A sentire i preti, sulla veste del Diritto Canonico c’è ricamato “S” “E”: Supplet Ecclesia. Per lo Stato, se la maestra ha il covid, arriva la supplente. Certo, ma se la maestra è impazzita fuori di testa? Supplisce sempre la supplente. Per la Chiesa, se il sacerdote canta i Ricchi e Poveri a Messa? Niente, continua a celebrare la Messa. In ogni caso, se qualcuno avesse da ridire, supplet ecclesia. Certo, ma se il sacerdote è post cattolico? Semper supplet ecclesia. Se, invece, il sacerdote è cattolico? Semplice, è un delinquente.

Questa e altre argentine ovvietà vanno a costituire l’antimagistero vigente a Roma. Antimagistero dell’antipapa dell’antichiesa, ma non stiamo a ripeterlo perché il discorso si impiccia, dato il fatto che non si capisce più quando è magistero e quando no, visto che fra discorsi d’alta quota e di basso quoziente, non passa giorno che il Piccolo Accusatore vestito di bianco non faccia parlare di sé, come un adolescente in crisi di identità.

L’ultima novità antimagisteriale è che, se un prete non assolve il penitente – nei casi previsti dal Diritto Canonico, s’intende – è nientemeno che “un delinquente”. Il problema grosso del penitente non è perdersi l’anima, no, è che magari – come è sacrosanto che sia – si vergogna delle scempiaggini e delle porcherie che ha fatto. Accusa, il vescovo di Roma, con la consueta domanda retorica costruita in decenni di ricerche in “Psicoteologia Applicata” per seminaristi normodotati: «“E non posso assolverti, non posso perché sei in peccato mortale, devo chiedere il permesso al vescovo… Questo accade, per favore! Il nostro popolo non può essere nelle mani di delinquenti! E un sacerdote che si comporta così è un delinquente, in ogni parola. Che piaccia o no”».

Piaccia o no, con tanta parresia, Roma locuta. Amen. Ecco, pare, questo, l’unico caso in cui non è chiaro se supplet ecclesia. Per tutto il resto ci viene sempre detto di non stare troppo a vedere cosa fa e dice il prete, cosa fa e dice l’antipapa perché tanto supplet ecclesia.

Che poi, chi lo fa, con o senza cognizione di causa si riferisce al Codice di Diritto Canonico:

Canone 144 – §1. Nell’errore comune di fatto o di diritto, e parimenti nel dubbio positivo e probabile sia di diritto sia di fatto, la Chiesa supplisce, tanto nel foro esterno quanto interno, la potestà di governo esecutiva.

Chi ha capito può mettere i fagioli nel chili per quanto mi riguarda, e anche l’ananas sulla pizza. Una bella ricetta in cui ci metti un po’ quello che ti pare, questa supplenza è la parola magica, un coperchino che va bene su tutti i pignattini. Prete in mutande? Supplet. Prete consacra con la Coca-Cola? Supplet. Prete eretico? Supplet. Prete a mare sul materassino? Supplet. Prete ha appena terminato un’omelia in cui si sostiene che Cristo è il più grande rivoluzionario della storia, non pensava mai di finire in croce, gli è solo andata male? Supplet.

Ora, a parte che questo supplet è un’invenzione del Concilio di Trento, forse per mettere ordine nel caos post-traumatico luterano, la quale, un pochino come il cardinalato, ci azzecca poco col Vangelo, io mi rendo conto che sopra tutto debba stare la carità, però anche il Concilio di Trento ha posto delle premesse e delle condizioni.

Una delle premesse è questa: Gesù Cristo stesso è il Sacerdote principale che consacra l’Eucaristia. Il sacerdote è ministro secondario e strumento di Cristo (Conc. Trento sess. XXII, cap. 2). Cioè Gesù Cristo, dopo la prima Consacrazione (Lc 22,19) ne ha comunicato il potere, in modo secondario e strumentale, agli apostoli e ai loro successori: vescovi e sacerdoti/presbiteri, credenti in Lui quale seconda Persona della SS.ma Trinità fattasi uomo per la nostra salvezza, e Sommo Sacerdote.

Le condizioni nella fattispecie sono 3:

  1. che il sacerdote, vescovo o presbitero, sia di fede cattolica romana, o cattolica ortodossa (Conc. Trento, sess. XXII, can. 2), che accetti di agire come “ministro ed in Persona di Cristo”, Sacerdote principale.
  2. che la materia sia valida: cioè il pane sia pane di frumento e il vino, vino d’uva, (Conc. Firenze, Denzinger/Hünermann, n. 1320). Quindi no stupidate per celiaci e bibite varie.
  3. che la forma, cioè il rito liturgico, di cui la parte essenziale è la valida formula di Consacrazione, come è data dai Vangeli: “Hoc est corpus meum”, e “Hic est calix sanguinis mei” o “Hic est sanguis meus”. Quindi non è vero che il Messale è più che altro una traccia. Cari preti, non siete Pirati dei Caraibi, nemmeno se il vostro capo va dicendo che siete dei criminali.
  4. che l’intenzione interiore (non solo il rito esterno) del sacerdote sia quella di fare quello che fa la Chiesa di Gesù Cristo, (Conc. Trento, sess. VII, can. 11), cioè voler essere in comunione di Fede con la Chiesa, la quale crede che Gesù è la seconda Persona della SS.ma Trinità fattasi uomo, e che con la Consacrazione il pane ed il vino diventano il Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo.

Nota bene che il Concilio di Trento volontariamente non ha richiesto al sacerdote l’esplicita professione di Fede della Chiesa, ma l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa. Segno che già le cose non funzionassero troppo bene, ma segno anche della grandezza di una Chiesa che, senza misericordiosi sproloqui pubblicitari, aveva la carità di ammettere che a volte anche un presbitero può avere delle crisi di fede di fronte alle miserie della natura umana e alle tentazioni di quel satana che non dorme mai.

Quindi, consapevole del fatto che non l’intero mondo sacerdotale, solo la grande maggioranza, non si riconosce più nelle premesse di cui sopra, come ben si può vedere in una qualsiasi chiesa la domenica, possiamo dire che proprio questo è il punto: assistere a un’omelia in cui si spiega che:

  • Gesù ha infranto tutte le regole, non ha rispettato nessun comandamento della Antica Legge, ha distrutto la religione (che è invenzione umana, per di più degli uomini di quei tempi).
  • Cristo era sporco e maleducato (“faceva lo scemo”, cit.), era un uomo come tutti, scilicet, omettendo di dire che era anche Vero Dio.
  • La liturgia (soprattutto) della Chiesa è un’invenzione umana in mero ricordo della Cena, il messale una traccia che va adattata alla sensibilità dei tempi e reinterpretata ogni volta.
  • Non esiste nessun Sacrificio, Gesù si è definito agnello, appunto perché l’agnello non era animale sacrificale (Numeri 28,3 ?) come invece il capro e la colomba (ndr. giuro l’ho letto).
  • Tutti gli uomini sono egualmente salvati da Gesù, indipendentemente dalla loro condotta, nessuno va in Inferno, che non esiste (invenzione dantesca, esistono invece gli inferi, che non ci riguardano, perché Cristo li ha distrutti). Le anime dei malvagi si dissolvono nichilisticamente.

Ecco, un sacerdote di gusti teologici spiccatamente antiparmenidei come quello in questione, non è propriamente indegno, è eretico manifesto, quindi, per quanto validamente ordinato, è coscientemente post-cattolico. Come è possibile, in ragione di ciò, sostenere che supplet ecclesia? Non si tratta, qui, di donatismo, né di lapsi. Tanto è vero che, mentre a Mosul per esempio i sacerdoti non hanno tradito la fede e sono stati martirizzati dai ceffi del califfo, qui in Italia si tradisce Dio per impegni molto meno gravosi che la pelle di un sacerdote. No, se dovessimo guardare i lapsi, qui, altro che libellatici, basta guardarli in faccia chiedendo: pizza o compieta? Risponderanno quasi tutti pizza.

Dio, però, non sta a guardare, guida sapientemente il popolo che ama, perciò i seminari modernisti chiudono (vedi Bergamo: consiglio di farci una SPA per vegliardi nostalgici).

Ergo, non si tratta di indegnità del sacerdote, ci guardiamo bene dal giudicare un sacerdote in foro interno, se la vedrà col Padreterno se ci crede, e anche se non ci crede. Qui è argomento di eresia manifesta, predicata.

Dobbiamo chiederci in tutta onestà: ma questo sacerdote sta facendo ciò che la Chiesa di Cristo vuole, oppure sta facendo le cose secondo capriccio, ad arbitrio, più che a casaccio, in quanto ha appena terminato di predicare manifeste contro la Dottrina cattolica?

In conclusione, da tutto questo discorso deriva che:

  • il sacerdote, anche simoniaco, scismatico, eretico o perfino (ingiustamente) scomunicato come don Minutella che però vuole fare quello che fa la Chiesa di Cristo, la quale crede che con la Consacrazione il pane ed il vino diventano il Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, e tutti gli altri dogmi, questo sacerdote consacra validamente le specie.
  • il sacerdote, presentatosi pubblicamente come cattolico, documenti diocesani in regola, che occupa con il parentado la canonica, campa a sbafo con i soldi delle offerte e del Concordato, ma che non ha la benché minima intenzione di fare quello che fa la Chiesa di Cristo, che altresì non è in comunione con la Fede della Chiesa, anche se, con inganno, lo sostiene, questo sacerdote non consacra un tubo, il suo pane resta pane, anzi, il suo pane è pane sospetto. Tanto da far dubitare a volte che questo stesso sacerdote non consacri volutamente, perché consapevole di quale Messa sacrilega, per quanto pittoresca o psicoteologicamente confortante, stia celebrando.

Dunque, il Canone 144 comma 1 vuole consegnare al popolo di Dio, ammesso che capisca il legalese ecclesiastico, la volontà salvifica di Nostro Signore nel più ampio spettro di facilitazioni. Il pericolo è che faciliti anche il fallimento eterno. In caso di dubbio, Cristo rimane il vero sacerdote, ma se il sacerdote strumentale non fa quel che Cristo vuole, ostacolandolo, è necessario ricordare anche che Cristo stesso non scavalca il libero arbitrio con la facilità con cui butteremmo nella spazzatura una scatola di fagioli o di ananas sciroppato scaduta.

Altrimenti qualcuno mi deve spiegare perché la messa anglicana o luterana non è valida. I vescovi luterani chi li ha consacrati? Erano già vescovi, al tempo di Lutero, prima di Lutero, quando il Tesista Terribile era solo un don Martino fra tanti.

Le cose pagano il fio secondo l’ordine del tempo”, dice Anassimandro, è una delle grandi verità tramandateci dagli antichi filosofi. Il tempo scioglie gli inganni dei perfidi, anche se, concediamo, non ha la stessa rapidità di svuotamento seminari della perfidia modernista. Quando questa nuova chiesa liquida sarà sciolta nel nulla che tanto adora, staremo a vedere chi avrà resistito, perché, francamente, tutto questo supplet io non ce lo vedo.

Ma soprattutto, di grazia, vorrei poter invecchiare abbastanza da uscire di testa almeno quel tanto da farmi credere di poter ancora morire per Wallenstein, piuttosto che campare in uno squallido artificio retorico paraluterano per cui qualsiasi traditore di Dio si sente in diritto di non venire a darmi l’estrema unzione, ritenendo più che sufficiente mandare la pastora in pectore dell’Unione Pastorale, accompagnata da una chierichetta rubata alla scuola calcio per un’oretta.

A sentire Severino Boezio, il Socrate dei secoli goti, sulla veste della filosofia è ricamato theta phi. Teoria e Pratica. Noi, invero, lo crediamo e non soltanto per non restare lì come asini che ascoltano la lira, come fanno i parrocchiani del supplito di turno, altrimenti noto come seguace del Piccolo e del Grande Accusatore, sulla cui veste teologica è ricamato: “in teoria, e anche in pratica, il credente è un delinquente”.

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