Un anno dopo la morte di Alfie: noi, lasciati soli davanti alla macchina infernale – di Elisabetta Frezza

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Il martirio di Alfie Evans, il bambino di Liverpool, si è concluso un anno esatto fa, al termine di una estenuante agonia collettiva. Perché Alfie non moriva neanche se lo ammazzavano. Per “vincerlo” è stato necessario prolungare a dismisura un assedio imponente, disporre un immane spiegamento di militari in assetto da guerra, togliergli ogni sostegno fisico e persino spirituale (ricorderete l’agguato a don Gabriele che gli faceva da angelo custode), alla fine organizzare un blitz notturno. Tutto questo per un bambino malato aggrappato alla vita, alla sua mamma e al suo papà: straordinaria triade sopravvissuta nel tempo che ha cancellato Dio. Eppure, sconfitto, egli ha vinto, si è guadagnato la palma della vittoria ed è volato nella gloria dei martiri innocenti.

A perdere siamo stati tutti noi, abitanti straniti di un mondo terminale, ostaggio delle tecnocrazie gonfie del proprio delirio di onnipotenza. Non siamo riusciti a difendere un cucciolo indifeso dalle grinfie degli uomini neri che lo volevano morto, troppo forti erano le forze oscure che muovevano il loro intento.

Non dimenticheremo mai quei giorni, interminabili, vissuti col fiato sospeso e il telefono sempre acceso, tra preghiere, lacrime e qualche speranza, in quella bolla di follia disumana che fino all’ultimo si sperava di riuscire a far scoppiare, per tornare a riveder le stelle.

Ma le stelle non sono più sopra di noi. Alfie, con il suo sacrificio, ci ha svelato lo scenario apocalittico che fa da orrido sfondo alle nostre esistenze: ha messo in fila le sagome sinistre degli assassini che si aggirano in cerca di sangue innocente da immolare ai propri idoli infernali. Immondi, questi assassini indossano tonache e zucchetti di ogni colore, camici e parrucche, e sono mossi tutti dagli stessi fili.

Attoniti e raggelati dal macabro spettacolo allestito sotto i riflettori, abbiamo avuto la prova provata, talmente lampante da risultare sfacciata, che gli orchi più efferati agiscono travisati dietro le divise che all’uomo comune dovrebbero apparire le più rassicuranti, un po’ come insegne luminose messe a segnalare la bontà del ruolo che identificano: quella del chierico di ogni ordine e grado, del giudice, del medico, del poliziotto.

Dove ci ripariamo, dunque, quando chi dovrebbe proteggerci, curarci, salvarci, tutelarci diventa il nostro carnefice? Sotto quale tetto, dentro quale abbraccio? Come ci consoliamo se le storie – le nostre storie – non finiscono più con i buoni che vincono sui cattivi? Cosa raccontiamo ai nostri figli ai quali consegniamo un mondo capovolto, in cui i deboli vengono soppressi perché non c’è posto per chi non è all’altezza degli standard di qualità fissati dall’arbitrio del despota di turno? Devono convincersi tutti, questi figli, che gli esseri umani è meglio ordinarli in fabbrica, dove vengono prodotti a norma, geneticamente programmati senza malattie negli alambicchi sterili del laboratorio, mentre intanto, col miraggio del super baby, qualcuno, giocando a essere dio, amministra il rubinetto della vita e quello della morte altrui? È questo il nuovo orizzonte?

Avevamo promesso in tanti di non dimenticarci della storia del bambino di Liverpool, cittadino italiano e figlio adottivo dell’Italia per bene, che coi suoi genitori ha dato tanto fastidio al potere civile e religioso da spogliarlo davanti al mondo intero: il potere, pur bardato dei suoi grotteschi paramenti di scena, in quei giorni di aprile è apparso nudo, indecente, osceno. Un bambino l’ha costretto a mostrare tutte le sue vergogne.

Mentre Alfie veniva ammazzato, nell’epicentro del male – un tempo cuore dell’impero e della cristianità – si trovavano a raccolta i protagonisti del crimine infame, per celebrare i loro riti blasfemi e danzare una lugubre danza: tutti i papaveri della neochiesa e del suo contorno mondano affluivano in gran pompa nella Cappella Sistina, il tempio da dove escono i papi, per assistere a uno Stabat Mater capovolto. Beffarda ironia di una sorte non casuale. E il primate di Inghilterra, recandosi al gran ballo, ribadiva che “è molto difficile agire nel miglior interesse di un bambino quando questo non è sempre quello che i genitori desiderano, ed è per questo che un tribunale deve decidere quello che è meglio non per i genitori, ma per il bambino”. E i suoi colleghi intorno annuivano, cardinali, arcivescovi, sottosegretari di Stato e funzionari vaticani, bestie assortite.

Non dimentichiamolo. Alfie ci ha fatto vedere dove risiede il male. Non andiamo a cercarlo altrove. Ha escrescenze periferiche, agenzie sparse in ogni branca delle istituzioni, magnati che lo finanziano e lo promuovono senza tregua. Ma il male vero abita a Roma.

Oggi, aprile 2019, Alfie si chiama Vincent e domani avrà un nome italiano. A noi non resta che supplicare pietà. E inginocchiarci al Dio della vita, che presto venga a salvarci.

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14 commenti su “Un anno dopo la morte di Alfie: noi, lasciati soli davanti alla macchina infernale – di Elisabetta Frezza”

  1. A.M.
    Sappiamo che portare avanti il “bene” diventerà sempre più difficile. Se non avessimo la speranza che Gesù ci ha trasmesso attraverso la Croce scelta, subìta – e salvezza di ognuno di n – potremmo tutti cadere nella disperazione più buia. Ma la Giustizia Divina trionferà sempre , chi si è macchiato di scelte crudeli, nè risponderà come neppure ci si possa immaginare, perchè la “misericordia” non è mai slegata dalla ” giustizia” Carlo D.A.

  2. Un “pio” sacerdote da cui ultimamente mi sono confessata esprimendo il mio stato d’animo per la situazione in cui versa la chiesa, mi ha congedato con queste parole: “Rimanga fedele agli insegnamenti che ha ricevuto nella sua giovinezza, ma non parli con nessuno di queste cose che ha esposto, ché se le ascolta chi ha poca fede, la può perdere del tutto”.
    Dunque, nascondiamo a tutti la verità, cioè la verità dello sfacelo in corso e insistiamo a nutrire la gente di menzogne, di una dottrina rovesciata e di inviti a liberarsi di pesi insopportabili, insomma, di un Dio troppo esigente e severo, quasi che sia Egli stesso a dover rinnegare i diritti della Sua giustizia per far posto a quella umana in questa epoca sempre più oscenamente presa dall’ amplesso con le forze del male.
    Senza pastori, Signore, da chi andremo?

    1. antonio diano

      Ma certo, come no? Di fronte alla Verità chi ha “poca fede… la può perdere del tutto”!!! Perché invece continuando a frequentare gli ambienti conciliari la Fede la conserva, vero? Suvvia, per favore!!! Che ipocrisia (non ce l’ho con Tonietta, naturalmente).
      LA PERDESSE VERAMENTE QUELLA FEDE CHE FEDE NON è, MA è CREDENZA NELLA CONTRO-CHIESA E QUINDI NELLA MENZOGNA DI SATANA! Sarebbe per lui una vera grazia e gli aprIrebbe davvero le porte alla Fede cattolica. Con tatto, certamente, ma non temendo la Verità e anzi portandola sempre come vessillo, fieramente e senza compromessi. Quanto al “pio” sacerdote, non è la pietas (pur raccomandabile e raccomandata) che fa il “buon” prete, ma l’adesione piena e la trasmissione fedele alla e della Verità.

    2. Senza Pastori, cara e preziosa signora, andremo davanti al Tabernacolo e nelle nostre case (senza televisione, o usufruendone a “dosi” ridottissime).
      Fra l’altro ciò significa un’aggressione violenta al genere femminile, che per propria struttura cerca un dialogo profondo con qualcuno che possa costituire una guida solida e affidabile.
      “Il tradimento dei Chierici”: se ne parla da secoli, e oggi esso è dilagato, sotto il pretesto della sequela del Capo. È vero che il Capo vuole una dottrina rovesciata e la martella ogni giorno… Questa è la prova del nove del fatto che si tratta di uno Pseudo-capo.
      Forse ho già scritto che conosco bene, stimo e frequento a volte per gite (noi due soli) un anziano e profondo Sacerdote. Ebbene, non gli parlo MAI di “come va la Chiesa”.
      I miei ossequi più sinceri

      1. Concordo con lei, Raffaele, anch’io non parlo mi con i preti di “come va la Chiesa”, ci sarebbe da fare a botte, altrimenti…, mi limito a parlare del tempo e del traffico.

  3. Un nome italiano l’ha già avuto e si chiamava Eluana Englaro. Stesso balletto macabro, dove si è potuto dare la morte grazie alla cosiddetta magistratura democratica, con rifiuto della firma per la grazia da parte del compagno presidente della repubblica, con medici e infermieri con tessera funzione pubblica cgil ligi al dovere e con uomini di chiesa cattolica proni al potere politico dominante.

  4. Una sola aggiunta: il Male ha occupato Roma; il Male non “è” Roma. O in altre parole: sono calati a Roma i Lanzichenecchi del Potere che odia Gesù Cristo, e vi bivaccano.
    Le Massonerie italiane, con il Clero settentrionale e meridionale a loro infeudato, sono agenti diretti di tale occupazione.
    Quando sentirò un Prete torinese parlare contro “La Stampa”, un Prete siciliano o sardo parlare contro il Rotary, e così via, saprò che si ricomincia a vivere.
    Per adesso… c’è il professor Nicolini, anconetano, che parla contro il Clero che gestisce il Santuario di Loreto mentendo da 30 anni. “La Santa Casa non può essere arrivata dal cielo” – come invece è attestato in maniera inoppugnabile

    1. Come sono contenta, caro Raffaele, di ciò che dice nelle ultime sue righe! Ho il dente avvelenato contro questi pessimi custodi della nostra Santa Casa che per una strana perversione, con tanto di scritti all’ingresso della basilica,sembrano godere nel negare la straordinarietà dell’evento. Pessimi, pessimi soggetti da cui è meglio tenersi distanti e men che meno confessarsi. Nemmeno i bei ceri votivi che i fedeli offrivano alla Madonna si possono più portare, né vi sono più banchi con l’ inginocchiatoio.
      Madonnina di Loreto, pensaci Tu.

      1. posso unirmi alle sue lagnanze, cara Tonietta? Le dirò che tempo fa, in visita al santuario della Madonna d Montenero, Patrona della Toscana vedo sull’altare il Vescovo di Livorno, mons. Simone Giusti, che tiene un discorso a due giovani lì presenti per sposarsi, con una bambina di 6/7 anni. Ebbene, sa cosa disse loro il successore degli apostoli? “Due che stanno assieme fanno già un matrimonio, ed un matrimonio santo; il fatto che poi passino in Comune od in Chiesa, serve solo a rafforzare la loro unione, per i momenti di difficoltà della vita a due…”; e i tratta di un Vescovo, sull’altare del più importante santuario mariano della Toscana…

    2. Antonio Diano

      Oh, Raffaele caro, quanto hai ragione!!! Roma è sempre lei, la Roma eterna scelta da Dio, la Roma cattolica, sede del vicario di Cristo (che nulla ha a che fare naturalmente con Ratzinger o con Bergoglio), la NOSTRA Roma Communis Patria bagnata dal sangue di S. Pietro e di S. Paolo. Infatti è come dici tu: oggi è la sede del “comando supremo” del nemico, perché il nemico ce l’ha occupata (ma non definitivamente conquistata: non praevalebunt), macchiandola e violentandola, come una madre rapita dal crudele nemico. Questo dev’essere ben chiaro. Roma è nostra e la vogliamo indietro anche materialmente: dobbiamo combattere!

      1. Grazie, carissimo. Roma è nostra- se vogliamo, è nostra e non dei “Preti”. L’ossessiva, tragicomica campagna di propaganda dei Massoni “euro/occidentali” contro i “Preti” (messa poi in ridicolo e in naftalina dai Patti Lateranensi, 90 anni fa), alla fine ha convertito i Preti a essere anti-Chiesa e anti-Cattolici (con le debite eccezioni, naturalmente).
        Ebbene… noi siamo qui.
        Roma non è stata scelta da nessuno, se non da Dio, a Urbe dell’Orbe e sede del Vicario di Cristo. Oggi il Vicario non c’è, e c’è un personaggio che vuole essere chiamato “Vescovo di Roma”? Amen. Roma c’è.

  5. antonio diano

    Cara Elisabetta,
    le tue parole sono da condividere in tutto, e purtroppo sono anche profetiche. Nel senso che, ahinoi, la risposta alla tua domanda “…è questo l’avvenire?” appare scandalosamente una e univoca: sì, è proprio questo. Naturalmente umanamente parlando.
    Non possiamo far altro che pregare e, va da sé, far tutti la nostra parte nella Buona Battaglia, il cui comandante è Gesù Cristo (e quindi sappiamo che sarà vinta). Intanto però vite innocenti subiscono un vero martirio e troppe anime più o meno consapevolmente complici dei più torbidi peccati si perdono.
    Alfie, come Charlie e tanti altri piccoli martiri innocenti, vegliano su si noi e intercedono presso Dio: ne abbiamo bisogno tutti, nessuno è completamente vergine. Piangere sulla sorte di quei bimbi è doveroso, io l l’ho fatto quasi sino ad esaurire le lacrime, ma la consegna che le vittime del moderno Erode (mille e mille volte più perfido di quello che operò la strage ai tempi di Gesù) ci affidano è combattere: guerra senza quartiere contro il male, talché davvero possiamo affermare: Deus vult. E anche:…

  6. Solo oggi ho letto il suo tremendo e verissimo articolo sig.ra Elisabetta Frezza, la ringrazio, con tutto il cuore, perché l’angoscia che ho nel cuore si è un po’ mitigata condividendola con altri.

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