Trieste: l’esempio di uomini puliti che non possiamo dimenticare o tradire

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Scritto a caldo, sull’onda della repressione poliziesca messa in atto a Trieste da un regime che evidentemente ha poco da argomentare, questo commento di Elisabetta Frezza (come quello che segue di Patrizia Fermani) viene pubblicato a freddo, qualche giorno dopo, perché non ha perso un briciolo di freschezza. Anzi, ora ha il pregio di rammentare e dare ulteriore forza a fatti concretamente avvenuti, a parole veramente dette, a pensieri sinceramente provati. D’ora in avanti può accadere qualsiasi cosa, ma quanto è stato portato in piazza quel giorno rimarrà a testimoniare il perenne desiderio di libertà nella sua chiara, semplice e ineludibile evidenza. Così come bisognerà che si aprano gli occhi sulle nefandezze di un regime che celebra la Costituzione italiana come “la più bella del mondo” e poi ne calpesta i princìpi più elementari fra il plauso generale di chi dovrebbe inorridire. (a.g.)

*** *** ***

Ci voleva una squadra di portuali giuliani per sgombrare la scena di tutto il ciarpame accumulato nel tempo dai servi di un potere che si crede invincibile. Uno poteva pensare si trattasse di un lavoro immane: è bastato un colpo di ramazza assestato dalle braccia giuste.

Il fuori programma che ci è stato regalato, inatteso, nella provincia di casa nostra, ha riportato in un batter di ciglia quell’ordine e quel profumo di pulito di cui avevamo perso la memoria storica, ma non la memoria immunitaria. E un popolo angariato, umiliato, offeso, ha riconosciuto all’istante il richiamo primordiale, ritrovando le ragioni dell’orgoglio.

Ci voleva la voce rauca di un ragazzone sfinito, più dal peso di una responsabilità improvvisa che dalla fatica del fisico e dalla penuria di sonno, per farci piangere lacrime di commozione. Perché da quella voce sono risuonate, e ci sembra ormai incredibile ascoltarle ancora, parole che hanno un senso, parole vere, che parlano di cose vere che hanno un senso. Tipo famiglia, figli, lavoro, fratelli, solidarietà e sacrificio. E sanno di onestà, di onore, di rettitudine e di virilità. Di fede integra, quella tramandata dai padri, e dai padri dei padri, senza i viscidi orpelli dell’ideologia. Un patrimonio che giaceva sepolto, quasi dimenticato, nello strato roccioso della terra da cui siamo nati: è proprio vero che le radici profonde non gelano mai.

Ci voleva la tempra di un lavoratore abituato a lavorare in luoghi reali e non virtuali, insieme a esseri umani in carne ed ossa e non davanti a uno schermo spettrale, per raggiungere con naturale immediatezza il nucleo duro della vita e del suo perché.

Ci voleva la genuinità di un figlio e padre di famiglia, per riesumare i valori comuni di un’Italia depredata della sua anima, per restituire visibilità agli invisibili, coraggio ai demoralizzati, fierezza ai tiepidi e ai disillusi.

Ci volevano mani grandi e forti e avvezze alla fatica per maneggiare con tanta grazia i massimi sistemi e categorie senza tempo.

Ci volevano occhi sinceri per incrociare lo sguardo vitreo degli opachi funzionari di un potere abusivo, a cui piace agire travisato, tramare nel buio e attaccare alle spalle. E per zittire con garbo pennivendoli senza vergogna.

Insomma, ci voleva un uomo. Ci bastava un uomo. Uno con la schiena dritta e il coraggio di piangere. Col suo fardello pesante di pensieri e di dignità.

Rompere la fissità del nulla e rivangare un rimosso prorompente è servito per mettere a nudo la semente che un giorno, vicino o lontano, ci darà la vittoria.

Sappiamo bene di avere di fronte forze soverchianti non umane, sappiamo anche che i bersagli designati sono innanzitutto i più piccoli, aggrediti oggi con un cinismo che tracima nella perversione. Ma grazie a Stefano, ai suoi fedeli colleghi del porto, ai generosi triestini, ai tanti italiani di buona volontà che hanno prontamente risposto all’ultima chiamata coi fianchi cinti e le lucerne accese, abbiamo riconquistato la fiducia nell’uomo che ha saputo rimanere uomo mentre tutt’intorno cresceva, mostruoso, l’artificio. Anche sotto sembianze umane.

Ora però, giù le mani da questo tesoro antico finalmente ritrovato. Va preservato con cura, tenuto al riparo dai rapaci e dagli accattoni smaniosi di deturparlo per tornaconto personale, dai fenomeni circensi, nani e ballerine, in cerca di ribalta, perché esso appartiene al bene comune, davanti al quale tutti noi, dal primo all’ultimo, siamo tenuti ad inchinarci.

Nessuno si permetta di intaccare la purezza del messaggio lanciato da Trieste verso altre mille nostre città. È la stessa purezza che è chiesta, adesso, a chi sia capace di rintracciarla nei meandri della propria anima, per continuare a sperare contro ogni speranza, e combattere insieme, ognuno come può, soprattutto per proteggere quei figli che domani chiederanno conto a ciascuno di noi di cosa abbiamo fatto per loro.

E alla fine, alla faccia dei miserabili detentori di un potere spietato, tracotante e ferito, quanti si trovino a vivere questo tempo caricandosi sulle spalle la fatica, immane, di essere schierati in partibus infidelium per onorare innanzitutto la propria coscienza, recupereranno non solo e non tanto la forza per sopravvivere, quanto il vero senso del vivere, del con-vivere e del com-patire. E con essi la vera libertà, quella che nessun mercenario, carnefice o aguzzino, potrà mai scalfire dentro il cuore di un Uomo.

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14 commenti su “Trieste: l’esempio di uomini puliti che non possiamo dimenticare o tradire”

  1. Bravissima Elisabetta!
    Gran bel testo.
    Vorremmo poterci ritrovare in tanti
    nelle figure che
    sei andata tratteggiando.
    Grazie.

  2. Patrizia Stile

    Elisabetta Frezza, giurista insigne e Donna meravigliosa in ogni sua angolazione , riesce a fotografare e lanciare nella nostra anima il momento storico i cui protagonisti sono semplici uomini e donne ….. eppure eroi limpidi e puri, in grado di donare la vita per salvare i fratelli che non sanno combattere…. perché dormienti rispetto al capovolgimento dei valori che credevamo di possedere.
    L’ Avv. Frezza, con lessico magistrale e sensibilità connotata da una sorta di ” sesto senso letterario e sociale”comprende nella sua verita’ il valore immenso di questi eroi triestini e ce lo fissa in questo illuminato articolo…. perché ne diventiamo maggiormente consapevoli e perché, da questi fratelli, traiamo un esempio di carita’ umana ispirata da Dio.

  3. Ecco, sono questi gli scoop che adoro! Sono quelli in cui, cavalcando l’onda, dicono semplicemente la verità. Una verità cristallina che non nasconde le emozioni di chi vive quel mometo . C’è sicuramente chi non ama i romanzi ma io li preferisco a brevi, esaustivi articoli di parte fondati sulla non oggettività. Le 5 W, la regola su cui poggia il giornalismo, per essere arte e di alto livello, manca di coscienza, logica, perspicacia e di rispetto, soprattutto. Ringrazio per questo articolo che ha saputo raccontare, con semplici parole, senza odio, quanto veramente accaduto il 15 ottobre 2021

  4. Una lettera vera giusta e commovente, mi ci vedo in pieno e mi associo quanto scritto, uomini antichi esistono ancora si, esiste nell’anima di molti giovani la trasmissione dei lori / nostri antenati, che Dio ci protegga…

  5. Parli giustamente di virilità, cara Elisabetta. Forse questa “epifania” della virilità, manifestatasi a Trieste, la dobbiamo a San Giuseppe, di cui si sta per concludere l’anno (a prescindere da chi lo ha indetto, siamo in molti ad averlo pregato in questo tempo).
    Continuiamo così, verità e preghiera (mai l’una senza l’altra!), verso la meta promessa a Fatima da Nostra Signora. A Trieste si è pregato: Lei dal Cielo ha senz’altro sorriso; non ci sono solo gli idranti, ma anche ben più abbondanti fiumi di grazie, anche se invisibili. Fiumi che presto travolgeranno il tracotante nemico e i suoi tristi accoliti!
    Grazie Elisabetta, sempre in prima fila con coraggio e grande equilibrio!
    Bruno PD

  6. Attilia Brusini

    È un articolo bellissimo, pieno di forza e di rinnovata fiducia, che ha trasmesso tutta l’energia profusa dai coraggiosi portuali di Trieste e da tutta la gente che finalmente si sta risvegliando dal lungo sonno della ragione e dei sentimenti. Le radici quando sono profonde prima o poi rigenerano i loro virgulti. Tutto ciò mi rimanda alla parabola del seme di senape e del lievito in cui Gesù spiega a che cosa possiamo paragonare il regno di Dio. Il suo regno nasce da cose piccole, insignificanti, semplici, nascoste, rispetto a quello che poi creano e sviluppano.
    Si muovono umilmente senza scorte e giornalisti, sono quasi invisibili, ma molto efficaci e funzionali al loro scopo.
    In profondità riescono a generare un impulso potentissimo e incomprimibile e servono il loro compito senza sosta. Ma soprattutto entrano nel cuore e nella mente della gente con pensieri e ispirazioni puliti, semplici e, come la dottoressa Frezza li ha definiti, puri. C’è bisogno di semi di luce e lievito di amore che trasfigurino le persone e dunque i popoli. La seminagione è iniziata e già i primi germogli sono nati.
    La gente come noi non molla mai!

  7. Grazie ai Portuali di Trieste ..sono eroi che hanno riacceso l’amore del proprio vivere libero dell’Italiano che ama la sua Costituzione …grazie agli studenti a tutte le piazze ad ogni pensiero di libertà …la gente come noi …non molla mai . W la libertà …NO green pass

  8. Grazie per aver scritto questo immenso poema che descrive tutti noi e soprattutto il grande Stefano . Grazie di cuore

  9. Polaroid di un momento storico. In quella terra son state scritte tante pagine pagine eroiche. Trieste oggi ne ha siglata un’altra. Grazie a nome di un’Italia sana e che profuma di risorgimento: quello popolare non quello scritto a tavolino….Diego Martini

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