TESTIMONIANZE SULL’ERRORE CATTOCOMUNISTA – IL CARTEGGIO RASCHINI-DEL NOCE – di Piero Vassallo

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di Piero Vassallo

 

Da osservatorio privilegiato, Augusto Del Noce (1911-1989) ha assistito con sgomento al dramma della cultura cattolica tenuta sotto schiaffo dai progressdel noceisti di sacrestia e ne ha trattato in numerosi scritti e discorsi. Memorabili gli interventi ai convegni della Fondazione Gioacchino Volpe, ai Meeting di Comunione e Liberazione e gli articoli pubblicati nella pagine della battagliera rivista “Il Sabato”.

Nessuno fra gli scritti e i discorsi delnociani già noti ha tuttavia l’intensità che si manifesta nella corrispondenza scambiata con Maria Adelaide Raschini tra il 1967 e il 1989 e finalmente pubblicata a cura di Pier Paolo Ottonello ed Enzo Randone nella prestigiosa rivista “Filosofia oggi” (Casella postale 997 – 16121 Genova).

Scritte in uno stile magnifico, le lettere di Raschini rivelano la profondità di un’esistenza generosamente consacrata alla carità intellettuale, consacrazione che si manifestò specialmente nel sostegno alle persone (come Del Noce) oppresse e tormentate dall’ingiusta persecuzione degli avversari.

E’ la carità che costringe Raschini a dichiarare il distacco dall’università trasformata in “una sorta di girone dantesco (ma senza la sua epicità)“, a lamentare l’atmosfera incombente sulla rossa Genova “stagnante,, culturalmente senza ossigeno”, e a sferzare la Dc, responsabile di colpevole indifferenza nei confronti della cultura cattolica, con parole tanto sagge ed equilibrate quanto taglienti: “io non riesco a capire un cristianesimo che mescola il suo nome politicamente, proprio perché capisco, invece, l’impegno politico del cristiano”.

Le lettere di Del Noce sono invece lo specchio del dramma vissuto da una vittima dei fautori dell’inquinato rapporto tra la filosofia illuminata dalla fede cattolica e la politica democristiana, addentrata nelle nebbie del compromesso con l’errore comunista.

Del Noce è tormentato dalla vista della corruzione che invade la società italiana e non risparmia  la cultura cattolica: “devo invocare davvero la tristezza dei tempi, che mi fa invidiare i morti: non vedono quel che ci tocca vedere, l’avvilimento e la profanazione che ci perseguitano ad ogni angolo di strada, che ci inseguono in chiesa – all’ingresso della mia parrocchia c’è, infatti, una bacheca di libri pseudoreligiosi, in realtà peggio che pornografia”.

Il giudizio sulla democrazia cristiana, partito che ha scelto di non opporsi all’alluvione laicista, è pertanto durissimo e quasi implacabile: “Abbiamo pensato che il partito democristiano intendesse infondere alla democrazia uno spirito cristiano, e che soltanto fosse incoerente, o che non disponesse di uomini a ciò adatti. Invece, dobbiamo riconoscere che è perfettamente coerente, rispetto a un reale programma che deve però essere formulato in altro senso; partito democristiano è il partito che vuole convertire i cristiani alla democrazia come morale. Quanto a dire alla morale che era già stata perfettamente definita dai sofisti: quel che piace ai più, quello è vero e giusto, è bello, è buono; e siccome l’opinione dei più può essere manipolata, e chi sa manipolare è il furbo, allora l’élite sarà dei furbi soltanto dei furbi. Si capisce così perché i democristiani non parlino mai di religione e di morale, ma sempre di sociologia, psicologia ecc.”.

Sollecitato da giovani di Comunione e Liberazione, nel 1983 Del Noce accettò la proposta democristiana di candidarsi al senato in un collegio sicuro. Se non che i responsabili della Dc, per fare posto al presidente della Roma, lo dirottarono su un collegio impossibile.

Nell’esporre la grottesca e umiliante vicenda del suo declassamento, Del Noce scrive: “Ora bisogna sapere che Roma è divisa secondo le due squadre di calcio, la Roma e la Lazio, e che il sesto collegio è quello in cui i romanisti sono più forti e hanno molti circoli. Ma questi romanisti sono politicamente divisi tra d.c. e comunisti: ora la candidatura d.c. del loro presidente ing. * [l’ing. Viola, n.d.r.] minacciava di rompere l’unità dei tifosi. Un bene così alto richiedeva lo scambio dei collegi“.

L’umoristica leggerezza della politica politicante nella Dc non poteva essere narrata più efficacemente. Del Noce infatti è stato il più autorevole teorico dell’alternativa al partito delle convergenze parallele.

Quando si leggono le lucide e magistrali lettere delnociane sorge il rammarico per l’incapacità della dirigenza missina di approfittare della lezione di un filosofo che avrebbe indirizzato il partito della destra su un percorso culturale certamente più serio e fecondo di quello tracciato dall’alieno Armando Plebe.  Un’omissione imperdonabile, che è costata al partito della destra la relegazione nella subalternità e ultimamente la catastrofe mentale consumata nel margine senza futuro.

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