“Sull’inutilità della destra” di Luigi Iannone. Recensione di Gianandrea de Antonellis

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di Gianandrea de Antonellis 

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zinutilitadelladestraLa destra italiana non sarà rappresentata durante questa legislatura del parlamento europeo. Qualcuno se ne accorgerà? È probabile di no: del resto, qualcuno si accorge dell’esistenza della destra nel parlamento italiano? Anche in questo caso si può affermare di no, a giudicare dall’appiattimento verso le tematiche di sinistra. «Grazie ad un’orda di parvenu catapultati in ruoli e responsabilità molto più grandi delle loro reali capacità culturali e politiche, – scrive Luigi Iannone in questo suo brillante scritto – [la destra] è stata in grado di bruciare in poche legislature entusiasmi e illusioni di varie generazioni di italiani».

Facciamo solo due esempi eclatanti: il voto favorevole alla legge che riduce i termini della separazione in vista del divorzio, di fatto non lasciando ai due coniugi un congruo tempo per riflettere, anche in presenza di figli e la presenza tra i primi firmatari della legge che inasprisce le pene per gli storici revisionisti di alcuni “storici” ex missini ed ex figure di spicco di Alleanza Nazionale (Gasparri e Viespoli). Quanta distanza dal tempo in cui la battaglia contro il divorzio o l’opposizione alla legge Mancino era un elemento imprescindibile della politica di destra!

Invece, ripercorrendo il ventennio appena trascorso, che si tratti di cultura o di morale, una vera voce di “destra” è del tutto assente nel panorama politico, ed il mondo “conservatore” si fa notare solo in alcune battaglie di facciata contro l’eccessiva tassazione (salvo poi lasciar passare le nuove gabelle per questioni di “unità nazionale”) o in battaglie di principio di cui non si sentirebbe la mancanza (come la difesa a spada tratta di parlamentari corrotti, anche della parte avversa, per dimostrare coerenza con la difesa dei propri parlamentari corrotti…).

Ma cosa è cambiato, nel campo della cultura e della morale, da quando Berlusconi vinse le elezioni, sventando (per poco) il pericolo di una vittoria degli ex comunisti e permettendo all’ex Msi, trasformatosi (o annacquatosi) in An, di entrare nelle stanze dei bottoni? I vari anni di governo, sia a livello nazionale che locale, hanno apportato un qualche cambiamento? Leggi liberticide o criminali (come la citata legge Mancino o la famigerata 194, che legalizza l’aborto) sono state mai messe in discussione da un Parlamento che avrebbe avuto la forza per abrogarle o modificarle radicalmente?

La sudditanza psicologica nei confronti della sinistra (spesso unita alla ignoranza crassa tout court) di onorevoli e senatori, di sindaci ed assessori, ha fatto sì che si facesse sempre il “gioco” dell’avversario.

Storia recente? Decisamente no, visto che la “destra” è sempre corsa dietro alle icone di varia natura della sinistra. Da Armando Plebe a Dacia Valent (l’europarlamentare di colore del Pci prima e di Rifondazione poi, che venne candidata da Fini – che bel colpo d’immagine! – e che naturalmente non fu eletta) qualsiasi personalità politica o del mondo della cultura proveniente da un’area di sinistra troverà sempre tutte le porte spalancate, perché non provoca alcun imbarazzo ad un sindaco o assessore alla cultura di un partito di destra, che si sentirà anzi esaltato dal ruolo di “operatore culturale super partes”. Viceversa, se allo stesso assessore si chiedesse di organizzare un convegno controcorrente nei confronti della rivoluzione francese o bolscevica, oppure sul ruolo dell’aristocrazia e della cavalleria dal medioevo ai nostri giorni, allora questi rischierebbe l’infarto o per lo meno pretenderebbe di lasciare ampio – e possibilmente maggiore – spazio ai rappresentanti del tanto rassicurante pensiero dominante.

Insomma, dovendo fare un resoconto del ventennio di governo e amministrazione della “destra” dopo il tramonto delle ideologie, Iannone non può che rilevare sconsolatamente che non si scorgono tracce tangibili, se non della decadenza (o, meglio) del marciume perfettamente rappresentati da un figuro come il cosiddetto “Batman” e dall’affaire Fini-Tulliani a Montecarlo. Non c’è alcuna speranza, dunque? Forse nei partiti no, ma per fortuna la politica si può fare anche al di fuori dei partiti, nelle associazioni culturali e sulle riviste, attraverso canali che la “destra” (al contrario della sinistra) non sa minimamente valorizzare. Perché la più grande differenza tra destra e sinistra è che alla prima è mancato un Antonio Gramsci: non un uomo di cultura (ce ne sono stati tanti), ma uno che facesse comprendere qual è il ruolo (ed il valore) della cultura nella battaglia politica.

Insomma, venti anni sprecati. E dire che in un ventennio, un’altra destra seppe cambiare completamente l’Italia…! Ma erano altri tempi e, soprattutto, altri uomini.

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Luigi Iannone, Sull’inutilità della destra, Solfanelli, Chieti 2014, p. 102, € 10,00 – per acquisti on line inviare una mail a info@riscossacristiana.it . Per le modalità di pagamento, clicca qui

 

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8 commenti su ““Sull’inutilità della destra” di Luigi Iannone. Recensione di Gianandrea de Antonellis”

  1. Non sono di destra, ma l’analisi è esatta. Se la destra (ma vale anche per la sinistra) non realizzano, almeno in parte, la propria politica, sono inutili. E destinati a fare una pessima fine. E’ verissimo che l’intero centro – destra, ha del tutto trascurato i propri tratti distintivi. In campo etico come in quello dell’istruzione, in economia come in politica estera, nella difesa (come hanno ridotto le ff. aa. Martino e La Russa!) e nella sicurezza, nella giustizia e nel lavoro. Un disastro.

  2. Su questa materia, il professor Piero Vassallo ha eposto ampiamente, nei suoi vari saggi, le deficienze e i tradimenti della cultura di destra dovuti ad Almirante, prima, e tanto più a coloro che ne raccolsero l’eredità. Mentre non sono mancati i veri pensatori di destra che rimasero inascoltati dal partito.
    Nell’ultimo ventennio, mi sembra che un elemento dell’insipienza e del fallimento si debba al fare politica basandosi sui sondaggi di opinione. Errore di pavidità che segnò anche la politica berlusconiana.

  3. Il semplice concepirsi come “Destra” già uccide quei gruppi politici, perché li porta a ricomprendersi nel famigerato schema giacobino e hegeliano “Destra/Sinistra”… come se la Verità dovesse nascere da uno “scontro di forze” (impostazione materialistica e dialettica in senso negativo: qualunque cosa io affermi, ho bisogno di un antagonista che la neghi).
    La realtà è completamente diversa: la cosiddetta “Sinistra” è la sistematica distruzione del Reale, che prosegue imperterrita, da oltre due secoli. L’unico vero “altolà” sarebbe un concepirsi in termini positivi e di affermazione dell’esistente…. a cominciare dalle Famiglie esistenti (legame matrimoniale) e dalle Persone esistenti (esseri umani non ncora nati, ammalati, fragili)

    1. Il termine “destra” (politica) va inteso secondo la convenzione della lingua. Il dizionario definisce l’accezione “tendenza conservatrice e moderata” di “parlamentari” (Zingarelli 2005). Dopo di che, ovviamente c’è destra e destra.

  4. De Antonelli inquadra perfettamente la realtà con queste parole:

    “Qualsiasi personalità politica o del mondo della cultura proveniente da un’area di sinistra troverà sempre tutte le porte spalancate presso i pubblici amministratori di destra, perché non provoca alcun imbarazzo ad un sindaco o assessore alla cultura di un partito di destra, che si sentirà anzi esaltato dal ruolo di operatore culturale super partes. Viceversa, se allo stesso assessore si chiedesse di organizzare un convegno controcorrente nei confronti della rivoluzione francese, allora questi rischierebbe l’infarto o per lo meno pretenderebbe di lasciare ampio – e possibilmente maggiore – spazio ai rappresentanti del tanto rassicurante pensiero dominante”.

  5. l’analisi e’ esatta. Durante l’ultimo governo Berlusconi erano stati nominati dal Ministro dei Beni Culturali un presidente del consiglio superiore del medesimo ministero e un direttore della scuola archeologica italiana di Atene con lunghi passati di militanza comunista e, quel che e’ peggio, con record impressionanti di persecuzione degli studiosi di destra che secondo costoro non dovrebbero mai avere soddisfazioni accademiche per il solo fatto di essere di destra. Il direttore generale dello stesso ministero era pure un ex comunista che ritorno’ alla sinistra dopo la fine del governo Berlusconi. Per quanto riguarda il piu’ ascoltato consigliere della Gelmini, questi era un comunista savonese che aveva perfino giustificato il pestaggio di uno studioso di destra quando si trovava a Londra. Io questi traditori del popolo di destra non li votero’ MAI piu’!!!

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