Storia di don Tommaso, prete cattolico nella tempesta – di Pucci Cipriani

Il racconto è di fantasia. Ogni riferimento a persone, fatti, luoghi è puramente casuale

di Pucci Cipriani

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zzzzmssvrIncontrai nel 2012 il mio figlioccio, Tommaso Borgianni, a Montecatini, durante una mia visita pre – natalizia al caro Professore Vinicio Catturelli , l’amico, ormai novantacinquenne, emerito dell’Università di Buenos Aires dove per tanti anni, insieme all’indimenticabile don Raoul Sanchez Abelende, lo studioso di Donoso Cortés, aveva insegnato lingua e letteratura italiana e che, ora, era diventato, per saggezza, cultura e umana disponibilità, il consigliere di tutti i cattolici fedeli alla Tradizione. Mi sembrò, dopo che lo avevo perso di vista da almeno due anni, di vederlo ancor più magro e slanciato nell’abito talare, con il suo bel portamento, il suo volto ambrato, dal tratto nobile, gli occhi severi e penetranti ma dolci e malinconici a un tempo, con quei suoi folti capelli, tagliati – come lui soleva dire anche prima di indossar l’abito – “a spazzola” ovvero cortissimi. Aveva ancora quel suo aspetto distinto che, però, non ti respingeva, non ti teneva a distanza, e infatti il suo volto amabile che sprizzava simpatia, ti metteva a tuo agio.

Ero amico di suo padre, Enrico Borgianni, notaio in Firenze, che era stato mio compagno di Liceo e di partito (ma qui il termine da usare sarebbe “camerata”), insieme al pistoiese Felice De Matteis, tanti e tanti anni fa… sì, tutti e tre militammo, allora, nello schieramento tricolorato di estrema destra, un po’ perché Bastian contrari, un po’ perché ci faceva schifo quell’Italia (che ora, forse, in alcuni suoi aspetti, rimpiangiamo) comandata dal democristianume mucillaginoso  in combutta con le sinistre, insomma, una sorta di Repubblica conciliare, che, così come il Concilio Vaticano II affondò la Chiesa, distrusse l’Italia del miracolo economico e preparò il terreno alla rivolta del Sessantotto (dal quale, poi, nacque il terrorismo) che distrusse la scuola e la famiglia italiane; e il Concilio , secondo l’affermazione entusiasta di uno dei suoi “rossi” protagonisti, il neomodernista Card. Suanens fu : ” Il Sessantotto della Chiesa….”
…Venimmo via dal partito dell’estrema destra, Borgianni ed io, il primo lasciando definitivamente la politica, io abbracciando il cattolicesimo tradizionale, mentre Felice De Matteis, rimase dentro eroicamente – “per contestare, come diceva, quella manica di opportunisti che, se avessero un briciolo di potere, ruberebbero come tutti gli altri“, diventando anche combattivo  consigliere comunale prima a San Marcello Pistoiese, dove insegnava, quindi a Pistoia… gli avvenimenti successivi ci dettero, poi, ragione , per cui vedemmo il Fini che Finì, come finirono tanti, tanti altri “finiani e non” che avevano predicato la morale e l’onestà pretendendo però per un trentennio, con l’arroganza delle vecchie cariatidi, il “Seggiolone” del Senato, della Camera e del Consiglio Regionale, salvo predicare il “cambiamento” e la “rottamazione”… naturalmente per gli altri.

Ecco anche di questo – le rievocazioni diventano sempre dei piacevoli amarcord – parlammo in casa di Vinicio dove ci raggiunsero anche i due inseparabili amici di don Tommaso, ovvero Manlio, valente avvocato montecatinese e Alberto, un perfetto e intrepido “parà”… insomma, come li chiamava Enrico, “I Tre Moschettieri” (anche se quelli del romanzo di Dumas, in realtà son quattro) che negli anni passati avevan trafitto i cuori di tante femmine toscane, insomma un terzetto di autentici “rubacuori” ma, mentre Tommaso – di cui avevo seguito, da vicino le vicissitudini –  aveva preso l’abito, rompendo con il passato, Alberto e Manlio, non si decidevano a fidanzarsi seriamente, a metter su famiglia, e solevan ripetere il solito discorso degli “scapoli d’oro” : “E come fare a sposarci… non riusciremmo ad essere fedeli, noi le donne le amiamo tutte…”

Già, e a quanto io sapevo, in questo loro “amore” (chiamiamolo, eufemisticamente, così) erano ampiamente ricambiati!

Insomma la conversazione di quel giorno, nel salotto “buono” del villino Liberty del prof. Vinicio Catturelli, fu, data anche la comunanza di idee, spumeggiante e, naturalmente, il discorso cadde sull’attualità: il “gender”, l’apostasia generale degli uomini della Chiesa dopo che fu “dimissionato” Papa Celestino II per far posto a Papa Dolcino I, il tripudio dei nemici della Chiesa che in questo nuovo Papa vedevano, e vedono tuttavia, il loro “vindice”, colui che, giorno dopo giorno, sta distruggendo quest’Edificio che aveva resistito per secoli e secoli , fino a pochi anni fa, e che ora, dopo duemila anni, sta crollando sotto i colpi della demagogia rivoluzionaria.

E allora, anche Vinicio che, fino allora si era “scaldato in panchina” (sul divano) ci parlò della Teologia della Liberazione, che lui aveva ben conosciuto “anche da vicino” ed era eterodiretta dal KGB, ovvero dall’Unione Sovietica e si serviva di “uomini di paglia”, al servizio del Marxismo, di elementi come i fratelli Leonardo e Clodoveo Boff – i due frati, guerriglieri rossi, che ritroviamo adesso tra i “consulenti” di Dolcino I che ha stilato l’enciclica sull’ambiente, la raccolta differenziata della spazzatura, il cambiamento del clima nei prossimi vent’anni (facendo sobbalzare sulla sedia il prof. Zichichi che afferma che non si possono prevedere neppure ” i cambiamenti climatici dei prossimi venti giorni”) e il catastrofismo – affermavano che il Regno del cielo doveva essere fatto qui in terra e scrivevano:

“..sebbene la presenza della Chiesa sia debole, quella del Regno (in terra n.p.c.) sembra essere forte. Infatti si vedono ovunque i “segni del Messia” , cioè la realizzazione dei grandi valori evangelici, specialmente le “opere di Misericordia” , tradotte in chiave politica…il Regno di Dio (è) scritto compiutamente nelle strutture (della Cuba marxista n.p.c.) – Ho avuto la netta impressione che Cristo e il suo Regno erano presenti lì”

Poi Leonardo Boff, ora accreditata “spalla” di Dolcino I, si gettava entusiasticamente in un solenne peana al Comunismo, dopo aver visitato Cuba e l’URSS:

“Il progetto socialista è fondamentalmente ordinato a qualcosa che sta nel progetto di Dio (…)Nel socialismo sovietico abbiamo scoperto valori del Regno di Dio…gli inestimabili valori  del Regno che i sovietici hanno saputo costruire col socialismo”

(Leonardo BOFF “O Socialismo como defasio teologico” in “Vozes”, Petropolis, 6 , novembre – dicembre 1988, pag.52 – 53)

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E così Vinicio, affronta anche il “caso don Milani” – che ha trattato recentemente in un suo articolo (clicca qui) – il “rivoluzionario” rosso sessantottardo, che ora viene portato sugli scudi da Dolcino I, da vescovi e preti vari, assertore della pedofilia come ammette e confessa allora lo stesso “cattivo maestro” :

“Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani molto più che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo di aver poco amato , ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto) . E chi non farà scuola così non farà mai vera scuola (…)E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire di metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?”

(Cfr. Giorgio Pecorini in “Don Milani! Chi era costui?” (Baldini e Castoldi  srl Milano 1996 2° edizione -pagg. Lettera a Giorgio Pecorini da Barbiana 10 novembre 1959)

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Ascolta in silenzio don Tommaso, pensoso come al solito, ma sereno : ora, sta volentieri con i suoi amici, i vecchi e i giovani, e ricordando quell’altro prete, il “cattivo maestro” esiliato dal Cardinal Dalla Costa sulle Montagne di Barbiana, pensa al suo esilio… lassù in Valnevosa… alla solitudine… ma anche alle tante soddisfazioni che gli dà il suo apostolato, in mezzo alle montagne piene di fitte foreste, dove, durante la notte senti i bramiti dei cervi e l’abbaiar delle volpi e, dagli alberi frondosi, a notte, la civetta manda il suo canto lugubre ma, in estate, l’usignolo ti avvince con il suo concerto di gorgheggi e di cinguettii leggiadri… sì, su quei monti dove pochi vecchi son rimasti, come la sentinella di Pompei, “Custodi vigili” delle loro povere case, e dove quel giovane e aitante, che ha avuto la chiamata di Cristo, ha trovato la pace.

E furono Manlio e Alberto a proporre di trovarci ancora con il “don”, come loro lo chiamano, per le vacanze natalizie – solo Catturelli, per ragioni di età e di salute declinerà l’invito – il giorno del primo dell’anno di ogni anno, per trascorrere insieme una bella giornata di festa… e andammo lì in quel 2012, poi ancora per tre anni, fino a questo 2015…e mai accoglienza e compagnia furono così piacevoli…

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O Meliboee, deus nobis haec hostia fecit: 

namque erit ille mihi semper deus; illius eram

saepe tener nostris ab ovilibus imbuet agnus.

Ille mea errare boves, ut cernis, et ipsum

ludere quae vellem calamo permisit agresti.

(- E’ Titiro che parla – : O Melibeo un dio questa pace mi ha dato . / Lui certo un dio sarà sempre per me; e spesso/ trarrò dal mio ovile teneri agnelli / per bagnare la sua ara di sangue./ Mi disse che bene i miei bovi potevano errare, / come vedi, al pascolo; e disse che pure potevo/ canti al mio piacimento comporre sul càlamo.)

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Il pomeriggio don Tommaso si concedeva la gioia della rilettura dei suoi classici e, in particolare, di quel suo Virgilio (aveva fatto la sua tesi di laurea in lettere antiche su le “Bucoliche”) quando – e posso ben dirlo – grazie anche a me, scoperse quell’altro Virgilio, il “Virgilio Cristiano”, ovvero le opere dello scrittore firenzuolino Tito Casini che proprio presso quelle montagne era vissuto.

E il nostro don Tommaso ordinava le sue giornate secondo lo spirito della Chiesa, quella cattolica, quella di sempre, non quella “Conciliare” o quella “Modernista”… e, di prima mattina, uscito all’aperto, per continuare il suo uffizio lasciato a Prima , per cui, segnandosi, recita:

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Iam lucis orto sidere,

Deum precemur supplices

Ut diurnis actibus

No serves a nocentibus.

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E prosegue elencando le cose che nuocciono all’anima :

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Linguam refrenans temperet/ Ne litis horror insonet/ Visum fovendo contegat/ Ne vanitatis hauriat.

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Ed ancora:

Sint pura cordis intima,/ Absistat et vecordia, / Carnis terat superbiam/ Potus cibique parcitas.

(La sobrietà nel bere e mangiare fiacchi l’orgoglio della carne…)

così fino a Compieta  “L’ultima azione liturgica -scrive Tito Casini – della giornata , è in realtà, spiritualmente parlando, un’azione di guerra : con essa la Chiesa Preliante fa per tutta la nazione cristiana, nell’ora della maggiore emergenza, ciò che ogni cristiano fa per sè  – secondo un poeta, l’autor dei Fiori del male – inginocchiandosi prima di coricarsi… Pietro s’udì svegliare la notte del tradimento : “Vegliate e pregate per non entrare in tentazione , chè lo spirito è pronto ma la carne vacilla.”

Ma, dopo la parca cena, don Tommaso non si corica, va nel suo studio e si mette a far ricerca, a studiare. Ora sta lavorando a una storia del Cattolicesimo toscano del Novecento, quello ortodosso : Papini, Soffici, Giuliotti, Tito Casini, Tozzi, Bargellini, don Divo Barsotti… a preparare le sue omelie, il catechismo per i ragazzi, e a finir di comporre e “limare” quel suo poema che ha iniziato tre mesi fa e che ha per titolo : “Il Castelfidardo” dedicato al Pio Generale Lamoricière che si mette al servizio del grande Pio IX, per difendere lo Stato della Chiesa usurpato dai rivoluzionari della setta risorgimentale:

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Canto l’armi pietose e il condottiero,

Che ricoperto già di tanti allori

Per la Patria pugnando, e il franco Impero,

La sua mano, il suo senno, i suoi sudori

Adoperò qui, e sparse, acciò di Piero

Sostener contro iniqui usurpatori

Il picciol regno, e che far seppe cose,

Benché non vincitor, meravigliose

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Il parroco di Valnevosa si è ben organizzato in questa sua parrocchia alpestre con trentaquattro anime… che, ogni anno, calano di numero. Non c’è giorno che non vada a casa di qualcuno, al primo sintomo di male e, con loro, prega, parla delle “meraviglie del paradiso”. A sera, non importa se anche in chiesa ci sono poche vecchiette, il Santo Rosario e la Benedizione Eucaristica. Ma nei giorni festivi quella parrocchia sperduta prendeva vita…fin dalla mattina si sentivano i doppi delle campane che Gino suonava senza risparmio di energie…e alle sette la Messa piana e, poi, alle undici la “Grande Messe” con tanti chierichetti che venivano su, con le proprie famiglie, un po’ da tutte le vallate. E veniva su, ogni domenica, anche Guido con la Costanza, lui che, secondo Gino – e non solo secondo Gino – è il miglior cerimoniere della Diocesi di Fulgenzia e che non si decideva a pubblicare, nonostante gl’inviti pressanti di don Tommaso quel suo bel libro sulla Liturgia che “Andrebbe fatto leggere obbligatoriamente -diceva il parroco di Valnevosa – a tutti questi preti, a cominciare dai docenti del Seminario, ignoranti come capre, che non sanno cosa sia la liturgia”:

La Messa era davvero solenne e l’organo, strimpellato da Gino, a parte qualche sonora “stecca” mandava le sue melodiose armonie , accompagnate dalle voci bianche dei bimbi, da quelle stentoree degli uomini e da quelle dolci delle donne, verso il cielo.

E poi l’Omelia, fatta dall’ambone, e la Consacrazione, la Comunione, in ginocchio alla balaustra, il ringraziamento, poi, la laude finale, cantata da tutti ” a una voce”.

I genitori che hanno portato i ragazzi (e ci son quelli ancora attaccati al seno della mamma e, su su, i più grandicelli fin a quei due o tre giovanotti che si preparano alla Cresima) restano qui, a pranzo, la prima e l’ultima domenica del mese, e vi restano anche molti degli abitanti di Valnevosa, in quel bel salone dove, dal primo mattino, Gino ha acceso la stufa a “tutto fuoco”, e dove la Maria, coadiuvata dalle altre signore, apparecchia con bianche tovaglie e serve in tavola…e sono sempre buoni pranzi e, a fine, ciascuno lascia la sua quota per le opere della parrocchia che Guido e Gino amministrano sapientemente. Poi, mentre le famiglie nella grande stanza tirano su i numeri della tombola (oh come piace la tombola alle donne del luogo!), nello studio del Priore i ragazzi che debbono fare la Cresima, mentre nella saletta adiacente alla sagrestia, con Guido, siedono i più piccoli : l’altra domenica, a “sessioni riunite”, Alberto, su preghiera di don Tommaso, ha spiegato ai ragazzi il concetto di guerra giusta, e la differenza tra pace e pacifismo, raccontando, tra l’altro, l’episodio del centurione a cui Gesù guarisce il servo.

Qui, tutto è catechesi, a cominciare dalle madri che entrano in chiesa con il bambino in braccio e suggeriscono : “Dai, manda un bacio a Gesù” …un esempio di catechesi perfetta, una sintesi mirabile del dogma della “Presenza reale”, a cui le madri giungono senza i lumi dei nuovi pedagoghi , degli psicologi, dei figli dei lumi…giungono perché a suo tempo qualcuno aveva spiegato loro quelle auree formulette del catechismo di San Pio X : “Nell’Eucarestia c’è lo stesso Gesù Cristo che è in cielo e che nacque in terra da Maria Vergine” e “l’Ostia prima della consacrazione è pane…dopo la Consacrazione è il vero Corpo di Nostro Signor Gesù Cristo sotto le apparenze del pane…nel calice prima della consacrazione c’è il vino con alcune gocce d’acqua …dopo la Consacrazione c’è il vero sangue del Nostro Signor Gesù Cristo sotto le apparenze del vino”

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Ero di casa dai Borgianni e volevo bene a quel ragazzo nato quando nessuno più l’aspettava – gli altri due fratelli, Livio e Claudio, eran già grandi – e che portai al fonte battesimale  Il resto è cronaca: Tommaso aveva tutti i requisiti per occupare un posto di rilievo nella società: intelligente e volenteroso a un tempo, aveva superato brillantemente gli esami di maturità al Liceo Classico, quindi l’Università nella facoltà di lettere antiche, subito dopo la laurea con centodieci e lode, la sua passione per i classici latini e greci. Pur ottenendo quei brillanti risultati a scuola non aveva tralasciato gli amici, le feste, le serate in discoteca…il suo disprezzo per i partiti, non per la politica. Ma Tommaso guardava alto : la Monarchia ha per simbolo il cerchio che però si chiude, è limitato…l’Impero ha per simbolo la croce che si apre e abbraccia tutti…Conseguentemente non era certo il tipo da essere utilizzato per i giochini interni dei partiti che altro non sono che il solve et coagola di memoria massonica: una Destra funzionale alla sinistra e una Sinistra funzionale alla Destra…e poi le donne, le tante ragazze che gli folleggiavano intorno quando, in compagnia di Manlio e Alberto, faceva le solite incursioni in qualche locale…o anche per la strada, in autobus…addirittura quando andava a Cortina, nel mese di ottobre, doveva sorbirsi anche la corte delle mamme delle spasimanti…uffa…

Sì…e si domandava : ma io ho davvero amato? Come mai questa mia insoddisfazione, questa noia, questo desiderio di amore..eppure,…

Poi l’amore arrivò davvero, ma non quello dei sensi, ma quello dello spirito. “Ah se tu sapessi – mi raccontò prima di mettere a corrente papà e mamma di quella sua vocazione – ora capisco cosa sia l’amore…io ardo davvero…e non dormo la notte, mi agito, finché non riesco, con la preghiera, con il silenzio, con il mistico colloquio, a gettarmi nelle braccia del Signore…e allora, che pace…penso di pregustarmi già la gioia del Paradiso…e non riesco più a pensare alle donne, agli amici, al denaro…solo in quel colloquio mistico trovo me stesso, solo baciando quelle cinque piaghe il mio animo trova la pace…”

Era stanco, nauseato dalla vita che aveva condotto e, guardandolo, parea dicesse:

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…se ogni dolce cosa

M’inganna, e al tempo che sperai sereno

Fuggir mi sento la vita affannosa,

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Signor, fidando, al tuo paterno seno

L’anima mia ricorre, e si riposa

in un affetto che non è terreno. (Giuseppe Giusti)

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Tra lo stupore e – posso dirlo? – lo sconcerto dei familiari (ben altre progetti aveva fatto il padre e, specialmente, la cara mamma che adorava quel suo figlio così bello e gentile!) Tommaso entrò nel Seminario di Fulgenzia, trovandovi l’inferno: troverai gente, sia tra i docenti che i discenti, che riderà di questa tua bella e santa vocazione,- gli aveva predetto don Mariotto Foggi, quell’anziano prete con la sua chiesetta davanti al Castello dell’Osso di Balena, troverai gente che si farà beffa di te, troverai preti che hanno perso la Fede e, con la Fede, la dignità…gente che non crede più – e questa è la vera crisi della Chiesa- nella Presenza Reale dell’Eucarestia. Ecco che allora, Tommaso caro, tutto si spiega: i preti che alla Messa tridentina, alla Messa cattolica di tutti e di sempre, preferiscano la cena luterana, l’assemblea condominiale, le chitarre e la profanazione della Santa Eucarestia, data a tutti, in mano…a cani e porci…vedrai che, aggirando un articolo del codice di diritto canonico che permette a tutti di dare, in stato di necessità, la Comunione, l’Ostia (ammesso che in quelle cerimonie avvenga la Transustanziazione), le donne che prenderanno, all’altare, il posto del prete e che distribuiranno, con le loro mani criminali (sì, aveva detto proprio così, perché chi profana il Corpo del Signore è un criminale…il mandante e l’esecutore del crimine) l’Ostia benedetta…E il popolo bue stenderà le mani, non purificate, che fino a un minuto fa s’era cacciato nel naso e in altri pertugi del Corpo, per afferrare, come fosse un panforte, quell’Ostia che per tanti rappresenta il viatico per la vita eterna…per loro un momento di tragica danza obituaria. Troverai, aveva continuato don Mario, preti che si divertiranno a scandalizzarti con parolacce oscene o nel raccontarti episodi schifosi accaduti ad altri preti, troverai quell’ometto, che sembra il Gran Muftì, di Gerusalemme, figlio di un ex pugile, certo Mazzunghi, ignorante come una capra, ateo, che si fa passare per un biblista…e troverai pure quell’altro malvissuto che fa il frate eremita e predica il Comunismo e la Rivoluzione, in particolare contro l’acqua e il sapone, poi troverai quella donna frustrata la Nocenti, che neanche al reparto deliranti accoglierebbero tra i degenti…e quel Frusoni di Pistoia che alle settimane di teologie invitava tutti gli atei della Toscana, capeggiati da quel Presidente della Repubblica, talmente scemo e bigotto, che schiaffeggiò – in temporibus illis – una signora rea di portare uno scollo : “Lei come minimo – l’apostrofò il melenso – è una donna disonesta…” Ecco chi troverai nel Seminario. Ma se tu, concluse don Mario, hai davvero la vocazione, dovrai resistere, ingoiare lacrime e sangue, farti ordinare sacerdote e, poi, fare  il Sacerdote di Cristo e non il servo di Satana.

E financo Felice De Matteis, il vecchio compagno di scuola del padre, aveva voluto mettere in guardia il futuro sacerdote:

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Mio Caro Tommaso,

mi dici che entrerai nel seminario di Fulgenzia , rimango perplesso, onestamente non so che dirti se non inviarti una mia nota pubblicata su “Linee Future” riguardo all’ambiente ecclesiale della Toscana:

Come un osso a un cane. 

Conoscere il passato per vivere il presente e progettare il futuro. Qualcuno lo ha detto e lo ha detto bene. Senza memoria non si vive. Io mi ricordo le “case del Popolo” , per esempio al Bottegone -dove davanti c’era la Capannina (democristiana), insieme a tante altre case del popolo disseminate  in tutto il territorio della Provincia.

Vedete oggi Circoli, salvo alcuni “Giapponesi”, con sopra scritto Casa del Popolo?  La domanda è da porsi e la risposta è chiaramente personale. Io ritengo che di Case del Popolo non ce ne sia stato più bisogno da circa venti anni, sostituite egregiamente dalle parrocchie che costavano meno, producevano meglio e “fruttavano” al massimo.

Barbiana nel Mugello, Il Forteto…,Le Casermette di Pistoia, – tanto per citare alcuni esempi – non erano forse il seme fecondo che avrebbe partorito quei catto/ comunisti/ adulti “in carriera” che nella nostra Provincia hanno trovato fertile coltura e, usando denaro pubblico, cioè nostro, ancora imperversano indisturbati?.. Qualche vecchia ciabatta è sempre dietro l’angolo: ma la storia è storia. Quella pur minuscola, quella delle chitarre a strimpellare in chiesa – in attesa anche di abbuffarsi come a Pracchia – quella della Prima Repubblica Conciliare in Pistoia, prima in Italia, e su a venire.

Discorsi da reazionario e codino, ma non da ruffiano.

Dimenticavo, per completezza di informazione,  che i discepoli che seguivano a modo loro il Verbo del Padre , si chiamavano don Milani a Barbiana, Maniago a Firenze e don Gargini, don Bagni, don Frosini e compagnia briscola a Pistoia…”

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A nulla valsero i consigli degli amici (“Con quella gente non ci prenderei – sentenziò Manlio – neanche l’aperitivo…naturalmente offerto”), le preghiere del padre e le tante lacrime della cara madre che pur Tommaso amava tantissimo…strinse i denti Tommaso e si fece ordinare sacerdote…osservò la regola del silenzio assoluto, si astenne dal criticare, stette per cinque anni calmo (intanto aveva conseguito con successo una seconda laurea in Teologia all’Università Lateranense di Roma)…nel frattempo a Giovanni Paolo II era succeduto Celestino II in cui Tommaso aveva riposto tante speranze e fu, proprio, grazie a quel Papa, poi “dimesso”, che il nostro Tommaso poté pubblicare quel suo volume sull’ermeneutica del Concilio Vaticano II, ovvero un semplice Concilio pastorale…che gli costerà l’esilio in Valnevosa e tante, tante critiche che lui accettava anche volentieri…ma insieme alle critiche piovvero sulla sua testa anche le calunnie. E di quelle soffriva. Soffriva in silenzio. Offrendo quella sua sofferenza al Signore per il bene della Santa Chiesa….

Sofferenze, critiche, calunnie, talvolta infami…niente in quello che vide fare, proprio nella sua città, a Fulgenzia, nei confronti dei frati celesti della Madonna e di fra’ Fulgenzio quell’umile fraticello, un gigante del pensiero e della spiritualità, che in quella città per tanti anni aveva operato e avrebbe dovuto anche insegnare – uno dei pochi Docenti abilitati, in mezzo a tanti ferrati…somari – in quel seminario, se la mafia animalesca non gli si fosse scagliata contro per gelosia, per cattiveria, per infingardaggine, per stupidità…una specie di “masturbatio mentis” che sembrava soddisfare il loro misero corpiciattolo in cerca di “sensazioni nuove”…e in quello eccellevano i vari “monsignori”, nella maldicenza, nella calunnia, insomma nella “masturbatio mentis”…

Quella della persecuzione dei frati fu una pagina delle più orribili della storia della Chiesa cattolica: su sollecitazione di quattro frati ribelli, frustrati, che non sopportavano più l’assoluta povertà francescana dell’Ordine fondato da un Santo, figlio spirituale di San Padre Pio, spalleggiati da un branchetto di Quisling , in cerca di una nuova verginità che avevano perduto da giovani, il nuovo Papa (fra’) Dolcino I Commissariò l’Ordine, affidandolo a un povero cristo (in tutti i sensi), un cappuccino, anche lui in rivolta contro l’acqua, il sapone, la grammatica, la sintassi e il diritto, che, sempre su ordine del Superiore, in pochi mesi riuscì a chiudere l’unico Ordine fiorente, con tantissime vocazioni, nella Chiesa: chiusura dei seminari, chiusura degli Ordini minori laici (i terziari e le terziarie), deportazione trasferimento di massa per tutti gli oltre trecento frati celesti che avessero rivestito un incarico…sostituiti da quelli ribelli ovvero da quattro “poverielli” il cui massimo rappresentante intellettuale, certo fra’ Dicette e Facette, fu mandato proprio a Fulgenzia, nel momento in cui don Tommaso Borgianni, fu sollevato dall’incarico di Vice Parroco della centrale chiesa di….e inviato a Valnevosa.

E come poter mantenere a Firenze un giovane prete che, dopo essere stato ordinato, aveva iniziato a celebrare la Messa tridentina – e solo quella – che, fedele all’insegnamento evangelico, al “sì sì – no no” che , per la verità, riguardo alle questioni disciplinari era pienamente obbediente alle autorità, ma riguardo alla Dottrina non transigeva; sia anatema per chiunque cambi anche un solo iota della dottrina. Fosse anche il Papa che è infallibile ma solo nella difesa della Fede, non nella sua distruzione. Lui non avrebbe taciuto : per questo la gente si affollava alle sue omelie e leggeva i suoi scritti finché ebbe l’ordine di non scrivere di non predicare e di ritirarsi, come amministratore apostolico (non come parroco) a Valnevosa : rispose che avrebbe continuato a predicare e a scrivere e avrebbe senz’altro smesso, senza discutere, se il suo Vescovo, anche su sollecitazioni “più alte”, glielo avesse chiesto in quanto nei suoi scritti si erano rivelati errori o eresie rispetto alla Dottrina…lo avrebbe fatto, ripeté, senza discutere. Per quanto riguardava, poi, il trasferimento non ci fu bisogno di sollecitazioni. L’indomani era già nella sua parrocchia, che fu riaperta, dopo quarant’anni, lo avrebbero seguito le sue cose.

Prima di partire di fronte a una moltitudine di folla fece la sua ultima omelia nella città di Fulgenzia e parlò del sacerdozio, riecheggiando le parole di un vescovo Santo che, proprio nella città di Fulgenzia, aveva parlato tanti,tanti anni prima:

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“Tra il Sacrificio della Croce che si rinnova sui nostri altari e il Sacerdozio vi è un rapporto, una relazione essenziale. Non si comprende il Sacerdozio senza il Sacrificio , poiché il Sacerdozio è fatto per il Sacrificio . Potremmo anche dire : è l’Incarnazione di Gesù attraverso i secoli; usque ad finem temporum il Sacrificio della Messa verrà offerto….

Questo è il cuore del tesoro. – il più grande, il più ricco – che nostro Signore abbia dato alla sua Sposa, la Chiesa, e a tutta l’umanità.  E così possiamo comprendere come Lutero quando ha voluto trasformare , cambiare questi principi, abbia cominciato dall’attaccare il Sacerdozio : come fanno i modernisti . Poiché Lutero sapeva bene che se il Sacerdozio fosse sparito , non ci sarebbe stato più il sacrificio, non ci sarebbe più la Vittima, , non ci sarebbe più la fonte di grazia, non ci sarebbe più niente nella Chiesa.

…Come ha fatto Lutero a dire che non ci sarebbe stato più niente?  Ha detto: “Non c’è differenza tra preti e laici. . Il Sacerdozio è universale”…E’ quell’eresia che si predica anche qui, nel Seminario di Fulgenzia, un’eresia dei modernisti, lupi travestiti da agnelli…Ecco come si spiega questa laicizzazione dei preti : non indossano più un abito particolare,  non vogliono più essere distinti dai fedeli, perché tutti sono preti e perché i fedeli debbono scegliere i loro preti, eleggere i loro preti”…Eresie…Eresie…Eresie… “

E poi don Tommaso se ne andò, portando serenamente con sè le sue gioie e i suoi rimpianti, ma sicuro della grazia e dell’aiuto del Signore

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La mia piccola croce è costruita

con tutto ciò che non riesco a fare,

coi sogni che nel corso della vita

ho dovuto per forza accantonare.

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Talvolta pesa un po’, ma tuttavia

la porto e di cambiarla non pretendo.

Ed ho compreso (se non è follia)

che la posso portare sorridendo.(Federico Fontanella)

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zzzzprsptrzEccoci dunque al 1 gennaio 2016. Ci ritroviamo tutti a Valnevosa in una mattinata invernale…e le campane squillano gioiosamente salutando il nuovo anno e la Madre di Dio , la festività indicata dal calendario; in chiesa, a destra dell’altare Gino ha fatto un presepio meraviglioso…ha lavorato, ininterrottamente per tre settimane,e don Tommaso quante volte ha sottolineato l’importanza dei simboli, del presepio, di quei simboli che sono la nostra identità…quei simboli che ricordano la Cristianità che vinse a Lepanto e a Vienna, respingendo i barbari musulmani invasori…e davanti a quel presepe i bambini,per il Santo Natale, hanno recitato le loro poesie. Entra la “Grande Messe” con i Crociferi e poi i dodici chierichetti, vestiti di rosso con la cotta bianca, quindi Guido il Cerimoniere e dietro Don Tommaso affiancato da don Stefano che, per l’occasione, da Camerino è salito su, a Valnevosa.

La melodia dell’Adeste Fideles, cantato dai fedeli, e accompagnato dalle note dell’organo intenerisce il cuore e poi la Messa…tra nuvole d’incenso vien letto il Vangelo e poi don Tommaso sale sull’ambone per l’omelia. Ricorda la Madre di Dio : “Gesù ci affidò a Maria come Madre nostra nel momento in cui , inchiodato sulla croce, rivolse a Lei queste parole: “Donna ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo : “Ecco tua madre!” . Così ha legato la propria Madre all’uomo. L’ha legata a ogni uomo”. Infine ha ricordato la Santità del matrimonio, la maternità, il delitto d’aborto che si consuma in un mondo dove ci sono leggi che tutelano l’omicidio degli innocenti, ma non tutelano la loro vita.

Arrivati alla Consacrazione, al Memento, don Tommaso ha ricordato i morti e i vivi, i suoi genitori, i suoi fratelli e familiari, i suoi parrocchiani, i suoi amici..e poi si è ricordato della nottata passata in preghiera, in adorazione davanti al Santissimo Sacramento, quando ha chiesto al suo Signore una grazia : Signore, se in questo momento di smarrimento, in questa apostasia, anch’io non avessi la forza di resistere e dovessi seguire i falsi profeti, dovessi cedere, dovessi anche in un sol punto cambiare la tua dottrina, obbedendo agli uomini e disobbedendo alla tua legge, ti prego, fa’ che io muoia cattolico, apostolico e romano. Fa che io non apostati la mia Fede. Prendimi prima, con Te, nelle tue braccia.

E quando ormai c’erano nel calice soltanto le specie del Pane e del Vino e già era avvenuta la Transustanziazione, e quel Corpo e quel Sangue di Cristo erano pronti per santificare il corpo dei fedeli, don Tommaso si è accasciato, lentamente, mentre l’Angelo del Signore portava in cielo la sua anima.

Era morto cattolico.

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“Io sono – dice Dio – l’Alfa e l’Omega,

il principio ed il fine di ogni cosa.

Gradisci i doni miei. Medita e prega,

Vieni come allo sposo va la sposa.” (Federico Fontanella)

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presepe Casa Pucci Cipriani

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VLUU L210 / Samsung L210

presepi dell’Antiquario Giuseppe Margheri di Borgo San Lorenzo

4 commenti su “Storia di don Tommaso, prete cattolico nella tempesta – di Pucci Cipriani”

  1. Carissimo Pucci Cipriani (la cui scrittura, nei contenuti e nella deliziosa forma dà sempre una gioia serena accompagnata spesso da sentimenti di acuta nostalgia), questo è davvero un racconto di fantasia dove ogni riferimento a persone, fatti, luoghi è puramente casuale? Forse sarebbe stato un bene che fosse così totalmente perché quel dolore che ci prende leggendo certi passi, sarebbe un dolore passeggero, legato all’emozione del momento; invece siamo ben certi che troppi fatti sono veri e che troppe situazioni sono reali e che purtroppo ogni giorno di più siamo convinti che se un figlio oggi ci comunicasse il suo desiderio di entrare in seminario, sarebbe una grossa preoccupazione: non per una vocazione che cancella speranze di successo terreno, ma per il timore dei cattivi maestri che impartiscono lezioni eretiche con l’intento di formare preti che non son più preti, ma tutt’al più funzionari del culto (ma quale, se ormai le religioni sono tutte uguali e nessuna deve pretendere di possedere la verità?) E allora questo fedelissimo don Tommaso che si accascia portato in cielo dall’Angelo di Dio ci infiamma il cuore e ci fa sperare che è possibile, sì è ancora possibile, con la grazia di Dio e il soccorso della Madonna, che la Santa Religione non muoia per sempre.

  2. Non sono solito commentare gli articoli di Riscossa Cristiana, che leggo sempre con interesse. Ma questa volta non posso fare a meno di intervenire, sig. Cipriani, per farle i complimenti. La storia di don Tommaso, seppur di fantasia, mi ha profondamente commosso e mi è di conforto nel proseguimento della battaglia di tutti i giorni. Grazie di nuovo e continui così!

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