TAV O NO-TAV? GLI ENIGMATICI GIOCHETTI DELL’ILLUSTRE MATEMATICO FRIGNIS – di Piero Vassallo

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di Piero Vassallo

 

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Estinte le ideologie, la civiltà moderna si è ultimamente adagiata su quattro pilastri, stancamente piantati sui fallimenti della storia penultima e sulle soggiacenti sentenze di condanna della tradizione cattolica.

Il primo pilastro è la sovranità del popolo trasmessa agli eletti e ai banchieri apolidi. Il secondo pilastro è il progresso dell’umanità in allontanamento dalle miserie del passato e in marcia verso i virtuosi e luminosi orizzonti disegnati dalle agenzie di rat(t)ing. Il terzo pilastro è la perfetta liceità dell’insurrezione delle minoranza energiche al perpetuo canto della Marsigliese. Il quarto e ultimo pilastro è l’ecologia, cioè un’invenzione di anomali reazionari, studiosi della tempra di Konrad Lorenz e iniziati steineriani della risma delirante e criminogena cui apparteneva Walter Darré.

Ora il traghetto verso il felice futuro dei princìpi reggenti i quattro suddetti pilastri è un gioco (il dilemma cibernetico del celebre e dotto matematico californiano Aldous Frignis) molto più complicato e difficile di quello (infantile) che contemplava il guado su un’angusta barchetta del trio costituito dal cavolo, dalla pecora e dal lupo.

Nell’attuale sistema, infatti, s’incontrano quattro irriducibili soggetti allegorici. I primi simboli sono due ostili e fra loro irriducibili lupi, ossia la sovranità popolare e la conclamata liceità dell’insurrezione delle minoranze.

La difficoltà del mistero cibernetico è incrementata dal fatto che la legittima insurrezione (oltre che dalla classica contrarietà al potere sovrano) è rappresentata dalla figura di un lupo anomalo, che all’occorrenza potrebbe mordere il cavolo verde, noto emblema (sostiene acutamente il prof. Frignis) dell’inarrestabile progresso.

Nel poker dei pensieri moderni la complicazione è reiterata e duplicata dalla presenza di una pecora verde (emblema dell’ecologismo, sostiene il prof. Frignis) che, naturalmente, non disdegna i cavoli.

Il girotondo delle quattro figure in atto nella Val di Susa suggerisce l’idea di una falla nel pensiero post-moderno e pone alcune impertinenti domande.

Come si produce la convivenza dei due lupi, ovvero come si conciliano i poteri sovrani e i poteri delle minoranze ribelli e violente? Gli eletti dal popolo vogliono la Tav. La minoranza, costituita da una frazione del popolo e residente in Val di Susa non la vuole e resiste accanitamente con il rinforzo di alcuni battaglieri anarchici,. Chi deciderà? La fragilità del lupo di maggioranza o la collera del lupo minoritario e insorgente? In altre parole: quale dei due lupi deve avanzare verso il radioso futuro? I simbolici lupi, vista la loro appartenenza all’unico sistema di pensiero (il pensiero multiplo) possono avanzare insieme? O no? Il dilemma Arcadia o Metropolis? rimane sospeso.

L’agitata manfrina in scena nella Val di Susa lascia credere che il due “lupi” non possono convivere felicemente.

Detta scena dimostra anche l’impossibilità di far convivere la pecora ecologista (compromessa con la destra) con gli imperativi del progresso (in altri tempi lanciati dalla sinistra).

Infine i seguaci della pecora ecologista difendono le loro ragioni lanciando sassi e bombe Molotov all’indirizzo dei tutori dell’ordine costituito dal popolo sovrano. Sono lanci progressisti o reazionari? O binari? Incombe la logica dell’et … et? E’ infondato il sospetto che le ideologie moderne, evolvendosi, debbano incontrare problemi e conflitti insolubili?

Forse i pensieri reazionari sono in agguato dietro l’angolo della Val di Susa. Forse i progressisti corrono sulle locomotive tav. O viceversa.

Le persone soltanto curiose attendono che il sistema postmoderno compia il felice traghetto e smentisca le opinioni degli osservatori irriguardosi e ridanciani. Per ora la risata dei tradizionalisti continua. Sine ira et studio.

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