgimenti in atto nella nostra società, divenuti all’improvviso così evidenti, ci troviamo spesso a considerarne responsabili pochi nomi, sempre gli stessi. Per quanto questo non soddisfi in pieno il nostro desiderio di comprensione e si presti al rischio di semplificazione della realtà, tuttavia è indubbio che l’azione visibile attraverso la quale singoli individui esercitano il loro potere è lo specchio attraverso il quale possiamo cercare di individuare i luoghi nei quali ci stanno guidando le forze misteriose che guidano il corso degli eventi.

Roberto Pecchioli con la sua ultima fatica George Soros e la Open Society (Arianna editrice, pagine 256, euro 18,90), ci fa conoscere uno di questi uomini, tra i più potenti e controversi oligarchi del pianeta, capace di influenzare le politiche di importanti paesi, l’Italia è uno di questi, per mezzo delle ingenti risorse finanziarie investite.

Pecchioli documenta con meticolosità tutto quanto generalmente associamo alla figura dell’oligarca ungherese: le speculazioni finanziarie ai danni delle nazioni, il sostegno fornito ai massicci movimenti di popoli dei giorni nostri, quello dato alla liberalizzazione delle droghe leggere, l’ingerenza nei cambiamenti di governo di alcuni stati, la somiglianza dei suoi programmi con quelli dell’agenda 2030, e altro ancora.

La dovizia di dati e di notizie fornite dal libro potrà essere dunque di notevole ausilio per chi volesse cominciare a capire cosa c’è dietro agli eventi più eclatanti degli ultimi anni e alle scelte politiche di alcuni governi. Per esempio, di fronte all’incredulità di chi non vede che il fenomeno della cosiddetta immigrazione non è dovuto principalmente alla fuga di coloro che scappano dalla guerra nei paesi di provenienza, ma è un movimento organizzato per la riorganizzazione del mondo su nuove basi culturali, sociali ed economiche, potremo mostrare le cifre notevoli stanziate nei budget dell’Open Society Foundations per attività di sostegno agli immigrati e i finanziamenti alle ONG che percorrono il Mediterraneo.

L’immigrazione è solo uno degli aspetti dei quali Soros si occupa e che Pecchioli analizza in dettaglio nel suo elaborato. Il finanziere di origine ungherese è presente con i suoi contributi finanziari e “di pensiero” in tutte le questioni principali messe ad agenda per la realizzazione dell’uomo nuovo prossimo venturo, diciamo meglio, il transuomo: il cambiamento climatico, l’economia verde, la teoria del gender, i diritti a tutela della cosiddetta “salute riproduttiva”, e naturalmente pandemia e relativa governance attraverso la quale, utilizzando la paura suscitata, si è velocizzato il passaggio, spiega Pecchioli, “dall’ordine naturale (e culturale) all’ordine digitale”, “costi quel che costi in termini di libertà e modifica radicale della vita, ovvero di cambiamenti antropologici irreversibili”.

Tutte queste materie sono legate in un rapporto di sinergia perfettamente funzionale all’opera di smantellamento dei gangli fondamentali della società come l’abbiamo conosciuta fino a oggi e uno dei meriti del libro di cui parliamo è proprio quello di illuminarne la sostanziale coerenza “filosofica”.

La nuova società progettata è descritta da Roberto Pecchioli come “un mondo liquido, privo di storia o di carattere, in cui gli individui non vivono che per se stessi, senza appartenenze, del tutto estranei a qualunque afflato spirituale”. Ma dietro la costruzione di questo mondo è sotteso un presupposto ideologico, un’idea nobilitante?

Pecchioli, raccontando la vita e la formazione del giovane Soros, ci spiega che tutte le sue azioni, le speculazioni finanziarie contro la lira e la sterlina, i finanziamenti enormi alle associazioni abortiste, gli incoraggiamenti volti a cambiamenti di regime o, come minimo, nei paesi più resistenti, a suscitare progressivi cambiamenti di spirito, sono state compiute per la realizzazione della cosiddetta società aperta il cui principale teorizzatore è stato il filosofo austriaco Karl Popper, in genere considerato in maniera irriflessa come un vero e proprio defensor di libertà e democrazia.

Secondo Popper, cita Pecchioli, “la società aperta è aperta al maggior numero possibile di idee e ideali differenti, e magari contrastanti. Ma, pena la sua autodissoluzione, non a tutti: la società aperta è chiusa solo agli intolleranti (…) la società aperta è fondata sulla salvaguardia delle libertà dei suoi membri, mediante istituzioni capaci di correggere se stesse, aperte alla critica razionale e alle proposte di riforma”. Se necessario, la società aperta deve essere difesa da quello che viene definito “lo spirito di gruppo perduto del tribalismo”.

Non entriamo qui nel merito della teoria stessa di Popper, che contiene in sé aporie e contraddizioni che Pecchioli ben mette in evidenza. Di sicuro contraddizioni emergono palesi dal confronto tra idea di libertà e democrazia, a parole sostenute da Soros, e il concreto suo agire politico.

Per esempio, si può credere che le speculazioni finanziarie operate ai danni di paesi come l’Italia, l’Inghilterra, la Francia, il Giappone, per citare solo i principali, sono state fatte in nome della “lotta senza quartiere agli stati nazionali, bastioni della società chiusa da abbattere”. Che tale lotta venga combattuta per difendere il principio di sussidiarietà e il convincimento che “le decisioni siano prese al livello più basso possibile”. Tuttavia, nota Pecchioli, questo come si concilia con il desiderio di “devolvere tutto il potere a organismi globali, ovvero centralizzare i poteri decisionali, cosa che, in ottica popperiana, equivale a riproporre con altro nome la società chiusa?”.

Attraverso argomentazioni precise, anche con riferimenti culturali a pensatori che dopo la lettura sentiamo la curiosità di approfondire, Pecchioli dimostra che la società aperta concepita da Soros è in tutto simile alla società liquida descritta da Zygmunt Bauman, nella quale “l’unica costante è il cambiamento e l’unica certezza è l’incertezza. (…) La società aperta è un mondo liquido, privo di storia o di carattere, in cui gli individui non vivono che per se stessi, senza appartenenze, del tutto estranei a qualunque afflato spirituale”.

In conclusione possiamo dire che il libro di Roberto Pecchioli è un valido strumento per la comprensione delle vicende di questa congiuntura storica scritto con l’attenzione a riferire i fatti con obiettività, perfino con prudenza in alcuni passaggi. Non siamo certi che questo basterà a evitargli l’accusa di complottismo da parte di chi non vuole sentire, come noto i sordi peggiori.

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