I tiepidi vanno all’inferno, di Michel-Marie Zanotti-Sorkine – recensione di Rita Bettaglio

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“Au diable la tiédeur” è il titolo originale di questo volume del 2012, ora uscito in traduzione italiana per Mondadori. E’ un libro piacevolmente sorprendente. Chiaro, diretto. E’ scritto da un prete e si rivolge ai preti come lui. Soprattutto a quelli che non splendono più e hanno dimenticato, come dice Zanotti, di essere un alter Christus, di essere stati scelti per rendere Nostro Signore vivo e visibile agli occhi delle anime.

recensione di Rita Bettaglio

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lbrznttEssere prete non è un mestiere, è una condizione assoluta, sciolta dai propri meriti e, grazie a Dio, dai propri personali peccati.  Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me, diceva san Paolo. Questo vale sempre e, a giudicare dall’andazzo generale, bisogna ricordarlo, anzi gridarlo. Perché il sacerdozio non vada confuso con altre, pur buone attività, di promozione umana e sociale, e riacquisti il suo valore e il suo appeal agli occhi degli uomini.

“Il potere di Cristo è in te. Non minimizzare questa verità prestando ascolto ai falsi umili che, temendo che tu ti impossessi di una potenza celeste, te la tolgono senza mezzi termini. Tu sei prete, Alter Christus – Altro Cristo-, che questo piaccia o no ai toni di una teologia nuova che, pretendendo di espandere, diminuisce gravemente”.

Per mostrare ciò che si è bisogna, secondo il prete marsigliese, vestire la talare, che faccia immediatamente percepire, anche al passante più distratto, che non sta passando uno qualunque ma uno che può, per disposizione di Cristo stesso, rimettere i peccati e rendere disponibile la salvezza.

“Andando in giro in borghese, sei sicuro di una cosa: che non succederà niente, almeno per chi non ti riconosce. Credevo tuttavia che tu fossi stato mandato a tutti e che il sacerdozio fosse una condizione”.

La visibilità del sacerdote, il suo atteggiamento, la sua aderenza al mandato ricevuto (“andate ed ammaestrate tutte le genti”) raccontano da sole la Buon Novella, trasmettendo immediatamente il rispetto che è la prima condizione per l’ascolto e l’incontro con la verità. Infatti, dice Padre Zanotti, “su un solo inchino si contempla tutta la fede del prete”.

Non piacciono a questo prete la banalizzazione, la collettivizzazione dei sacramenti, le riunioni inutili, la burocratizzazione di chi è stato chiamato per portare il fuoco sulla terra. E mi sovviene l’ineguagliabile Guareschi, quando, travolto da gente alla don Chichì, ribadiva la propria incrollabile convinzione che in paradiso o all’inferno ci si va uno per volta, non in torpedone.

“Niente battesimi collettivi! La catena di montaggio non è benedetta dal Cielo. Che ogni bambino venga battezzato individualmente alla presenza dei genitori con un prete tutto per lui. Attraverso questa disposizione, Dio lascia trasparire come ognuno sia il suo preferito. Non è una sola pecora alla volta che Gesù ha liberato dai rovi e ha portato sulle spalle? E che cos’ha di più importante da fare il prete che interessarsi a ciascuno?”.

La disponibilità dev’essere per portare Cristo, non parole a raffica, né teorie di alcun genere. Per questo il prete deve ricevere senza appuntamento, farsi trovare nel confessionale, pronto ad accogliere chi varchi la soglia della chiesa, spinto magari da un impulso improvviso, da un rimorso, da una sofferenza che Cristo aspetta solo di poter sanare attraverso il suo sacerdote. Perciò raccomanda al confratello: ”Ogni giorno, alla stessa ora, entra nel tuo confessionale, Gesù conosce i tuoi orari, e ti manda le persone”. Lui, nella sua parrocchia di Marsiglia tutti i pomeriggi alle cinque entra in confessionale e resta a disposizione fino alle undici di sera. Entra di tutto, e trova Cristo.

Al prete competono i sacramenti e quello per eccellenza è la Comunione, il sommo sacrificio di Cristo. Perché questo non balza agli occhi dei fedeli e i pochi che vanno a messa spesso la vivono come un proprio sacrificio, di tempo, di attenzione, di pazienza, davanti alla solita triste e verbosa assemblea? La Messa, e lo si deve vedere e percepire dai gesti e dalla concentrazione del celebrante, è la teofania nascosta ma reale che ogni sacerdote può rendere possibile. E’ sconvolgente, a pensarci. Perchè non lo facciamo mai?

Tutto deve essere al meglio per accogliere Dio che si fa realmente presente. Via, quindi, i vasi di coccio, buoni per le piante e per le olive: calici preziosi perché non c’è nulla di abbastanza prezioso quanto Nostro Signore.

“Non ascoltare i blasfemi della forma che imperversano nei ranghi degli ecclesiastici. Hanno distrutto la bellezza della messa a vantaggio delle ciance, ed è così che il contenuto si è svuotato”.

Insomma, quello di padre Michel-Marie, il prete che camminando sventola la talare per le vie di Marsiglia, è un libro rivolto ai preti ma che riempie di fiducia e ammirazione anche i semplici fedeli. Ammirazione per quel dono grandissimo del sacerdozio, per quegli uomini che hanno gettato le reti sulla parola di Chi non mente e lottano ogni giorno per portare Cristo (Lui tutto intero, non una caricatura) ad ogni uomo. Senza rispetti umani, come diceva San Josemaria.

Per concludere, un santo augurio ai confratelli:

“Che colui che non ha un briciolo di fede, pur essendo stato battezzato, ti tormenti giorno e notte fino a che lo Spirito Santo ti mormorerà il modo per recuperarlo”.

Un libro da leggere e da regalare ai propri parroci.

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Michel-Marie Zanotti-Sorkine – I tiepidi vanno all’inferno – Mondadori, 2014, pagg. 120, euro 14.90

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4 commenti su “I tiepidi vanno all’inferno, di Michel-Marie Zanotti-Sorkine – recensione di Rita Bettaglio”

  1. Trovo in questo libro le medesime indicazioni teologiche e pastorali che cinquant’anni fa, quando divenni sacerdote, ascoltai direttamente da san Josemaria. Il santo sacerdtoe marsigliese e il sacerdote santo (canonizzato) aragonese parlano lo stesso linguaggio, con il medesimo effetto di efficace incoraggiamento apostolico ai confratelli, raggiungendoli nella loro coscienza.

  2. Che dire ? Signore aiutaci tu a farlo capire ai nostri sacerdoti che hanno preso a calci il Sacro Canone e lo adoperano come palestra della propria personale inventiva artistica (si fa per dire “artistica”).
    Ormai la presenza alla S.Messa domenicale è ridotta al lumicino (meno del 10 %?) e il 90 % del 10% è gente che come me ha più di 60 anni. Che dire ? Signore abbi pietà di noi !!! Anche di noi per la nostra tiepidezza !!!

  3. lelio santini

    Rev:mo Don Zanotti
    sono felicissimo di aver avuto l’occasione di leggere le sue idee sul Sacerdote “Alter Cristus” con tutto ciò che ne consegue!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Che La Trinità e Maria SS. La Benedica
    lelio

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